Robe da Mander: ciò che non vediamo
Tra ironia e responsabilità, Iocolano porta in scena la violenza di genere

La violenza di genere non è soltanto il fatto drammatico che arriva sulle cronache. Può nascondersi dietro a parole, comportamenti quotidiani e in quei piccoli atti che spesso riconosciamo come violenti soltanto a posteriori. Con “Robe da Mander”, Gianluca Iocolano prova a spostare lo sguardo, rivolgendolo soprattutto agli uomini, con satira, racconto e musica.
Lo spettacolo bilingue, diretto da Marta Dalla Via e con le musiche di Christa Plank, nasce da un’idea di Gianluca Iocolano, che ne è autore e interprete. Lo abbiamo intervistato.
Gianluca, da quale necessità nasce lo spettacolo “Robe da Mander”?
Lo scorso anno mi ha contattato il Centro antiviolenza – Casa delle donne di Bressanone per il loro 20° anniversario. Mi è stato chiesto uno spettacolo dal punto di vista di un uomo, rivolto agli uomini, per parlare di violenza di genere. Ho accettato subito e si è rivelata una vera e propria sfida. L’obiettivo è far aprire gli occhi ai maschi, come mi piace chiamarli.
Perché si fa così fatica a riconoscere la violenza?
Alcune cose sono state “tramandate da generazioni” e si celano dietro al “si è sempre fatto così”. Altre volte gli uomini non ascoltano proprio le donne. E io non mi escludo, anzi: l’ho capito preparando questo testo. Sul palco, per esempio, insceniamo il tifo da stadio, dove ogni cosa negativa e spregevole è associata a figure femminili. I ragazzi nelle curve non ci fanno caso: sono fidanzate, sorelle o amiche a doverglielo spiegare.
Quanto la violenza può nascondersi nelle parole che usiamo ogni giorno?
Moltissimo. Bisogna fare le battaglie giuste e nei modi giusti. Le posizioni radicali portano solo a polarizzare le discussioni. Pensare che le cose possano cambiare in poco tempo è utopistico. Conviene sensibilizzare sulla tematica e gradualmente provare a cambiare il modo di parlare. Basta iniziare! E secondo me qualche passettino in avanti si sta facendo.
Tratti il tema con satira, sketch e canzoni. Che cosa permette l’ironia e dove si trova il limite?
Credo che l’ironia possa arrivare ovunque, anche a parlare di violenza. Necessita, però, di grande sensibilità. Lo spettacolo ondeggia tra situazioni ironiche, che mostrano dove nasce la violenza, e momenti più seri e profondi, che parlano di dove miete vittime. Le canzoni di Christa Plank legano i due registri.
Proprio la musica ha un ruolo centrale: chi è Christa Plank e cosa porta sul palco?
Christa è una cantautrice di rara sensibilità. In primis, sul palco è una presenza femminile che, come me, tenta di raccontare agli uomini il problema, anche attraverso le sue canzoni senza retorica. Propone brani calzanti, delicati, aiutando la struttura dello spettacolo con i cambi di scena e di registro.
Un’altra presenza femminile la troviamo in regia, con Marta Dalla Via…
Dopo la prima fase del novembre di un anno fa, lo spettacolo è stato rivisto insieme a Marta Dalla Via. Mi ha aiutato a costruire il testo in modo molto diretto, per arrivare alla platea senza metafore, paradossi o concettualismi. Vogliamo che gli spettatori riconoscano cose vere e veritiere. Lavorare con Marta e Christa, due donne, mi ha aiutato molto a trovare, secondo me, il giusto punto di vista.
Sono entrate nel lavoro anche vostre esperienze personali?
Ci sono aneddoti che ho raccolto da più parti e che fanno capire quanto la nostra quotidianità sia spesso interessata da piccoli atti di violenza di vario genere. Si parla solo del fatto drammatico, ma di rado delle piccole cose che succedono. Episodi di violenza psicologica o economica, ad esempio, spesso non vengono neanche contemplati come “violenti”. Io cerco di raccontarli, sperando che anche il pubblico si renda conto del problema.
Cosa vorresti rimanesse al pubblico?
Inizierei da ciò che non vorrei si portasse a casa: indifferenza. E spero che qualche uomo si faccia un esame di coscienza pensando: “Ma non sarò mica così anch’io?”.
La domanda che accompagna lo spettacolo è “Si può guardare, senza voltare lo sguardo, e senza sentirsi in colpa?”: qual è la tua risposta?
Il tema del “sentirsi in colpa” è di certo centrale. Leggo le notizie e mi vergogno. Non di essere uomo. Non penso di essere complice di un sistema, perché ho sempre provato, con rispetto, a trattare tutte e tutti allo stesso modo. Mi vergogno di essere disarmato davanti alle ingiustizie di genere. Forse l’unica cosa che posso fare è parlarne, senza retorica, senza paradossi. Ma in maniera diretta e spietata
[Fabian Daum]
ROBE DA MANDER
Di e con: Gianluca Iocolano.
Musica: Christa Plank
Regia: Marta Dalla Via
Appuntamenti: 29 e 30 ottobre 2026, ore 20, Piccolo Teatro Carambolage, Bolzano





































































































































