Quando la fisarmonica incontra il Kinbaku
Il musicista Davide Rocco Fiorenza dialoga con l’arte giapponese delle corde

Fisarmonicista e compositore, accompagna la propria ricerca musicale con progetti in cui il suono della fisarmonica è centrale. In alcuni lavori la musica dialoga con il Kinbaku, l’arte giapponese della corda e della legatura, e con le immagini, dando vita a un incontro tra arti che è stato tra i primi a unire e che continua a sorprendere il pubblico e l’artista stesso.
Davide Rocco Fiorenza racconta i suoi progetti più intimi e quelli più ambiziosi del suo presente e anticipa sviluppi futuri, parlando del suo modo di studiare, di fare e di vivere le sue arti, dove la cosa più importante, ogni volta che si espone componendo immagini e suoni, è esprimere la propria visione.
Oggi unisci l’arte della musica e delle corde, ma come inizia il tuo percorso e lo studio di entrambe?
Intorno alla fine degli anni Novanta ho iniziato a fare l’artista di strada, portando la fisarmonica fuori dai contesti tradizionali. Da lì il mio percorso si è sviluppato attraverso concerti, festival e viaggi, tra cui un lungo periodo in Scandinavia, fino a Capo Nord, che è stato una sorta di primo tour formativo. Poi ho continuato sia come compositore, anche per alcune colonne sonore di film, sia come musicista e insegnante, attività che svolgo tutt’ora, anche se molto meno che in passato.
Non ho mai smesso di studiare: ultimamente ho approfondito moltissimo il jazz, ma anche linguaggi musicali che non rispecchiano necessariamente tutti i centri tonali, una musica minimalista e contemporanea, spesso definita “non comoda all’orecchio”. Ho studiato inoltre per quasi dieci anni l’arte giapponese delle corde, il kinbaku, sotto la guida del maestro Steve Osada, dopo essermi innamorato di questa forma espressiva, per unirla anche alla musica e comunicare la mia visione e la mia idea di bellezza.
Quando è iniziata questa unione, questo sincretismo? È stata una scelta ragionata o più istintuale?
L’abbinamento dell’arte della corda alle mie conoscenze musicali è nato quasi per gioco con Laura Brida, la collaboratrice con cui ho creato a mano molti degli oggetti di scena che si vedono in studio e nelle fotografie. Dopo una legatura, complice la forte intesa che si era creata, ho iniziato a suonare per lei la fisarmonica, improvvisando. Mi sono reso conto che suono e sensazioni procedevano di pari passo e si sposavano con quella bellezza sospesa nell’aria, e che la musica, accompagnando il corpo, potesse rendere il momento ancora più intenso. Da qui è nato BizzAccord, dal gioco di parole tra “bizzarro” e “accordo”.
Che rapporto hai con i tuoi spettacoli e il pubblico?
Le mie occasioni preferite sono state finora i Private Square, incontri molto intimi, con pochissimi spettatori, che si svolgono in piccoli locali o che ospito addirittura qui in studio. Negli ultimi tempi apprezzo sempre di più la possibilità di percepire il silenzio e l’attenzione del mio pubblico – quasi una piccola nicchia – piuttosto che avere un gran numero di spettatori: non sono concerti, ma incontri irripetibili, ognuno diverso dall’altro. Faccio mia la massima “Non dobbiamo imparare a suonare, ma anche ad ascoltare”: è questo l’ascolto che cerco, un ascolto vero e profondo, l’unico capace di creare energia tra me e il pubblico. Mi piacerebbe, ma questo sarebbe quasi un esperimento, abbinare a questi gruppi minuscoli di spettatori/ascoltatori anche un buon calice di vino (ride).
Passato, presente… e il futuro?
Il mio progetto più prossimo, che dovrebbe uscire a gennaio con il titolo “Permanenza”, è una collaborazione con il poeta Daniel Rizzo: ho composto musica per le sue poesie, non come mero sottofondo musicale, ma come materia stessa dell’opera d’arte. Accanto a questo lavoro sto sviluppando anche “Akkordeon M”, un progetto per fisarmonica sola che esplora una dimensione più essenziale e contemporanea dello strumento. È un linguaggio che attraversa territori diversi: musica contemporanea, minimalista e di improvvisazione, con pulsazioni quasi rituali, senza aderire in modo dogmatico a nessuna scuola.
E ancora più in là, i sogni più in grande?
Sto lavorando al mio progetto fino ad ora più titanico: “BizzAccord – The Album”, un vinile che accompagnerà stampe fine art di stile surrealista. Sto componendo musica per questi quadri, unendo le due arti per raccontare una storia e ricreare un’atmosfera che porti in una dimensione precisa, quella della mia visione. Trovo che la musica, soprattutto se improvvisata, dia molte informazioni su noi stessi: è questo che voglio fare, raccontare di me e della mia visione. La musica guida il processo, ma l’immaginario visivo si costruisce nel confronto con Laura, soprattutto nei costumi e nelle soluzioni sceniche. È un lavoro a più mani, dove ogni elemento trova il proprio spazio. Penso sarà completo verso ottobre: avrà una gestazione lunga, ma sono davvero soddisfatto di come sta venendo. Spero che riusciremo a portarlo alla luce attraverso una serie di eventi, una mostra e una presentazione live.
[Francesca Proietti Mancini]






























