“Gli uomini nascondono, la montagna rivela”
Gianfranco Virardi presenta “Vuoto”, il suo nuovo thriller ambientato a Termeno

Un paese apparentemente tranquillo, una serie di omicidi e una montagna che sembra custodire ciò che l’uomo vorrebbe dimenticare. Con “Vuoto”, Gianfranco Virardi torna alla narrativa scegliendo come scenario Termeno e la Bassa Atesina, in una storia in cui il mistero investigativo si intreccia con il territorio e con le tracce lasciate dal passato.
Con l’autore abbiamo approfondito la genesi del romanzo e il legame tra luoghi, memoria e identità.
Il titolo è molto evocativo. Cosa rappresenta?
Vuoto è ciò che manca: verità, memoria, la parte della storia nascosta. È anche uno spazio da riempire, dove la verità lentamente riaffiora. La trama si sviluppa proprio attorno a questa mancanza.
Perché ha scelto Termeno come ambientazione?
Termeno è un territorio in cui convivono tradizioni e un rapporto vivo con la montagna. Mi è sembrato il luogo ideale per raccontare ciò che si nasconde sotto la superficie. Il territorio è entrato nella storia, diventando parte dell’atmosfera.
La montagna diventa quasi un personaggio: da dove nasce questa idea e come ha gestito il rapporto tra reale e finzione?
La montagna ha una memoria diversa: noi dimentichiamo o cambiamo versione dei fatti, lei rimane. In Vuoto è una custode silenziosa che restituisce ciò che gli uomini nascondono. La sua presenza va oltre il paesaggio e diventa parte del racconto. Il thriller intreccia storia e tradizioni locali con l’invenzione narrativa. La finzione permette di collegare questi richiami e creare tensione.
Anche il Gewürztraminer contribuisce all’identità del racconto…
Il Gewürztraminer esprime l’identità attraverso profumi, paesaggi e tradizioni. Crea un contrasto tra una quotidianità rassicurante e ciò che si nasconde sotto la superficie. Rafforza il legame tra storia, cultura e atmosfera.
La domanda non è soltanto chi sia il colpevole, ma quale verità debba emergere. È questa la differenza rispetto al giallo tradizionale?
Non volevo che il lettore cercasse soltanto il colpevole, ma che si chiedesse perché ciò che è accaduto sia stato tenuto nascosto da tutti. Il mistero riguarda una verità collettiva. È questo passaggio a spostare il racconto dall’indagine alla memoria.
Che rapporto c’è tra memoria e identità nel romanzo?
Il romanzo racconta come una comunità costruisca la propria storia e cosa accada quando ne rimuove una parte. Ciò che viene dimenticato non sempre scompare: a volte aspetta solo di tornare alla luce. La verità può essere scomoda, ma è necessaria per comprendere il presente.
Dopo il suo esordio narrativo nel 2002, il suo percorso è proseguito a lungo nel mondo del marketing e della comunicazione. In che modo questa esperienza ha influenzato la sua scrittura e cosa l’ha spinta a tornare alla narrativa con un thriller?
Comunicare significa scegliere cosa mostrare e cosa lasciare in sospeso, mantenendo l’attenzione. Nel thriller ogni informazione deve arrivare al momento giusto, in equilibrio tra ciò che si rivela e ciò che si tace. Rispetto agli esordi, ho acquisito maggiore consapevolezza e libertà, sentendo meno il bisogno di spiegare tutto. Il thriller mi permette di unire ritmo e riflessione, intrattenendo e lasciando qualcosa al lettore, che diventa parte attiva nella ricostruzione del significato.
Il libro è disponibile anche in inglese e si parla di una possibile traduzione in tedesco. Cosa può trovare in questa storia chi non conosce l’Alto Adige?
Un luogo specifico può raccontare temi universali. Oltre a montagna, vino e tradizioni altoatesine, Vuoto parla di memoria, verità e confronto con il passato. Anche chi non conosce Termeno può riconoscersi in queste domande: è una storia radicata nel luogo, ma aperta a tutti.
Cosa spera rimanga al lettore dopo l’ultima pagina?
Spero resti una domanda: quante cose consideriamo dimenticate solo perché non vogliamo guardarle? Vorrei che luoghi e personaggi continuassero a vivere nella mente anche dopo l’ultima pagina. Mi interessa che il racconto lasci una traccia più profonda della soluzione del caso.
[Fabian Daum]
VUOTO (VOID nell’edizione inglese)
Autore: Gianfranco Virardi
Editore: KDP Amazon
Genere: thriller psicologico
Anno: 2026
Disponibilità: Amazon, Cede.ch e marketplace internazionali
L’AUTORE
Gianfranco Virardi è scrittore ed esperto di comunicazione e marketing strategico. Laureato in Economia e Commercio, ha lavorato come direttore creativo e consulente per aziende italiane e internazionali, insegnato Marketing all’Università degli Studi di Milano e pubblicato saggi sulla vendita e la comunicazione. Ha esordito nella narrativa nel 2002 con “Coperte di parole”. Con “Vuoto” torna al romanzo, intrecciando mistero, memoria e identità territoriale.
























































































































































