50. LANAPHIL
Internationale Sammlerbörse für Ansichtskarten, Briefmarken, Münzen, Briefe, Militaria, Heimatbelege, Aktien, Fotos, Ganzsachen, Heiligenbildchen, Tirolensien, Bücher, Grafik und Zubehör; mit Beratung. Eintritt frei
Internationale Sammlerbörse für Ansichtskarten, Briefmarken, Münzen, Briefe, Militaria, Heimatbelege, Aktien, Fotos, Ganzsachen, Heiligenbildchen, Tirolensien, Bücher, Grafik und Zubehör; mit Beratung. Eintritt frei
Il primo fine settimana di settembre festeggiamo la Sagra della Val Sarentino. Durante il sabato e la domenica si svolgono sfilate di carri allegorici, esibizione di gruppi folk, fanfare a cavallo, concerti di bande musicali, fiaccolata e vengono allestite bancarelle e stand gastronomici. La maggior parte degli abitanti indossano il costume tradizionale della Val Sarentino. Gli uomini portano pantaloni lunghi di "Loden" sorretti dalle "Kraxn" (larghe bretelle con pettorina in cuoio nero). Inoltre portano la "Fatsch", il tipico cinturone impreziosito da complicati ricami con fili tagliati fuori dalle penne del pavone) e indosano il "Sarnar Huet", cappello di feltro nero con un nastro, verde se sposati, rosso per gli scapoli. In più i calzoncini di lana pecora bianca. Le donne portano una lunga gonna nera con il corpetto, sormontata dal tipico grembiule fiorito e un fazzoletto piegato con pizzi e france alle spalle. Ecco il programma dettagliato del fine settimana di festa: Sabato, 05 settembre 2026 Ore 17:50 Sfilata da Sarentino paese per il campo della festa Ore 20:30 Fiaccolata per il centro di Sarentino paese fino al campo della festa. Ore 21.00: Musica, danza e atmosfera. Domenica, 06 settembre 2026 Ore 09:00 Processione alla chiesetta di S. Cipriano a Sarentino paese Ore 10:15 Sfilata per il campo della festa in seguito mattinata fino alle ore 12:30 Ore 14:00 Grande corteo folcloristico con la partecipazione di vari gruppi (con partenza in zona artigianale a Sarentino paese) Lunedì, 07 settembre 2026 Grande mercato del bestiame e di mercerie e chiusura della festa.
SALVATORE SEMINARA chitarra UBALDO ROSSO flauto VERA ANFOSSI viola MILENA PUNZI ANFOSSI violoncello PROGRAMMA János Fusz Quartetto op.1 in Do Maggiore · Quartett Op.1 in C Dur - Andante - Minuetto - Trio - Adagio - Finale (Allegro) Franz Schubert – Matiegka Quartetto in Sol Maggiore · Quartett in G Dur - Moderato - Minuetto – Trio I – Trio II - Lento e patetico - Zingara - Tema e variazioni
PHILIPPE JORDAN Direttore Bela Bartók Musica per archi, percussione e celesta, SZ 106 Anton Bruckner Sinfonia n. 4 in Mi bemolle Maggiore
Premio Junior Jury – 65° Concorso Busoni 2025 Lunch Concert Johann Sebastian Bach – Ferruccio Busoni Preludio Corale n. 3, Nun komm’ der Heiden Heiland, BWV 659 Sergey Rachmaninov Variazioni su un tema di Corelli, op. 42 Sandro Nieberidze Esquisses Frederic Mompou Variazioni su un tema di Chopin
Una festa per tutta la famiglia Dal 21 al 23 Agosto 2026 Sluderno sarà nuovamente il palcoscenico ideale per i Giochi Medievali dell'Alto Adige. Nella piana ricca di storia che si estende fra Castel Coira, la rovina di Montechiaro, Castel Principe e l'abbazia benedettina di Monte Maria, spettacolari combattimenti e singolar tenzoni faranno trattenere il fiato ai tanti spettatori. Un viaggio nel tempo, nell'età medievale. Cavalieri senza macchia e senza paura affrontano i loro avversari. Sui loro cavalli bardati si gettano nella mischia, le lance si sbriciolano, le corazze tintinnano, i nobili signori premiano i loro beniamini. Il popolo acclama i vincitori e rimira stupito le tante attrazioni esotiche e singolari. 2.000 rievocatori da 11 nazioni. Il più ricco programma in tutto il territorio alpino! Tutte le attrazioni all’interno dell’area della manifestazione sono gratuite: show, cavalcare su pony e cammelli, tiro con l'arco, tornei, piccolo zoo, caroselli, animazione per bimbi...
Prossimamente si terrà la 23.ma edizione dell’ormai tradizionale “Altstadtfest” – Festa del Centro Storico. Niente è cambiato rispetto alla formula ideata dal Comitato per il Centro Storico più di 30 anni fa, e cioè quella di organizzare una festa all’interno delle mura cittadine, che facesse di Bressanone una vera attrazione ed un punto di riferimento sia per i concittadini che per i numerosi ospiti della città; un’occasione per far apprezzare la città dal punto di vista artistico e culturale, ma anche per trascorrere ore liete e all’insegna del divertimento. Il ricco programma di manifestazioni musicali e folcloristiche, le rappresentazioni teatrali, nonché la ricca offerta gastronomica non mancheranno di entusiasmare ancora una volta i visitatori.
James Morrison torna con nuova energia. Con Fight Another Day, il suo settimo album in studio, il cantautore britannico celebra vent’anni di carriera guardando sì alle proprie radici, ma soprattutto a un nuovo inizio, fatto di consapevolezza e speranza. Dopo il successo internazionale dell’album di debutto Undiscovered (2006), che ha raggiunto il primo posto in classifica e dato vita alla hit mondiale You Give Me Something, e dopo la vittoria del Brit Award come Best British Male, Morrison ha chiuso simbolicamente un capitolo nel 2022 con un Best Of interamente ri-registrato. I brani di Fight Another Day, scritti nel 2023, segnano un ritorno autentico e introspettivo. L’album affronta temi come la salute mentale, la forza interiore e la fiducia nel futuro, unendo profondità emotiva, groove ed energia positiva. Accanto al potente brano omonimo, trovano spazio canzoni ritmate e luminose come Cry Your Tears On Me, Fill My Glass e New Day, così come la delicata ballata al pianoforte The Man Who Can’t Be Loved. Con Little Wings, dedicata alle sue figlie, Morrison firma uno dei momenti più personali del disco. PREVENDITA E INFO SUL CONCERTO Ingresso dalle 19.00 con possibilità di visitare i Giardini. Inizio concerto ore 21.00 Alle serate di concerto non si applicano né l'ingresso ridotto né il biglietto serale estivo; anche l'abbonamento e il mini abbonamento non danno diritto ad assistere al concerto. Non è previsto il rimborso dei biglietti in caso di maltempo. (Soggetto a modifiche) IMPORTANTE Nei giorni dei concerti i Giardini chiuderanno alle ore 18.00. I concerti delle Serate ai Giardini si svolgono nell'ambiente naturale dei giardini botanici, all'aperto e in qualsiasi condizione atmosferica. Si prega di notare che i posti a sedere per il pubblico sono scoperti e limitati. Non possiamo garantire un posto in tribuna. È possibile sdraiarsi con coperte da picnic sulle aree erbose intorno al laghetto. Ci sono alcuni angoli nascosti intorno al laghetto con una buona visibilità e un'ottima acustica. Solo il vostro rispetto per le piante e per il lavoro dei nostri giardinieri ci permette di ospitare il World Music Festival anno dopo anno. Vi preghiamo di portare con voi i vostri rifiuti o di smaltirli negli appositi contenitori. Non sono ammessi bottiglie in vetro.
Frédéric Chopin Mazurche op. 33, 41, 45, 63 Sonata n. 2 in si bem. min., op.35 Franz Schubert Sonata per pianoforte in si bem. magg. D. 960 In collaborazione con Concorso Pianistico Internazionale Ferruccio Busoni
Franz Schubert Sonata in Sol Maggiore, D. 894 op. 78 Fryderyk Chopin Mazurka in si minore, op. 33 n. 4 (Mesto) Mazurka in mi minore, op. 41 n. 2 (Andantino) Mazurka in fa minore, op. 63 n. 2 (Lento) Prelude in do diesis minore, op. 45 Sonata n. 2 in si bemolle minore, op. 35
Ensemble della GUSTAV MAHLER JUGENDORCHESTER Ingresso libero
PHILIPPE JORDAN Direttore Gustav Mahler Sinfonia n. 7 in mi minore
Premio Senior Jury – 65° Concorso Busoni 2025 Lunch Concert Franz Schubert Fantasia in Do Maggiore D.760, “Wanderer” Franz Liszt 2 Studi da concerto, S.145: 1.Waldesrauschen. 2.Gnomenreigen Franz Liszt da Années de pèlerinage. Deuxième Année. Italie: Sonetto 104 del Petrarca, S.161 no.5 Sergei Bortkiewicz Sonata per pianoforte n. 2 in do diesis minore, op. 60
ENSEMBLE INSTRUMENTUM VOCALE A. Falconieri (1585-1656) Folías Echa para mi Señora Doña Tarolilla de Carallenos V. Ruffo (1508-1587) dai Capricci in Musica 3 voci: La Gamba in basso, e Soprano M. Flecha (1481-1553) La guerra D. Ortiz (1510-1570) dal Tratado de Glosas: Recercada Segunda sobre Tenores C. Monteverdi (1567-1643) dall’Orfeo: atto III, sinfonia VI dal VII libro madrigali: Interrotte Speranze B. Strozzi (1619-1677) Che si può fare L. Marenzio (1553-1599) Chi vuol udir i miei sospiri in rime G. B. Fontana (1589-1630) Sonata II a Violino Solo C. Monteverdi (1567 -1643) dall’Orfeo: atto III, Sinfonia I Chiome d’oro dall’Orfeo: atto V, Moresca J. B. Lully (1632-1687) da Le Divertissement Royal de Versailles: Danse de Neptune, Rondeau du Mariage Forcé, Bourrée du Mariage Forcé S. Le Camus (1610-1677) Ah! Qui peut tranquillement attendre J. B. Lully (1632-1687) da Le Bourgeois Gentilhomme: Première Air des Espagnols M. Lambert (1610-1696) D’un feu secret J. B. Lully (1632-1687) da Le Bourgeois Gentilhomme: Canaries G. Costeley (1530-1606) La prise de Calais (Hardis Françoys) J. B. Lully (1632-1687) da Le Bourgeois Gentilhomme: Chaconne des Scaramouches
Quattro secoli di musica portoghese per organo António Carreira (ca.1530-ca.1594) Fantasia em Lá-Ré Canção Manuel Rodrigues Coelho (ca.1555-1635) Tento de 4º tom Frei Diogo da Conceição (XVII secolo) Meio registo de 2º tom Manuel Rodrigues Coelho Ave maris stella sobre o cantochão de tiple em mínimas Outra Ave maris stella sobre o cantochão do contralto de semibreves Outra Ave maris stella sobre o cantochão do tenor de semibreves Outra Ave maris stella sobre o cantochão de contrabaixo de semibreves Frei Diogo da Conceição Batalha de 5º tom Frei Domingos de São José (XVII secolo) Obra de 5º tom Carlos Seixas (1704-1742) Sonata per organo in sol maggiore Moderato Sonata in do minore Moderato in tempo di siciliano Minuet Sonata per organo in la minore Largo Frei Francisco de São Boventura (fl.1773-1802) Toccata I Andante con moto Marcos Portugal (1762-1830) Sonata per organo in re maggiore Allegro marcial Ingresso libero
SHUNSKE SATO Direzione Johann Sebastian Bach (1685–1759) Violin concerto in D minor BWV1052r Allegro Heinrich Biber (1644–1704) Battaglia à 10 Georg Philipp Telemann (1681–1767) Ouverture La Bourse in B flat Major TWV55:B11 Wilhelm Friedmann Bach (1710–1784) Excerpt from Fantasia in a minor for solo harpsichord F 23 Symphony in A Major (Fragment) F70 Johann Sebastian Bach (1685–1750) Ouverture-Suite n. 4 in D Major BWV 1069 Ouverture, Bourrée 1&2, Gavotte, Menuet 1&2, Réjouissance
Magicomio è uno spettacolo difficile da etichettare. Attraverso il filo conduttore di giochi di prestigio assolutamente originali, il coinvolgimento del pubblico, e un ritmo comico velocissimo, si guarda agli automatismi dell’essere umano, si parla di poesia, e si celebra il cinema. Dal 1989 “Magicomio” ha toccato le 2800 repliche, tradotto in quattro lingue, e ha visitato quattro continenti. Scimemi fa ridere per tutta la durata dello spettacolo, ma non è un semplice comico è un “animale da palcoscenico” fuori dagli schemi che trascina il pubblico in un mondo surreale di fantasia e comicità. Lo spettacolo è in lingua italiana. Aber Magie ist eine universelle Sprache!
JULIA HAGEN Violoncello GUSTAVO GIMENO Direttore Antonin Dvoràk Concerto per violoncello n. 2 in si minore, op. 104 Anton Bruckner Sinfonia n. 6 in la maggiore
Mit: Georg Kaser, Peter Schorn Regie: Marc Günther „Was die Welt im Innersten zusammenhält…“ Seit 2013 gespielt, erfreut sich das fulminante Spektakel mit Tiefgang immer noch ungebrochener Beliebtheit und so ist auch 2026 Goethes Faust eine feste Größe im ehemaligen Gefängnis. Kaser und Schorn nähern sich dem Mysterium in dieser immer noch zeitgemäßen Inszenierung von Marc Günther auf ganz unverkrampfte Art: Das Stück beginnt schlicht als Goethe-Lesung, bald schon verselbständigen sich aber die Figuren und die Geschichte zieht die beiden Schauspieler in ihren Sog. Mit einfachen Mitteln verwandeln sie sich in „höllischem“ Tempo von Faust und Mephisto in Gretchen und Famulus Wagner, vom suspekten Pudel und besorgten Bruder zur gewissenlosen Marthe, zu Meerkatern und Hexen… Und das ist erst ein Tröpfchen Fegefeuer!
SEBASTIAN BOHREN Violino HEINZ HOLLIGER Oboe e direzione Johann Sebastian Bach Concerto per oboe d‘amore e orchestra in La Maggiore, BWV 1055 Frank Martin Polyptyque per violino e due piccole orchestre d‘archi Arthur Honegger Sinfonia n.2, H.153
Ensemble della EUROPEAN UNION YOUTH ORCHESTRA Opere di Paul Dukas, Anton Bruckner, Natalia Prawossudowitsch, Arnold Schönberg, Antonio Vivaldi Ingresso libero
VOCES SUAVES Orlando di Lasso (1532-1594) Lagrime di San Pietro, 1595 I. Il magnanimo Pietro II. Ma gli archi III. Tre volte haveva IV. Qual a l’incontro V. Giovane donna VI. Così talhor VII. Ogni occhio del signor VIII. Nessun fedel trovai IX. Chi ad una ad una X. Come falda di neve XI. E non fu il pianto suo XII. Quel volto XIII. Veduto il miser XIV. E vago d’incontrar XV. Vattene vita va! XVI. O vita troppo rea XVII. A quanti già felici XVIII. Non trovava mia fé XIX. Queste opre e più XX. Negando il mio signor XXI. Vide homo
Studenti delle scuole di Musica dell’Alto Adige e musicisti dell’EUYO Chloé Van Soeterstède Direttore Johannes Brahms Hungarian Dance No. 1 Antonin Dvořák Cello Concerto, I. Allegro Ludwig van Beethoven Symphony No. 8, I. Allegro vivace e con brio Georges Bizet L’Arlésienne Suite No. 2, Farandole Antonio Vivaldi Le quattro stagioni, L’estate Ingresso libero In caso di pioggia il concerto si terrà al Teatro Comunale in piazza Verdi, Bolzano.
SILVIA DI FALCO soprano MATTEO SALERNO flauto FLORALEDA SACCHI arpa PROGRAMMA Gaetano Donizetti (1797-1848): Sonata per flauto e arpa (Larghetto, Allegro Gallenberg) Vincenzo Bellini (1801-1835): “La Farfalletta”, “Il fervido desiderio”, “Per pieta bell’idol mio” Giuseppe Verdi (1813-1901): Variazioni su La Traviata (arr. Paul-Agricole Génin 1832-1903) Giacomo Puccini(1858-1924): “Donde lieta” da La Bohème, “O mio babbino caro” da Gianni Schicchi Georges Bizet (1838-1875): Fantasia sulla Carmen (arr. François Borne - 1840-1920) Luigi Arditi (1822-1903): “Il bacio”
Si torna a ballare al Tschumpus. I bassi fanno di nuovo vibrare il cortile dell’ex carcere, mentre sotto le stelle risuona il meglio della musica elettronica locale. Alla consolle si alterneranno: - Davide Piras, già giovane leggenda della scena locale con esperienza internazionale. Le sue produzioni fluttuano in un irresistibile limbo tra house e techno. - LXTR, plasmato da anni nella scena underground del Nord Italia. Il suo stile è un mix ricco e dinamico: deep house, groove trance, elettronica indie e l’energia inconfondibile della house e dance anni ’90. - YOUDIDITAGAIN, protagonista della scena underground altoatesina, avvolge le melodie nell’ombra e costruisce un suono attraversato da una malinconia sottile e magnetica.
Le tavole (...Bretter) del palcoscenico che solitamente ospitano i grandi classici scricchiolano per le risate in questa serata di cabaret dedicata alle nuove voci della comicità, dove lingue e stili diversi si incontrano sulla stessa scena. Uno show bilingue in italiano e tedesco che gioca con le differenze culturali, i malintesi e un umorismo senza confini. Sul palco ci saranno, tra gli altri, i comici Gianluca Iocolano e Jakob Windschnur, Miriam Trockner, Yomer – e forse anche qualche ospite a sorpresa. Una serata all'insegna dell'ironia, della sperimentazione e della comicità contemporanea.
MARÍA DUEÑAS Violino ELIM CHAN Direttrice Johannes Brahms Concerto in re maggiore per violino e orchestra, op. 77 Sergej Rachmaninov Sinfonia n. 2 in mi minore, op. 27
La festa di paese più antica dell’Alto Adige porta ogni anno nuova energia sotto i portici storici di Egna – da qui anche il suo nome. Quello che di solito è un luogo per fare shopping o prendere un caffè diventa, ad agosto, uno spazio festoso di tre giorni ricco di musica, gusto e buona atmosfera. Associazioni locali, gruppi di Schuhplattler, band e bande musicali offrono intrattenimento e specialità tipiche nel cuore del centro storico. Il weekend inizia il venerdì sera con la sfilata di apertura. Il sabato è dedicato alla grande parata attraverso il paese, seguita dall’apertura della botte e dalla musica live in piazza del paese, in piazza della chiesa e sotto i portici. La domenica porta con sé il tradizionale Frühschoppen, il lancio dei palloncini – e naturalmente un programma dedicato ai bambini per tutti e tre i giorni. In poche parole: tre giorni di buonumore, tradizione autentica e momenti d’estate per tutta la famiglia.
Herederos oficiales De Compay Segundo - Buena Vista Social Club Máximo Francisco Repilado Muñoz, meglio conosciuto come Compay Segundo, è stato uno dei protagonisti del Buena Vista Social Club e autore del celebre brano Chan Chan. Anche all’età di 94 anni continuava a esibirsi sui più importanti palcoscenici del mondo. Da quasi 20 anni, i suoi nipoti Ernesto, Leonardo e Alejandro Repilado portano avanti la sua eredità musicale. Dal nonno hanno imparato a interpretare in modo autentico il tradizionale Son cubano. Compay desiderava che la sua “poesia in musica” – come amava definire le proprie composizioni – continuasse a vivere nel suo spirito. Fu lui stesso ad affidare questo compito al gruppo, designando Ecos de Siboney come suoi eredi ufficiali. La formazione ha rapidamente ottenuto riconoscimenti anche a livello internazionale: a Cuba ha vinto per due volte il prestigioso Premio Lucas ed è stata nominata al Premio Cubadisco, il Grammy cubano, nella categoria “Música tradicional”. Anche il video Me dirás que sabroso è stato premiato nella stessa categoria. Oggi il gruppo mantiene viva la tradizione del Son cubano, arricchendola con composizioni proprie. Brani come Tengo un Son sono diventati successi eseguiti in tutto il mondo, in linea con il desiderio del loro nonno: “Somos los herederos” – Siamo gli eredi. Durante i concerti, Ecos de Siboney propone molti dei brani più celebri di Compay Segundo, tra cui Chan Chan, Las Flores de la Vida, El Camisón de Pepa, Orgullecida, Macusa e La Guantanamera, affiancati dal loro repertorio originale. PREVENDITA E INFO SUL CONCERTO Ingresso dalle 19.00 con possibilità di visitare i Giardini. Inizio concerto ore 21.00 Alle serate di concerto non si applicano né l'ingresso ridotto né il biglietto serale estivo; anche l'abbonamento e il mini abbonamento non danno diritto ad assistere al concerto. Non è previsto il rimborso dei biglietti in caso di maltempo. (Soggetto a modifiche) IMPORTANTE Nei giorni dei concerti i Giardini chiuderanno alle ore 18.00. I concerti delle Serate ai Giardini si svolgono nell'ambiente naturale dei giardini botanici, all'aperto e in qualsiasi condizione atmosferica. Si prega di notare che i posti a sedere per il pubblico sono scoperti e limitati. Non possiamo garantire un posto in tribuna. È possibile sdraiarsi con coperte da picnic sulle aree erbose intorno al laghetto. Ci sono alcuni angoli nascosti intorno al laghetto con una buona visibilità e un'ottima acustica. Solo il vostro rispetto per le piante e per il lavoro dei nostri giardinieri ci permette di ospitare il World Music Festival anno dopo anno. Vi preghiamo di portare con voi i vostri rifiuti o di smaltirli negli appositi contenitori. Non sono ammessi bottiglie in vetro.
Ludwig van Beethoven Sonata n. 4 in Mi bemolle Maggiore, op. 7 Ludwig van Beethoven 6 Bagatelle, op. 126 Franz Schubert Sonata per pianoforte in si bemolle maggiore D. 960
Johann Sebastian Bach – Ferruccio Busoni Ciaccona in re minore, BWV 1004 Johannes Brahms – Ferruccio Busoni 6 Preludi Corali, op. 122 Fryderyk Chopin – Ferruccio Busoni 10 Variazioni su un Preludio di Chopin, K 213a Johannes Brahms Selezione da Klavierstücke op. 76, 116, 118, 119 Johannes Brahms Sonata n. 1 in Do Maggiore per pianoforte, op. 1
Mit Anna Oberrauch als Pippi Langstrumpf Isabelle Frisemo als Annika Aaron Kerschbaumer als Tommy Sara Iovino als Frau Prysselius / Verkäuferin / Lehrerin Tazio Dalsass als Vertreter / Donner-Karlsson / Klang / Kapitän Langstrumpf Lisi Kiebacher als Starker Friedrich / Blom / Larsson Regie: Viktoria Obermarzoner Fassung & Dramaturgie: Emma Mulser Ausstattung: Viktoria Obermarzoner, Ensemble & Georg Kaser Musikalische Einrichtung: Simon Gamper Koproduktion: Rotierendes Theater & Theakos „Das habe ich noch nie vorher versucht. Also bin ich völlig sicher, dass ich es schaffe.“ Obwohl ihre Mama ein Milchstraßenengel ist und ihr Seeräuberpapa im Meer verschollen, kommt Pippilotta Rollgardina Viktualia Pfefferminz Efraimstochter Langstrumpf – oder einfach: PIPPI – wunderbar allein zurecht und hat nur hin und wieder Fernweh. Pippi ist mutig, fröhlich und macht sich die Welt, wie sie ihr gefällt! Als sie in die große Villa Kunterbunt einzieht, wird es für die Nachbarsgeschwister Annika und Tommy ganz schön aufregend: Zusammen mit ihrem Affen Herrn Nilsson und ihrem Pferd Kleiner Onkel nimmt Pippi die beiden mit auf jede Menge Abenteuer! Als die Polizei und Frau Prysselius sie ins Waisenhaus schicken wollen, muss Pippi zeigen, dass sie gut auf sich selbst aufpassen kann – schließlich ist sie das stärkste Mädchen der Welt! ab 5 Jahren!
ORCHESTRA HAYDN MARIANGELA VACATELLO Pianoforte ALESSANDRO BONATO Direttore Gioachino Rossini L’italiana in Algeri, Sinfonia Giuseppe Verdi Nabucco, Sinfonia Sergej Rachmaninov Concerto per pianoforte n. 2 in do minore, op. 18 Giuseppe Verdi Giovanna d’Arco, Sinfonia Giuseppe Verdi I Vespri siciliani, Sinfonia Ingresso libero In caso di pioggia il concerto si terrà all’Auditorium in via Dante, Bolzano.
von Ödön von Horváth Regie: Mona Kraushaar Bühne und Kostüme: Katrin Kersten Lichtgestaltung: Luca Bellemo mit: Linda Covi, Emil Lug, Sebastian von Malfèr, Christoph Griesser, Janine Wegener, Georg Kofler, Helmuth Mederle, Alexander Rainer, Mia Nicolussi, Anton Steiner zum Stück: „Und die Liebe höret nimmer auf“ lautet das Motto, das Ödön von Horvath seinem Stück voranstellt. Aber im Rausch des Volksfests, zwischen Achterbahn und Zuckerwatte, endet die Liebe von Kasimir und Karoline. Kasimir, der an diesem Tag seine Kündigung als Chauffeur erhalten hat, und Karoline, die ihren Traum vom besseren Leben träumt. Während das Fest um sie herum ausgelassener wird, treiben die beiden immer weiter auseinander. Im Milieu der Kleinbürger*innen sucht man mit fortschreitender Stunde Trost im Alkoholexzess und blickt in menschliche Abgründe. Menschen begegnen einander, benutzen einander und träumen im Taumel davon, die Grenzen ihres Seins zu verschieben. Wie durch ein Brennglas blickt Horváth auf diese zwischenmenschlichen Beziehungen, die von der ökonomischen Krise in Mitleidenschaft gezogen werden - ein Brandbeschleuniger für den Zerfall von Liebe, Glaube und Hoffnung. Tragikomisch und mit melancholischer Poesie erzählt der Autor von der Suche nach Glück in schwierigen Zeiten; von Liebe, Armut, Hoffnung und der Frage, ob man dem eigenen Schicksal entkommen kann.
