Trent’anni di riprese ladine
Intervista a Hans Peter Karbon, cameraman e produttore gardenese

Nelle valli ladine, quando si pensa alle riprese di Rai Ladinia si pensa soprattutto a Hans Peter Karbon, che da tre decenni porta il proprio modo di presentare le immagini per raccontare la cultura e la cronaca ladina.
Hans Peter, innanzitutto una breve presentazione.
Ho sessant’anni e mezzo e trent’anni fa ho iniziato a fare il mio attuale lavoro: il cameraman e produttore di documentari per la tv, soprattutto per la Rai di Bolzano, ma ho lavorato anche per ServusTV e per Canale 5. Tanti anni fa ero uno scultore in legno, poi è nata questa passione.
Ecco, come nasce la voglia di fare il cameraman?
Mi hanno sempre affascinato le immagini in movimento. Subito dopo il servizio militare ho comprato una telecamera che ai tempi era molto all’avanguardia e ho iniziato a filmare delle escursioni che facevo con i miei amici, con le pelli di foca e con gli sci. Al termine delle riprese mi piaceva guardare ciò che avevo filmato. Siamo nel 1986-87 circa, era una cosa particolare all’epoca. La passione è cresciuta e mi è rimasta fino ad oggi, non ne potrei proprio fare a meno.
E la passione per la cultura ladina invece?
La cultura ladina per è sempre stata di grande importanza, perché si trata delle nostre radici. Noi siamo ladini, viviamo in un posto bellissimo e la storia che abbiamo ci identifica in tutto ciò che facciamo. È anche grazie ad essa che ho avuto occasione di iniziare a fare un lavoro che mi è sempre piaciuto. La cultura ladina la conosco, la vivo in tutti i modi e in tutte le valli; tutto quanto ne è caratterizzato.
Come e quanto è cambiato questo lavoro nel corso degli anni?
Il cambiamento è stato enorme, nella qualità ma soprattutto nell’attrezzatura, parlando anche di costi. Una volta una telecamera arrivava a costare 90 milioni di lire, oggi si riesce ad averne una buona anche con diecimila euro. Ma anche la qualità è cambiata molto: ci sono droni ottimi che permettono di non dover più portare una telecamera su un elicottero, telecamere molto piccole che anche con molto movimento rimuovono completamente la vibrazione. Parlando di qualità andiamo su 4, 6k, cioè sei volte il livello dell’HD. Ovviamente anche a livello di istruzione è cambiato tutto: non c’è più la necessità di fare dei corsi, c’è YouTube. Inoltre c’è da considerare il valore che si abbassa, perché oggi chiunque può fare dei video con un buon telefono. Ma per me il lavoro da cameraman resta quello con le videocamere professionali, con un certo studio, con una consapevolezza grazie alla quale uno ci pensa due volte prima di premere il tasto della registrazione. Nei documentari che faccio non c’è posto per l’improvvisazione.
Riassumendo, ci sono progetti personali e poi c’è il lavoro per la Rai...
Sì, io propongo i miei progetti alla Rai e a un altro ente. Se c’è interesse, si fanno. Lavoro soprattutto per la tv nazionale, con la quale ho dei buoni rapporti. Al momento ho un sacco di progetti, tra documentari in ladino sull’arte, sull’arrampicata e sulle scuole.
Cosa c’è nel futuro personale e nel lavoro?
Quello che ci sarà in futuro non lo so, io comunque continuo a lavorare anche se sono già in pensione. Sicuramente ci saranno delle grosse novità che cambieranno tutto il mondo dell’audiovisivo, a partire dall’intelligenza artificiale, con cui già lavoro per modificare le immagini. Se le novità saranno tante quante negli ultimo venti-trent’anni, allora penso che il futuro sarà una bella battaglia per i giovani. Il montaggio potrà essere sicuramente automatizzato, ma le immagini bisognerà sempre farle in prima persona, le riprese rimarrano una cosa artigianale.
[Bruno Maruca]































































































































