CULTURE

“Cura di cultura“ per salute, benessere e comunità
I progetti di Upad e Cesfor tra gli esempi più virtuosi di welfare culturale

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La cultura non come semplice intrattenimento, ma come leva di benessere, prevenzione e coesione sociale. È questa la visione che anima il bando “Cura di Cultura”, promosso nel 2024 dalla Ripartizione Cultura italiana della Provincia autonoma di Bolzano. Si tratta del primo bando trasversale tra uffici della stessa ripartizione, pensato per sostenere progetti capaci di mettere in dialogo cultura, formazione continua, salute e politiche sociali.

Come riferisce Luca Bizzarri, Direttore dell’Ufficio Educazione permanente della Ripartizione «Cura di Cultura è un’iniziativa pionieristica nel panorama locale, nata dalla consapevolezza che l’apprendimento e il benessere delle persone richiedono sempre più modelli integrati, fondati su una collaborazione sistemica e sistematica tra istituzioni, comunità e territori». La prima edizione ha finanziato quattro progetti su quattordici candidature, confermando la vivacità di una progettualità territoriale attenta alle fragilità e alla costruzione di nuovi spazi di partecipazione. Tra questi emergono i percorsi sviluppati dalle agenzie di educazione permanente Upad e Cesfor, due progetti diversi per destinatari e linguaggi, ma accomunati dalla stessa visione: la cultura come spazio di cura.

Il primo è “L’arte di star bene”, promosso dalla Fondazione Upad e rivolto a genitori e caregiver di bambini con fragilità o provenienti da contesti vulnerabili. A raccontarne la genesi è la direttrice Elena D’Addio: «Il progetto è nato da un’osservazione molto concreta del territorio attraverso le famiglie che già frequentano le nostre attività e i nostri servizi. Esiste una fascia di persone — in particolare genitori con figli con fragilità, ma anche persone prive di reti sociali — che difficilmente riesce ad accedere all’offerta culturale ordinaria. Non per mancanza di interesse, ma per una combinazione di ostacoli pratici, emotivi e relazionali che si estendono in responsabilità familiari, carichi di cura e urgenze quotidiane». L’iniziativa ha coinvolto oltre 35 partecipanti, organizzati in tre gruppi tra Bolzano e Merano, in un percorso fatto di laboratori, momenti di confronto e partecipazione guidata a eventi culturali del territorio, in collaborazione con il Teatro Stabile di Bolzano e la Scuola musicale Vivaldi. I dati raccolti mostrano chiaramente la condizione di partenza: oltre la metà dei partecipanti non era mai stata a teatro nei sei mesi precedenti, quasi il 60% non aveva preso parte ad alcun concerto. Una distanza non culturale, ma strutturale, con la necessità di ripensare tempi, spazi e modalità dell’offerta culturale. «Abbiamo scelto di lavorare sulla cultura non come semplice contenuto, ma come spazio di possibilità e di riflessione. Le attività artistiche — musica, voce, espressione corporea e pittorica — hanno funzionato come facilitatori relazionali. Non tanto per ciò che insegnano, ma perché permettono di entrare in relazione in modo non giudicante». Un elemento decisivo è stata la presenza di educatori dedicati ai figli durante gli incontri, rendendo finalmente possibile una partecipazione reale per genitori e caregiver. Il cuore del progetto, spiega D’Addio, è stato creare uno spazio personale spesso assente nella vita quotidiana dei partecipanti. «Fin dai primi incontri è emerso con forza un bisogno spesso invisibile: avere uno spazio per sé. Molti hanno sperimentato, per la prima volta dopo tempo, una condizione diversa dal solo essere genitori: uno spazio in cui essere riconosciuti come persone». I risultati, come riporta D’Addio, parlano chiaro: «Miglioramento del benessere emotivo, maggiore propensione alla partecipazione culturale, rafforzamento delle relazioni tra pari. Ma il dato forse più rilevante è qualitativo: una riduzione del senso di isolamento e la riattivazione di una dimensione personale spesso sospesa».

Se l’arte offre uno spazio di riconnessione personale, la musica si rivela una chiave efficace per il benessere degli anziani ospiti delle RSA. È questa la prospettiva di “Orchestriamoci! Musica e benessere per l’invecchiamento attivo”, promosso dal Centro Studi e Formazione - Cesfor insieme ad Artemix for Health e alla Fondazione Haydn. Il progetto, racconta il direttore di Cesfor Luca Moresco, rappresenta in parte un ritorno a un’esperienza già consolidata.

«Dal 2000 al 2015 abbiamo tenuto nelle RSA il progetto “Musica senza età”, il quale coinvolgeva gli ospiti delle strutture in attività di canto corale, guide all’ascolto e incontri di musicoterapia. Riprogettare un intervento in un settore dove abbiamo sviluppato elevata competenza ci è sembrato naturale.» Per cinque mesi sono state coinvolte quattro RSA tra Bolzano e Cornaiano, con quasi 90 ore di laboratori musicali e 60 anziani partecipanti. Il percorso si è sviluppato in due momenti: «Il primo consisteva in laboratori settimanali di musica finalizzati a stimolare abilità espressive, comunicative e motorie attraverso melodie del repertorio classico. Il secondo step era l’esperienza a teatro: i partecipanti sono stati invitati a concerto insieme a un caregiver, per ascoltare dal vivo le opere proposte nei percorsi di laboratorio all’interno del programma stagionale di Fondazione Haydn». Ed è proprio qui che il progetto, sottolinea Moresco, ha espresso la vera essenza di welfare culturale. «I residenti nelle RSA si sono trasformati essi stessi in agenti di cultura, potendo estendere l’invito anche ai familiari e agli operatori delle strutture, innescando così un circolo virtuoso dalle ricadute oltremodo positive». I benefici osservati sono stati immediati. «Uno degli aspetti più facilmente rilevabili è stato il miglioramento del grado di attenzione e di interazione reciproca. In occasione delle visite a teatro, invece, gratitudine e commozione sono state le emozioni più frequenti, non solo tra gli anziani, ma anche tra familiari e operatori». La musica, conclude Moresco, si conferma uno strumento potentissimo di relazione e cura. «Là dove spesso le parole si fermano, ritmo, armonia e melodia riescono a creare una breccia, mantenendo aperta la comunicazione e generando emozioni. Vedere la cultura come una vera e propria medicina è un concetto rivoluzionario».

Due progetti, due pubblici diversi, una stessa direzione: fare della cultura non un accessorio, ma una risorsa concreta per il benessere delle persone e delle comunità. La Ripartizione Cultura italiana conferma questa prospettiva, annunciando la nuova edizione del bando entro l’estate. «È di nuovo tempo di welfare culturale! La Ripartizione crede e sostiene la visione che ispira il bando: la cultura come fattore strutturale di benessere, capace di raggiungere chi è più lontano dalla partecipazione. L’invito è rivolto alle reti del territorio a farsi trovare pronte per il nuovo bando»

Un segnale chiaro: la sperimentazione si sta trasformando in una dimensione sempre più strutturale.

Ufficio Educazione permanente, biblioteche e audiovisivi
Ripartizione Cultura italiana
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cultura-italiana.provincia.bz.it/it/apprendere

 

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