Von: Gianluca Iocolano mit: Georg Kaser, Joachim Mitterutzner, Anna Oberrauch, Patrizia Solaro, Andreas Zingerle Lo scorso anno,le visite teatrali dietro le sbarre, pensate per celebrare i dieci anni di attività dell’ estate culturale, hanno riscosso un grandissimo successo! Per questo anche quest’ anno saranno riproposte in una versione al chiaro di luna..o di torcia, insomma! Per quattro sere il nostro “Capo” condurrà gli ospiti ad incontrare personaggi e storie del ex-penitenziario cittadino, per conoscere quelli che “non hanno fatto niente”…. Come sempre!
Anche quest'anno è arrivato il momento: la 27ª edizione dello Stettiner Cup è alle porte e ci piacerebbe che partecipaste! Che siate partecipanti o spettatori, vi aspetta un evento sportivo di grande rilievo tra le imponenti montagne della Val Passiria. La corsa verso il Rifugio Petrarca, situato a 2.875 metri, è diventata un vero e proprio classico. Circa 1.200 metri di dislivello aspettano di essere conquistati: una sfida che richiede resistenza, forza e una buona preparazione. Se raggiungerete al traguardo, potrete essere orgogliosi di voi stessi! Partenza: parcheggio di Plan (prevista per le ore 10:00) Arrivo: Rifugio Petrarca (2.875 m) · cronometraggio fino alle ore 13:00 Cerimonia di premiazione: alle ore 14:00 presso il rifugio Il rientro avverrà anch’esso a piedi.
IVO BRIGADOI Direttore MARTIN KLEMM Fisarmonica PROGRAMMA “DIVERTIMENTI E SAGGE RIFLESSIONI” Un viaggio tra due brillanti Divertimenti mozartiani e pagine di intenso lirismo europeo. Ospite della serata il giovane fisarmonicista trentino Martin Klemm, protagonista dell’“Opale Concerto” di Richard Galliano. W.A. Mozart Divertimento in Re magg. / D-Dur KV 136 A. Dvořák Nocturne in Si magg. / H-Dur op. 40 R. Galliano Opale Concerto per fisarmonica e archi · für Akkordeon und Streicher Solista · Solist: Martin Klemm E. Elgar Elegy op. 58 W.A. Mozart Divertimento in Fa magg. / F-Dur KV 138
Closing Party Per chiudere Bolzano Danza 2026, ADAN porta in scena un set dancefloor che intreccia minimal house ed electro con le sonorità della tradizione palestinese e mediorientale. Ritmi di dabke e pattern percussivi si fondono con groove bassi e tessiture elettroniche, tracciando un filo diretto tra strutture tradizionali e il linguaggio dei club contemporanei. Artista palestinese originaria di Gerusalemme e basata a Londra, ADAN è curatrice, architetta e DJ il cui lavoro attraversa musica, memoria e identità culturale. Le sue ricerche sonore l’hanno portata a collaborare con realtà come Radio Alhara, Radio Nard, Aswātna Studio e Kabareet Haifa.
Xavier Rudd – Where to now… Venerdì 31 luglio 2026, il Parco Manifestazioni di Lagundo ospiterà il concerto di Xavier Rudd, tappa del tour Where To Now…. Artista di fama internazionale, Xavier Rudd è noto per il suo straordinario talento di polistrumentista e per una musica che unisce folk, rock, reggae e influenze indigene australiane. Dai primi successi dei primi anni Duemila fino a oggi, le sue canzoni hanno accompagnato milioni di ascoltatori in tutto il mondo, trasmettendo messaggi profondi legati alla tutela dell’ambiente, alla spiritualità e alla giustizia sociale. Le sue esibizioni dal vivo, spesso in formato one-man band, sono considerate tra le più intense e coinvolgenti del panorama musicale contemporaneo.
Von und mit: Gianluca Iocolano e con Patrizia Solaro Music by Roberto Tubaro, Matteo Cuzzolin & Matteo Dallapè Ihr kennt die Smoothie-Rezepte derHollywoodstars, die Fußballleidenschaften römischer Politiker - aber was ist eigentlich mit unseren lokalen VIPs? Chi sono davvero i volti noti dell’ Alto Adige e soprattutto: Was frühstücken sie? Wo machen sie Urlaub? Was denken sie über KI, Arbeitsrecht und TikTok? Ecco a voi il Talkshow di cui non sapevate di avere bisogno: Io.Co Show! Zweisprachig, sfrontato, direkt e assolutamente fuori dagli schemi. Eine Bühne, zwei Sprachen, tante domande – und noch mehr Überraschungen. Gianluca Iocolano führt charmant-provokant durch den Abend und nimmt das Südtiroler "Who’s Who" liebevoll auseinander – still LateNight, ma a suo modo! Immer verschieden, immer neu und ab jetzt auch musikalisch anders: Ogni serata è accompagnata da canzoni e stacchetti musicali che sono curati e creati dal maestro Roberto Tubaro.
Badke(remix) Tra festa e resistenza, un’esplosione di energia collettiva che attraversa la tradizione per reinventarla nel presente: un lavoro che intreccia radici e contemporaneità in un gesto vitale e politico. Creato originariamente per la compagnia les ballets C de la B per un gruppo di danzatori palestinesi, Badke ha conquistato il pubblico internazionale tra il 2013 e il 2016. Oggi rinasce come Badke(remix) sotto la guida artistica di Amir Sabra e Ata Khatab, in un processo di riappropriazione culturale e politica. Il titolo gioca con la parola “dabke”, danza popolare palestinese da cui tutto ha origine. A partire da questa tradizione, gli interpreti – provenienti da percorsi che spaziano dalla danza contemporanea all’hip hop, dalla capoeira al circo – costruiscono un linguaggio ibrido e in continua evoluzione. Non si tratta di recuperare un’autenticità perduta, ma di interrogare la tradizione: quanto può trasformarsi senza perdere la propria identità? Attraverso una forma festosa e travolgente, il lavoro lascia emergere in filigrana il contesto politico da cui nasce. La realtà contemporanea attraversa la scena senza essere mai esplicitamente raccontata, ma resta presente, come una tensione sotterranea. Tra energia collettiva e urgenza espressiva, il movimento diventa spazio di resistenza e affermazione, un gesto condiviso che tiene viva la speranza di immaginare e costruire un’alternativa possibile.
Veduta_Atlante Mediterraneo E se il paesaggio diventasse una coreografia? Un’esperienza immersiva tra suono e movimento che trasforma lo sguardo e invita a riscoprire lo spazio urbano (e naturale) da prospettive inattese. Ideato da mk di Michele Di Stefano (Leone d’Argento alla Biennale di Venezia) insieme al compositore Lorenzo Bianchi Hoesch, Veduta è un progetto che indaga il rapporto tra danza e spazio urbano, trasformando la città in un dispositivo percettivo. Tra i format più originali della scena italiana, il lavoro esplora la relazione tra coreografia e architettura, invitando il pubblico a osservare ciò che lo circonda con uno sguardo rinnovato. Dopo diverse tappe in Italia, il progetto torna a Bolzano con una nuova versione dal titolo Veduta_Atlante Mediterraneo, nata dalla collaborazione con Orbita|Spellbound, che coinvolge il centro città e la vicina San Martino in Badia, avvalendosi della partecipazione dei membri di Spellbound e di altri ospiti provenienti dal bacino del Mediterraneo. Ispirato all’idea cinematografica della “camera con vista”, il dispositivo mette al centro lo spettatore, che fruisce la performance in cuffia, immerso in una partitura sonora in olofonia. I performer, distribuiti nello spazio, appaiono vicini o lontani, costruendo un dialogo continuo tra presenza e distanza. Senza scenografie né luci teatrali, la coreografia si affida all’ambiente reale, trasformando il paesaggio in una scena dinamica e mutevole. La danza diventa così uno strumento per attraversare e areinterpretare lo spazio, aprendo nuove possibilità di percezione e immaginazione. Co-produzione mk/KLm 202, ORBITA|Spellbound – Centro Nazionale di Produzione della Danza, Ornithology.
Mit Ingrid Lechner Regie: Gabi Rothmüller Texte: Ingrid Lechner & Alex Liegl Eine Frau am Rande. Am Rande der Bühne und desNervenzusammenbruchs. Sie kann anraten, ausrechnen,einleiten, umlegen und abwickeln. Aber auch rummotzen, reinreiten, runterbrechen und zusammenkrachen. Anders gesagt: sie ist Managerin. Zumindest gewesen. Und jetzt ist ein neuer Auftrag da. Lukrativ ist der Auftrag schon, aber nicht leicht. Gar nicht leicht. Es ist ein verdammt schwerer Auftrag. Effizienzkompetenz und Motivierungsoptimierung helfen nun auch nicht mehr. Helfen kann nur noch dieses Programm. Und das wird sie dem werten Publikum fröhlich und verzweifelt um die Ohren hauen. Denn der Auftrag hat genau mit diesem Publikum zu tun. Also mit Ihnen. Und so werden Sie diesen Abendanders beenden, als sie ihn begonnen haben. Ganz anders. Versprochen.
État Sauvage Un battito attraversa lo spazio e chiama i corpi al movimento: una performance tra danza e musica dal vivo, dove istinto, presenza e ritualità si fondono in un’esperienza sensoriale e coinvolgente. Un ritmo profondo, come un tamburo ancestrale, dà origine a un organismo in trasformazione: tre interpreti entrano in risonanza, costruendo una danza in cui i confini tra umano e animale si fanno porosi. Ambientato nel Parco delle Semirurali di Bolzano, lo spettacolo prende forma come un rituale contemporaneo, capace di coinvolgere lo spettatore in modo diretto e immersivo. La creazione nasce dall’incontro tra Francesca Ziviani, Chloé Beillevaire e Olympia Boyle, e si sviluppa a partire da una ricerca sugli stati di trance e sulla relazione tra corpo, istinto e presenza. Il lavoro mira a liberare il movimento dalle sovrastrutture, per ritrovare una dimensione più essenziale e immediata. In scena, la musica dal vivo diventa pulsazione vitale: il suono della batteria attraversa i corpi e lo spazio, accompagnando la danza in un continuo passaggio tra controllo e abbandono. Il gesto non rappresenta, ma attiva, lasciando emergere una qualità sensoriale e condivisa. La performance invita a riscoprire la danza come spazio di relazione, dove il corpo si apre all’altro e al contesto. Un’esperienza che risveglia una memoria profonda, restituendo allo spettatore la percezione di un ritmo comune.
Veduta_Atlante Mediterraneo E se il paesaggio diventasse una coreografia? Un’esperienza immersiva tra suono e movimento che trasforma lo sguardo e invita a riscoprire lo spazio urbano (e naturale) da prospettive inattese. Ideato da mk di Michele Di Stefano (Leone d’Argento alla Biennale di Venezia) insieme al compositore Lorenzo Bianchi Hoesch, Veduta è un progetto che indaga il rapporto tra danza e spazio urbano, trasformando la città in un dispositivo percettivo. Tra i format più originali della scena italiana, il lavoro esplora la relazione tra coreografia e architettura, invitando il pubblico a osservare ciò che lo circonda con uno sguardo rinnovato. Dopo diverse tappe in Italia, il progetto torna a Bolzano con una nuova versione dal titolo Veduta_Atlante Mediterraneo, nata dalla collaborazione con Orbita|Spellbound, che coinvolge il centro città e la vicina San Martino in Badia, avvalendosi della partecipazione dei membri di Spellbound e di altri ospiti provenienti dal bacino del Mediterraneo. Ispirato all’idea cinematografica della “camera con vista”, il dispositivo mette al centro lo spettatore, che fruisce la performance in cuffia, immerso in una partitura sonora in olofonia. I performer, distribuiti nello spazio, appaiono vicini o lontani, costruendo un dialogo continuo tra presenza e distanza. Senza scenografie né luci teatrali, la coreografia si affida all’ambiente reale, trasformando il paesaggio in una scena dinamica e mutevole. La danza diventa così uno strumento per attraversare e areinterpretare lo spazio, aprendo nuove possibilità di percezione e immaginazione. Co-produzione mk/KLm 202, ORBITA|Spellbound – Centro Nazionale di Produzione della Danza, Ornithology.
Every-Body-Knows-What-Tomorrow-Brings-And-We-All-Know-What-Happened-Yesterday Un assolo intenso e radicale, una danza che diventa gesto politico, interrogando storia, identità e potere attraverso il corpo per riscrivere regole e immaginari. Tra le voci emergenti della scena europea, con il suo terzo lavoro Mohamed Toukabri firma un assolo intenso, presentato in anteprima all’ultimo Festival d’Avignon. Ispirato al pensiero decoloniale, lo spettacolo esplora il rapporto tra danza, migrazione e trasmissione del sapere, muovendosi in un territorio in cui il gesto diventa allo stesso tempo indagine e presa di posizione. Toukabri, noto per attraversare linguaggi diversi – dalla strada al palcoscenico, dall’hip hop alla danza contemporanea – concentra qui la sua ricerca sull’architettura stessa del movimento, mettendo in discussione gerarchie e convenzioni. La scena diventa uno spazio in cui stili e tradizioni si incontrano senza competere: forme spesso considerate marginali dialogano con quelle canoniche, aprendo a nuove possibilità espressive. Il corpo si fa archivio vivente, luogo in cui si intrecciano storie personali e collettive. Più che offrire risposte, il lavoro pone domande: cosa scegliamo di tramandare? Quali storie restano visibili? Un assolo che è un racconto profondamente personale, ma aperto allo sguardo degli altri, un invito a ripensare il presente per immaginare un futuro differente.
Je suisse (or not) Un incontro ravvicinato, intimo e sorprendente: una performance per uno o due spettatori alla volta, dove il confine tra chi guarda e chi agisce si dissolve, lasciando spazio a un’esperienza personale e condivisa. Tra le cofondatrici del collettivo Treppenwitz, Camilla Parini presenta negli spazi del Museion una performance originale e delicata, pensata per uno o due spettatori alla volta. L’esperienza inizia nel momento in cui si entra nello spazio: ad attendere il pubblico, un grande orso di peluche e un album di famiglia, elemento centrale della relazione, che diventa punto di contatto tra memoria e immaginazione, attivando un dialogo silenzioso e personale. Attraverso immagini e parole, ciascun partecipante è invitato a costruire il proprio percorso, seguendo un tempo interiore e una lettura soggettiva. La performance si sviluppa così come un incontro uno-a-uno, che interroga il significato di famiglia, appartenenza e memoria. Mescolando elementi autobiografici e finzione, Parini crea uno spazio sospeso tra reale e immaginato, in cui i ricordi vengono ricomposti e trasformati. Un’esperienza delicata e profonda, che invita a riflettere su ciò che ci definisce e sulle storie che scegliamo di raccontare.
RISE Gesti semplici che diventano linguaggio comune: una danza che nasce dall’incontro tra i corpi e si sviluppa come un organismo vivo, tra ascolto, energia e connessione. Lunghi nastri d’argento sospesi sulla scena creano soglie da attraversare. In questo spazio, cinque interpreti danno vita a una danza fatta di gesti essenziali che, ripetuti e condivisi, trasformano il gruppo in un organismo in continuo movimento. La partitura sonora creata dal vivo da Dan Kinzelman orienta i corpi, spingendoli a cercarsi e a trovare un accordo comune. Con la sua nuova creazione – coprodotta da Bolzano Danza nell’ambito del progetto RING (insieme a Festival Aperto / Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, FOG Triennale Milano Performing Arts, Torinodanza Festival / Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale) – Daniele Ninarello sviluppa una riflessione sul rapporto tra individuo e collettività. In un tempo segnato dalla disconnessione, il lavoro indaga la possibilità di ricostruire un senso condiviso, mettendo al centro il legame tra io e gruppo come spazio di trasformazione. La danza diventa così pratica di apertura: accogliere l’altro significa lasciarsi modificare, generando nuove forme di presenza e ascolto. Il corpo si fa luogo di incontro, attraversato da una forza che lo mette in relazione e lo restituisce alla comunità. In scena anche un gruppo di giovani performer che ha preso attraverso il progetto PARADE parte a un laboratorio creativo con la compagnia, contribuendo a rafforzare la dimensione collettiva e partecipativa dell’opera.
Quixote – A Rose is not a Rose Un viaggio visionario tra parola, corpo e immaginazione: una performance che intreccia danza, suono e scrittura per riscrivere i miti e aprire nuove possibilità di senso. Tra i collettivi più originali della scena italiana, Industria Indipendente presenta un progetto site-specific negli spazi della Fondazione Antonio Dalle Nogare, realizzato insieme a Annamaria Ajmone, con cui collabora dal 2019. Al centro, una figura guida: una Don Chisciotte del futuro che non combatte ma immagina, trasformando la realtà. Il lavoro nasce da una pratica di scrittura condivisa che prende avvio dalla lettura del romanzo di Miguel de Cervantes e dalle sue riscritture, in particolare quelle di autrici che ne hanno ampliato il significato. Da Kathy Acker a Monique Wittig, emerge una costellazione di riferimenti che alimenta una struttura aperta, fatta di episodi, immagini e azioni. La performance si sviluppa come un racconto in divenire, senza inizio né fine, dove linguaggi diversi si intrecciano. A precedere e seguire, la proiezione del video Dammi i brividi ma non per la paura (2025), con la voce di Silvia Calderoni, primo capitolo di una più ampia ricerca sul personaggio di Don Chisciotte. Un’opera che unisce scrittura e visione in un’atmosfera sospesa, tra trasformazione e immaginazione.
Irresistible Revolution Un’esplosione di energia, ritmo e corpi in movimento, una festa travolgente che trasforma la scena in un vortice collettivo di gioia, libertà e resistenza. Dodici danzatori danno vita a un intreccio di danze festose ed esuberanti, lasciandosi trascinare in un flusso continuo di energia. Con la sua ultima creazione Irresistible Revolution, che ha debuttato ad aprile a Bruxelles con grande successo di pubblico e critica, Ayelen Parolin si ispira all’atmosfera del carnevale di Buenos Aires e alle tradizioni del corso latinoamericano per costruire un paesaggio coreografico vibrante e in trasformazione. Rielaborando elementi della murga e della cumbia, la coreografa immagina uno spazio in cui il movimento si espande senza limiti, dando forma a un’utopia collettiva fatta di eccesso, vitalità e condivisione. I corpi si intrecciano, si sostengono e si lasciano andare a un caos organico che rompe i confini della scena. Il lavoro dialoga con il pensiero di Adrienne Maree Brown, portando in primo piano un’idea di piacere come forza politica e generativa. Il gioco diventa così motore creativo, capace di aprire a possibilità impreviste. La musica ritmica di Benoist Bouvot e i costumi di Alexandra Sebbag amplificano l’energia del gruppo, mentre la drammaturgia di Olivier Hespel accompagna questa esplosione collettiva. Un’ode alla forza dello stare insieme, dove il movimento diventa linguaggio condiviso e possibilità di relazione.
Attrice, autrice e regista, Sabina Guzzanti unisce comicità, ironia e critica dell’attualità. Dopo il successo in TV, orienta il suo lavoro verso temi politici e sociali. Nel 2003 il suo programma “Raiot” viene cancellato dopo una puntata, spingendola a portarlo a teatro con “Reperto Raiot” e a realizzare il documentario Viva Zapatero! (2005), sulla libertà di espressione. Torna alla regia con Le ragioni dell’aragosta (2007) e debutta a teatro con Vilipendio (2008). Con Draquila – L’Italia che trema (2010) racconta il terremoto dell’Aquila. Seguono Franca, la prima (2011), omaggio a Franca Valeri, e La trattativa (2012). Nel 2015 porta in scena Come ne venimmo fuori, satira sull’economia. Bibliografia recente: ANonniMus. Vecchi rivoluzionari contro giovani robot, Harper Collins Italia, 2023 2119. La disfatta dei Sapiens, Harper Collins Italia, 2021. Vilipendio, Milano-Roma, BUR Rizzoli-Ambra Jovinelli, 2009. Le ragioni dell'aragosta, Milano, BUR senzafiltro, 2008. Viva Zapatero! Un documentario satirico, Milano, BURsenzafiltro, 2005 Modera: Francesca Merz La prenotazione è valida fino a 10 minuti prima dell’inizio. Oltre tale orario, il posto sarà riassegnato.
Replica Due generazioni della danza contemporanea si incontrano in una creazione intensa e sorprendente, dove memoria e trasformazione si intrecciano in un dialogo scenico vivo e potente.Tra le realtà più acclamate del teatro danza italiano, Michele Abbondanza e Antonella Bertoni celebrano oltre trent’anni di attività con la loro Compagnia dando vita ad una nuova creazione in prima assoluta a Bolzano Danza 2026. REPLICA nasce dall’incontro occasionale con Ginevra Panzetti e Enrico Ticconi, tra le voci più interessanti della scena internazionale degli ultimi anni: due coppie artistiche, due generazioni che si confrontano in un’opera costruita sullo scambio reciproco, dove il percorso di Abbondanza e Bertoni emerge come un archivio vivente attraversato da nuove prospettive. In scena affiorano figure sospese tra umano e animale, infanzia e rituale, mentre persino il più semplice dei gesti, quello del pettinarsi, assume significati ambigui, oscillando tra cura, disciplina e perdita di controllo. Uno spettacolo che è un luogo di trasformazione, un ritorno al corpo del danzatore e allo stupore del gioco teatrale, condiviso con uno sguardo nuovo capace di riattivare desideri, energie e immaginazione.
Vifs + Baroc'Bal Due spettacoli, un unico viaggio in prima italiana tra passato e presente: un double-bill firmato Bruno Benne che reinventa la danza barocca con energia contemporanea, tra eleganza, musica e partecipazione. Un appuntamento che riunisce due creazioni firmate dal coreografo francese Bruno Benne, che dal 2013 con la compagnia Beaux-Champs rilegge i codici della danza barocca in chiave contemporanea, portandola fuori dai suoi contesti tradizionali.In VIFS – water music, un quartetto di interpreti dà vita a una coreografia luminosa ispirata alle celebri Water Music di Georg Friedrich Händel, qui rivisitate da Youri Bessières. I movimenti, come giochi d’acqua, nascono e si espandono nello spazio, tra simmetrie e slanci che richiamano l’estetica barocca. La danza diventa così un’orchestrazione visiva, dove gesto e musica si riflettono e si amplificano.Con Baroc’Bal, l’atmosfera si fa festosa e partecipativa. Ispirato ai balli di corte di Luigi XIV, lo spettacolo invita il pubblico a entrare in scena: guidati da un maestro di danza, i partecipanti prendono parte a processioni e coreografie collettive, tra inchini, parate e richiami contemporanei.Due lavori complementari che intrecciano storia e presente, trasformando la danza in un’esperienza condivisa, elegante e sorprendente.
PlayJam Esperienza delicata e coinvolgente per i più piccoli, PlayJam è una performance di danza e musica che invita bambine, bambini e adulti a scoprire insieme il piacere del movimento e del gioco. Proseguendo il suo impegno nella diffusione della danza tra le giovani generazioni, Bolzano Danza presenta una performance interattiva pensata per bambine e bambini da 0 a 3 anni. In scena, due danzatrici e un musicista guidano un’esperienza sensoriale che unisce visione, ascolto e partecipazione. Lo spettacolo si apre con un momento di osservazione: ogni partecipante, seduto sul proprio cerchio azzurro, è invitato a guardare e ascoltare. I movimenti delle performer e i suoni dal vivo, prodotti da strumenti originali, creano un ambiente accogliente e stimolante. Gradualmente, lo spazio si apre alla partecipazione: bambine, bambini e adulti possono entrare in scena e contribuire alla creazione, muovendosi liberamente, esplorando gesti, suoni e relazioni. Il corpo diventa così strumento di scoperta e connessione. Più che uno spettacolo, è un’esperienza condivisa che mette al centro la relazione: con sé stessi, con gli altri, con lo spazio e il tempo. Qui sono i più piccoli a guidare gli adulti, invitandoli a riscoprire il gioco e la libertà del movimento, in una danza che appartiene a tutta la comunità.
nach Johann Nestroy, bearbeitet von Elke Hartmann Zur Handlung Johann Nepomuk Nestroys wortgewandte Posse ist auf lustvolle Weise, mit subversivem Witz vielschichtige Sozialkritik, die sich nicht einseitig gegen eine Klasse richtet. Vielmehr zeigt er eine Gesellschaft, in der Reiche wie Arme gleichermaßen unzufrieden sind – allerdings aus unterschiedlichen, doch miteinander verknüpften Gründen. Der wohlhabende Herr von Lips verkörpert den Überdruss des Besitzenden: materiell abgesichert, leidet er an Sinnleere, Langeweile und emotionaler Abstumpfung, Depression. Reichtum erscheint nicht als Lösung, sondern als Ursache existenzieller Leere. Dem gegenüber stehen die ärmeren Figuren, die von ökonomischem Druck, Abhängigkeit und sozialer Unsicherheit geprägt sind. Ihre Not entspringt nicht dem Zuviel, sondern dem Zuwenig. So entlarvt das Stück eine Gesellschaftsordnung, in der Reiche wie Arme gleichermaßen frustriert und unglücklich sind. Regie: Elke Hartmann Auf der Bühne: René Dalla Costa, Patrizia Pfeifer, Viktoria Obermarzoner, Roland Selva, Werner Hohenegger, Maria Theresia Fata, Cornelia Brugger, Josef Niederstätter Bühnenbild: Sara Burchia Kostüme: Andrea Kerner Musik: Markus Mac Maya Lichtdesign: Julian Marmsoler Technik: Hannes Tammerle Maske: Brigitte Novak, Catja Monteleoni Regieassistenz: Theresa Prey
Les Mémoires d'une seigneure Un coro di donne, una regina, un conflitto senza tempo: uno spettacolo potente e immersivo, dove energia collettiva e forza scenica danno vita a un racconto intenso e attuale.. Arriva in prima italiana a Bolzano Danza 2026 la nuova versione tutta al femminile di Les Mémoires d’un seigneur, creazione di Olivier Dubois del 2015, rielaborata per lo spazio del CentQuatre di Parigi su richiesta esplicita di un gruppo di donne che ha preso parte a un workshop con il coreografo. Autore e interprete di fama internazionale, Direttore Artistico del Festival per il triennio 2025–2027, Dubois costruisce così un progetto partecipativo di forte impatto. Accanto a Marie-Laure Caradec, interprete storica della compagnia, è in scena un coro di 50 donne selezionate tramite open call sul territorio di Bolzano e dintorni. Un gesto che amplia il perimetro della danza, portandola fuori dai contesti tradizionali e rendendola esperienza condivisa. Lo spettacolo si sviluppa attorno a tre assi – tirannia, insurrezione, civiltà – raccontando lo scontro tra una regina e il suo popolo. Figura complessa e mutevole, la regina attraversa molte identità: sovrana, guerriera, madre, presenza fragile e potente insieme. Attorno a lei si raccoglie una comunità di donne che, silenziosa e determinata, incarna tensione, resistenza e trasformazione. Tra richiami alla tragedia antica e al dramma shakespeariano, la scena si costruisce come una successione di quadri intensi, attraversati da un’energia fisica e collettiva che rende lo spettacolo un’esperienza coinvolgente e di grande impatto visivo.
