CULTURE

Il professionista dell’ascolto
Martin Niedermair gestisce sul Renon lo studio di registrazione Tonstube

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Affacciato su una vista mozzafiato dell’altopiano del Renon, a Maria Assunta, immerso in una natura splendida, c’è uno degli studi di registrazione e postproduzione più attivi e interessanti della nostra provincia: Tonstube, creato nel 2012 e gestito dalla eclettica professionalità di Martin Niedermair.

Il suo lavoro, nel piccolo ma attrezzatissimo spazio di Tonstube, si muove tra contenuti multimediali (produzioni audio per reportage, podcast e formati editoriali), sound design, musica, musica funzionale, cinema (doppiaggio, trattamento delle voci e del suono, mix e postproduzione) live mixing e pubblicità.

Il suono è la cifra fondante della carriera di Martin Niedermair: dalla formazione come musicista (tromba e chitarra) è nato l’interesse per un mondo estremamente variegato e complesso, che si appoggia a una estrema cura tecnica per creare emozioni e suggestioni; approfondisce perciò lo studio di musicologia sistematica, psicoacustica e scienze delle comunicazioni presso la prestigiosa Università di Vienna, dove si laurea con il massimo dei voti.

E dopo l’università?
Lavoro per oltre 10 anni nel mondo della radio, in particolare con Südtirol1 e Radio Tirol e continuo la mia formazione sotto la guida di quello che considero il mio mentore, Markus Kahn, figura di riferimento della radiofonia europea, attivo tra Germania, Italia, Austria e Croazia. Nel 2012 ho deciso di esplorare nuovi aspetti del mio mestiere, gestendo uno spazio tutto mio: così è nata Tonstube, che nel tempo ho dotato di attrezzature tecniche di altissimo livello.

Un passo in avanti che nasce dall’integrazione, dunque.
Sì, e comunque il mio percorso è stato fin dall’inizio duplice: solido dal punto di vista tecnico e orientato ai contenuti. Gli studi con specializzazione in psicoacustica hanno affinato la mia comprensione del suono, mentre i molti anni di lavoro in radio mi hanno insegnato a prendere decisioni rapide e precise. Dal punto di vista artistico, l’interesse non è mai stato tanto lo stile quanto l’efficacia, la chiarezza e la drammaturgia. E, ovviamente, la fascinazione per tutto ciò che riguarda la sfera percettiva e la funzione espressiva ed emotiva del suono.

Come è cambiato, negli anni, con le diverse tecnologie, il tuo lavoro?
Le tecnologie sono cambiate profondamente, mentre i principi di base sono rimasti quasi invariati. Gli strumenti sono diventati più veloci, flessibili e accessibili, ma restano centrali l’ascolto, l’esperienza e la capacità di capire di cosa ha realmente bisogno un contenuto. La tecnologia è un mezzo, non il fine.

Qual è secondo te l’aspetto più importante per una realtà di alta qualità professionale, nel tuo settore?
L’aspetto più importante è un ascolto allenato unito all’esperienza e alla responsabilità verso ciò che si vuole comunicare. Che, appunto, non deve essere un “prodotto”, ma un “contenuto”. L’alta qualità non nasce dalla tecnologia in sé, ma dalla capacità di prendere decisioni che servano al messaggio. La professionalità si riconosce anche nella scelta consapevole di ridurre, e non di utilizzare tutto ciò che è tecnicamente possibile.

Tu lavori anche con realtà austriache e tedesche: quali sono le differenze con il mondo italiano?
In Austria e Germania i processi di lavoro sono generalmente più strutturati e standardizzati, e anche il livello dei compensi è sensibilmente più alto. Qualità, esperienza e tempo vengono riconosciuti maggiormente come fattori economici. In Italia l’approccio è spesso più flessibile e personale, con budget più contenuti.

Una considerazione sull’IA: un mestiere come questo è destinato a essere “mangiato” dall’intelligenza artificiale?
È evidente che ci saranno delle perdite, soprattutto nel campo delle registrazioni vocali e delle produzioni standardizzate, ma anche nella musica funzionale. Interi settori, come quello delle voci, sono già messi seriamente in discussione. Tuttavia, quando entrano in gioco interpretazione, contesto e responsabilità, l’automazione mostra ancora dei limiti.

Quali sono le caratteristiche essenziali per fare il tuo mestiere?
Sono fondamentali un buon orecchio, la curiosità tecnica e la capacità di lavorare in modo preciso anche sotto pressione. Servono inoltre flessibilità negli orari e la disponibilità a mantenere la concentrazione per lunghi periodi. Per restare in questo mestiere sono indispensabili resistenza e piacere nell’apprendimento continuo.

[Alessandra Limetti]

 

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