GLUE, i manifesti che fanno arte urbana
Torna l’iniziativa promossa da Arci Bolzano: call entro il 28 giugno

Torna GLUE, l’iniziativa promossa da Arci Bolzano che vuole portare l’arte negli spazi aperti della città di Bolzano sotto forma di manifesti creati da artisti ed artiste locali.
“GLUE nasce nel 2024 dal desiderio di rendere arte e cultura più accessibili. L’idea prende forma dalla volontà di portare la cultura fuori dai luoghi tradizionali e inserirla negli spazi urbani, permettendo a chiunque di entrare in contatto con l’arte in modo spontaneo e diretto”, spiega Alessandra Pini, operatrice culturale di Arci Bolzano, che aggiunge: “Attraverso i manifesti artistici diffusi, GLUE prova ad abbattere alcune barriere culturali e sociali che rendono l’arte percepita come distante o esclusiva, riportandola invece dentro la realtà quotidiana e condivisa della comunità. Allo stesso tempo offre agli artisti uno spazio alternativo e aperto per condividere il proprio lavoro, generare dialogo, nuove relazioni e opportunità di collaborazione”.
La nuova edizione del progetto ha preso avvio ad aprile varcando le porte delle biblioteche civiche del capoluogo, dove chiunque poteva rispondere ad un questionario anonimo per individuare un tema che vorrebbe vedere in città. Tre settimane dopo, raccolte le opinioni di chi ha partecipato – non solo in biblioteca, ma anche online – sono state analizzate le risposte. Il tema più sentito è “Ambiente e natura”, e proprio su questo artisti e artiste sono invitate a proporre un’idea che possa diventare manifesto ed essere affisso per le strade della città in autunno. Si apre quindi la call for artists di GLUE aperta ai creativi del territorio. A selezionare le opere più meritevoli sarà una giuria di esperti ed esperte: Alexander Zoeggler, Roberta Pedrini e Mauro Sperandio, cui abbiamo posto alcune domande.
Dai questionari è emerso il tema “ambiente e natura”: cosa racconta questa scelta? Quali possibilità offre a chi parteciperà?
“Penso che le artiste e gli artisti che risponderanno al bando dispongano di innumerevoli spunti per nuovi equilibri tra antropizzazione e wilderness”, dichiara Sperandio, che spera di trovare anche “qualche interessante riflessione sul valore metaforico e paradigmatico che la natura ci offre”. Questo perché, continua, “la natura che conosciamo è verde, l’ambiente per noi inurbati è grigio. Dobbiamo auspicarci un’ubertosa conservazione per la prima e una sempre maggiore vivibilità per la seconda”.
Un’idea condivisa da Pedrini: “Ritengo che proprio dai lavori artistici possano emergere visioni e pratiche capaci di orientare verso possibili futuri desiderabili, quindi modelli di vita più lenti, collettivi e attenti al benessere, in dialogo con la natura e i suoi ritmi e lontani dalla frenesia produttiva fine a sé stessa. In un momento storico segnato da una profonda urgenza legata alla condizione del nostro ambiente, trovo particolarmente significativo che il tema si muova in questa direzione”. Una scelta importante che pure ha lasciato sorpreso chi promuove l’iniziativa: “Non me lo sarei aspettato come preferito”, confessa Pini. “È curioso, perché era stato il tema scelto da noi organizzatori proprio per la prima edizione di GLUE, quando avevamo cercato di proporre un argomento che, secondo la nostra lettura del territorio, risultava più sentito”.
Sono emersi anche altri temi: comunità e benessere, interculturalità e integrazione, rigenerazione urbana e innovazione. Che tipo di racconto collettivo vedete prendere forma?
“Delineano un orizzonte interconnesso, a mio avviso, in cui i temi dialogano tra loro”, commenta Pedrini: “Il racconto collettivo è quello di una trasformazione fondata sulle relazioni e sulla cura. Le connessioni sono evidenti: non c’è rigenerazione senza partecipazione, né benessere senza qualità degli spazi condivisi. In questo intreccio l’arte può favorire nuove forme di consapevolezza, inclusione e immaginazione condivisa”.
Arci Bolzano aggiunge: “Ciò che è emerso dai questionari sarà tenuto in considerazione, perché per noi è fondamentale continuare a costruire percorsi che nascano dall’ascolto e dai bisogni della cittadinanza, e quindi spazi di aggregazione e riflessione attiva”.
Giurati, quali elementi saranno fondamentali nella valutazione delle proposte artistiche?
Sperandio: “La profondità della ricerca e dell’analisi che devono stare dietro ogni opera. C’è bisogno di coraggio e lucidità, perché il mondo dell’arte contemporanea abbonda di ‘costosissimi oggetti d’arredo’. Le emergenze che ci raccontano i media devono preoccuparci; l’arte deve offrirci nuovi (e migliori) punti di vista”.
Pedrini: “Per me ciò che ha davvero valore è l’emergere di uno spirito critico, di un punto di vista altro, di un pensiero netto e forte”.
Perché, secondo voi, giovani artisti e artiste dovrebbero candidarsi alla call di GLUE?
“Perché permette di avere visibilità ed è un’occasione di confronto con altri artisti, professionisti e realtà culturali, creando connessioni utili al proprio percorso. Partecipare aiuta ad acquisire esperienza e rafforzare la propria identità artistica”, spiega Alessandra Pini.
Le fa eco Pedrini: “Credo sia un’opportunità preziosa per entrare in relazione con un pubblico ampio e diversificato. È un’occasione concreta per far uscire la propria ricerca dagli spazi consueti e metterla in dialogo diretto con la città. Significa anche entrare in un progetto collettivo, fatto di incontri, scambi e momenti di condivisione che arricchiscono il percorso di ciascuno”.
Chiude Sperandio: “Perché siamo curiosi dei loro nuovi punti di vista e perché ci interessano le idee, non i nomi. Penso che GLUE possa essere una vetrina interessante per farsi conoscere”.
Le informazioni sulla call for artists GLUE (candidature entro il 28 giugno) sono disponibili sul sito arci.bz.it.
[Ana Andros]
























































