Through the Grapevine Live Equilibrio, rischio, ascolto: un duetto elettrizzante dove forza, rischio e complicità si fondono in un dialogo intenso e sorprendente, accompagnato per la prima volta da una colonna sonora realizzata dal vivo.A sei anni dal debutto, Through the Grapevine torna in un versione inedita, confermando la forza di una delle creazioni più emblematiche di Alexander Vantournhout. In scena con Axel Guérin, il coreografo belga dà vita a un eccentrico “pas de deux”, accompagnato dalla musica live del compositore Andrea Belfi. Lo spettacolo si apre su una contemplazione delle reciproche posture, per poi evolversi in un gioco sempre più serrato di interazioni. La scena, ispirata al proscenio all’italiana, costruisce una prospettiva che amplifica la tensione e guida lo sguardo dello spettatore. I due interpreti, simili in altezza ma diversi nella struttura, esplorano le possibilità del corpo tra equilibrio e squilibrio, forza e vulnerabilità. Si sfidano, si sostengono, si alternano nella guida, mantenendo un ascolto costante che rende ogni movimento necessario e vivo. Seguendo liberamente la struttura del “pas de deux” classico, lo spettacolo si sviluppa come un dialogo continuo, in cui il contatto diventa linguaggio. La danza si intreccia con la musica eseguita dal vivo, dando vita a una partitura essenziale, intensa e profondamente coinvolgente.
Fear of the Dark Un’esperienza immersiva, dove percezione e immaginazione si confondono: il nuovo lavoro di Cult of Magic conduce lo spettatore in un viaggio visionario e perturbante. Il buio priva della vista e apre a un’altra forma di percezione: cosa accade quando restano solo le immagini interiori? Da questa domanda prende forma la nuova creazione di Cult of Magic. Ispirato a La Chiave di Salomone e alle teorie di James Hillman, lo spettacolo abbandona la narrazione lineare per costruire un paesaggio inconscio, guidato dalla logica del sogno. In scena, tre danzatrici attraversano una trasformazione continua, lasciando emergere presenze ibride e immagini più sensoriali che visive. La danza, insieme alla musica, accompagna una discesa in un altrove fatto di impulsi, paure e desideri profondi. Il pubblico è invitato a immergersi in questo spazio sospeso, dove le immagini non si vedono ma si percepiscono, come accade nel buio. Ambientato nei meandri di un bunker sotterraneo risalente alla Seconda Guerra Mondiale, un viaggio onirico e intimo, nel quale ciò che è invisibile prende forma e invita a confrontarsi con le proprie profondità interiori.
Rosas danst Rosas Prima Italiana Capolavoro che ha segnato la storia della danza, Rosas danst Rosas torna in scena in prima italiana a Bolzano Danza con una nuova generazione di interpreti, tra rigore formale, energia travolgente e forza espressiva.Creato nel 1983, Rosas danst Rosas di Anne Teresa De Keersmaeker è uno spettacolo iconico che ha consacrato l’artista sulla scena internazionale, diventando un punto di riferimento della danza postmoderna. Ripreso nel 2026 per la prima volta in Italia grazie a Bolzano Danza, torna con un cast completamente rinnovato, proseguendo una storia interpretativa che attraversa generazioni. Nel solco del minimalismo esplorato da De Keersmaeker in Fase (1982), la coreografia si costruisce qui su movimenti essenziali e ripetitivi, dando vita a un complesso intreccio ritmico. Gesti quotidiani e azioni astratte si alternano e si sovrappongono, creando una tensione costante tra rigore formale ed espressività. Le quattro interpreti danzano senza sosta, spinte da una struttura musicale incalzante firmata da Thierry De Mey e Peter Vermeersch. La ripetizione diventa resistenza, trasformando il movimento in un atto fisico e potente, spesso letto come un’affermazione di presenza e identità. Nel tempo, lo spettacolo ha superato il palcoscenico: dalla versione cinematografica del 1997 alla piattaforma partecipativa Re:Rosas!, continua a vivere e a essere reinterpretato, coinvolgendo comunità di spettatori e danzatori in tutto il mondo.
Landi's Cube: inside the code Nell’ambito della collaborazione triennale di Bolzano Danza e NOI Techpark, un talk tra danza e tecnologia con dimostrazione aperta al pubblico per esplorare la realtà mista e il suo potenziale creativo. Un talk con dimostrazione aperta per presentare gli sviluppi della ricerca condotta dalla coreografa Margherita Landi con NOI Techpark e Fraunhofer Italia, nell’ambito dell’OpenLab triennale di Bolzano Danza dedicato alla realtà mista lanciato nel 2025. Landi’s Cube è un’applicazione per visori VR sviluppata tra Amsterdam, Rotterdam e Milano. Il sistema utilizza una griglia tridimensionale che associa parti del corpo a punti nello spazio, offrendo indicazioni precise senza determinare forma e qualità del movimento. Il danzatore segue coordinate definite, ma costruisce autonomamente ritmo e dinamica. Il pubblico non vede il contenuto del visore, ma osserva i corpi che lo attraversano: il virtuale si traduce così in azione fisica. La dimensione ludica rende il sistema accessibile anche a non professionisti, mentre la sua struttura apre a possibili applicazioni nella didattica, nell’accessibilità e nell’archiviazione del movimento. Il sistema consente inoltre la direzione in tempo reale e, in prospettiva, a distanza, permettendo a più danzatori di lavorare insieme anche da luoghi diversi. Al termine, il pubblico potrà sperimentare i visori e partecipare a un momento di confronto con i protagonisti del progetto.
Maldonne In un vortice di abiti, luci e movimento, una danza corale che attraversa le infinite sfumature del femminile, tra forza, fragilità e trasformazione. Coreografa per Beyoncé, Zaho de Sagazan e il Balletto Nazionale del Cile, Leïla Ka si è affermata in pochi anni come una delle voci più interessanti della scena europea, grazie a un linguaggio che intreccia influenze urbane e contemporanee. Primo lavoro corale dell’artista, Maldonne è un’ode vivace e senza tempo alla condivisione tra donne, dai ginecei antichi ai pigiama party. In scena, cinque interpreti danno vita a una danza in continua trasformazione, attraversando una moltitudine di abiti: da sera, da sposa, da camera, quotidiani. Tessuti e paillettes si muovono con loro, brillano, si espandono, cadono, diventando parte attiva della coreografia. Tra le note di Lara Fabian e Dmitrij Šostakovič, lo spettacolo alterna energia e intimità, costruendo un universo che mescola danza e teatro. I corpi si confrontano con gli abiti che li esaltano o li costringono, dando forma a un racconto intenso sulle molte identità del femminile. Candidato all’International Bloom Prize del Sadler’s Wells, Maldonne è una creazione potente e coinvolgente, capace di parlare a tutte e tutti.
Ad Libitum Un dialogo vivo tra corpo e suono, che nasce e si trasforma davanti ai nostri occhil. una performance immersiva, fisica e sorprendente dove tutto accade qui e ora. Ispirato all’espressione latina “fino a sazietà”, Ad Libitum esplora il desiderio di creare, trasformarsi ed espandersi, mettendo in discussione il rapporto con le immagini e le influenze che ci attraversano. Per dare forma a un corpo in continua metamorfosi, Simon Le Borgne e Ulysse Zangs attingono a riferimenti visivi e sonori eterogenei, dalle arti classiche alla contemporaneità. In scena, i due artisti costruiscono un dialogo in tempo reale fondato sull’ascolto reciproco. Movimento e musica si intrecciano tra sincronie e contrasti: Zangs attraversa lo spazio attivando strumenti diversi – batteria, voce, sintetizzatore, chitarra – in relazione diretta con la danza di Le Borgne. Il suono si dissolve, lasciando emergere respiri, passi e vibrazioni del corpo; poi ritorna, fondendosi con il ritmo interno degli interpreti e del pubblico. Senza partecipazione diretta, chi guarda è coinvolto in modo sottile e profondo, diventando parte di un’esperienza condivisa, intima e sorprendente.
Michel – The Animals I am Un lavoro potente e necessario: Michel – The Animals I Am ridefinisce lo sguardo sul corpo e sulla scena, trasformando la danza in un gesto condiviso, politico e profondamente umano.Michel – The Animals I Am nasce dall’evoluzione de L’ANIMALE (2021), assolo creato e interpretato da Chiara Bersani nell’ambito del progetto Swans Never Dies, ispirato a La Morte del Cigno di Michel Fokine per Anna Pavlova. Nel 2022 l’assolo viene trasmesso a Veronica Tulli, dando avvio a un processo di trasformazione che attraversa spazi e contesti diversi. Nel 2024, grazie al LIFT Festival, prende forma una versione estesa, fino ad arrivare nel 2025 a una creazione corale: tre performer con disabilità condividono la scena, superando l’idea dell’artista come eccezione isolata. Il titolo rende omaggio a Michel Petrucciani, figura di riferimento per forza espressiva e libertà. Dando spazio a corpi diversi, lo spettacolo – coprodotto da Bolzano Danza nell’ambito del Progetto di rete RING –apre nuove possibilità di rappresentazione e relazione. La danza diventa così un atto collettivo che mette in discussione i modelli dominanti e invita a immaginare altre forme di presenza, più libere e inclusive.
Una celebrazione della danza a cielo aperto: ExtraDanza torna a trasformare Bolzano in un palcoscenico condiviso, dove incontrarsi, muoversi insieme e celebrare la forza della comunità. Un momento di incontro, esibizioni e condivisione aperto a tutte e tutti. Dopo il successo della prima edizione, torna nel 2026 ExtraDanza, il format ispirato al celebre 1 km de danse di Centre National de la Danse, ideato da Anouk Aspisi e Olivier Dubois in collaborazione con Südtiroler Kulturinstitut. Dalle ore 17.00, i Prati del Talvera diventano il cuore di questo progetto collettivo: un appuntamento aperto che invita a partecipare, osservare e incontrarsi. La danza esce dai teatri e abita lo spazio pubblico, trasformandolo in un luogo vivo e accessibile. Pensato come una festa per la città, ExtraDanza è uno spazio condiviso in cui persone di tutte le età possono ritrovarsi e celebrare insieme il piacere di danzare.
Ogni anno a luglio si svolge a Chiusa il tradizionale Gaudi Fest – la più grande festa della musica popolare dell'Alto Adige. L'inizio e l'apertura di questo evento ricco di atmosfera sono previsti per sabato alle ore 10.00. I gruppi musicali noti ben oltre i confini regionali, i costumi tradizionali originali e l’atmosfera unica del Giardino dei Cappuccini ai margini della città degli artisti rendono il GAUDI FEST ogni anno un evento davvero speciale, tanto che negli anni si è affermato come la manifestazione più grande del suo genere. PROGRAMMA: dalle ore 16:00: apertura ingresso dalle ore 18:30: Die Grubertaler dallo Zillertal dalle ore 20:30: Die Schürzenjäger Chiusura LIVE: DJ REALIZE Prezzi d’ingresso e biglietti: Biglietto Early Bird fino a fine aprile: € 23 Da fine aprile al 17 luglio 2026: € 25 Cassa serale: € 28 AFTERSHOW PARTY: Fino alle prime ore del mattino: GAUDI FEST 2026 OFFICIAL AFTERSHOWPARTY > BADHAUS14 - Chiusa!
Diptych Visionario, intenso, sorprendente: da una delle compagnie più acclamate della scena internazionale, un viaggio tra sogno e realtà, dove danza e teatro si fondono in un’esperienza immersiva e magnetica. Tra atmosfere da thriller psicologico e suggestioni cinematografiche, uno spettacolo costruito come un doppio racconto, frammentato e ipnotico, dove i personaggi si muovono tra ricordi, desideri e visioni, in un continuo slittamento tra realtà e immaginazione. DIPTYCH nasce dalla rielaborazione di due opere brevi create nel 2016 per Nederlands Dans Theater, successivamente adattate da Gabriela Carrizo (The Missing Door) e Franck Chartier (The Lost Room) per i danzatori della compagnia. Due ambienti, due storie: una camera d’albergo e un salotto borghese diventano scenari instabili, attraversati da presenze inquietanti e relazioni in bilico. Tra pavimenti mobili, porte che si aprono su spazi inattesi e dettagli sorprendenti la scena si trasforma in un luogo vivo e imprevedibile. Danza, musica e teatro si intrecciano dando forma a un’esperienza immersiva che cattura lo spettatore e lo accompagna in un universo sospeso, affascinante e perturbante.
Le Classique c'est chic! Una lezione di danza classica all’aperto, aperta a tutti: un invito a muoversi insieme, liberamente, e a riscoprire il piacere del corpo nello spazio, senza regole né giudizi. Una sorprendente lezione di danza classica en plein air per riappropriarsi, in modo gioioso, dello spazio pubblico e celebrare il valore della diversità. Le classique, c’est chic! è un’azione collettiva pensata per chiunque abbia voglia di mettersi in gioco: un’esperienza che si allontana dai codici più rigidi del balletto per restituire al corpo libertà e presenza. Senza specchi, senza giudizi, ogni partecipante è invitato a danzare a partire da sé, in una pratica accessibile, spontanea e aperta a tutte le età. Nato nel 2019, il progetto mette in discussione l’immaginario legato alla danza classica, alleggerendo la tecnica da un’estetica fine a se stessa per trasformarla in uno strumento di consapevolezza. Il corpo non è più qualcosa da adattare a un modello, ma un luogo da ascoltare, esplorare e valorizzare nelle sue possibilità. Questa pratica diventa così un gesto attivo di riconquista e risignificazione: un’azione condivisa che invita a prendersi cura di sé e degli altri. A partire da una tecnica spesso percepita come escludente, nasce un’esperienza inclusiva, capace di accogliere differenze e trasformarle in energia comune.
Le Classique c'est chic! Una lezione di danza classica all’aperto, aperta a tutti: un invito a muoversi insieme, liberamente, e a riscoprire il piacere del corpo nello spazio, senza regole né giudizi. Una sorprendente lezione di danza classica en plein air per riappropriarsi, in modo gioioso, dello spazio pubblico e celebrare il valore della diversità. Le classique, c’est chic! è un’azione collettiva pensata per chiunque abbia voglia di mettersi in gioco: un’esperienza che si allontana dai codici più rigidi del balletto per restituire al corpo libertà e presenza. Senza specchi, senza giudizi, ogni partecipante è invitato a danzare a partire da sé, in una pratica accessibile, spontanea e aperta a tutte le età. Nato nel 2019, il progetto mette in discussione l’immaginario legato alla danza classica, alleggerendo la tecnica da un’estetica fine a se stessa per trasformarla in uno strumento di consapevolezza. Il corpo non è più qualcosa da adattare a un modello, ma un luogo da ascoltare, esplorare e valorizzare nelle sue possibilità. Questa pratica diventa così un gesto attivo di riconquista e risignificazione: un’azione condivisa che invita a prendersi cura di sé e degli altri. A partire da una tecnica spesso percepita come escludente, nasce un’esperienza inclusiva, capace di accogliere differenze e trasformarle in energia comune.
Ensemble CUARTETO SOLTANGO - Ecos de Buenos Aires
I ClockClock arrivano in Italia con un unico appuntamento giovedì 16 luglio 2026 ai Giardini di Castel Trauttmansdorff di Merano. Il Trio tedesco electro-pop che ha accumulato successi in streaming con brani come "Sorry" e "Someone Else" dal loro ultimo album Dreamers. ClockClock rappresenta il suono di una nuova generazione pop: intenso, emozionale ed elettrizzante. Il trio formato dal cantante Bojan “Boki” Kalajdzic e dai produttori Mark Vonsin e Fabian Fieser unisce melodie accattivanti, ritmi travolgenti e testi sinceri – una musica che arriva dritta al cuore. Con brani come “Sorry”, “Someone Else” e “Over”, ClockClock ha conquistato le classifiche in pochissimo tempo e incanta dal vivo con un’energia che oscilla tra brividi e pura euforia. Una band che trasforma le emozioni in suono – moderna, autentica e piena di passione. PREVENDITA E INFO SUL CONCERTO Ingresso dalle 19.00 con possibilità di visitare i Giardini. Inizio concerto ore 21.00 Alle serate di concerto non si applicano né l'ingresso ridotto né il biglietto serale estivo; anche l'abbonamento e il mini abbonamento non danno diritto ad assistere al concerto. Non è previsto il rimborso dei biglietti in caso di maltempo. (Soggetto a modifiche) IMPORTANTE Nei giorni dei concerti i Giardini chiuderanno alle ore 18.00. I concerti delle Serate ai Giardini si svolgono nell'ambiente naturale dei giardini botanici, all'aperto e in qualsiasi condizione atmosferica. Si prega di notare che i posti a sedere per il pubblico sono scoperti e limitati. Non possiamo garantire un posto in tribuna. È possibile sdraiarsi con coperte da picnic sulle aree erbose intorno al laghetto. Ci sono alcuni angoli nascosti intorno al laghetto con una buona visibilità e un'ottima acustica. Solo il vostro rispetto per le piante e per il lavoro dei nostri giardinieri ci permette di ospitare il World Music Festival anno dopo anno. Vi preghiamo di portare con voi i vostri rifiuti o di smaltirli negli appositi contenitori. Non sono ammessi bottiglie in vetro.
Danses Vagabondes Un assolo magnetico e potente: Louise Lecavalier trascina il pubblico in un viaggio fisico e visionario, dove la danza diventa energia pura, libertà e trasformazione. Uno schermo grigio diventa bianco. Lo spettacolo ha inizio. Una figura appare: il corpo è teso, attraversato da un’energia febbrile, in un rituale che è insieme invocazione e vertigine. Da qui si apre un viaggio nel movimento, nel tempo e nella memoria, dove il corpo si fa archivio vivo di emozioni, tracce e tensioni. Icona della scena contemporanea, Louise Lecavalier attraversa il palco guidata da un desiderio profondo di libertà. Non segue regole, se non quelle che emergono dal suo stesso movimento. Questa tensione si traduce in un’energia luminosa, in continua trasformazione, capace di coinvolgere lo spettatore in modo diretto e quasi ipnotico. Si crea così uno spazio condiviso, in cui i percorsi interiori di chi guarda entrano in risonanza con quelli della performer. Ispirato a Écrits Vagabonds di Carlo Rovelli, lo spettacolo intreccia frammenti del passato con nuove spinte creative. Ogni gesto nasce dall’incontro tra istinto e precisione, tra abbandono e controllo. La danza diventa ricerca, attraversamento, scoperta. Nel silenzio e nel suono, Lecavalier si muove come una forza viva, dando forma a storie che non chiedono di essere spiegate, ma semplicemente vissute.
Il Combattimento di Tancredi e Clorinda + Microdanze Nel 1624 Claudio Monteverdi mette in musica un episodio della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso: due guerrieri si affrontano di notte senza riconoscersi, si feriscono a vicenda, e solo nell’ultimo respiro uno dei due scopre di aver ucciso la persona amata. Quattrocento anni dopo, il coreografo Philippe Kratz guarda la stessa scena e si chiede se siano davvero due persone a combattere, o una sola in lotta con sé stessa. Da questa domanda nasce uno spettacolo che mette insieme due danzatori e un solo cantante – che dà voce al narratore, a Tancredi e a Clorinda – un clavicembalo e uno spazio circolare dove i corpi si muovono come specchi. Una produzione del Centro Coreografico Nazionale/Aterballetto con il Teatro Regio di Parma e il Teatro Stabile di Torino.
SOPHIE PARDATSCHER clarinetto CHRISTIAN BERTONCELLO violoncello MAXIMILIAN TREBO pianoforte PROGRAMMA Ludwig van Beethoven (1770–1827) Trio in B-Dur für Klavier, Klarinette und Violoncello, op. 11 “Gassenhauer” 1. Allegro con brio 2. Adagio 3. Tema con Variazioni (“Pria ch’io l’impegno”: Allegretto) Carl Frühling (1868–1937) Trio in a-Moll für Klavier, Klarinette und Violoncello, op. 40 1. Mäßig schnell · Moderatamente veloce 2. Anmütig bewegt · Con grazia e movimento 3. Andante 4. Allegro vivace
Philipp Burger ist Sänger, Songwriter und Autor aus Südtirol. Bekannt wurde er als Frontmann der Deutschrock-Band Frei.Wild, mit der er ein großes Publikum im deutschsprachigen Raum erreicht. In seiner Autobiografie „Freiheit mit Narben. Mein Weg von Rechts nach Überall“ blickt er auf seine persönliche Entwicklung zurück und setzt sich mit Herkunft, Irrwegen, Brüchen und Neuanfängen auseinander. Dabei geht es auch um Verantwortung, Veränderung und den Blick auf den eigenen Lebensweg. Der Abend verbindet Gespräch und Musik: Gemeinsam mit seinem Gitarristen Mattia Mariotti bringt Philipp Burger ausgewählte Lieder live auf die Bühne. Moderation: Thomas Vonmetz Autobiografie: Freiheit mit Narben. Mein Weg von Rechts nach Überall. Riva Verlag, München 2023
Tanzcamp 2026 Con il team della Community Dance Academy Cari genitori, cari appassionati di danza, In nome del Collettivo Danza Alto Adige siete invitati al Tanzcamp 2026, una settimana estiva speciale all’insegna del movimento, della creatività e dell’ispirazione con il team della Community Dance Academy. Cosa ci aspetta? Varietà di stili – I partecipanti potranno cimentarsi in diversi stili di danza: balletto classico, danza contemporanea espressiva ed energico hip-hop. In questo modo si apriranno nuovi mondi di danza e molteplici fonti di ispirazione per i giovani. Lavoro creativo e sviluppo di scene – Insieme esploreremo come il movimento creativo possa raccontare storie. I partecipanti lavorano con creatività allo sviluppo delle proprie scene e imparano a utilizzare la danza come mezzo di espressione. Uno spettacolo teatrale originale – Il momento clou sarà la realizzazione di uno spettacolo di teatro-danza collettivo dal titolo Zwischen Welten – Incontro di mondi, che come di consueto verrà presentato alla fine della settimana: un’esperienza che metterà in luce sia i vari stili di danza sia la ricchezza di idee e la creatività del gruppo. Per chi è? Per tutte e tutti coloro tra i 9 e i 19 anni che abbiamo voglia di mettersi in gioco e di sperimentare con il movimento del corpo sul palco. Non è obbligatorio avere già frequentato corsi di danza. I numero di partecipanti è limitato a un massimo di 20, al fine di consentire un’esperienza personalizzata e una collaborazione tra tutti/e. Termine per l’iscrizione (fino ad esaurimento posti, posti limitati) La partecipazione sarà confermata con l’avvenuto pagamento della quota di iscrizione a favore di Collettivo Danza Alto Adige
Bolzano Danza - Tanz Bozen Un festival con due anime Da più di 40 anni la città di Bolzano nel mese di luglio si anima con appassionati di danza provenienti da tutta Italia, dall’area germanica, dal Lussemburgo, dalla Francia, dalla Svizzera e anche dagli USA che hanno l’opportunità di conoscere, studiare ed approfondire i vari stili della danza e di vedere le opere dei maggiori coreografi internazionali. I dati parlano chiaro: il numero dei frequentatori dei corsi è passato dai 96 iscritti del 1985 ai quasi 900 iscritti negli anni 2007 a 2012. Negli ultimi anni il numero di partecipanti si è assestato intorno a 750-800, mentre sono più di 400 i coreografi provenienti da 5 continenti del globo che si sono esibiti al festival nei vari luoghi che l’hanno caratterizzato negli anni. Grazie alla collaborazione tra Fondazione Haydn di Trento e Bolzano, ente organizzatore del settore performances, e Südtiroler Kulturinstitut, ente predisposto dal 2003 alla programmazione e al coordinamento dei corsi formativi in vari stili di danza e rivolti sia ad amatori che professionisti, la manifestazione ha segnato il passo verso un rapporto osmotico tra la pratica della danza e la sua fruizione culturale. In due settimane si terranno 80 corsi per adulti e 10 pacchetti Kids dedicati a bambini e ragazzi dai 5 ai 14 anni. 30 insegnanti prestigiosi di ballo provenienti da tutto il mondo e 8 musicisti trasformeranno Bolzano in una città danzante. I docenti di Bolzano Danza vengono selezionati soprattutto in virtù della loro preparazione a livello artistico e pedagogico. Nella programmazione dei corsi, pur garantendo una certa continuità, non si trascurano le esigenze di rinnovamento. Oltre agli insegnanti che da anni accompagnano il festival, ogni anno sono previste delle new entry che arricchiscono il programma con nuove proposte e nuovi stili di ballo. Ai vari livelli, non solo i progrediti, ma anche i principianti potranno seguire le lezioni dei professionisti della danza. Una grande parte dei corsi vengono supportati dalla musica dal vivo di straordinari musicisti. I punti di forza del programma dei workshop - La preparazione e la professionalità dei docenti - L’ampia gamma di stili di danza e gli allenamenti ispirati ai principi della salute e al mondo del benessere - L’apertura a 360° verso principianti e professionisti della danza - La musica dal vivo e gli eccellenti musicisti - Una gamma di corsi specificamente studiati per bambini - La cordialità che caratterizza il rapporto fra docenti e allievi - La città di Bolzano quale location accattivante per gli ospiti che arrivano dall’estero
Attore poliedrico dallo stile personalissimo, che porta sia sul palco, che in televisione, che al cinema. A cominciare dal ruolo di ‘sceneggiatore’ nella serie cult Borise nel successivo film, oltre alla saga Smetto quando voglio. Al cinema è presente anche in Nessuno mi può giudicare, Moglie e marito,La profezia dell’armadillo e Figli. In teatro il lungo sodalizio Mattia Torre, da In mezzo al mare, passando per Gola e altri pezzi brevi, fino a Qui e ora, poi trasmessi in TV nel 2022. Dal 2020 è volto di Propaganda Live su La7, con i suoi seguitissimi monologhi scritti prima da Torre e poi da Makkox. Dal 2021 è tra i protagonisti della serie tv Sky Original A casa tutti bene di Gabriele Muccino. Bibliografia recente: Il (vero) problema di questo paese, Solferino, 2025 Modera: Francesca Merz La prenotazione è valida fino a 10 minuti prima dell’inizio. Oltre tale orario, il posto sarà riassegnato.
