CULTURE

Il dark fantasy made (anche) in Alto Adige
Finite le riprese di “Ting”, film girato tra Monticolo, Aldino e San Floriano

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L’Alto Adige diventa sfondo di un lungometraggio dark fantasy ambientato sul finire della prima guerra mondiale: Ting, film diretto da Maximilien Dejoie che mette al centro della vicenda la giovane orfana Marilì e l’oscura creatura di nome Ting, nata dai traumi del periodo bellico.

Dopo aver ritrovato suo padre – un medico disertore segnato dal conflitto – Marilì si rende conto delle sinistre intenzioni di Ting. Per proteggere ciò che ha di più caro, Marilì dovrà affrontare il proprio passato e misurarsi con la mostruosa presenza che si è insinuata nella sua vita.
Dopo aver coinvolto diverse location piemontesi, la troupe si è poi spostata tra i paesaggi naturali dell’Alto Adige, che fanno da sfondo all’epilogo del film. Tra le location altoatesine figurano Monticolo (tra il castelletto e le aree boschive intorno al lago), il Museo dei mulini di Aldino, le Rocce Rosse di Bronzolo e l’Ospizio di San Floriano a Egna, che ospita alcune delle sequenze ambientate nei sotterranei dell’istituto, luogo centrale della vicenda.

Abbiamo parlato del progetto con Roberto Cavallini, Film Producer della Albolina Film.
Abbiamo seguito il film fin dalla sua nascita, da circa sei anni. Per Albolina, nata nel 2012 soprattutto per produzioni esecutive straniere in Italia, Ting è il primo film in cui è produttore maggioritario. Questo progetto nasce dall’incontro con il regista ad un ‘mercato’ di cinema, dalla volontà di iniziare a produrre film di finzione. È un tipo di cinema con una forte visione autoriale ma che riesce anche a dialogare con i film “di genere” combinando queste due anime: approccio originale e visione autoriale. Storie con temi importanti per la nostra società ma che siano veicolate per un pubblico più ampio, non solo dei festival ma anche per le sale cinematografiche. Lo sviluppo si è protratto anche per la formazione che abbiamo dovuto seguire per una pellicola di questo tipo. Durante questo percorso il film è cambiato molto negli anni, anche a livello di sceneggiatura. Sono convinto nell’idea di produttore come co-creatore: il rapporto tra produttore, regista, creatore deve essere di stima e fiducia perché il progetto sia sostenibile non solo dal punto di vista artistico, ma anche economico e di mercato, in maniera virtuosa e coerente.

Com’è stato girare su più regioni, e come avete affrontato le sfide logistiche di tante location diverse?
La prima metà del film è stata girata in Piemonte, nei pressi di Torino; il fronte della guerra del ‘18, invece, qui in Alto Adige; il “terzo livello di costruzione” del film invece è dato dalla troupe: un mix di maestranze provenienti da più territori, squadre miste di altoatesini e piemontesi, un po’ per stare dentro alle specifiche dei fondi regionali ma anche e soprattutto per costruire squadre omogenee. Il film tratta temi cupi come il trauma e l’atmosfera doveva rispecchiarlo. Certe location ci hanno dato un po’ di filo da torcere, anche a livello logistico, ma alla fine l’esperimento ha più che funzionato.

La visione del film tra produttore, regista e troupe è cambiata nel corso della produzione?
Potrei dare una risposta che forse, dopo il montaggio, cambierà. Abbiamo sempre presentato il film come un dark fantasy d’autore, con una fotografia d’eccellenza come quella di Caroline Bridges; noi tutti fin dai primi giorni di riprese ci siamo accorti che era un tocco d’alto livello. Il momento in cui regia e fotografia arrivano a concretizzare anni di visioni, proiezioni mentali. Una preparazione che ha coinvolto tutta la produzione su più livelli, al di là di inquadrature e movimenti di camera: performance, costumi, scenografie. A livello di fotografia e immagine, il film ci ha più che soddisfatto, anzi, ha superato le nostre aspettative. È un dramma storico, un racconto di formazione, ma anche un dark fantasy, con tutto l’immaginario della creatura, e se questi elementi sono stati raggiunti nelle riprese, sarà il montaggio che ci permetterà di portare il film al livello a cui aspiriamo. L’ultimo livello sarà quello delle musiche, affidato alla brava compositrice Ginevra Nervi, che ha già collaborato con noi nel film portato al Bolzano Film Festival 18 Holes to Paradise; siamo sicuri che porterà il film ad un ulteriore livello di complessità.

Quando potremo vedere il film nelle sale?
Il montaggio è iniziato a metà aprile, dopodiché spetterà a noi produttori iniziare a vendere il film ai sales agents mondiali e ai distributori italiani. Saremo anche a Cannes per un primo appuntamento esclusivamente di mercato. Pianifichiamo di chiudere il film in autunno, per partire con i festival come Berlino e Venezia all’inizio del 2027, poi organizzeremo una prima e ci sarà quindi, di conseguenza, la distribuzione in Italia e al cinema.

Ricordiamo il cast del film...
Nel cast artistico sono presenti Mariandrea Cesari nel ruolo di Marilì, Stefano Cassetti (il padre di Marilì), Mina Kavani nel ruolo della madre e il debuttante Michele Ronco nel ruolo del fratellino Giò. Poi c’è il performer Pietro Mazzarino che darà vita a Ting, creatura che nasce dalla collaborazione tra trucco cinematografico ed effetti digitali.

[Francesca Proietti Mancini]

 

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