CULTURE

Heidi Gronauer, una vita per la ZeLig
Dopo 36 anni la cofondatrice lascia la direzione della scuola di cinema

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Tra le fondatrici di ZeLig, dopo 36 anni alla direzione della scuola di cinema e documentario di Bolzano, Heidi Gronauer passa il testimone: “Spero che si continui a vivere la ZeLig con leggerezza e divertimento, lasciandosi sempre stupire dall’arte”.

Se ripensa alla Heidi che è arrivata a ZeLIG più di trent’anni fa, che cosa le direbbe oggi? C’è un momento decisivo per il suo percorso umano e professionale?
Sono arrivata alla ZeLiG tre settimane prima che cadesse il Muro di Berlino, già questo in sé è un avvenimento storico. Ero giovane, non avevo molta esperienza lavorativa ma tante idee e voglia di fare, e questo è rimasto in tutti questi anni: la voglia di creare, di fare qualcosa di significativo. Guardando indietro, anche l’Alto Adige è cambiato: i primi anni gli studenti della ZeLig che venivano da fuori erano, io dico sempre, come “cani colorati”, riconoscibili. Ovviamente anche io sono cambiata.

Da quale necessità è nata ZeLig? La rifonderebbe?
ZeLig è nata per un motivo molto pratico: in Alto Adige mancavano professionisti nell’ambito dell’audiovisivo. Attorno a questa necessità lavorativa ZeLig è stata creata, già allora, con quest’idea di multiculturalità, bilinguismo e ascolto reciproco oltre la lingua. Se oggi dovesse rinascere, sarebbe sempre orientata alla formazione dei professionisti in ambito audiovisivo, ma avrebbe come punto fondamentale quello della trasmissione dei valori umani di convivenza, non solo familiare o sociale, ma anche lavorativa. In un mondo come il nostro, orientato al successo, ai soldi, nel quale stiamo affrontando sfide politiche importanti, sono questi i valori che contano e in cui crediamo.

Lei ha detto che il documentario è il respiro più politico dell’arte. Pensa che il documentario e i lavori della ZeLig aiutino a fronteggiare questo momento storico complicato?
Sicuramente. I film della ZeLig sono stati molto politici, alcuni più espliciti di altri, e hanno anche avuto una grande rilevanza. Ne cito uno, che mi è venuto in mente in questo periodo in cui sono diventata nonna. Una studentessa slovacca, Zuzana Límová, è diventata madre durante il suo percorso di formazione. Il suo film di diploma, “Before I met you”, verteva sulle pratiche di nascita nell’ospedale di Bratislava ed è stato diffuso nei cinema slovacchi, dove ha avuto un grande impatto nonostante i tentativi di boicottaggio da parte dell’ospedale stesso – un medico è stato addirittura licenziato. In questo senso il documentario è politico e porta al cambiamento: spesso l’arte è vista come una cima irraggiungibile, per pochi, mentre un documentario è in grado di trovare un linguaggio che possa toccare da vicino le persone.

C’è una trasformazione, individuale o collettiva, che l’ha particolarmente colpita e per lei rappresenta il vero impatto di ZeLIG?
ZeLig non era pronta, fatta, l’abbiamo costruita insieme durante questi anni e, contemporaneamente, abbiamo sviluppato il nostro modello didattico, nella direzione sempre più concreta e decisa, che la ZeLig è sì, una scuola di cinema, ma è molto di più, è anche una scuola di vita.

Ha descritto ZeLIG come una “utopia concreta”...
La scuola che abbiamo costruito insieme è nata dal dialogo con studenti e docenti, che proprio insegnando alla ZeLig hanno trovato il centro del loro lavoro artistico e professionale. Attorno a questi innumerevoli momenti di confronto sul nostro mestiere e sulle sfide che presenta, come il lavorare in team, siamo riusciti a creare un ambiente che ci ha portati alla crescita reciproca. Per me è questa la “concreta utopia”: buttarsi con gli occhi e le emozioni in questo processo.

Quale eredità lascia alla scuola?
L’aver creato un luogo dove, come esseri umani, ci trattiamo con rispetto. L’etica lavorativa e questo spirito di co-creatività, di partecipazione e di rispetto nei confronti degli altri, credo sia la mia più grande eredità. Ora è un team a portare avanti la ZeLig – Emanuele Vernillo è referente per il percorso di formazione triennale e Thomas Righetti per il progetto ESoDoc – e anche questa è una forma di eredità: aver lasciato la scuola non come qualcosa di definito, ma come un continuo processo.

Quali sono i suoi progetti futuri? Quale legame mantiene con la ZeLig?
Sono socia della cooperativa, rimarrò vicina alla ZeLig, ai suoi collaboratori e al mondo del cinema dell’Alto Adige. Personalmente, credo sia molto importante prendermi innanzitutto del tempo per me. Vorrei fare tante cose che non ho avuto il tempo di fare, come andare a mostre e festival senza uno scopo professionale.

Cosa si augura per il futuro della scuola?
Che mantenga la capacità di rinnovamento continuo, la voglia di sperimentare ed essere sempre vicina agli studenti, siano essi i professionisti che partecipano ad Esodoc o i partecipanti alla scuola di documentario.

Cosa le mancherà di più della sua quotidianità?
Il continuo dialogo con docenti, studenti, collaboratori. La frizzantezza della possibilità che ogni giorno succeda qualcosa di nuovo.

Cosa invece le mancherà di meno?
La continua lotta per i finanziamenti. Adesso la ZeLig è stata integrata nella legge per la cultura, per cui vado via tranquilla, perché c’è una stabilità istituzionale in Alto Adige, e ci tenevo molto arrivasse prima che io passassi il testimone. Avere la grandissima responsabilità di trovare i finanziamenti è stata la cosa più faticosa in tutti questi anni.

[Ana Andros]

 

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