JOHANNES HÖHN MATTEO BODINI RAPHAEL REPETTO ROLAND MITTERER PROGRAMMA C. M. von Weber: aus „Der Freischütz“, Jägerchor W. A. Mozart: da/aus „Die Zauberflöte“ KV 620, arie scelte·verschiedene Arien G. Donizzetti: da/aus „L’elisir d’amore”, Una furtiva lagrima W. A. Mozart: da/aus „Le nozze di Figaro“, Se vuol ballare L. v. Beethoven: Largo appassionato G. Verdi: da/aus „I Masnadieri”, Preludio G. Goltermann: 2 morceaux, Andante religioso, Moderato J. Brahms: Fünf Walzer G. Gershwin: Summertime C. Gardel: Por una cabeza S. Joplin: The Entertainer
Skymarathon Catinaccio Sciliar – long, hard, fantastic Lo Skymarathon Catinaccio Sciliar attraversa uno dei paesaggi più spettacolari del Patrimonio Mondiale UNESCO Dolomiti. Da San Cipriano si sale lungo sentieri stretti, ghiaioni ripidi, creste panoramiche e passaggi d’alta montagna come il Passo Principe, a 2.630 metri. Tutti e tre i percorsi richiedono resistenza, passo sicuro e la voglia di superare i propri limiti. L’unione di salite lunghe e dure, tratti tecnici e viste grandiose rende questa gara un’esperienza indimenticabile. Chi partecipa vive le Dolomiti nella loro forma più intensa: selvagge, impegnative e semplicemente fantastiche. I percorsi: • 46 km | ca. 3.000 m D+ Il giro completo su Catinaccio e Sciliar: un percorso lungo e tecnico, con ripide salite, passaggi impegnativi e panorami d’alta quota mozzafiato. • 36 km | ca. 2.000 m D+ Un percorso più compatto attorno al Catinaccio. Sentieri vari, scorci rocciosi impressionanti e tutta l’atmosfera autentica delle Dolomiti. • 16 km | ca. 800 m D+ (nuovo dal 2026) La variante corta che attraversa la Val Ciamin. Veloce, ripida e intensa – perfetta per chi cerca un percorso breve ma comunque esigente.
Ensemble UWAGA! - Time Machine: The Complete Story: Un viaggio attraverso la storia della musica
Wolfgang Ambros & The No. 1 vom Wienerwald Wolfgang Ambros è una delle voci più significative della musica austriaca. Da oltre cinquant’anni racconta, con stile diretto e autentico, storie e emozioni che hanno accompagnato generazioni in Austria e nell’area alpina. Considerato un pioniere del cantautorato in lingua tedesca, Ambros conquista con la sua presenza scenica e con canzoni che parlano con sincerità e forza. Accanto a lui sul palco ci sono The No. 1 vom Wienerwald, una band storica e affiatata che da anni ne definisce il suono caratteristico. Insieme creano un’atmosfera intensa e coinvolgente, capace di affascinare anche chi si avvicina per la prima volta al suo mondo musicale. Il programma “Best Of” riunisce i brani più rappresentativi della sua lunga carriera, riproposti con nuovi arrangiamenti e una grande energia. È l’occasione ideale per scoprire un artista che ha segnato la cultura musicale del suo Paese e che, con la stessa passione di sempre, continua a entusiasmare il pubblico. PREVENDITA E INFO SUL CONCERTO Ingresso dalle 19.00 con possibilità di visitare i Giardini. Inizio concerto ore 21.00 Alle serate di concerto non si applicano né l'ingresso ridotto né il biglietto serale estivo; anche l'abbonamento e il mini abbonamento non danno diritto ad assistere al concerto. Non è previsto il rimborso dei biglietti in caso di maltempo. (Soggetto a modifiche) IMPORTANTE Nei giorni dei concerti i Giardini chiuderanno alle ore 18.00. I concerti delle Serate ai Giardini si svolgono nell'ambiente naturale dei giardini botanici, all'aperto e in qualsiasi condizione atmosferica. Si prega di notare che i posti a sedere per il pubblico sono scoperti e limitati. Non possiamo garantire un posto in tribuna. È possibile sdraiarsi con coperte da picnic sulle aree erbose intorno al laghetto. Ci sono alcuni angoli nascosti intorno al laghetto con una buona visibilità e un'ottima acustica. Solo il vostro rispetto per le piante e per il lavoro dei nostri giardinieri ci permette di ospitare il World Music Festival anno dopo anno. Vi preghiamo di portare con voi i vostri rifiuti o di smaltirli negli appositi contenitori. Non sono ammessi bottiglie in vetro.
„Quirky Nightclub Chronicles“ A metà tra un club e una sala da concerti Chiunque sia passato almeno una volta per la Königsplatz di Monaco di Baviera avrà notato l’Arcisstraße, la via che quindici anni fa ha dato il nome all’Arcis Saxophone Quartet. Oggi, ben oltre i confini della “città cosmopolita dal cuore grande”, il quartetto è considerato uno degli ensemble classici più attivi al mondo. Che si trovino sulla cima più alta dell’Ecuador, in mezzo al deserto dell’Arabia Saudita, su una scogliera nell’Atlantico americano o nelle sale gremite della Philharmonie di Monaco e Berlino, i quattro sassofonisti si sentono a casa ovunque portino la loro musica. Si dedicano alla musica con spirito sperimentale, talento artistico e curiosità senza limiti. Per l’Arcis Saxophone Quartet, la musica è un parco giochi infinito. Versatili come pochi, mantengono sempre il loro sound unico e inconfondibile. Il programma “Quirky Nightclub Chronicles” porta l’atmosfera dei locali notturni più alla moda nella sala da concerto: ritmi travolgenti, sonorità fresche e storie avvincenti che restano impresse. Il tutto, ovviamente, con l’inconfondibile tocco di Arcis: arrangiamenti originali, interpretazioni potenti e un pizzico di eccentricità che permette non solo di ascoltare la musica classica, ma di sentirla vibrare in tutto il corpo. Una serata a metà tra club e sala da concerto, con influenze di musica classica, minimal e rock che sorprende e conquista non solo gli amanti del genere, ma anche chi cerca un’esperienza musicale fuori dal comune. Claus Hierluksch: sassofono soprano Bernardo Pereira: sassofono contralto Sonia Tcherepanov: sassofono tenore Jure Knez: sassofono baritono
„Hot fiddles from cool Finland“ Il folk che arriva dal nord Frigg, uno dei gruppi musicali finlandesi più affermati all’estero, si è guadagnato un posto di rilievo nella scena folk grazie a melodie travolgenti e gioiose e a una tecnica esecutiva impeccabile. Il nome della band, ispirato che rende omaggio alla dea nordica dell'amore e della fertilità, è legato a un genere unico: il "Nordgrass", che fonde il folk scandinavo con il bluegrass americano, conquistando il cuore il cuore degli appassionati di musica folk, world e classica. La band mette insieme i migliori musicisti folk finlandesi della loro generazione, tutti legati profondamente alla regione di Kaustinen, famosa per la tradizione violinistica inserita nel patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO. Formatisi alla prestigiosa Accademia Sibelius, hanno raggiunto una maturità e una perfezione artistica frutto di migliaia di concerti. L’energia e l’intesa tra violini, mandolino, chitarra e contrabbasso, unite a uno show vivace e coinvolgente, conquistano pubblico e stampa in tutto il mondo. Per loro, la musica folk è pura gioia di vivere e colonna sonora ideale per far ballare: i concerti dal vivo sono un vero uragano musicale! Alina Kivivuori: violino Esko Järvelä: violino Tero Hyväluoma: violino Petri Prauda: mandolino Topi Korhonen: chitarra Juho Kivivuori: contrabbasso
SJF Closing Party with DJ Ale Soul & Mr Pyson Cosa potrebbe concludere meglio l’edizione 2025 del Südtirol Jazzfestival Alto Adige di una festa dal vero sapore analogico? DJ Ale Soul e Mr. Pyson porteranno con sé la loro selezione più raffinata di 45 giri – per una serata all’insegna del soul, del beat travolgente, del sound garage più grezzo, dell’energia northern soul, delle vibrazioni surf, del rhythm & blues infuocato, dello ska giamaicano, del twist e del rock’n’roll. Artists DJ Ale Soul DJ Mr. Pyson
Questo gruppo, vincitore dell’Amadeus Award, proviene da Linz e Vienna e unisce virtuosismo musicale e una predilezione per performance prive di inibizioni. La loro musica è caratterizzata da melodie ingegnose, improvvisazione spericolata e groove disteso. Tra cura del dettaglio ed esplosioni di energia, la band crea un sound inconfondibile: un punto d’incontro tra pop e jazz capace di catturare subito il pubblico. Artists Andreas Holler (AT) - sax Philipp Wohofsky (AT) - keys Tobias Wöhrer (AT) - b Patrick Pillichshammer (AT) - dr
Shabnam Parvaresh e il suo Sheen Trio costruiscono un racconto sonoro denso, in cui jazz elettrificato, post-rock e melodie iraniane si intrecciano senza interruzioni. Il clarinetto basso guida l'ascolto come una voce narrante, ricca di sfumature e di un'intensità magnetica. Affiancato da chitarra e batteria, dà vita a tableaux stratificati che oscillano tra avanguardia e raffinata estetica folk: una musica che celebra la libertà e traduce la memoria in un presente vivo. Artists Shabnam Parvaresh (IR) - bcl, fx Ula Martyn-Ellis (AU) - guit Philipp Buck (DE) - dr
Quando il polistrumentista bavarese Matthias Schriefl incontra la Banda Musicale di Sciaves, con l'aggiunta di alcuni musicisti del suo progetto Brazilian Motion, l'imponente Forte di Fortezza si trasforma in un parco giochi musicale. Schriefl, eterno esploratore di mondi musicali, non propone un crossover addomesticato né un semplice spettacolo folkloristico, ma un manifesto sonoro che, con gusto, scardina la staticità delle tradizioni. Un dialogo musicale in cui i protagonisti, con un sottile ammiccamento e una notevole audacia esecutiva, dimostrano quanto la "Heimat" possa aprirsi al mondo. Info e registrazione per le escursioni Artists Matthias Schriefl (DE) - brass instr, acc Camila Ronza (BR) - voc, perc Bjarne Sitzmann (DE) - guit Jan Blikslager (DE) - db João Raineri (BR) - dr, perc
Sono 21,0975 i km della Mezza Maratona Alpe di Siusi, l’avvincente gara di corsa ad alta quota, che vede un massimo di 1000 atleti ed appassionati correre sui saliscendi dolomitici. Si tratta della 13° edizione di una entusiasmante sfida che negli anni precedenti ha visto tanti maratoneti e amanti dello sport raggiungere la regione dolomitica Alpe di Siusi, per vivere l’adrenalina della competizione. Lo scenario è davvero unico, inoltre il percorso si inerpica su un dislivello di 601 metri, raggiungendo i 2.200 metri nel suo punto più alto.
Chi ha detto che un batterista non possa essere una band intera? Con il suo progetto VAAGUE, Antoine Pierre spinge la batteria oltre ogni ruolo tradizionale. Senza loop né playback, campiona il proprio strumento in un sequencer live e crea mondi sonori in tempo reale. Il risultato è una performance fisica e travolgente, sospesa tra UK garage, drum & bass e post-dubstep: un live act ad alta intensità in cui l’istinto jazz incontra l’energia del club. Artists Antoine Pierre (BE) - dr
Professor Manfred Spitzer ist ein deutscher Psychiater, Neurowissenschaftler und Autor. Als langjähriger Professor für Psychiatrie wurde er einem breiten Publikum durch seine verständlichen und zugleich fundierten Darstellungen der Hirnforschung bekannt. In Büchern und Vorträgen verbindet er wissenschaftliche Erkenntnisse mit aktuellen gesellschaftlichen Fragen. In seinem jüngsten Werk richtet er den Blick auf die möglichen Auswirkungen von Mikroplastik auf das menschliche Gehirn und diskutiert deren Bedeutung im Spannungsfeld von Umwelt, Gesundheit und Lebensweise. Moderation: Patrick Rina Auswahl Veröffentlichungen: Digitale Demenz. Wie wir uns und unsere Kinder um den Verstand bringen. Droemer Knaur, München 2012 Cyberkrank! Wie das digitalisierte Leben unsere Gesundheit ruiniert. Droemer Knaur, München 2015 Die Smartphone-Epidemie. Gefahren für Gesundheit, Bildung und Gesellschaft. Klett-Cotta, Stuttgart 2018 Plastik im Kopf. Wie Mikropartikel unser Gehirn zerstören: Auf den Spuren einer unterschätzten Bedrohung. Droemer Knaur 2026
Con uno stile inconfondibile, le quattro musiciste di O.N.E. stanno scuotendo la giovane scena jazz polacca. Prima formazione strumentale interamente femminile del loro paese, il quartetto fonde eleganza lirica, energia free jazz, vitalità hip hop e un ethos slavo. I pluripremiati album One ed Entoloma sono una chiara presa di posizione contro ogni forma di compiacenza musicale. Artists Monia Muc (PL) - asax Kateryna Ziabliuk (UA) - p Kamila Drabek (PL) - db Patrycja Wybrańczyk (PL) - dr
Questo gruppo, vincitore dell’Amadeus Award, proviene da Linz e Vienna e unisce virtuosismo musicale e una predilezione per performance prive di inibizioni. La loro musica è caratterizzata da melodie ingegnose, improvvisazione spericolata e groove disteso. Tra cura del dettaglio ed esplosioni di energia, la band crea un sound inconfondibile: un punto d’incontro tra pop e jazz capace di catturare subito il pubblico. Artists Andreas Holler (AT) - sax Philipp Wohofsky (AT) - keys Tobias Wöhrer (AT) - b Patrick Pillichshammer (AT) - dr
Il trio, guidato dal pianista Felix Hauptmann, porta la sua cultura d'improvvisazione al Parkhotel Holzner. A 1.200 metri di altitudine, sotto un albero secolare, il "distillato compositivo dal ritmo organico" della formazione, come lo definisce la rivista Concerto, incontra tutta l'ampiezza del paesaggio alpino. Con un interplay fresco e comunicativo, l’ensemble esplora il confine tra struttura e libertà. In questo rifugio sopra Bolzano, i paesaggi sonori del trio sembrano fondersi con naturalezza nell'aria limpida di montagna. Supported by NICA artist development Artists Felix Hauptmann (DE) - p, comp Roger Kintopf (DE) - db Leif Berger (DE) - dr
Il quartetto belga Bodies si muove a cavallo tra elettronica dal vivo, jazz e alternative pop. I quattro musicisti intrecciano la diversità urbana di Londra con l'estetica libera dell'improvvisazione radicale statunitense, dando vita a una materia sonora densa, ruvida e viscerale. Ne risulta un gesto di liberazione collettiva, capace di trasformare la rabbia in energia positiva e di intendere la tenerezza non come una posa, ma come una forza consapevole e condivisa. Artists alejandra borzyk (ES/BE) - tsax, fx Camille-Alban Spreng (BE/CH) - synth, fx Mateusz Malcharek (PL) - b Elie Gouleme (FR) - dr
NUBU mette in scena un gioco tra diverse epoche, facendo incontrare rarità storiche come il serpentone e il flugabone con percussioni in pelle naturale e contrabbasso. In uno scenario arcaico e al tempo stesso moderno, la voce si presenta come un materiale elastico che si spinge oltre le convenzioni, trasformandosi in jodel e richiami. L'ensemble crea un folklore del tutto personale, una sintesi senza tempo e al contempo energica di jazz, folk e libera improvvisazione. Artists Elisabeth Coxall (FR) - serpent, lead voc Victor Auffray (FR) - flugabone, voc Thibaut Du Cheyron (FR) - trb, voc France Duclairoir (FR) - db, voc Guillaume Lys (FR) - perc
Questo gruppo, vincitore dell’Amadeus Award, proviene da Linz e Vienna e unisce virtuosismo musicale e una predilezione per performance prive di inibizioni. La loro musica è caratterizzata da melodie ingegnose, improvvisazione spericolata e groove disteso. Tra cura del dettaglio ed esplosioni di energia, la band crea un sound inconfondibile: un punto d’incontro tra pop e jazz capace di catturare subito il pubblico. Artists Andreas Holler (AT) - sax Philipp Wohofsky (AT) - keys Tobias Wöhrer (AT) - b Patrick Pillichshammer (AT) - dr Nilo (IT) - DJ set
Die Freilichtspiele Lana präsentieren vom 3.–28. Juli 2026 im Kapuzinergarten in Lana DIE WANDERHURE, ein Schauspiel nach dem gleichnamigen Roman von Iny Lorentz. Regie führt Thomas Hochkofler. Die Handlung spielt zwischen 1414 und 1418 in Konstanz anlässlich des dortigen Konzils. Bei Amtsantritt von König Sigismund stritten sich drei Päpste um die Herrschaft in der Kirche. Im Konzil von Konstanz sollte der König das Abendländische Schisma beenden mit dem klaren Auftrag, dass aus dem Konzil nur ein einziger Papst hervorgehen darf. Aber das ist nur der äußere historische Rahmen, in dem die Handlung des Theaterstückes eingebettet ist. Marie, die Tochter eines reichen Tuchhändlers, liebt Michel, ein gewöhnlicher Wirtssohn. Maries Vater hat aber ganz andere Pläne für seine Tochter: Die Frau von Rupert soll sie werden, dem Sohn des Reichsgrafen von Keilburg. Niemals! Stolz schmettert Marie dem ungeliebten Verlobten ihr Nein entgegen. Was sie nicht weiß: Sie und ihr Vater sind Opfer einer Intrige. Plötzlich wird Marie der Hurerei bezichtigt. Sie wird eingekerkert und vergewaltigt, kommt vor Gericht, beteuert ihre Unschuld und fleht vergeblich. Ihr Vater, der sie schützen will, wird ermordet, Marie wird am Schandpfahl fast totgeschlagen und dann aus der Stadt gejagt. Aber Marie ist zäh, sie überlebt und schwört Rache. Nichts wird sie davon abbringen, ihre Peiniger zu stellen. Nur als Prostituierte kann sie sich durchbringen, als „Hübschlerin“, als Wanderhure. Aber als Hure hat sie auch Macht, wenn sie geschickt ist und alle ihre Eigenschaften nutzt, ihre Schönheit, ihre Intelligenz und ihren Mut der Verzweiflung. Marie besitzt nichts mehr. Aber sie will alles: Über die Rache will sie zurück zu ihrer Würde. Zur Würde als Frau. Wird ihr dies gelingen?
Matthias Schriefl & Musikkapelle Schabs Quando il polistrumentista bavarese Matthias Schriefl incontra la Banda Musicale di Sciaves, con l'aggiunta di alcuni musicisti del suo progetto Brazilian Motion, l'imponente Forte di Fortezza si trasforma in un parco giochi musicale. Schriefl, eterno esploratore di mondi musicali, non propone un crossover addomesticato né un semplice spettacolo folkloristico, ma un manifesto sonoro che, con gusto, scardina la staticità delle tradizioni. Un dialogo musicale in cui i protagonisti, con un sottile ammiccamento e una notevole audacia esecutiva, dimostrano quanto la "Heimat" possa aprirsi al mondo. Artists Matthias Schriefl (DE) - brass instr, acc Bjarne Sitzmann (DE) - guit Jan Blikslager (DE) - db João Raineri (BR) - dr, perc Musikkapelle Schabs Conductor: Simone Rungger
Il trio guidato da Yann Joussein esplora la trance come esperienza fisica e sonora. Ritmi ripetitivi, vocalità sireniche, basso distorto e sintetizzatori ipnotici danno vita a un paesaggio musicale denso, sospeso e visionario. Tra frammenti melodici, pulsazioni elettroniche e suoni spettrali, i musicisti costruiscono una comunicazione libera e intuitiva, attraversando le loro architetture sonore con la sicurezza di improvvisatori esperti. Artists Luca Ventimiglia (FR) - synth, elec Olivia Scemama (FR) - b Yann Joussein (FR) - dr, comp
Il noto cantautore e multiinstrumentalista Francesco Gabbani ospite al Trento Summer Festival Prevendita biglietti: dal 5 marzo ore 12 in tutte le librerie Athesia e online su www.ticketone.it Trento: Radio Dolomiti, Promoevent FRANCESCO GABBANI L’estate 2026 regala ai fan di Francesco Gabbani un evento straordinario: il celebre cantautore sarà protagonista di un concerto unico a Trento, portando sul palco tutta la sua energia contagiosa e una scaletta ricca dei brani che hanno segnato la sua carriera. Dalla vittoria tra le Nuove Proposte al Festival di Sanremo 2016 con Amen fino al trionfo tra i Big nel 2017 con Occidentali’s Karma, Gabbani ha conquistato il cuore del pubblico italiano e internazionale con canzoni che uniscono leggerezza, ironia e profondità emotiva. La sua abilità da polistrumentista e la capacità di creare spettacoli coinvolgenti rendono ogni concerto un’esperienza indimenticabile, capace di emozionare e far ballare allo stesso tempo. Il live a Trento sarà un’occasione imperdibile per rivivere i grandi successi e scoprire le hit più recenti. I fan potranno ascoltare dal vivo i brani che hanno definito la sua carriera, arricchiti da arrangiamenti speciali, in un’atmosfera unica che trasformerà Piazza Fiera in un vero palcoscenico di emozioni. Un evento che promette di essere memorabile, un momento di musica e passione da condividere insieme a uno degli artisti italiani più amati degli ultimi dieci anni.
Ensemble ALUNA - Gamma ampia: racconti di viaggio trasformati in musica
von Luis Zagler – Inszenierung: Torsten Schilling Ein glanzvolles Ereignis steht bevor: Die feierliche Enthüllung eines neuen Wahrzeichens der Stadt zieht Pressevertreter aus aller Welt an. Doch dann entfaltet sich vor der eindrucksvollen Kulisse oberhalb der Gärten von Schloss Trauttmansdorff ein Schauspiel, das in den eleganten Kostümen der Belle Époque Historisches mit brennenden Fragen unserer Zeit verbindet. Poetisch, humorvoll und überraschend aktuell greift das Stück in der Inszenierung von Torsten Schilling brennende Gesellschaftsthemen auf – spannend, berührend und visuell eindrucksvoll. Tausende Besucher haben die Serie der Uraufführungen der Meraner Festspiele bereits gesehen. „Das Schweigen der Stadt“ ist die neunte Uraufführung in Folge. Festspielbesucher parken gratis auf den oberen Parkplätzen der Gärten von Schloss Trauttmansdorff. Einlass ab 19:00 Uhr mit Gastronomie. Beginn der Vorstellung um 21:00 Uhr.
