“Persone”, tre sguardi sull’essere umano
Anna Maria Mayr, Ottavia Demetz e Annamaria Grisi in mostra al Museo di Chiusa

Dal 28 marzo al 2 maggio il Museo Civico di Chiusa ospita la collettiva “Persone”, mostra che mette in dialogo tre artiste contemporanee – Anna Maria Mayr, Ottavia Demetz e Annamaria Grisi – accomunate dalla riflessione sul tema dell’identità e dell’essere umano.
La mostra è un percorso aperto in cui i linguaggi delle tre artiste – rispettivamente quello astratto, quello figurativo e quello materico – si incontrano, interrogandosi vicendevolmente, e interrogandoci, sull’infinito tema dell’umano.
Il titolo della mostra è “Persone”. Cosa rappresenta per voi questo tema e come entra nella vostra ricerca artistica?
Per Annamaria Grisi la risposta è radicata nella concretezza dell’esperienza umana, che è da sempre il centro della sua arte: “Ciò che mi affascina è la ricchezza di ogni gesto, di ogni espressione e la storia che ogni volto porta con sé. Attraverso la pittura cerco di cogliere e restituire proprio questo valore umano, fatto di memoria, identità ed emozioni”. Una riflessione che trova un punto di contatto, seppur attraverso un diverso linguaggio, nelle opere di Ottavia Demetz, per la quale il corpo umano è un campo di indagine inesauribile: “Si tratta per me del tema più forte, che ho da sempre studiato. Disegno quello che vedo in un processo infinito”. Di contro, Anna Maria Mayr orienta il suo sguardo a una prospettiva più ristretta: “Persone per me sono le donne artiste, è questa la ricerca tramite le opere astratte che dipingo”.
In che modo la diversità dei vostri linguaggi espressivi diventa dialogo all’interno dell’esposizione?
È proprio nella differenza che le artiste riconoscono il valore della mostra. Per Mayr, la diversità stessa è il dialogo “che per i visitatori dovrà essere la base per interagire e confrontarsi con le opere”. Anche Demetz insiste sull’idea di un dialogo aperto e inesauribile, sia tra gli stili, sia con il tema centrale della mostra: “Il corpo umano è come un libro che non si finisce mai di leggere, e anche il dialogo, all’interno dell’esposizione stessa, non finirà mai”. Per Grisi, infine, la pluralità diventa ricchezza: “Credo che proprio questa diversità permetta alla mostra di esprimere in modo più completo le molte sfaccettature e sensibilità dell’essere umano. Ogni stile artistico può toccare corde differenti e offrire al pubblico punti di vista nuovi”.
Quanto conta, nel vostro lavoro, l’osservazione della realtà? Quanto l’elaborazione emotiva?
Per Ottavia Demetz, osservazione ed emozione coincidono in un unico processo: “Con l’osservazione della realtà si forma una forza interiore ed emotiva che nasce solamente una volta. I momenti di osservazione sono per me il massimo della creatività, soprattutto durante il disegno dal vero, perché ogni angolo del corpo umano nasconde un intero mondo da scoprire”. Per Annamaria Grisi l’osservazione della realtà è il punto di partenza, “ma si unisce sempre a un’elaborazione emotiva” che si fonde con la materia: “Spesso utilizzo oggetti e abiti appartenuti alle persone che ritraggo, perché portano con sé la memoria della loro vita. Nell’opera Il Militare, ad esempio, inserisco il panno della divisa e i bottoni; nel ritratto della Nonna i suoi vestiti e il rosario con cui pregava. Attraverso i materiali cerco di trasformare il ricordo in presenza, come se quelle persone potessero continuare a vivere nel tempo”. Così, le opere di Grisi raccontano volti, ricordi e frammenti di vita quotidiana, realizzati con una tecnica polimaterica che unisce pittura e materiali tessili. Alle composizioni su vetro dell’artista brunicense Anna Maria Mayr, prive di titolo ma pervase dal colore, è invece affidata una dimensione più intima: “Le mie emozioni sono la base per tutti i miei quadri, che lasciano posto all’occhio di trovare anche una realtà nascosta”. I suoi lavori nascono da un impulso interiore e si aprono allo sguardo dello spettatore, lasciando emergere significati sempre diversi.
C’è qualcosa che ha influenzato particolarmente il vostro modo di rappresentare l’essere umano?
Per Demetz la risposta è intrinseca al gesto artistico stesso: “È la voce della pittura che mi chiama: ogni corpo umano è talmente diverso, che mi immergo in un processo che non finisce mai”. Ogni corpo osservato rinnova la ricerca e ogni disegno apre a nuove possibilità. Mayr invita a una riflessione sul nostro tempo, sottolineando una tensione universale: “Vedo che al momento ‘essere persona’ non è tanto importante, per questo cerco di trovare uno spazio di normalità dipingendo”. Per Grisi, invece, il momento decisivo è stato intimo: “Stavo svuotando l’armadio di mia suocera Elvira e stavo per buttare i suoi vestiti, quando mi sono fermata a pensare e ho deciso di dipingere il suo ritratto. Ho iniziato così ad aggiungere sulla tela frammenti dei suoi abiti, il grembiule a fiori, la sottoveste con la spilla della Madonna, il rosario. In quel momento ho avuto la sensazione che la sua presenza tornasse viva: il suo modo di essere rimaneva lì, anche se il suo tempo era ormai passato”.
Quale reazione o riflessione vi piacerebbe suscitare nel pubblico che visiterà la mostra?
Tutte le artiste hanno obiettivi chiari, che, seppur diversi, vanno nella stessa direzione: quella della relazione. “È importante che il pubblico osservi le opere e si lasci sorprendere dai colori”, sottolinea Mayr, ribadendo la dimensione emotiva e aperta del suo lavoro. Mentre per Demetz “se si forma un dialogo tra il visitatore e la mia opera, ho già raggiunto qualcosa”. Grisi infine richiama il valore della memoria: “Mi piacerebbe che il pubblico potesse riscoprire il vissuto dei propri antenati. Credo che la chiave del nostro futuro sia racchiusa proprio nel nostro passato, nelle storie che meritano di essere ricordate, anche le più umili. Spero che chi guarda possa percepire che tutto ciò che ci circonda è vivo e parte di un unico respiro”.
[Ana Andros]




















































