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CULTURE

Le ferite restano, la vita continua
“Despite the Scars”, il docufilm che interroga lo sguardo e chiede responsabilità

04 forst

“Despite the Scars” del regista altoatesino Felix Rier nasce da un’amicizia e da una ferita che cambia tutto. Il film segue la quotidianità della coreografa e ballerina Thea Malfertheiner, vittima di uno stupro di gruppo a Berlino. La scelta è di non raccontare la violenza in sé, ma ciò che viene dopo: la solitudine, il corpo che ricorda, la danza che restituisce movimento a una vita che, nonostante tutto, va avanti.

Non prende forma da un’urgenza cinematografica, ma da un ascolto necessario. Quando Thea Malfertheiner racconta all’amico Felix Rier la violenza subita, non c’è un’idea di film, solo la consapevolezza di trovarsi davanti a qualcosa che non può essere ignorato.

Com’è nato il vostro rapporto?
F.R. All’inizio c’era l’ascolto, come amico, e una profonda sensazione di impotenza. Ho scritto una lettera molto personale, in cui mi confrontavo con me stesso, con la vergogna di appartenere a un genere capace di tanta violenza.

Dalla lettera nasce il corto “ein mann zu sein”, un primo tentativo di interrogare lo sguardo maschile.
F.R. Quel gesto ha aperto uno spazio, e quando Thea mi ha invitato a seguirla durante il lavoro per la sua tesi coreografica, il film è nato in modo naturale, come processo condiviso. Anche la forma si costruisce nel tempo, in quattro anni di riprese che hanno seguito il ritmo del trauma. Una struttura lineare non poteva funzionare: il trauma non è ordinato, e nemmeno la vita che viene dopo. Nascono così frammenti, silenzi, video-diari e momenti di quotidianità. Come artista non dovevo spiegare, ma stare vicino con rispetto, evitando di trasformare il dolore in qualcosa da esibire.

Thea, i video-diari sono per te uno spazio autonomo di parola. E anche un semplice “come stai?” diventa momento di profonda consapevolezza...
T.M. Oggi mi sento piuttosto bene. Ciò che è accaduto mi attraversa ancora, quasi ogni giorno, ma non domina più il mio quotidiano. Sono orgogliosa dei passi che ho fatto, del rapporto che ho costruito con la mia storia e grata per le persone che fanno parte della mia vita oggi. Per me raccontare non è mai stato un percorso di guarigione, ma di verità. Dire la verità significa non mentire, non addolcire o rendere la storia più sopportabile per chi ascolta. Il silenzio non protegge le vittime: protegge chi fa violenza. Io non volevo più stare in silenzio. Perché della mia verità non ho nulla di cui vergognarmi.

Quando le parole non bastano, prende voce il corpo, nei vuoti, nelle contraddizioni, nella fatica di andare avanti senza sapere bene come. In questo spazio fragile si inserisce la presenza della camera, resa possibile da un legame solido di fiducia.
F.R. Il benessere di Thea veniva sempre prima del film. Spegnere la camera e fermarsi faceva parte del processo tanto quanto filmare.

Despite the Scars, nonostante le cicatrici: il titolo diventa metafora di ciò che accade “dopo” una ferita.
F.R. Mi ha colpito la solitudine che spesso segue uno stupro. Una conseguenza strutturale: l’attenzione si concentra sull’evento, sul fatto giudiziario, ma ciò che riguarda il quotidiano, il tempo lungo, il corpo che ricorda, viene spesso lasciato sulle spalle della vittima. È qui che la danza di Thea diventa gesto di riconquista di sé stessa.
T.M. Per molto tempo ho sentito il mio corpo come qualcosa di estraneo. La danza mi ha permesso di esprimermi senza dare spiegazioni, ritrovando controllo e autonomia decisionale sul mio corpo.

Il film segue questo percorso senza forzarlo, mostrando anche la vita che insiste: gli affetti, la relazione con il compagno Thiago, la gravidanza...
F.R. Diventare madre mi ha reso consapevole di cosa il mio corpo è capace. Guardandomi nel film, riconosco la forza e la fragilità di quella Thea, ma sento anche di aver lasciato andare molta durezza verso me stessa.

Il lavoro condiviso ha cambiato entrambi:
F.R. Thea mi ha insegnato che il sostegno è un gesto quotidiano, la forza non coincide con l’assenza di fragilità e il coraggio è continuare nonostante la paura.
T.M. Felix mi ha trasmesso il valore della pazienza e dello sguardo rispettoso: restare presenti senza forzare.

Despite the Scars non offre soluzioni né chiusure...
F.R. Più che una risposta, spero resti un silenzio diverso.

[Fabian Daum]

DESPITE THE SCARS
di Felix Rier con Thea Malfertheiner
Prodotto da Helios Sustainable Films, con il sostegno di IDM Film Commission AltoAdige, ZDF-3SAT, Ministero della Cultura - Direzione Generale Cinema, Prov. Autonoma di Bolzano - Cultura Tedesca.
Vincitore Biografilm 2025 - Premio Ucca, l’Italia che non si vede.
Dopo la sua première al Filmfestival Max Ophüls Preis in Germania, nel 2026 seguirà un tour italiano con l’obiettivo di portare il film in diverse città e accompagnare le proiezioni con momenti di confronto.

 

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