Artists alejandra borzyk (ES/BE) - tsax, fx Camille-Alban Spreng (BE/CH) - synth, fx Mateusz Malcharek (PL) - b Elie Gouleme (FR) - dr
Diasilla traduce il profondo legame con le montagne di Fiuminata in un intenso dialogo tra tradizione e sperimentazione. Il progetto marchigiano fa incontrare strumenti a fiato e frequenze modulate elettronicamente, melodie tramandate e sonorità contemporanee. Tra atmosfere ambient minimaliste e strutture incisive, nasce un'atmosfera densa che unisce natura e uomo in una prospettiva moderna. Un incontro stratificato tra silenzio ed energia. Artists Matteo Paggi (IT) - trb, elec Matteo Stella (IT) - elec, sound design
Questa supergroup internazionale sfugge a ogni logica di categorizzazione. Texture elettroniche, spirito indie e disciplina classica si scontrano con l’energia cinetica della pista da ballo. Il quartetto fonde intense esplorazioni al sax, synth stratificati e groove trascinanti in un flusso sonoro travolgente. The Guardian ne sottolinea il suono audace, mentre Gilles Peterson definisce il risultato “assolutamente pazzesco”. Un manifesto attuale e vitale per il jazz di oggi. Artists Alex Hitchcock (UK) - sax Maria Chiara Argirò (IT) - p, synth Michelangelo Scandroglio (IT) - db Myele Manzanza (NZ) - dr
DAMIANO GRANDESSO sassofono soprano STEFANO PAPA sassofono contralto MASSIMILIANO GIRARDI sassofono tenore LIVIA FERRARA sassofono baritono PROGRAMMA METAMORPHOSIS Domenico Scarlatti, Sonate L. 439, L. 448, L. 232 Guillermo Lago, Ciudades -Montevideo -Addis Abeba -Sarajevo Maarten de Splenter, Milano Suite George Gershwin, Porgy and Bess Gioacchino Rossini, “Rossini per 4” Therry Escaich, Tango Virtuoso
Jazz contemporaneo come processo: quest’anno la Euregio Jazzwerkstatt è guidata dalla vocalist altoatesina Laura Zöschg, di base a Copenaghen. In una residency, Zöschg riunisce giovani musicisti e musiciste dell’Alto Adige, del Tirolo e del Trentino in un ensemble fuori dalle convenzioni. Tra libera improvvisazione e texture sperimentali, voce, fiati ed effetti cercano un’estetica capace di attraversare i confini. Un progetto che presenta la rete e lo scambio come ricerca sonora viva. Artists Laura Zöschg (IT) - voc, effects Chiara Chistè (IT) - voc Yvonne Moriel (AT) - sax, effects Ruth Goller (IT/UK) - b, voc Felix Nussbaumer (IT) - reed trumpet
Fiorella Mannoia a Trento come ospite del tanto atteso Trento Summer Festival Prevendita biglietti: da giovedí 5 marzo 2026 ore 12 in tutte le librerie Athesia e online su www.ticketone.it Trento: Promoevent, Radio Dolomiti FIORELLA MANNOIA CANTA FABRIZIO E IVANO ANIME SALVE La cantante italiana Fiorella Mannoia invita nuovamente i suoi fan a un viaggio musicale unico. Con “Fiorella canta Fabrizio e Ivano: Anime Salve” interpreta le più belle canzoni di Fabrizio De André e Ivano Fossati in modo inconfondibile ed emozionante – un omaggio a due delle voci più grandi della storia della musica italiana. Un tour nell’anno del trentesimo anniversario La tournée coincide con il trentesimo anniversario di “Anime Salve”, l’ultimo lascito creativo di De André, pubblicato nel 1996 insieme a Fossati. Dai brani indimenticabili di questo album – premiato con la Targa Tenco – ai più grandi successi ormai fusi con il repertorio di Fiorella, fino a nuove interpretazioni dei capolavori di entrambi gli artisti: “Fiorella canta Fabrizio e Ivano: Anime Salve” è più di un concerto – è un omaggio sentito a un patrimonio artistico e culturale che ancora oggi emoziona generazioni di appassionati di musica. Una serata di emozioni, ricordi e magia musicale attende il pubblico.
CALAIDO (ex The Emanias Project) propone una visione audace della fusion, lasciandosi alle spalle i cliché più rigidi del jazz. Il quartetto costruisce invece un sound coinvolgente, fatto di energia elettronica e ritmi complessi. Sassofono, pianoforte, basso e batteria si intrecciano in un flusso sonoro potente e trascinante. Una musica che trasforma la ricerca artistica in puro groove, in cui l'energia del momento incontra un'intensità sonora moderna. Artists Hendrik Marin (DE) - sax Max Jansen (DE) - keys Simon Henschen (DE) - b, synth Elias Prell (DE) - dr
Giunto alla sua quarta edizione, questo formato ideato dal festival fa del numero cinque una costante estetica: programmato per cinque anni consecutivi e articolato ogni anno in una performance di cinque ore, il progetto rivela una propria natura trascendentale. Al Sudwerk del Ca’ de Bezzi, il quartetto guidato dal bassista Lukas Kranzelbinder lavora insieme a tre danzatrici e danzatori per raggiungere una sorta di estasi collettiva: un rituale d’improvvisazione impavido che celebra l’energia sociale del momento. Artists Delphine Joussein (FR) - fl, fx, voc Lukas Kranzelbinder (AT) - db, guembri Johannes Schleiermacher (DE) - tsax, fl Simon Popp (DE) - dr Ceren Oran (TR) - dancer Jaroslav Ondruš (CZ) - dancer Dante Murillo (AT/CO) - dancer
Nabou Claerhout concepisce il jazz come un’arte dello spazio. Tra rigore compositivo e un groove naturale, la trombonista belga guida il suo quartetto verso un’apertura audace. Insieme alla sua band, crea una trama collettiva in cui i contrasti non vengono forzati, ma crescono in modo organico. È una musica che esplora le superfici e dà peso al silenzio. Una dichiarazione profonda e, al tempo stesso, di grande leggerezza. Artists Nabou Claerhout (BE) - tbn Gijs Idema (NL) - guit Trui Amerlinck (BE) - db Daniel Jonkers (NL) - dr
„Avanti Avanti“ Alpin Swing L’incontro di due virtuosi, l’unione delle loro forze creative: Diknu Schneeberger, chitarrista di gypsy jazz, e Christian Bakanic, ecclettico fisarmonicista. Protagonisti di spicco della scena musicale internazionale, insieme intraprendono un nuovo percorso caratterizzato dall'eccellenza tecnica e dalla creatività musicale. Inquadrarli in una categoria è impossibile! Schneeberger e Bakanic plasmano universi sonori distinti, in un campo di tensione tra il jazz gitano swingante, il groove balcanico infuocato, le melodie liriche e la forma compositiva della musica da camera, che prendono vita grazie alla loro spontaneità improvvisativa. Il loro album di debutto dal titolo “Avanti, avanti”, è sinonimo di una solida collaborazione sostenuta da Martin Heinzle al contrabbasso e Julian Wohlmuth alla chitarra ritmica. Con il suo frizzante "Alpin Swing", il quartetto incanta il pubblico sin dalle prime note. Nelle composizioni dei musicisti viennesi, emerge protagonista l'alternanza tra melodie orecchiabili e virtuosismo. Un mix ben riuscito di gypsy swing, jazz balcanico e nuova musica popolare fa vibrare il pubblico in un'atmosfera travolgente e al contempo delicata. Già dalle prime note è evidente: questo quartetto sa incantare il cuore e l'orecchio come pochi altri. Diknu Schneeberger: chitarra solista Christian Bakanic: fisarmonica Julian Wohlmuth: chitarra ritmica Martin Heinzle: contrabbasso
Paggi/Grossi - Silent Movie Live Score In collaborazione con il Bolzano Film Festival Bozen, che quest'anno ha dedicato un focus alla Catalogna, lo sguardo si rivolge a questa importante collezione della Filmoteca de Catalunya. Al centro della rassegna ci sono le opere di registi amatoriali che, con i loro film, hanno segnato una tappa significativa nella storia del cinema catalano. Le pellicole riflettono i cambiamenti sociali del periodo tra le due guerre, tra la fine degli anni Venti e l'inizio degli anni Trenta, spaziando tra avanguardia, documentazione e sperimentazione. Matteo Paggi e Andrea Grossi riportano in vita questo spirito pionieristico con una colonna sonora che spazia tra jazz, improvvisazione e musica ambient. Artists Matteo Paggi (IT) - trb, elec Andrea Grossi (IT) - db, elec
L’arpista Rafaëlle Rinaudo concepisce il suo strumento come un laboratorio di sperimentazione. Nel suo trio Spin & Spells, la compositrice fa interagire l’arpa elettrica con il ngoni dell’Africa occidentale e il sassofono. Ne nascono vortici densi e vitali, sospesi tra libera improvvisazione e primordiale energia rock: una danza trascendentale fatta di groove ipnotici e linee oniriche, insieme fisica e meditativa. Artists Raphael Quenehen (FR) - sax, perc Simon Winse (FR) - kamélé ngoni Rafaëlle Rinaudo (FR) - hp
Artists Fabrizio Rat Ferrero (FR) - synth Linda Olah (SE) - voc Isabel Sörling (SE) - voc
Artists Lorenz Widauer (AT) - tr Felix Elias Gutschi (AT) - rec Ferdinand Rauchmann (AT) - synth Maximilian Rehrl (DE) - b Paul Widauer (AT) - dr
Alle ore 20.30 ci sarà un aperitivo e la possibilità di fare una visita guidata della distilleria (in tedesco o inglese), senza prenotazione. Artists Raphael Quenehen (FR) - sax, perc Simon Winse (FR) - kamélé ngoni Rafaëlle Rinaudo (FR) - hp
„Avanti Avanti“ Alpin Swing L’incontro di due virtuosi, l’unione delle loro forze creative: Diknu Schneeberger, chitarrista di gypsy jazz, e Christian Bakanic, ecclettico fisarmonicista. Protagonisti di spicco della scena musicale internazionale, insieme intraprendono un nuovo percorso caratterizzato dall'eccellenza tecnica e dalla creatività musicale. Inquadrarli in una categoria è impossibile! Schneeberger e Bakanic plasmano universi sonori distinti, in un campo di tensione tra il jazz gitano swingante, il groove balcanico infuocato, le melodie liriche e la forma compositiva della musica da camera, che prendono vita grazie alla loro spontaneità improvvisativa. Il loro album di debutto dal titolo “Avanti, avanti”, è sinonimo di una solida collaborazione sostenuta da Martin Heinzle al contrabbasso e Julian Wohlmuth alla chitarra ritmica. Con il suo frizzante "Alpin Swing", il quartetto incanta il pubblico sin dalle prime note. Nelle composizioni dei musicisti viennesi, emerge protagonista l'alternanza tra melodie orecchiabili e virtuosismo. Un mix ben riuscito di gypsy swing, jazz balcanico e nuova musica popolare fa vibrare il pubblico in un'atmosfera travolgente e al contempo delicata. Già dalle prime note è evidente: questo quartetto sa incantare il cuore e l'orecchio come pochi altri. Diknu Schneeberger: chitarra solista Christian Bakanic: fisarmonica Julian Wohlmuth: chitarra ritmica Martin Heinzle: contrabbasso
Artists Matteo Paggi (IT) - trb, elec Lorenzo Simoni (IT) - asax Vittorio Solimene (IT) - p Andrea Grossi (IT) - db, elec Andrea Carta (IT) - dr
Artists Kit Downes (UK) - org
This concert is being performed as part of the "Jazz Migration #11" series established by AJC to support the professional development of new jazz groups. Artists Mélissa Acchiardi (FR) - dr, synth Vincent Duchosal (FR) - guit
Artists Anaïs Drago (IT) - vl Federico Calcagno (IT) - cl, bcl Max Trabucco (IT) - dr
Supported by Pro Helvetia, Schweizer Kulturstiftung Artists Louise Knobil (CH) - db, voc Chloé Marsigny (CH) - bcl Fabien Ghirotto (FR) - dr
Con il patrocino di UNI BZ, Facoltà di Design e Arti Artists Svetlana Marinchenko (RU) - synth Jo Beatdenker (DE) - guit, sampler Felix Henkelhausen (DE) - b Philip Dornbusch (DE) - dr
Artists Eivind Lønning (NO) - tr Eirik Hegdal (NO) - sax, bcl Ole Morten Vågan (NO) - db Gard Nilssen (NO) - dr
Nata a Napoli, si è laureata in Lettere nel 1996 all’Università Federico II. Ha lavorato nell’editoria scolastica, per poi insegnare italiano e latino al liceo “De Carlo” di Giugliano in Campania. Ha tenuto anche un laboratorio di scrittura per i ragazzi dell'Istituto penale per minori dell'isola di Nisida. Scrive fin da bambina ed esordisce nel 2012 conLa ricetta del cuore in subbuglio(Salani Editore). Tra le sue opere ancheCyrano dal naso strano(2017) illustrato da Luca Dalisi. Collabora anche con varie testate giornalistiche: Corriere del Mezzogiorno, la Repubblica, La Stampa, L'Espresso. Dai suoi libri sono stati tratti film (Il treno dei bambini) e spettacoli teatrali (Oliva Denaro). Bibliografia recente: Tanta ancora Vita, Torino, Einaudi 2025 Grande meraviglia, Torino, Einaudi 2023 Oliva Denaro, Torino, Einaudi, 2021 Il treno dei bambini, Torino, Einaudi, 2019 Cyrano dal naso strano, Milano, Albe, 2017 Modera: Mauro Sperandio La prenotazione è valida fino a 10 minuti prima dell’inizio. Oltre tale orario, il posto sarà riassegnato.
Artists Anaïs Drago (IT) - vl
Artists Håvard Wiik (NO) - p Ole Morten Vågan (NO) - b Håkon Mjåset Johansen (NO) - dr
Con ricco programma di supporto all’insegna della fragola: intrattenimento musicale mattutino con la banda musicale di Martello seguito da musica leggera al pomeriggio e degustazione di varietà di fragole. Giochi e divertimento per i più piccoli sono garantiti durante l‘ open day nel campo minigolf e nella palestra d‘ arrampicata. Festeggiate la fragola durante questa festa un po’ diversa in Val Martello. HIGHLIGHT: Incoronazione della Regina delle Fragole dell‘Alto Adige seguita dal taglio della grande torta di fragole.
Artists Sera Kalo (US) - voc, b Sofia Eftychidou (GR) - db Marius Max (DE) - sax Lukas Akintaya (DE) - dr
La pop-rock band italiana arriva a Trento Suonano live in Piazza Fiera – al popolare Festival a Trento Da un’idea di Gaetano Curreri, cuore e anima degli Stadio, nasce Io Sono Le Mie Canzoni: uno spettacolo che racconta una vita di musica attraverso le canzoni che hanno segnato intere generazioni. Sul palco con lui Roberto Drovandi e Andrea Fornili, storici componenti degli Stadio e compagni di un percorso artistico lungo oltre quarant’anni. Io Sono Le Mie Canzoni è uno spettacolo emotivo, potente, pieno di energia. Prevendita biglietti: da giovedí 5 marzo 2026 ore 12 in tutte le librerie Athesia e online su www.ticketone.it Trento: Promoevent, Radio Dolomiti
in collaboration with Leipziger Jazztage Artists Volker Heuken (DE) - vib Lukas Grossmann (DE) - org, synth Johannes Koch (DE) - dr
presented by Sparkasse Artists Goran Kajfes (SE) - tr Jonas Kullhammar (SE) - tsax, fl Per "Ruskträs" Johansson (SE) - bsax, fl Jesper Nordenström (SE) - keys Reine Fiske (SE) - guit Johan Berthling (SE) - eb Johan Holmegard (SE) - dr
Artists Svetlana Marinchenko (RU) - synth Jo Beatdenker (DE) - guit, sampler Felix Henkelhausen (DE) - b Philip Dornbusch (DE) - dr
AutorInnen in Meran - Claudia Michelsen liest Marlene Dietrich Sag mir, wo die Blumen sind… Claudia Michelsen liest Marlene Dietrich. Claudia Michelsen ist eine deutsche Schauspielerin mit langjähriger Erfahrung in Film, Fernsehen und Theater. In ihren Lesungen verbindet sie schauspielerische Präzision mit eindringlicher Erzählkraft. Für diese Veranstaltung liest sie aus der Biografie von Marlene Dietrich und zeichnet das vielschichtige Porträt einer außergewöhnlichen Frau: Filmikone und Diva, zugleich widersprüchlich, modern und kompromisslos. Die Lesung beleuchtet ein Leben zwischen Weltruhm und Selbstzweifel, zwischen gesellschaftlichen Konventionen und radikaler Eigenständigkeit – und eröffnet einen eindringlichen Zugang zu einer Persönlichkeit, die bis heute fasziniert. Auswahl biografischer Werke zu Marlene Dietrich: Dietrich, Marlene: Ich bin, Gott sei Dank, Berlinerin. Ullstein Verlag 1987 Riva, Maria: Meine Mutter Marlene. Bertelsmann 1992
Nell’ambito del Foto Forum Festival vi invitiamo alla finissage del festival e Summer Fest. Un’occasione per festeggiare insieme la chiusura del festival e trascorrere una serata speciale. Vi aspettano un DJ set, drink rinfrescanti e un’atmosfera rilassata. Saremo felici di celebrare con voi l’estate e la fotografia!
IVO CREPALDI violino ANDREA FERRONI violino ALEXANDER MONTEVERDE viola IVO BRIGADOI violoncello PROGRAMMA Ludus Quartet - Dr. David Gruber Nikos Betti: Arrangiamenti per quartetto d’archi Musica e astronomia in dialogo Gustav Holst - The Planets, Suite op. 32 Earth Moon Venus, the Bringer of Peace Mercury, the Winged Messenger Sun Jupiter, the Bringer of Jollity Saturn, the Bringer of Old Age Uranus, the Magician Neptune, the Mystic Mars, the Bringer of War Earth
Artists Nicolò Ricci (IT) - sax Francesco Diodati (IT) - guit Ruth Goller (IT/UK) - b, voc Giovanni Iacovella (IT) - dr, elec
Artists Kjetil Møster (NO) - sax Sissel Vera Pettersen (NO) - sax, voc Per "Texas" Johansson (SE) - sax Thomas Johansson (NO) - tr
La quotidianità si sente, appare, ha un sapore, un odore e un suono diversi per ciascuno di noi. La scrittura diaristica, la fotografia e il film sono modi per registrare ciò che vediamo, sentiamo e percepiamo, ed esprimere una visione personale attraverso ciò che scegliamo di mostrare o di omettere. Questo workshop esplora il rapporto tra testo e immagine attraverso un approccio diaristico, ispirandosi al lavoro di scrittori e artisti come Maggie Nelson, Anne Carson, Kate Zambreno, Teju Cole, Moyra Davey, Sophie Calle, Duane Michals e Nan Goldin. Attraverso letture, discussioni ed esercizi di scrittura basati sul diario, lavoreremo con la materia grezza delle nostre vite, esplorando come parole e immagini si intrecciano, coesistono e rispondono l’una all’altra. Il workshop è aperto a tuttə, sia a chi sta già lavorando a un progetto sia a chi è agli inizi. La sera si terrà un open mic organizzato da Sidewalk Bolzano e Zelig, con un’attenzione particolare a letture o proiezioni che combinano immagine e testo. Il workshop prende ispirazione da images evoke words evoke images, un progetto fotografico diaristico sviluppato da Nicole Fersko nel marzo 2020. Il progetto si é trasformato in una pubblicazione in collaborazione con Camilla Angolini. La pubblicazione vera presentata per la prima volta durante l’evento. Nicole Fersko è facilitatrice di scrittura e autrice di memoir, la cui pratica si concentra sulla scrittura diaristica e sulla fotografia analogica. Ha conseguito un Master in Creative Writing and Education presso Goldsmiths, University of London. Ha sviluppato una passione per la fotografia in camera oscura attraverso corsi presso l’International Center of Photography (ICP). Attraverso la sua pratica di scrittura e la ricerca pedagogica, ha condotto diversi workshop di scrittura creativa in istituzioni e spazi culturali a Londra, Trento e Bolzano. Attualmente lavora come mediatrice artistica presso Museion, dove ha co-creato Museion Ink, un programma che esplora l’arte attraverso la scrittura creativa. Nel 2018 ha fondato Sidewalk Trento e Sidewalk Bolzano, le prime comunità open mic a Trento e Bolzano – spazi aperti e multilingue in cui chiunque può condividere il proprio lavoro attraverso diverse forme artistiche. Luogo: Foto Forum Lingua (Open mic): italiano, tedesco, inglese Aperto a tutti i livelli di esperienza Quota del workshop: tessera annuale Foto Forum €15 Iscrizione: info@foto-forum.it, +39 366 904 3610
Opening Night Afterparty with Elektro Guzzi + ALPI Artists Elektro Guzzi Bernhard Hammer (AT) - guit Jakob Schneidewind (AT) - b Bernhard Breuer (AT) - dr ALPI Daniele Alessi (IT)
AutorInnen in Meran - Was kommt nach dem Patriarchat? Gertraud Klemm im Gespräch Gertraud Klemm ist eine österreichische Schriftstellerin und Essayistin. Nach einem Studium der Biologie arbeitete sie zunächst in der Forschung, bevor sie sich ganz dem Schreiben widmete. Mit ihren Romanen und Essays hat sie sich eine markante Stimme der Gegenwartsliteratur erarbeitet. Pointiert, scharf und oft mit feinem Humor beleuchtet sie gesellschaftliche Machtverhältnisse, Rollenbilder und feministische Fragestellungen. An diesem Abend spricht sie darüber, wie unsere Gesellschaft gerechter und freier gedacht werden kann – und welche Wege dorthin führen. Moderation: Julia Aufderklamm Auswahl Veröffentlichungen: Erbsenzählen. Literaturverlag Droschl 2017 Hippocampus. Kremayr & Scheriau 2019 Einzeller. Kremayr & Scheriau 2023 Abschied vom Phallozän. Matthes & Seitz Berlin 2022
Supersonic Drummers Artists Håkon Mjåset Johansen (NO) - dr Hans Hulbækmo (NO) - dr Gard Nilssen (NO) - dr Gard Nilssen’s Supersonic Orchestra Artists Eirik Hegdal (NO) - sax Per "Texas" Johansson (SE) - sax Kjetil Møster (NO) - sax Sissel Vera Pettersen (NO) - sax Maciej Obara (PL) - sax André Roligheten (NO) - sax Thomas Johansson (NO) - tr Goran Kajfes (SE) - tr Erik Johannessen (NO) - trb Guro Kvåle (NO) - trb Petter Eldh (SE) - db Ole Morten Vågan (NO) - db Ingebrigt Håker Flaten (NO) - db Håkon Mjåset Johansen (NO) - dr Hans Hulbækmo (NO) - dr Gard Nilssen (NO) - dr Jørgen Brenndhovd (NO) - sound
Unternehmer und Kunstmäzen Ferdl Pörnbacher und seine Frau Maria laden zu ihrem 10. Hochzeitstag Freunde ins Haus. Nach und nach treffen der Rechtsanwalt Bert von Wiese mit Frau Barbara, Steuerberater Lorenz Hofmayr und seine Frau Margit, der Psychiater Peter Notnagl mit Frau Antonia und Bürgermeisterkandidat Franco Corradini mit Lebensgefährtin Anika bei den Gastgebern ein. Doch statt einer Feier finden die Geladenen den Hausherrn mit einer Schussverletzung vor und Maria ist verschwunden. Alles deutet auf einen Selbstmordversuch des Gastgebers hin. Um einen Skandal zu vermeiden, versuchen die Gäste die vermeintliche Wahrheit zu vertuschen, was zur Folge hat, dass immer wildere Spekulationen gewährt von allerlei Gerüchten und Affären die Runde machen. Der eigens engagierte Musiker und Alleinunterhalter Ramon Moser sowie zwei übereifrige Polizistinnen tragen auch nicht wirklich zur Klärung der undurchschaubaren Situation bei. In einem rasanten Chaos aus Missverständnissen verstricken sich alle immer tiefer in ihre eigenen Ausreden, bis sich die Situation auf überraschende und komische Weise auflöst. Auf der Bühne Georg Kaser als Bert von Wiese Miriam Kaser als Margit Hofmayr Josef Lanz als Peter Notnagl Ingrid Lechner als Antonia Notnagl Joachim Mitterutzner als Lorenz Hofmayr Fabian Mutschlechner als Franco Corradini Anna Oberrauch als Anika Corradini Doris Pigneter als Barbara von Wiese Ingo Ramoser als Ramon Moser Patrizia Solaro als Polizistin Mariangela Sabine Weissenegger als Polizistin Erika Regieteam Regie Lukas Lobis Autor Neil Simon Adaptiert für den Tschumpus Brixen von: Lukas Lobis Regieassistenz Sabine Weissenegger
Per i musicisti e i gruppi che partecipano al Südtirol Jazzfestival Alto Adige suonare non significa solo raggiungere ardite vette musicali, ma anche scalarle nel vero senso della parola, portandosi in spalla gli strumenti per dare vita a concerti d’alta quota in contesti paesaggistici straordinari. Ma è tutto il festival che ama arrampicarsi su vie ancora inesplorate, procedendo a tastoni su terreni accidentati con l’obiettivo dichiarato di scoprire nuovi paesaggi sonori. Scorrendo il cartellone del Südtirol Jazzfestival Alto Adige si capisce subito che i termini mainstream e auditorium sono in via d'estinzione. Qui dominano i contrasti e le simbiosi artistiche, le location che non ti aspetti e le sonorità inesplorate; qui gli aggettivi preferiti da musicisti e organizzatori sono: sconosciuto, inaudito e imprevedibile. Nel corso delle varie edizioni in Alto Adige ci hanno raggiunto centinaia di artisti - dai nomi più prestigiosi della scena internazionale ai giovani talenti arrivati da tutto il mondo. Il Südtirol Jazzfestival Alto Adige è nato nel lontano 1982 con il nome di “Jazz Summer”, per poi diventare qualche anno dopo “Jazz & Other”. Nelle prime edizioni i concerti si svolgevano solamente a Bolzano, poi man mano il Festival ha invaso tutti gli angoli dell’Alto Adige arrivando persino a uscire dai confini provinciali. Qui la premiere non è l’eccezione ma la regola: tantissimi progetti artistici infatti vedono la luce in Alto Adige e spesso sono destinati, per composizione e location, a rimanere eventi irripetibili. Durante il Festival un’intera regione si trasforma in palcoscenico, e la musica jazz diventa parte integrante del paesaggio. Le note risuonano nelle città e nelle valli, in montagna e in pianura, in riva a fiumi e laghi, in piazze e strade, parchi e castelli, alberghi e stabilimenti industriali. Ambienti urbani e rurali, pareti rocciose e malghe, eccellenze culinarie e musiche accattivanti fanno della kermesse altoatesina un evento unico. Il Südtirol Jazzfestival Alto Adige inizia, come da tradizione, l’ultimo venerdì di giugno per concludersi la prima domenica di luglio. Qualche numero significativo: 10 giornate di festival, più di 50 concerti, oltre 30 diverse location, più di 150 artiste e artisti provenienti da tutti gli angoli del pianeta.
Ensemble MAXJOSEPH - NAU: Alpenfusion: folk, jazz and traditionals from the Alps
„NAU“ Musica popolare in nuove sfumature sonore Fisarmonica stiriana, violino, chitarra e tuba: i quattro talentuosi musicisti dei Maxjoseph intrecciano con raffinata maestria cameristica un tessuto musicale vivace, con un’eleganza e una leggerezza sorprendenti per un contesto di musica popolare. Nelle improvvisazioni emerge il jazz, nell’intesa perfetta si avverte la formazione classica e, nei tanti echi, si intravede l’ampio orizzonte di quattro cittadini del mondo. La musica dei Maxjoseph non è solo una sintesi tra colto e popolare, antico e moderno, musica folk e musica classica: è un chiaro invito a un dialogo in cui i confini sfumano durante il quale però si rimane radicati e legati alla propria terra d'origine. "NAU" è il titolo dell'ultimo album e del programma della band: una musica di cui si sentiva la mancanza non solo in Baviera, ma ben oltre i suoi confini. Un sound leggero e seducente, ricco di idee straordinarie e innovative che rompe gli stereotipi e reinventa la musica popolare in chiave completamente nuova. Georg Unterholzner: chitarra Andreas Winkler: fisarmonica Nathanael Turban: violino Florian Mayrhofer: Tuba
„Crossroads“ Fiati scintillanti "La serenità tirolese incontra il temperamento italiano": questo è probabilmente il modo migliore per descrivere i Bozen Brass, uno degli ensemble di ottoni più creativi e versatili del panorama locale. In 35 anni, il quintetto classico di ottoni si è trasformato in una formazione di sei elementi, il cui sound inconfondibile è stato arricchito per anni dalla voce e dall'uso di vari strumenti non-ottoni. I concerti dei Bozen Brass non seguono un’unica direzione: sono stilisticamente aperti, variopinti e ricchi di prospettive sorprendenti. Con il programma “Crossroads”, l’ensemble conduce verso quei punti di incontro musicali in cui la musica classica incrocia il jazz, l’Oberkrainer si imbatte nei groove contemporanei e il tradizionale si intreccia con l’inaspettato. “Crossroads” punta volutamente sui contrasti e sull’incontro: la raffinata eleganza del linguaggio sonoro classico, la libertà e il respiro del jazz, il radicamento della musica popolare e l’energia tipica dei Bozen Brass. Ogni brano sviluppa un suo profilo. La drammaturgia d’insieme dà vita a un viaggio attraverso spazi musicali diversi. Anton Ludwig Wilhalm: tromba Robert Neumair: tromba, fisarmonica, arrangiamenti Martin Psaier: trombone Manuel Goller: tromba, flicorno basso Benjamin Premstaller: corno Michael Engl: Tuba
"A run through magical nature" MOUNTAIN TRAIL - 17,7 KM / 950 M Ti piace correre e vorresti per una volta competere con gli altri? Il Ratschings Mountain Trail è un evento podistico per tutti. Con una lunghezza di 17,7 chilometri e un dislivello di 950 metri, il percorso può essere affrontato da tutti gli atleti ragionevolmente preparati. Anche tu puoi partecipare! MOUNTAIN TRAIL STAFFEL - 8 KM / 9,7 KM Sei un giocatore di squadra a cui piace correre in gruppo? Naturalmente c’è anche la possibilità di completare la distanza del Ratschings Mountain Trail come staffetta di due persone. Preparatevi insieme e partecipate come una squadra! SKY TRAIL - 27,0 KM / 1.610 M Se cercate una sfida, il Ratschings Sky Trail è quello che fa per voi. Il Ratschings Sky Trail è lungo 27 chilometri e comporta non solo 1610 metri di salita e 1050 metri di discesa, ma anche l’attraversamento del passo Jaufen.
Iván Vescovo Argentina / 2024 / 88' / Anteprima italiana Iñaki Mazza è un campione olimpico di BMX e ha vinto la sua prima medaglia all'età di diciotto anni. Tuttavia si ritira appena ventunenne, in conflitto con il mondo dello sport e in crisi con se stesso. Senza una direzione chiara, la sua vita subisce una svolta quando la sua compagna, Abyss, gli invia un messaggio da un centro di riabilitazione di Ushuaia; Iñaki decide di rimettersi in sella alla sua bicicletta e di attraversare la Patagonia argentina per raggiungerla sfidando ciò che di ostile e meraviglioso c’è nel suo Paese sconfinato. Lingua: Spagnolo Sottotitoli: Italiano, Inglese
Electric music for all generations Go electric! Per la prima volta, Castel Mareccio sarà la cornice di un’edizione speciale delle FESTEmusicali interamente dedicata alla musica elettronica. L’evento invita gli appassionati di tutte le età a trascorrere una giornata e una serata tra le affascinanti mura del castello. Il programma avrà inizio nel pomeriggio con musica elettronica nel cortile interno e l’allestimento di vari stand nell’area esterna. La sera, “I Piccioni” terranno un concerto in piedi, invitando il pubblico a ballare e cantare insieme sulle note della loro musica folk. La serata si concluderà con l'esibizione di “tāʾômâ”, musicista che unisce musica elettronica e didgeridoo dal vivo. Ingresso libero programma: ore 15-17: DJ Rumble Quartett ore 17-18.30: VEROVASKO (DJ) ore 19-20.30: I Piccioni ore 21-22.30: tāʾômâ
I passi dolomitici come li vorresti sempre. Un giorno di festa lungo i passi che hanno fatto la storia del ciclismo. Tra Valparola, Falzarego e Campolongo, questa giornata di autentica gioia celebra chi ama pedalare senza l’assillo del traffico motorizzato. Una manifestazione ciclistica non competitiva, ad accesso gratuito e adatta a ciclisti di ogni livello lungo le strade che collegano le valli ladine dell’Alta Badia, Livinallongo e Ampezzo. In bici da corsa, mountain bike, e-bike, tandem, velocipidi d’epoca e biciclette con carrello porta-bimbi, ognuno è libero di pedalare come vuole e in santa pace. Un sabato speciale, su e giù per i passi dolomitici! Si può chiedere di più? Il Dolomites Bike Day è un evento non competitivo, gratuito e con libero accesso a tutti i ciclisti di ogni livello. Dalle ore 09:00 alle ore 15:00, i passi Campolongo, Falzarego e Valparola saranno chiusi al traffico e così riservati agli amanti delle due ruote. Un anello di 51 km che ognuno può scegliere come fare, in base a condizione e capacità. Il senso di marcia consigliato è quello antiorario, e nonostante la chiusura delle strade, si raccomanda di prestare attenzione alle regole del codice della strada al fine di godere in totale sicurezza dell’evento.
Alvaro Soler live a Glorenza – atmosfera estiva garantita! Alvaro Soler porterà vibrazioni mediterranee tra le storiche mura di Glorenza, con successi come „El mismo sol“, „Sofía“ e „La cintura“. Preparati a tanta energia positiva, ritmi coinvolgenti e una vera atmosfera estiva! I biglietti sono disponibili online su www.venosta-festival.com (I bambini fino a 12 anni possono partecipare solo accompagnati da un adulto.) I biglietti non sono nominali e non sono rimborsabili! Dopo eventi di spicco come Herbert Pixner & The Italo Connection, Beatrice Egli e LaBrassBanda, ci attende un altro appuntamento imperdibile. Le associazioni del Comitato dei Portici di Glorenza offriranno specialità regionali, accompagnate da un programma collaterale vario e interessante. Partecipa anche tu e vivi una serata estiva indimenticabile!
Moderato da Elisabeth Tauber In collaborazione con unibz, Scripps College Made Ground è un compendio del lavoro site-specific delle artiste Shona Kitchen e Aly Ogasian su “Grey Island”, un’isola artificiale condivisa dal Kennedy Space Center della NASA e dal Merritt Island National Wildlife Refuge. Collocato tra il progressivo venir meno dell’ottimismo della corsa allo spazio e le attuali incertezze climatiche e politiche, il progetto riflette sui paesaggi artificiali modellati da storie stratificate e spesso contraddittorie. Mescolando momenti di assurdità a un senso di speranza discreta, Made Ground prende in considerazione la persistenza della vita in un mondo sempre più fragile. NO WAY BACK – Prelude di Damian White Il cambiamento climatico sembra richiedere che ci adattiamo alla prospettiva di mondi socio-ecologici segnati da una quasi permanente instabilità. Le strategie di mitigazione e adattamento climatico, come osserva Cameron Tonkinwise, dovranno essere iterative e continue, da ripensare ancora e ancora. Con ogni aumento progressivo della temperatura globale, ci troviamo proiettati in mondi ibridi e perturbanti e in dinamiche instabili e in continuo mutamento, per le quali disponiamo di poche mappe di orientamento. Una risposta a questa situazione, da parte della classe globale dei miliardari, è seguire Elon Musk e prepararsi a costruire un Elysium su Marte. Le artiste e “sci-art cosmonauts” Ogasian e Kitchen propongono invece un’altra via: invece di prepararsi ad abbandonare la nave, suggeriscono di restare e di concentrare le nostre energie tra scienza e arte nel mappare e archiviare i nuovi spazi perturbanti e i paesaggi alieni che emergono ai margini dell’Antropocene. Shona Kitchen & Aly Ogasian Come duo collaborativo, la loro pratica è basata sulla ricerca ed è spesso site-specific. I progetti più recenti offrono una nuova prospettiva sulle nozioni di esplorazione e spedizione nel XXI secolo. I loro metodi di indagine rivelano una sottile ironia: osservano il mondo con curiosità, utilizzando processi di scoperta che appaiono al contempo assurdi e ironici. Il loro obiettivo è rendere visibili nuovi territori micro e macroscopici, far emergere storie nascoste e riportare alla luce conoscenze dimenticate. Libro: Shona Kitchen e Aly Ogasian Testi: Charlie Hailey, Damian White e le artiste Progetto grafico: Ji Kim Pubblicato da Krisis Publishing Luogo (Book Launch): Foto Forum Lingua: inglese
Invito al Simposio Internazionale: La Via Claudia Augusta quale potenziale Patrimonio Mondiale UNESCO Gentili Signore, Egregi Signori, Il Comune di Lagundo e l’organizzazione Via Claudia Augusta Trans-Europa hanno l’onore di invitarVi a partecipare a un simposio internazionale volto alla presentazione e all’approfondimento di una possibile candidatura della Via Claudia Augusta alla Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, in conformità alla Convenzione per la tutela del patrimonio culturale e naturale mondiale. Sin dall’antichità, la Via Claudia Augusta ha costituito un asse strategico di connessione tra regioni, contesti culturali e sistemi politici nell’area alpina. La sua eccezionale rilevanza storica e culturale a livello europeo rende auspicabile la promozione di un percorso di valorizzazione e tutela, fondato su una cooperazione transnazionale strutturata e duratura. Nel corso del simposio saranno affrontati, in particolare, i seguenti temi: - L’analisi del valore storico-culturale della Via Claudia Augusta in prospettiva UNESCO; - L’esame dei requisiti, delle opportunità e delle criticità connesse a un processo di candidatura transnazionale; - La verifica del sostegno istituzionale a livello regionale, provinciale, nazionale e dei Länder; - Il rafforzamento del dialogo e della cooperazione tra istituzioni, comunità scientifica, operatori culturali e società civile. L’incontro è concepito come uno spazio di confronto aperto e inclusivo, nonché come possibile avvio di un percorso condiviso di lungo periodo, senza implicare alcuna decisione preventiva.
Ensemble RAJATON - La voce non conosce confini
LAURA COCCO tromba SOFIA ADINOLFI pianoforte PROGRAMMA Alexander Goedicke (1877-1957): Concert Etude Arthur Honegger (1892-1955): Intrada H 193 Robert Schumann (1810-1856): da/aus Davidsbündlertänze 1. Lebhaft 2. Innig 3. Mit Humor Francois Rauber (1933-2003): Concerto En 4 Mouvements Johannes Brahms (1833-1897): da/aus Klavierstücke Op.118 Intermezzo N.2 in la maggiore- in a dur Henri Tomasi (1901-1971): Triptyque E. Satie (1866-1925): Gymnopedie N. 3 Thorvald Hansen (1847-1915): Sonata for cornet and piano Op. 18 Maurice Ravel (1875-1937): da valses nobles et sentimentales N.1, Modéré N.3 Modéré
Beats, performance e arte al Summer at NOI: cinque serate estive, cinque collettivi culturali. Aperto a tutti, ingresso libero. Il 18 giugno, il collettivo culturale Zeitgeist porta in Piazza la cultura elettronica underground e le performance dal vivo: nasce così uno spazio ibrido in cui musica, movimento e universi visivi si intrecciano in un’esperienza immersiva e piena di energia. DJ set fluidi e suoni sperimentali si mescolano a canzoni dal vivo, mentre la fittizia maratona ciclistica “Il giro” intreccia acrobazia e commedia. Le immagini di Moons of Mercury e gli impulsi di PERFAS arricchiscono la serata con prospettive artistiche e sociali. Tra luci, proiezioni e un design di ispirazione industriale, la cultura elettronica diventa fisicamente percepibile – oltre che musica da ascoltare. In caso di pioggia, la natura ringrazierà – e noi troveremo un altro giorno per ballare insieme!
Creare e comunicare la regione attraverso i media Workshop internazionale Programma Partendo dall’idea che le regioni, in quanto costruzioni sociali, siano mutevoli sia nei loro confini spaziali che nelle loro attribuzioni, questo workshop analizza il ruolo dei media nei processi di formazione delle regioni. Infatti, i significati attribuiti a una regione specifica, per poter diventare efficaci, devono essere comunicati, stabilizzati e perpetuati – e i media, in quanto strumenti di acquisizione e interpretazione della realtà, contribuiscono in modo determinante in questo senso. Il workshop vedrà la partecipazione di 15 relatori e relatrici che analizzeranno l’impatto di vari media come la TV, la radio, la fotografia, la cartografia, i film amatoriali, i giornali ecc. su diversi spazi regionali. Il workshop è aperto al pubblico. Lingue del workshop: Tedesco e italiano con traduzione simultanea. L'iniziativa è frutto di una collaborazione tra “Geschichte und Region/Storia e regione”; Centro di Storia regionale; first-Forschungsverbund “Regionalitäten” St. Pölten; Institut für Geschichtswissenschaften und Empirische Kulturwissenschaft, Università di Innsbruck. Organizzazione Christof Aichner, Pauline Bögner, Francesca Brunet, Ellinor Forster, Sabine Miesgang, Michaela Oberhuber. Con il sostegno di Provincia Autonoma di Bolzano-AltoAdige, Ufficio Cultura; Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano; Vizerektorat für Forschung, Universität Innsbruck.
„The voice is boundless“ Il sestetto vocale finlandese Rajaton ha sviluppato uno stile unico, non convenzionale, contemporaneo e fresco. I vocalist provengono da ambiti musicali molto diversi, dalla musica antica e classica, ma anche dal jazz, dal folk, dal pop e dal rock. Ogni membro del gruppo esprime le sue preferenze musicali e le sue idee mettendo in luce le sue doti solistiche. Il loro stile avvincente accende l'entusiasmo e conquista il pubblico non appena entrano in scena. In finlandese “rajaton” significa “illimitato”, un aggettivo che non potrebbe descrivere meglio lo stile del sestetto. Il programma “The voice is boundless” offre una panoramica della straordinaria versatilità del gruppo con brani basati su melodie popolari finlandesi, leggende, poesie e arrangiamenti di successi pop. Spesso Rajaton imita una serie di strumenti facendo risuonare ritmi di polka o tango in arrangiamenti e composizioni vivaci e divertenti. Il travolgente “funk finlandese” e i groove rilassati si alternano a sonorità elegiache dalla forza innica. Nel programma trovano spazio classici come il loro grande successo Butterfly di Mia Makaroff, brani a cappella dei Cure o dei Queen, composizioni e arrangiamenti vecchi e nuovi dei membri della formazione. Essi Wuorela: soprano Aili Ikonen: soprano Soila Sariola: contralto Antti Annola: tenore Ahti Paunu: baritono Jussi Chydenius: basso
Il più grande festival folk dell'Alto Adige Quando Philipp Burger dei Frei.Wild chiama per l'Alpen Flair, si presentano tutti. Famose star della musica rock, metal, punk e pop. Circa 50.000 visitatori provenienti da tutto il mondo si riuniscono al più grande festival folk dell'Alto Adige. Atmosfera rilassata e informale, star della musica sul palco e persone simpatiche che si uniscono per formare una grande festa in famiglia: questo mega evento è un must non solo per i fan dei Frei.Wild. L'Alpen Flair Festival inizia con il party di warm-up nel centro del paese di Naz. E poi ci si scatena nell'ex area Nato di Naz destinata all’evento. Per informazioni e biglietti, andate sul sito www.alpen-flair.com
Fotografie im Spannungsfeld zwischen Forschung und künstlerischer Praxis Der Vortrag von Gregor Sailer bietet Einblicke in sein fotografisches Werk, das künstlerisches Schaffen an den Randzonen menschlicher Zivilisation mit wissenschaftlicher Forschung und investigativer Praxis verbindet. Der Künstler interessiert sich für die Veränderung von Landschaft durch den Menschen sowie die politischen, militärischen und wirtschaftlichen Implikationen von Architektur. Im Mittelpunkt steht die Frage nach der Verbindung von Bildproduktion, wissenschaftlicher Untersuchung und architektonischem Kontext. Die Arbeiten verlangen monatelange Recherchearbeit und Aufenthalte unter extremen Bedingungen. Die konzeptuelle Vorbereitung der Projekte, der Umgang mit strukturellen und politischen Barrieren sowie Strategien zu deren Überwindung werden anhand seiner beiden aktuellsten Langzeitprojekte Cockaigne und The Polar Silk Road vorgestellt. Cockaigne setzt sich mit der globalen zukünftigen Nahrungsmittelproduktion auseinander – eine Reise durch Sci-Fi-Welten und dystopische Landschaften. The Polar Silk Road beleuchtet die gegenwärtigen geopolitischen und wirtschaftlichen Entwicklungen rund um den Nordpol. Somit reflektiert Gregor Sailer auch die Positionierung seiner Arbeit im Spannungsfeld zwischen künstlerischer Fotografie und dokumentarischer Praxis, zwischen Bildkonstruktion und kritischer Analyse. Seine Projekte eröffnen zugleich neue Perspektiven auf komplexe globale Zusammenhänge und die Rolle der Fotografie als analytisches Werkzeug. Gregor Sailer wurde 1980 in Schwaz in Tirol geboren. Seine Werke wurden mit zahlreichen Preisen ausgezeichnet und in nationalen sowie internationalen Solo- und Gruppenausstellungen gezeigt – unter anderem in New York, London, Arles, Mailand, Wien, Genf, Barcelona, Prag, Tiflis, Berlin und Budapest. Viele seiner Foto-Serien wurden als Fotobücher veröffentlicht, zuletzt Cockaigne, The Polar Silk Road, The Potemkin Village und Unseen Places. Gregor Sailer lebt und arbeitet in Tirol.
Arte contemporanea nello spazio pubblico / Evento culturale con aspetti inclusivi La Triennale di Chiusa 2026 è un evento artistico e culturale di cinque mesi, aperto al pubblico, che espone opere d'arte contemporanea negli spazi pubblici del Comune di Chiusa. Nel concetto espositivo sono coinvolti complessivamente cinque luoghi dello spazio pubblico e il Museo Civico di Chiusa. Spazio pubblico Cinque artisti principali Christian Gufler, Lukas Mayr, Patrick Obkircher, Bernhard Reiterer, Florian Tschurtschenthaler espongono all’esterno. Ogni artista realizza un'opera indipendente e specifica per un luogo scelto nell’ambito del territorio comunale. Museo Civico Marlies Baumgartner, Rebekka Frei, Markus Gasser, Sophie Lazari, Paul Moroder dë Doss, Lissy Pernthaler, Albin Portner, Florian Prünster, Evelyn Rier, Matthias Sieff, Ariel Trettel, Vera Überbacher presentano al Museo Civico le loro opere interdisciplinari di pittura, scultura, performance, poesia e musica. “Una boccata d'arte” Inaugurazione: 10.6.2026 La Triennale è completata dal progetto "Una boccata d'arte", un'iniziativa nazionale promossa dall'associazione "I Borghi più belli d'Italia", di cui fa parte anche Chiusa. In questo contesto, l'artista e ricercatore italiano Francesco Alberico (Pescara, 1996) — il cui lavoro, a metà tra scultura, performance e disegno, esplora il rapporto tra immaginazione e spazio pubblico — animerà anch'egli lo spazio pubblico del centro storico.
All'inizio di giugno, a Merano - e Tirolo - si tiene uno dei festival d'arte di strada più innovativi d'Italia. Da anni, Asfaltart è un appuntamento fisso nel calendario degli eventi estivi, atteso con uguale entusiasmo da abitanti del luogo e turisti. Non lasciatevi sfuggire l'opportunità di vedere all'opera al parco Burglehen funamboli, acrobati, musicisti e altri eccezionali artisti. In caso di maltempo la manifestazione si svolgerà presso la Casa di Cultura.
Concerto di una banda musicale locale nel parco manifestazioni o - in caso di maltempo - presso la Casa di Cultura. Ingresso libero.
Credits A cura di Daniela Ferrari Per “citazione” si intende la ripresa di elementi già esistenti: temi, immagini o idee che tornano in opere diverse, dalla letteratura al cinema fino all’arte. In questo senso, tutta la storia dell’arte può essere vista come un continuo dialogo con il passato, fatto di richiami, reinterpretazioni e omaggi. A partire dalle raffigurazioni più antiche, le fonti primigenie, si inanellano una serie di rimandi e dialoghi serrati, talvolta con variazioni significative, talvolta con più o meno dichiarati o celati riferimenti. Attraverso otto sezioni, il percorso esplora questo meccanismo di corsi e ricorsi storici, mostrando come gli artisti si confrontino con chi li ha preceduti. Grandi maestri e grandi eredi. Si comincia con il capolavoro Giovane che guarda Lorenzo Lotto realizzato da Giulio Paolini nel 1967, esempio emblematico di questo dialogo tra passato e presente. La mostra raccoglie le opere di grandi maestri che hanno citato o sono stati citati, come Giorgio de Chirico, Giorgio Morandi, Felice Casorati, Filippo de Pisis, Renato Guttuso. Vengono proposti, inoltre, suggestivi dialoghi tra epoche diverse, dall’antico al contemporaneo, vere e proprie sequenze che uniscono, per esempio, Vermeer a Salvador Dalí; Lorenzo Lotto e Velázquez a Giulio Paolini; Claude Monet a Vik Muniz, Stefano Arienti e Mario Schifano; Leonardo ad Andy Warhol. Tra gli artisti contemporanei sono presenti, tra gli altri e le altre, Salvo, Luigi Ontani, Mariella Bettineschi, Mirella Bentivoglio, Flavio Favelli.
La Casa della Solidarietà (CdS) di Bressanone invita il 13 e 14 giugno 2026, sotto il motto “Make Hope Loud!”, al Zugluftfest – un festival solidale aperto, colorato e pensato come beneficio per visitatori e visitatrici di tutte le età. Si festeggia davanti alla Jakob-Steiner-Haus a Millan, dove musica, gastronomia, creatività e incontro creano un’atmosfera viva e variegata. Il Zugluftfest rappresenta ogni anno un momento speciale per l’CdS. Il lavoro con persone in situazioni di difficoltà si compone di molti piccoli passi, spesso invisibili; progressi decisivi e momenti di svolta restano per lo più sullo sfondo. Il Zugluftfest è un’occasione per fermarsi e festeggiare insieme: rendere visibile la gioia dell’impegno verso gli altri e l’impegno per una società più solidale. Invita persone da Bressanone e oltre a vivere una convivenza rispettosa e a portare nella società il sentimento di autoefficacia e di felicità che nasce dall’impegno attivo, soprattutto in tempi di crisi. Entrate a scopo benefico Da oltre 20 anni il Zugluftfest riunisce persone di origini diverse. Tutte le entrate sono destinate al lavoro sociale dell’HdS, che dalla sua fondazione ha accompagnato e sostenuto più di 1.600 persone in situazioni di difficoltà. Il programma Sono attese 12 live band di diversi generi musicali, cucina interculturale, un variegato programma per bambini e momenti culturali per grandi e piccoli. SATURDAY 13.06.2026 Music starts at 17:00 MAIN STAGE - Jimi Henndreck – Progressiv psychedelische Stubnmusig - ANGER – Alternative/Indie - CLUB99 – Ska, Rocksteady - Rebel Musig – Mundart Reggae & Ska SMALL STAGE - DanDeLion – Rock,Reggae,Folk - Kiuppo & Athomos – Dub/Reggae/Soundsystem - Wicked and Bonny’s Echo Syndicate – Dub other Highlights - 15:00 Hula-Hoop-Workshop con Evelyn Fink - 15:00 –18:00 Postazione Festival Styling: tatuaggi all’henné e glitter SUNDAY 14.06.2026 MAIN STAGE - Janka – Indie - Peppi und die Haislraggler – Mundart Toilet Pop - TurboTrööT – Balkanian Punkjazz SMALL STAGE - Gasubi – Ladinische Ursprungsmusik - Ben Schlesier – Acoustic Folk Rock other Highlights - 10:00 Morning Yoga Flow con Renate Breitenberger - dalle 10:00 Laboratori creativi con Verein Faunus - 14:00 spettacolo di magia “simsalaBUM” - 14:30 – 15:30 Jodel-Workshop presso la CdS - 16:00 ImproTheater del TPZ Brixen - 15:00 – 18:00 Truccabimbi con Lisa & Lena del VKE Forum di incontri Il Zugluftfest si propone come spazio di scambio, diversità e umanità vissuta. Qui persone, storie e culture si incontrano in modo aperto, rispettoso e alla pari. Focus sulla sostenibilità Anche nel 2026 il festival punta sulla sostenibilità: - arrivo con mezzi pubblici o in bicicletta - rinuncia alla plastica monouso - utilizzo di prodotti regionali e del commercio equo Un ricordo di Luis Lintner Il Zugluftfest è anche un momento di memoria dedicato a Luis Lintner, il cui impegno per la giustizia sociale continua a ispirare – e allo stesso tempo uno sguardo verso il futuro: una società in cui la solidarietà è vissuta concretamente. Il Zugluftfest 2026: festeggiare insieme, aiutare e far risuonare la speranza.
Vivrete momenti magici di allegria e sarete sorpresi nel vedere una Merano a testa in giù. Carissime tutte e carissimi tutti! Asfaltart compie 20 anni. 20 anni di passione, risate, poesia e di uno straordinario mix culturale! Per tre giorni saranno quasi 200 gli spettacoli, tra concerti, performance circensi, walking act e esibizioni di clownerie in cui si esibiranno 33 compagnie artistiche, per un totale di 100 artist* provenienti da ogni angolo del mondo a mettere sottosopra la nostra amata città. Vi lasceranno con il fi ato sospeso e vi stupiranno con le loro acrobazie, danze, arti circensi e numeri di clowneria. Festeggiate con noi!
Il Festival Internazionale di Canto Corale Alta Pusteria è una manifestazione corale non competitiva che si svolge in una tra le aree più belle dell’intero arco alpino, collocata ai piedi delle Dolomiti al confine tra Italia e Austria. Nato nel 1998, in ventotto edizioni ha registrato la presenza di oltre 1400 cori provenienti da 52 paesi. Il programma prevede circa sessanta esibizioni articolate in concerti veri e propri, Rassegne all’Aperto e Giornate-Incontro, nelle quali ogni coro partecipante può presentare liberamente il suo repertorio. La varietà dei luoghi e il vastissimo repertorio presentato pongono il Festival non solo come una delle più spettacolari manifestazioni internazionali di canto corale ma anche come un irripetibile momento d’incontro di diverse culture musicali.
Tour guidati, workshop, specialità altoatesine e momenti di convivialità in uno scenario mozzafiato delle Dolomiti. Per quattro giorni, a Nova Levante, Nova Ponente e Obereggen, tutto ruoterà intorno al mondo della mountain bike: oltre ai tour guidati in MTB ed E-MTB per diversi livelli di difficoltà, ci sarà la possibilità di migliorare la propria tecnica di guida o acquisire competenze di manutenzione nei workshop dedicati. Il programma sarà arricchito da esperienze culinarie e pomeriggi di relax in compagnia. Inoltre, in ogni località saranno presenti espositori e e opportunità per testare biciclette. Anche le famiglie troveranno un programma su misura: i più piccoli potranno divertirsi con attività pensate appositamente per loro, avvicinandosi in modo ludico al mondo della mountain bike, mentre i genitori partecipano ai tour. Un evento imperdibile per chi ama esplorare in sella alla MTB uno dei paesaggi più spettacolari delle Dolomiti, per chi desidera incontrare appassionati e condividere insieme nuove avventure Tutte le informazioni sull'evento e il programma: (eggental.com/it/rosadira)
I lavori esposti di Mirjiam Heiler e Arnold Holzknecht nascono da un approccio processuale basato sulla variazione, la ripetizione e minimi spostamenti. La loro pratica artistica si muove tra rigore costruttivo e suggestioni organiche ed è strettamente legata all’arte concreta e minimalista. Il punto di partenza è sempre un atto di riduzione formale, inteso non come impoverimento, ma come condensazione consapevole. Questo approccio richiede una visione rallentata e rende visibili complesse trame relazionali che derivano dalla riduzione, dall’ordine e dalla ripetizione, dalla struttura e dalla deviazione, nonché dal rapporto di tensione tra precisione e sfocatura. In particolare nell’opera di Mirijam Heiler (nata nel 1991 a Bressanone, vive e lavora a Bolzano) emerge un procedimento di disegno che ricorda le pratiche religiose: ritualizzato, concentrato, potenzialmente teorico e che si protrae all’infinito. Minime deviazioni e irregolarità aprono sottili fratture attraverso le quali il significato non viene fissato, ma rinegoziato continuamente. I segni che ne derivano formano una sorta di “scrittura asemantica”, un sistema di segni privo di funzione referenziale, che sfugge consapevolmente a qualsiasi lettura univoca. Le sue strutture funzionano come metafora di ritiro, appartenenza e temporanea sicurezza. Segnano un consapevole allontanamento dalla sovrabbondanza, dal rumore e dalla sovradeterminazione narrativa del presente. Nella ripetizione concentrata e nell’omissione consapevole si crea uno spazio per l’analisi del significato nel quotidiano. La qualità delle sue opere risiede nella loro leggibilità universale e nella loro apertura. Arnold Holzknecht (nato nel 1960 a Bressanone, vive e lavora a Ortisei) si colloca come artista la cui opera si sviluppa costantemente nel campo di tensione tra scultura, disegno e impostazione pittorica. Partendo da una formazione scultorea, il materiale – legno, favi, aghi di pino e altre sostanze organiche – costituisce il punto di partenza primario del suo lavoro. Le opere di Holzknecht si muovono tra rigore costruttivo e aspetto organico, tra impostazione controllata e un momento di apparente crescita. Strutture lineari, stratificazioni e ordini seriali generano ritmi visivi che mirano meno alla leggibilità iconica che ai processi percettivi. In questo senso, le sue opere non vanno intese primariamente come oggetti chiusi, ma come campi in cui la visione si dispiega nel tempo. La dicotomia spesso sottolineata tra ordine e gesto non viene dissolta da Holzknecht, ma mantenuta in modo produttivo. Controllo e apertura, costruzione e intuizione sono in un continuo scambio che si manifesta sia nell’elaborazione formale sia nella percezione da parte degli spettatori. Entrambe le posizioni artistiche sono accomunate dal tentativo di affrontare la complessità del presente con il silenzio – attraverso la riduzione, l’attenzione e una pratica che non rivendica l’apertura, ma la rende possibile.
Marlies Baumgartner, Heinz Innerhofer, Markus Moling HUMANA IDENTITAS In un tempo in cui la comunicazione tra noi esseri umani sembra diventare sempre più difficile, aspetti essenziali della nostra esistenza rischiano facilmente di passare in secondo piano. Proprio per questo l’arte dovrebbe confrontarsi con le domande fondamentali dell’esistenza umana. I temi dell’esistenza umana sono senza tempo e ci accompagnano da epoca a epoca, da generazione a generazione. Anche se continuiamo costantemente a ridefinirci, l’essere umano rimane sempre umano. Le sfide legate alla nostra caducità, alla nostra capacità di adattamento, alla fede e al progresso rendono la nostra esistenza sempre nuovamente complessa e affascinante. Solo su questo sfondo emergono anche le tensioni del presente – talvolta segnate da conflitti o notizie di guerra – che però rappresentano soltanto una piccola parte di uno spazio esperienziale umano molto più ampio. Le domande essenziali restano sempre le stesse, mentre le circostanze della nostra epoca in rapido mutamento cambiano continuamente. Performance musicale e di movimento Ira-Arca per flauto basso e contrabbasso: il compositore Beat Furrer trasforma gli strumenti in “ombre di un’ombra” e fonde le loro “identità” sonore in un’unità appena riconoscibile. Dal suono prende forma il corpo come spazio di risonanza. Segue la musica e subito dopo se ne distacca, muovendosi tra abbandono e resistenza. In esso si manifesta un divenire: da un’unità nasce un secondo elemento – un’identità che si divide e si ricerca, oscillando tra connessione e autonomia. Christina Auer (flauto basso) e Riccardo Coelati Rama (contrabbasso) Performance di movimento: Marlies Baumgartner e Carmen Niederkofler Marlies Baumgartner Nata nel 1995, vive e lavora a Varna. Dopo una formazione quinquennale con diploma di “Maestro d’Arte” e maturità presso la “Cademia” di Ortisei, ha completato un corso triennale di studi in Belle Arti e Pittura presso la “LABA” di Firenze. Heinz Innerhofer Ha studiato presso la ZeLIG – Scuola di documentario e nuovi media, lavorando successivamente come assistente alla camera per diverse produzioni documentaristiche. Ha concluso con diploma e menzione d’onore la Scuola Fotografica di Praga per fotografia applicata e artistica. Markus Moling Nato a La Valle nel 1973. Dopo la maturità presso l’Istituto d’Arte di Ortisei, ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Firenze e all’Accademia di Brera a Milano, dove si è diplomato nel 1996. Dal 1996 espone regolarmente in Italia e all’estero.
Settimane gastronomiche con prodotti della regione dolomitica Alpe di Siusi Per tutti gli appassionati di cucina altoatesina, dal 06.06.-21.06.26 si terrà il “Festival del gusto Dolomites” all’insegna dei piatti con ingredienti 100% dalla regione dolomitica Alpe di Siusi. Per tutta la durata delle settimane gastronomiche potrete gustare piatti squisiti preparati con ingredienti provenienti dalla regione dolomitica Alpe di Siusi. L’obiettivo del Festival del Gusto è di valorizzare l’offerta culinaria 100% regionale, oltre a stabilire una collaborazione a 360° con agricoltori e commercianti diretti. CASTELROTTO: Ristorante Zum Turm, T. 0471 706 349 Ristorante S. Michele, T. 0471 700 100 ALPE DI SIUSI: Ristorante Ritsch-Schwaige, T. 0471 727 910 Malga Huber, T. 335 140 9753 Malga Gostner, T. 347 836 81 54 Malga Tirler, T. 0471 727927 SIUSI ALLO SCILIAR: Ristorante Waldrast, T 0471 706117 FIÈ ALLO SCILIAR: Ristorante Umser Mühlele, T. 371 384 65 31 Malga Hofer Alpl, T. 349 400 85 60 Agriturismo Pitschlmann, T. 0471 725 544 Romantik Hotel Turm, T. 0471 725 014 Ristorante Schönblick, T. 0471 601 136
Con opere di Alice Ahad, Jasmine Deporta, Jörg Hofer e Lois Weinberger, nonché con un’intervista di Alexander Kluge e oggetti provenienti dalla collezione della Hofburg di Bressanone. A cura di Michaela Stolte (curatrice presso il Museo Civico e Museo Multscher di Vipiteno e dramaturga freelance). La polvere è la nostra compagna costante. Con guanti e stracci cerchiamo di combatterla – eppure è tanto ricca e multiforme quanto la vita stessa. La Galleria Civica di Bressanone dedica ora una mostra a questo elemento di disturbo, che sarà inaugurata giovedì 4 giugno 2026 alle ore 19. L’esposizione riunisce posizioni artistiche contemporanee nelle quali la polvere si manifesta nella sua capacità di trasformazione quasi infinita: come materiale che oltrepassa i confini, conserva tracce e genera qualcosa di nuovo. La polvere nasce sempre e ovunque. Durante la costruzione, l’aratura o la guida di un’auto, così come in natura: vulcani, deserti, piante e oceani producono incessantemente minuscole particelle. Spesso è indesiderata e rappresenta un problema igienico, sanitario e non da ultimo estetico. Ma la polvere è anche una materia fondamentale: rende il cielo azzurro e permette la formazione delle nuvole. In ogni goccia di pioggia si nasconde una minuscola particella. La polvere racconta storie della vita quotidiana così come dell’origine dell’universo. Nella mostra, le fotografie dell’artista altoatesina Jasmine Deporta affrontano il fenomeno della luce, che diventa visibile solo attraverso la diffusione sulle particelle più minute. Qui la polvere non appare direttamente, ma si rende percepibile in modo atmosferico. Nel “Mobile Garden” di Lois Weinberger, le piante crescono da una terra apparentemente priva di vita. L’opera rimanda al potenziale di germinazione e trasformazione – e alla polvere come origine di nuova vita. Da sempre, inoltre, la polvere fa parte della pratica artistica: come pigmento costituisce la base del colore e della pittura. Jörg Hofer conferisce alle sue opere una struttura inconfondibile grazie alla polvere di marmo prodotta durante l’estrazione del marmo di Lasa. Nelle opere di Alice Ahad, la polvere domestica diventa portatrice di tempo e memoria. Come “collettivo di frammenti”, raccoglie e conserva tracce, trasformandosi in una struttura attiva di storia, identità e trasformazione. La mostra affronta inoltre la dimensione religiosa della polvere e presenta oggetti provenienti dalla collezione della Hofburg di Bressanone.
Biennale Gherdëina è una biennale d’arte contemporanea con sede in Val Gardena, nel cuore delle Dolomiti, Patrimonio Mondiale UNESCO. “Le Dolomiti offrono un contesto affascinante, ricco di bellezze naturali, tradizioni artigianali e racconti senza tempo delle montagne: un setting ideale per esplorare il concetto di (Future) Paradise Gardens. Questi giardini, in bilico tra la grandezza selvaggia della natura e la cultura antropizzata, fungono non solo da santuari per flora e fauna, ma anche come spazi che rispecchiano le nostre aspirazioni collettive per un futuro basato sulla giustizia e sull’uguaglianza. In questo ambiente, i giardini possono fornire nutrimento sia al corpo che allo spirito, prestandosi quali luoghi di rifugio, possibilità e rinnovamento, per tutte e tutti. La mostra si articola in capitoli distinti, ognuno dei quali esplora un diverso aspetto di quel costrutto umano che chiamiamo giardino. Simbolicamente, metaforicamente ed emotivamente, i temi ruotano attorno alle nozioni di “Commoning” (Condivisione comune) — dove assumono un ruolo centrale la coltivazione e la condivisione del cibo, insieme alla cura e alla preservazione di ciò che rimane di ogni forma di vita. Un altro capitolo, intitolato “Divine Love and Growth” (Amore divino e crescita), invita a riflettere sul giardino quale simbolo di fioritura spirituale e di trascendenza. La mostra approfondisce ulteriormente il concetto di “Violent Garden” (Giardino violento), affrontando l’urgente necessità di decolonizzare il giardino – mettendo in discussione la visione antropocentrica e liberando spazio affinché animali e natura possano muoversi senza restrizioni, riconquistando la propria autonomia. Il capitolo dedicato alla “Queer Ecology” (Ecologia queer) si interroga sul motivo per cui la natura viene spesso percepita come intrinsecamente queer, ampliando il discorso sulla diversità e la fluidità all’interno dei sistemi ecologici. Esploriamo poi il concetto di “Botanical” (Botanico) — l’ordinamento e la classificazione degli esemplari vegetali — in opposizione a “Gardens as Spaces for Reflection and Poetry” (Giardini quali spazi di riflessione e poesia), dove i giardini si trasformano in luoghi di introspezione, bellezza e immaginazione creativa.”
La mostra offre uno sguardo sorprendente su numerose collezioni private altoatesine e presenta, attraverso una selezione di esempi significativi, opere di artiste e artisti locali e internazionali, che spaziano dalla prima Età moderna fino all’epoca contemporanea. Al centro dell’esposizione vi sono le collezioniste e i collezionisti stessi: la loro motivazione, il loro impegno nel sostegno alla cultura, il loro mecenatismo e il rapporto privilegiato, talvolta profondamente personale, con determinati artisti e artiste.
a cura di Francesca Verga e Zasha Colah Il 21 maggio 2026 Ar/Ge Kunst inaugura Solastalgia, mostra di Sofia Melluso e Gianluca Concialdi, che prende forma intorno alle trasformazioni dei luoghi sotto la pressione del turismo globale. A partire da Palermo e in risonanza con il contesto di Bolzano, il progetto si articola in una friggitoria-bar intesa come dispositivo ambiguo, sospeso tra costruzione artificiale e immaginario vernacolare, dove sculture, testi e installazioni attivano una riflessione sulle economie della valorizzazione e sulle loro ricadute materiali e simboliche. Tra seduzione e sfruttamento, folklore e branding, la mostra si muove nello spazio della “solastalgia”: quel sentimento di perdita che si produce mentre si resta, quando i luoghi continuano a esistere ma smettono lentamente di coincidere con sé stessi. Sofia Melluso (Palermo,1992) è un’artista visiva la cui pratica attraversa diversi linguaggi, muovendosi tra ceramica, disegno, scrittura e fotografia. La sua ricerca si sviluppa anche in ambito collettivo, processuale e transdisciplinare, interrogando sistemi di potere e dinamiche di rappresentazione che influenzano soggettività, linguaggi e territori. Fa parte del collettivo ৺ ෴ ර ∇ ❃ ̅ ̅, fondato nel 2020, con cui gestisce uno spazio indipendente a Palermo. Gianluca Concialdi (Palermo, 1981) vive e lavora a Palermo, indaga soprattutto pittura astratta e materiali sperimentali. La sua pratica intreccia pittura, scrittura e installazione: realizza pitture doppie su carta, dense di collage, gouache e spray, in cui storie urbane, erranze, derive e ironia si sovrappongono in un linguaggio visivo che sfida la contemplazione. La doppiezza è implicita nell’opera stessa — un lato nascosto, un lato visibile — e nei titoli degli interventi, spesso poetici e paradossali.
Macchine da scrivere per bambini e altri giocattoli di latta di epoche passate.
Museion presenta Mo num en ts (2025), un film dell’artista thailandese Som Supaparinya, sviluppato nell’ambito del programma Han Nefkens Foundation Southeast Asian Video Art Production Grant 2024. Da oltre vent’anni, lavorando all’intersezione tra ricerca storica e indagine sul campo, Supaparinya esplora i paesaggi del Sud-Est asiatico come luoghi plasmati da ideologie politiche, trasformazioni ecologiche e memorie collettive. In Mo num en ts, l’artista rivolge la propria attenzione all’impatto a lungo termine delle infrastrutture della Guerra Fredda nella regione del Mekong. Dighe, strade e reti elettriche emergono non solo come segni di modernizzazione, ma come strutture durature che continuano a modellare territori, comunità e ambienti. Presentata come installazione video monocanale, l’opera intreccia materiali di nuova produzione con filmati d’archivio provenienti dai media e dalla propaganda della Guerra Fredda. Attraverso un linguaggio visivo stratificato e frammentario, il film mette in relazione temporalità e prospettive molteplici, sottraendosi a una narrazione lineare per proporre una lettura della storia più complessa e aperta. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con istituzioni partner internazionali, tra cui il Jim Thompson Art Center (Bangkok), The Outpost (Hanoi), l’Hiroshima City Museum of Contemporary Art, la Kunsthal Charlottenborg (Copenaghen) e il Rockbund Art Museum (Shanghai). Dopo essere stato presentato in queste sedi, il lavoro entrerà a far parte della collezione Museion. Con Mo num en ts, Supaparinya considera il paesaggio come un archivio vivente, in cui decisioni politiche, processi ecologici ed esperienze umane rimangono iscritti nel tempo.
Una straordinaria rassegna d’arte con le opere degli artisti: JOSEPH BEUYS PETER FELLIN HERMANN NITSCH KARL PLATTNER MARIO SCHIFANO WILLY VALIER VICTOR VASARELY LUIGI VERONESI VANNI VIVIANI
All’inizio la linea. Con KONTUR, Raphael Mur presenta la sua prima mostra da LURX. Pennello nero, colore nero, centinaia di fogli che non sono pensati come schizzi, ma come documenti. Dal contrasto nasce il contorno, dal contorno la trama. Una struttura d’immagini che cresce, si ramifica, crea connessioni. Dove porta tutto questo? Una domanda aperta. Ed è proprio questo l’obiettivo. KONTUR presenta dipinti di grande formato su tela e lavori su carta. Chi osserva attentamente non vede solo linee. Vede direzioni.
Museion ha il piacere di presentare la prima mostra personale istituzionale in Italia di Evelyn Taocheng Wang (n. 1981, Chengdu). Attraverso una pratica artistica che spazia fra diversi media – tra cui pittura, scrittura, installazione, performance e moda – l’artista, che vive e lavora a Rotterdam, ha sviluppato un linguaggio visivo unico, intriso di poesia, umorismo sottile e profondità critica. Intrecciando tradizioni provenienti dalla storia dell’arte, frammenti di memoria personale e forme artistiche di autofiction, Wang mette in discussione l’idea di autenticità e indaga i modi in cui la cultura viene rappresentata, performata e incarnata. Il repertorio pittorico di Wang attinge a quella che l’artista spiritosamente descrive come la sua “makeup palette di storia dell’arte”, che mescola riferimenti alla sua formazione iniziale in pittura a inchiostro e calligrafia cinesi con le scuole delle arti e delle letterature occidentali, che l’artista ha incontrato dopo essersi trasferita in Europa. Nei suoi lavori affronta temi quali la migrazione, l’assimilazione culturale, l’espressione di genere e l’appartenenza di classe, e li filtra attraverso la sua esperienza di vita, soffermandosi spesso sulla complessità della percezione di sé in rapporto alle narrative imposte dall’esterno. L’attenzione dell’artista per la natura fluida dell’identità e dell’ibridazione culturale trova particolare risonanza in Alto Adige, dove convergono lingue e tradizioni diverse. Per la mostra, Wang ha ideato una scenografia con numerosi nuovi dipinti su media diversi, ispirati a partire dalle sue opere precedenti e dalle impressioni di Bolzano raccolte durante una serie di visite alla città. Una delle sue fonti di ispirazione è stata Piazza delle Erbe, con le sue coloratissime esposizioni di frutta e verdura biologica fresca, che richiamano dei paesaggi in miniatura. Queste composizioni di diversi colori, consistenze e forme – caratteristica che l’artista ha ritrovato negli affreschi medievali di Castel Roncolo e nella Chiesa dei domenicani – trovano un’eco nella sua personale narrazione artistica. Infondendo nei suoi lavori rimandi alle specificità visive di Bolzano e alla sua percezione della cultura italiana, Wang si inserisce nel panorama con umorismo, sensibilità e sfumature poetiche. La capacità di mutare forma, di reimmaginarsi in paesaggi culturali e visivi differenti o nei panni di diverse figure storiche o fittizie, è sempre stata centrale nella pratica artistica di Wang. Questo è particolarmente chiaro nei cinque nuclei principali di opere su cui l’artista ha lavorato per questa mostra. Oltre all’introduzione di riferimenti site-specific nelle sue note imitazioni delle celebri tele a griglia di Agnes Martin, l’artista integra motivi regionali in pitture su seta e capi di abbigliamento del proprio guardaroba. Anche la fiaba dei fratelli Grimm “Il principe ranocchio” continua a essere una fonte di ispirazione per Wang: questa volta inserisce il personaggio ricorrente della Principessa Ranocchio in un paesaggio urbano che ricorda un dipinto di August Macke. Inoltre, amplia la sua serie di quadri basati sul motivo della finestra. Integrando questi dipinti in un’installazione architettonica che mette in equilibrio prospettive interne ed esterne, Wang trasforma il secondo piano del museo in uno “sweet landscape”. L’espressione apparentemente innocente suscitata da un paesaggio gradevole, come suggerisce il titolo della mostra, fornisce lo sfondo su cui gradualmente l’artista sviluppa una sua riflessione più profonda sull’idea di luogo. I suoi lavori sono ricchi di metafore e giochi linguistici e invitano spettatori e spettatrici a un’attenta esperienza di lettura, nella quale i diversi livelli di significato si svelano lentamente. Il titolo rispecchia anche l’indagine svolta dall’artista sui punti di intersezione e divergenza tra le idee occidentali e orientali di pittura paesaggistica. La tradizione letteraria cinese dello “scrivere il paesaggio”, utilizzando pennello calligrafico e inchiostro, è profondamente collegata ai principi taoisti di equilibrio e armonia. Piuttosto che mirare all’imitazione della natura, questa pratica affonda le radici in un approccio caratterizzato da autoriflessione, guarigione e forme di allontanamento dalle strutture del potere politico. A livello filosofico ed estetico, la mostra di Wang invita a compiere una riflessione sul rapporto tra primo piano e sfondo, tra visibile e invisibile, e a percepire i rimandi tra mondo esterno e stati interiori, tra paesaggi esterni e interni. È con questo spirito che l’artista spiega: “Penso alla mia mostra come a un grembo materno immaginario: uno spazio del divenire che mi permette di reagire alla storia di questo luogo”.
Esther Stocker presenta, nell’ultimo livello del mastio, accanto a diverse opere, un’installazione a grandezza naturale appositamente concepita per lo spazio espositivo, che riprende il tema della figura mitica di Atlante intento a sorreggere il globo terrestre.
Aree di Studio, Antoinette Bader, Roland Baldi, Othmar Barth, Patrizia Bertolini, Walter Blaas, Luca Boscardin, Das Ganze Leben, Debiasi Sandri, Marco Dessí, Dissegna, Diyr.dev/unibz, Draw Studio, Robert Engl, Elisabeth Frei, Karolina Gacke, Martino Gamper, Elisa Grezzani, Alexander Gufler, Beatrice Harb, Insalata-mista Studio, Kira Kessler, Katharina Theresa Mayr, Ignacio Merino, Sissa Micheli, Christian Mittendorfer, Neue Serie Handdruck, Niva Design, Elisabeth Oberrauch, Miriam Pardeller, Patternhouse.org, Plank, Reinhard Plank, Kuno Prey, Othmar Prenner, Anuschka Prossliner, Paula Prugger, Patrick Rampelotto, Alessio Ramundo, Andreas Rier, Ruralurban, Sagaría, Dunja Scannavini, Ursula Schnitzer, Barbara Schweitzer, Giorgio Seppi, Luis Seiwald, Benno Simma, Judith Sotriffer, Sabine Steinmair, Reinhold Stoll, Laurenz Stockner, Ursula Tavella, Harry Thaler, Tiefenbacher Lehmann, Veronika Thurin, Paul Thuile, Ariel Trettel, Ùtol Ceramica, Gabi Veit, Vetroricerca, Cristina Vignocchi, Lucas Zanotto, Christian Zanzotti, Katherina Zoeggeler, Zilla Nel nuovo spazio progettuale SKB LAB del Südtiroler Künstlerbund prende forma CASA SCISCIORÉ, un progetto espositivo e di ricerca a cura di Anna Quinz. Il progetto esplora il design alpino attraverso la lente del gioco, muovendosi tra tradizione e contemporaneità, materia e immaginazione. Riunisce lavori di designer e artisti del Trentino-Alto Adige che intrecciano radici artigianali, cultura dei materiali e visioni contemporanee. All’interno dello SKB LAB, CASA SCISCIORÉ si configura come uno spazio abitabile: arredi, lampade, tessili e oggetti entrano in dialogo creando un ambiente immersivo e stratificato. Oltre 60 designer e artisti danno forma a una “casa” installativa che invita a scoprire materiali, forme e narrazioni, e a ripensare l’abitare come uno spazio aperto, fluido e profondamente giocoso.
Storia di un legame vincente I cani sono importanti compagni di caccia, amici fedeli e aiutanti versatili. Il loro istinto e le loro capacità ne fanno partner impareggiabili dell’essere umano. La mostra aiuta a comprendere questo complesso legame, che oltre alla caccia ha influenzato la cultura. Pone al centro il cane da caccia, il suo legame con l’uomo e i diversi ambiti in cui è impiegato.
Le metropoli di Vienna e, in particolare, di Monaco di Baviera hanno lasciato la loro impronta nell’architettura dell’Alto Adige. A ciò ha dato un contributo fondamentale il turismo. Infatti, i vacanzieri e i loro architetti portavano con sé le nuove tendenze nel campo dell’edilizia, che si concretizzavano in ville, palazzi residenziali e alberghi. Sfaccettata eredità del turismo della Belle Époque, molte di queste costruzioni sono oggi tutelate dal vincolo delle Belle Arti. Nel 1906 l’industriale Friedrich Wannieck diede incarico agli architetti di Monaco Alois e Gustav Ludwig di progettare Villa Sangart, a Merano. Di lì a poco, i due fratelli aprirono a Bolzano una filiale del loro studio di architettura. Oltre alla villa e a svariati grand hotel , i Ludwig progettarono edifici commerciali e palazzi culturali. Nel 2022 alcune planimetrie dei fratelli Ludwig furono riscoperte a Merano e donate al Touriseum. Attualmente, il Museo provinciale del turismo sta conducendo, assieme all’Università di Innsbruck, un progetto di ricerca su vita e opere dei due architetti. Per la prima volta, in questa mostra, parte del materiale di ricerca è esposto al pubblico.
Museion è lieto di presentare una grande mostra dedicata a Franco Vaccari (Modena, 1936–2025), una delle voci più innovative dell’arte del secondo dopoguerra e dell’arte concettuale in Italia. Riunendo opere fotografiche, video, libri d’artista e materiali d’archivio, la mostra propone per la prima volta un’estesa esplorazione degli ambienti come nucleo centrale della sua pratica artistica. Ideata in occasione di quello che sarebbe stato il novantesimo compleanno dell’artista, l’esposizione rappresenta la prima ampia presentazione istituzionale del suo lavoro in Italia dopo oltre un decennio e lo colloca all’interno di un più ampio discorso internazionale sulla partecipazione del pubblico, che mette in primo piano il ruolo attivo dei visitatori e delle visitatrici nella costruzione stessa dell’opera. Formatosi come fisico prima di dedicarsi all’arte alla fine degli anni Sessanta, Franco Vaccari ha sviluppato una pratica che ha costantemente messo in discussione l’idea dell’opera d’arte come oggetto statico. Piuttosto che produrre opere autonome e compiute, ha concepito i suoi progetti come esposizioni in tempo reale, in cui l’opera si sviluppa nel tempo ed è modellata dalla presenza e dalle azioni del pubblico. Questo approccio attraversa oltre cinquant’anni di produzione artistica, riunendo lavori realizzati con media diversi – dalla fotografia e dal cinema al suono, al video e ai primi progetti basati su internet. Per Vaccari, la tecnologia svolge un ruolo centrale nel modo in cui la realtà viene percepita, ricordata e condivisa. Nel saggio fondamentale Fotografia e inconscio tecnologico (1979), Vaccari ha descritto questo approccio artistico come un “occultamento dell’autore”. Anziché presentare un’opera finita, egli crea le condizioni affinché il significato emerga attraverso l’interazione, il caso e la presenza collettiva. Il pubblico non è quindi un osservatore passivo, ma una componente essenziale dell’opera stessa. Questo principio trova la sua espressione più compiuta negli ambienti di Vaccari: architetture spesso temporanee che trasformano gli spazi espositivi in luoghi di esperienza. Realizzati senza un intento progettuale o architettonico specifico, ma spesso costruiti con materiali di uso quotidiano o di recupero, questi lavori restano aperti all’imprevedibilità, privilegiando ciò che accade al loro interno rispetto alla loro struttura fisica. La mostra è suddivisa in nuclei tematici e si sviluppa attraverso una sequenza di ambienti e altre opere che esplorano aspetti chiave della pratica di Vaccari. Temi come le tracce lasciate dalle persone, l’inconscio collettivo e la formazione della memoria guidano sia la lettura delle opere sia il progetto espositivo, realizzato da Fosbury Architecture. Il percorso si apre con progetti incentrati sull’oscurità come modalità di avvicinamento all’inconscio e al mondo del sogno, invitando il pubblico a una “discesa” interiore, al tempo stesso metaforica e reale. In questo contesto attenuato, la percezione rallenta e le modalità abituali di visione lasciano spazio a un’esperienza più attenta e sensoriale. Ambienti come La Scultura Buia (1968), Esposizione in tempo reale n. 19, Codemondo (1980) ed Esposizione in tempo reale n. 20, Ambiente grigio multiuso, scatola per sondare lo spazio vicino e lontano (1987) creano situazioni in cui l’esperienza personale diventa parte di uno spazio condiviso. La mostra prosegue con ambienti che affrontano l’interesse di Vaccari per le tracce della presenza umana negli spazi pubblici urbani e per le dinamiche sociali delle comunità temporanee. Accanto al progetto iconico Esposizione in tempo reale n. 4, Lascia su queste pareti una traccia fotografica del tuo passaggio, presentato alla Biennale di Venezia del 1972, e al suo sviluppo Photomatic d’Italia (1972–75), ambizioso progetto realizzato attraverso cabine fotografiche installate in spazi pubblici in tutta Italia, la mostra presenta anche Esposizione in tempo reale n. 21, Bar Code – Code Bar (1993) e Mini cinema (2003). Queste opere esplorano l’interazione sociale, i comportamenti collettivi e i momenti di incontro spontaneo. Nel corso dell’esposizione, gli ambienti di Vaccari non sono presentati come ricostruzioni statiche, ma come situazioni riattivate, fedeli alle intenzioni originarie dell’artista e capaci di dialogare con il pubblico contemporaneo. La collezione di Museion comprende circa venti opere di Franco Vaccari, per la maggior parte provenienti dall’Archivio di Nuova Scrittura donato al museo nel 2020. Questo nucleo include alcuni dei primi lavori verbo-visivi che segnano gli esordi di Vaccari come poeta visivo e che già prefigurano il suo interesse costante per il linguaggio, le tracce e la presenza umana. L’inclusione di alcune di queste opere in mostra sottolinea la continuità tra la sua ricerca iniziale e il patrimonio stesso del museo. Franco Vaccari Franco Vaccari nasce a Modena il 18 giugno 1936 e riceve una formazione scientifica, laureandosi in fisica. Dopo aver avviato la sua carriera artistica come poeta visivo, nel 1969 realizza la prima Esposizione in tempo reale, introducendo il concetto che diventerà centrale nella sua pratica. La sua pratica si articola attraverso diversi approcci, ma è frequentemente interpretata nell’ambito del realismo concettuale. Tra le sue opere più celebri figura Esposizione in tempo reale n. 4, Lascia su queste pareti una traccia fotografica del tuo passaggio, presentata in una sala personale all’interno del Padiglione Centrale della Biennale di Venezia nel 1972; Vaccari tornerà alla Biennale con sale personali anche nel 1980 e nel 1993. Accanto alla produzione artistica, Vaccari ha sviluppato un’importante attività teorica, pubblicando testi fondamentali come Duchamp e l’occultamento del lavoro (1978) e Fotografia e inconscio tecnologico (1979). Il suo lavoro è stato presentato a livello internazionale in mostre e istituzioni di primo piano, tra cui la Biennale di Gwangju in Corea del Sud, la Kunsthalle Basel, il Musée de l’Elysée di Losanna, Mostyn in Galles, la Fondazione Morra Greco di Napoli e la Triennale di Milano, tra le altre. Franco Vaccari è scomparso nel 2025.
Credits A cura di Campomarzio, Margherita de Pilati, Gabriele Lorenzoni. La mostra si concentra sulla produzione culturale trentina degli anni Ottanta. Analizzati oggi, a quarant’anni di distanza, arte, architettura e design raccontano un decennio ricco di contraddizioni, caratterizzato da un dialogo trans-disciplinare vivace e produttivo. Sottotesto della mostra sono le spinte culturali e sociali che si muovono e si intersecano in città. Nel panorama degli anni Ottanta si assiste a una ridefinizione profonda del rapporto tra immagine, oggetto e spazio, in un clima segnato dal superamento sia delle pratiche concettuali sia di quelle analitiche e dalla crisi delle grandi narrazioni ideologiche che hanno caratterizzato i decenni precedenti. In mostra i lavori di una pluralità di autori e autrici che restituiscono la complessità di un contesto in piena trasformazione. Fra gli artisti: Sergio Bernardi, Mauro Cappelletti, Silvio Cattani, Maurizio Corradi, Elena Fia Fozzer, Annamaria Gelmi, Diego Mazzonelli, Lorenzo Menguzzato, Michelangelo Perghem Gelmi, Maurizio Postal, Paolo Tait, Rolando Trenti. Sul versante del design, l’esposizione mette in luce il ruolo centrale del trentino Marco Zaini all’interno di Memphis Milano, gruppo che annovera i più influenti architetti e designer del momento; mentre sul fronte architettonico ad interpretare il gusto e le tensioni del decennio spiccano i progetti di Mario Basso, Giulio Cristofolini, Sergio Giovanazzi e Gian Leo Salvotti de Bindis.
A cura del Gruppo Museion Passage in collaborazione con l’artista Eduard Habicher Museion Passage inaugura il suo programma 2026 con Eduard Habicher. Memory in Motion (20 febbraio 2026 – 31 gennaio 2027), un percorso espositivo che trasforma il museo in uno spazio dove le sculture dialogano con l’architettura e lo spazio circostante. Eduard Habicher è una figura di riferimento della scultura contemporanea altoatesina, con una presenza consolidata a livello internazionale. È noto soprattutto per le sue opere di grande formato in spazi pubblici, caratterizzate da una forte presenza nello spazio e da un dialogo sensibile con l’ambiente circostante. Le sue opere sono permanentemente esposte in numerose sedi, tra cui le Terme di Merano, la Fundación Pablo Atchugarry in Uruguay, e in diversi luoghi di Berlino, Italia e Austria. Per Museion Passage, Habicher ha realizzato quattro sculture monumentali: Hommage, Passage, Geöffnet–aperto e Pro-tetto. Le opere sono composte da profili industriali e acciaio inox, materiali tradizionalmente associati a razionalità, stabilità e funzionalità. Grazie a una lavorazione precisa, i materiali vengono piegati, aperti e riequilibrati, dando vita a linee scultoree che trasmettono una sorprendente leggerezza nonostante la loro massa. Elemento centrale del lavoro di Habicher è l’uso distintivo del rosso. Questa “linea rossa” attraversa anche le sculture di Passage, estendendosi nello spazio, definendolo e collegando visivamente le singole opere. Collocate direttamente nello spazio, senza piedistalli, le sculture dialogano con i visitatori, integrandosi nell’ambiente e nel percorso quotidiano che lo attraversa. Movimento, apertura ed esperienza dello spazio sono al centro di Memory in Motion. Museion Passage, aperto e liberamente accessibile, invita a un incontro con l’arte senza barriere: visitatori e visitatrici possono muoversi tra le sculture o soffermarsi ad ammirarle con attenzione. Con questa mostra, Museion inaugura anche la prima iniziativa della campagna regionale Museiopolis. Ispirata all’idea della polis come spazio urbano condiviso, Museiopolis si propone come invito a integrare arte e cultura nella vita quotidiana della città e della regione: aperta, accessibile e in dialogo continuo con la società. Eduard Habicher Nato a Malles (Val Venosta) nel 1956, Eduard Habicher si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Vive e lavora a Riffiano (BZ). Habicher ha realizzato mostre personali in numerosi musei e gallerie italiane, tra cui la Galleria Civica di Trento (1993), la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Arezzo (1993), il Museo della Scultura Contemporanea di Matera (2006), e la Galleria d’Arte Moderna G. Carandente a Palazzo Collicola di Spoleto (2024). Nel 2025 ha avuto una mostra personale nella prestigiosa collezione privata Dolezal, nell’ambito di viennacontemporary. Le sue sculture monumentali sono esposte permanentemente sia in spazi pubblici sia in istituzioni private, come le Terme di Merano e la Fundación Pablo Atchugarry in Uruguay. Altre installazioni si trovano a Berlino, lungo le rive della Sprea, nel cortile di Wallstrasse 16, e al Campus del Centro Europeo per le Energie Alternative (EUREF); in Italia, al Museo della Cultura e Storia Provinciale dell’Alto Adige a Castello di Tirolo, in Piazza Vittoria a Spoleto, nel Museo Diffuso all’aperto di Albisola e a Laives; in Austria, a Feldbach, in Gleichenbergerstrasse, e al centro culturale Kugelmühle. Nel 2017 ha realizzato un’opera di grande formato nella Cattedrale di Bolzano in memoria dell’antifascista J. Mayr-Nusser. Nel 2016 Habicher ha ricevuto il primo premio per la scultura Misurare lo spazio al Palazzo Ducale di Gubbio, e nel 2018 ha vinto il concorso per la realizzazione di una scultura in Piazza Castello all’interno del Palazzo Ducale di Mantova. Nel 2023 è stato eletto Accademico Nazionale dell’Accademia di San Luca a Roma.
Un mondo nascosto I funghi sono tra i protagonisti più antichi e al tempo stesso più invisibili della vita sulla Terra. La mostra temporanea FUNGA invita a scoprire questo regno autonomo andando oltre i corpi fruttiferi e l’idea dei funghi come semplice alimento. L’esposizione racconta come i funghi, attraverso reti di micelio, guidino i cicli ecologici, costruiscano i suoli e rendano possibili simbiosi fondamentali per la vita terrestre. Dalle loro origini remotissime alla loro influenza sull’evoluzione degli ecosistemi, il percorso mette in luce il ruolo chiave dei funghi nella natura e il loro stretto legame con l’essere umano, dal microbioma della pelle e dell’intestino fino alla salute e alla malattia. Accanto all’approccio scientifico, FUNGA apre anche a prospettive culturali: i funghi come rimedi tradizionali, elementi di rituali e miti, ma anche come potenti simboli nell’arte e nella cultura pop contemporanea. Le più recenti ricerche su materiali sostenibili e applicazioni biotecnologiche conducono infine lo sguardo verso il futuro. FUNGA è un invito a osservare il mondo da una nuova prospettiva: interconnessa, complessa e sorprendentemente viva.
L’archeologia racconta la storia – ma a volte diventa essa stessa parte della storia. Tra il 1920 e il 1972, in Alto Adige, i diversi regimi politici utilizzarono ritrovamenti e scavi archeologici per legittimare le proprie ideologie. Così, mentre gli scienziati italiani di stampo fascista presentavano le testimonianze romane come prova delle radici latine della regione, i ricercatori nazionalsocialisti interpretavano i ritrovamenti preistorici come conferma di un presunto passato “germanico”. La scienza finì così nel vortice della politica: gli oggetti furono sovra interpretati in chiave ideologica, gli scavi trasformati in strumento di propaganda e la ricerca privata della sua autonomia. Le conseguenze di questo conflitto culturale si fecero sentire anche dopo la fine della seconda guerra mondiale. La mostra temporanea UNDER PROPAGANDA palesa questo complesso e controverso capitolo della storia dell’archeologia altoatesina. Per la prima volta numerosi reperti degli anni 1920–1972 vengono presentati al pubblico, riletti in chiave critica con criteri scientifici aggiornati. I documenti d’archivio e le postazioni interattive raccontano accanto ai reperti le pratiche di ricerca del passato. Per i più giovani è previsto un percorso “underground”: un’avventura che svela in oggetti appositamente selezionati storie inattese. Un’occasione per riflettere su come il passato sia stato strumentalizzato e per guardare con occhi nuovi le testimonianze archeologiche che ancora oggi hanno molto da raccontare. La mostra invita a riscoprire l’importanza di una ricerca libera e indipendente ricordandoci quanto possa essere stimolante osservare i reperti archeologici con occhi critici e consapevoli. Un ricco programma di attività e iniziative collaterali per adulti e bambini offre diversi modi di avvicinarsi alla mostra, pensati per differenti tipi di pubblico. La mostra si rivolge sia a un pubblico specializzato e interessato, sia al grande pubblico, ed è aperta da martedì 25 novembre 2025 fino a domenica 8 novembre 2026.
Osterie e Guerra dei contadini, 1525 Nel 1525, la guerra dei contadini sconvolse la Germania, la Svizzera e il Tirolo. La mostra dà voce e volto a quel periodo turbolento ma ricco di fascino mettendo in primo piano non il campo di battaglia bensì l’osteria in quanto crocevia di classi sociali e crogiolo di chiacchiere e opinioni.
Credits Da un’idea di Vittorio Sgarbi. A cura di Denis Isaia A vent’anni dalla sua scomparsa, il Mart rende omaggio a Luigi Ferro, appassionato collezionista che con la moglie Carla Riboni ha dato vita a un’eccezionale raccolta di capolavori del ’900 italiano, in deposito al Mart dal 2006. Circa 50 opere, da Boccioni a de Chirico, da Savinio a Sironi, da Morandi fino a Fontana, testimoniano il gusto e la vita di un collezionista selettivo e scrupoloso. Curata da Denis Isaia, la mostra cerca di illustrare la biografia sentimentale di Luigi Ferro, un uomo nato in un ambiente umile e che appoggiandosi alla concretezza, alla caparbietà e all’intelligenza è riuscito a costruire una vita di successi imprenditoriali e, parallelamente, di fine collezionista. Storia di L.F. mette in scena i principali nuclei che hanno mosso i sentimenti e le passioni del collezionista. Dal racconto del mondo rurale ancora di impronta ottocentesca legato alla sua umile infanzia nei sobborghi veronesi, al ruolo che nella sua vita hanno avuto le donne – in primis la moglie Carla Riboni – alla scoperta della modernità fatta di macchinismi, stile e velocità (in mostra ci saranno anche due automobili appartenute a Ferro), fino alla meditazione più ermetica raccolta nella profonda attenzione che Luigi Ferro ha dedicato a Giorgio de Chirico.
Credits A cura di Alessandra Tiddia. La mostra presenta una selezione di opere, carte, dipinti e sculture, provenienti dalla collezione di arte moderna e arte primitiva di Vincenzo Paolillo, mecenate che ha deciso di donare la sua collezione di arte moderna europea e di arte extraeuropea al Mart. La sua ricerca di appassionato collezionista esplora i mondi del Futurismo con opere di Balla, Boccioni, Severini, dell’Astrattismo, del Dadaismo con Picabia e Man Ray, del Novecento italiano con Sironi, Martini, De Pisis, ma anche della stagione Informale (Morlotti), fino ad arrivare alle opere di Tobey, Bacon e Sutherland. Particolare rilievo per unicità e consistenza assume all’interno della collezione un nucleo di opere legate all’Espressionismo tedesco, da Grosz a Hubbuch, da Dix a Radziwill, che arricchiranno le collezioni del Mart di un segmento dell’arte contemporanea ancora scarsamente rappresentato, nonostante la prossimità geografica del museo con il mondo tedesco. L’interesse e la passione di Vincenzo Paolillo non sono rivolti solo al mondo dell’arte ma anche all’etnografia e alla natura: valente fotografo, in mostra vengono presentati anche alcuni suoi lavori fotografici riferiti alle tante campagne esplorative nei mari del Nord e del Sud e nelle regioni più autentiche del Centro Africa e della Papuasia, in molti dei quali si riflette lo stesso amore per forme e colori che ritroviamo nei quadri della sua collezione.
Il castello, completamente ammobiliato e in ottimo stato di conservazione, ospita un’interessante collezione di oggetti di arredo e opere d’arte dal XII sec. agli inizi del XVII sec. Particolarmente preziosi sono gli affreschi della cappella realizzati da Friedrich Pacher.
Residenza dinastica dei conti del Tirolo, il castello ha dato il nome all'intera regione. La sua realizzazione risale alla seconda metà dell'XI secolo. Il percorso museale è incentrato sulla storia del Tirolo dai primordi ai giorni nostri. Nel palazzo meridionale si trovano i due portali romanici, mentre nella cappella del castello, intitolata a San Pancrazio ed edificata su due piani, notevoli pitture murali gotiche. Nel mastio è possibile ripercorrere la storia dell’Alto Adige nel XX secolo.
Castel Presule, un tempo residenza dinastica dei signori Völs-Colonna, ospita, accanto a dipinti e disegni del XIX e XX sec. della raccolta “Cà de Bezzi”, una collezione d’armi del XIX secolo, dipinti della Donazione Lotte Copi e la mostra permanente di ritrovamenti archeologici "finff Majolica Schaln".
Il castello risale al 1140. Il percorso propone gli affreschi del “Ciclo di Ivano” (XIII sec.), primissima testimonianza della cultura profana e cavalleresca di area tedesca, la sala nuziale e la cappella riccamente dipinte, l’ampia biblioteca e una raccolta di dipinti, stemmi e armi.
Castel Roncolo risale al XIII sec. Oltre al celebre ciclo di affreschi profani risalenti al Medioevo e a oggetti dalla vecchia armeria, si possono periodicamente ammirare mostre temporanee su temi di storia culturale.
A chi lo visita, Capriz, il caseificio da vivere, permette di immergersi con tutti i sensi nel mondo della produzione di formaggio di capra. Negli ambienti espositivi a pianterreno e nel piano interrato è rappresentato l’intero processo, dalla capra che fornisce la materia prima, passando per il latte come prodotto di partenza fino alla forma di formaggio finita e al suo adeguato stoccaggio. Un ruolo speciale lo giocano elementi interattivi.
La Casa di via Bari 11 è uno dei pochi esempi ancora esistenti a Bolzano delle centinaia di case “semirurali” costruite alla fine degli anni Trenta e demolite a partire dagli anni Ottanta del Novecento per far posto a costruzioni a maggiore intensità abitativa. Da parte degli abitanti del quartiere delle Semirurali non è mai venuta meno la richiesta di conservarne la memoria. Il percorso espositivo, aperto al pubblico nel 2015, propone un viaggio nella storia di questo luogo attraverso fotografie, filmati, mappe, modellini tridimensionali e la suggestiva narrazione di storie di vita quotidiana.
Le rovine di Castel Giovo documentano, accanto alla storia del castello, anche temi legati al territorio, come il Tribunale della Val Passiria, gli “Schildhöfe” e gli interessanti affreschi rinascimentali del 1538 di Bartlme Dill Riemenschneider.
Castel Monteleone è una fortificazione del XIII secolo, ampliata nei secoli XVI, XVII e XVIII. Un percorso storico-artistico che si snoda attraverso giardini, cortili e sale offre un viaggio nei secoli, dal medioevo al periodo del rococò.
La Cappella di Santo Stefano nei pressi delle rovine di Castel Montani di Sopra (val Martello), gestita da Castel Tirolo, custodisce uno dei più ampi patrimoni di pitture murali gotiche del Tirolo. Apertura straordinaria per gruppi su prenotazione al tel. +39 0473 220221.
La residenza medievale Kränzel è circondata dai propri vigneti e dai "7 Giardini", cornice per un ampio programma culturale ed espositivo.
Abbazia tra le più importanti del Tirolo, ospita la chiesa barocca, un chiostro affrescato, la biblioteca con preziosi manoscritti, la pinacoteca con la sua notevole raccolta di tavole dipinte, mirabili opere della pittura gotica e un giardino storico.
Orologi a muro, opere in legno intagliato, maschere, tappi di bottiglia, cavatappi, pipe, macinini per il caffè e utensili da cucina, oggetti religiosi, oldtimer e motociclette, come ad esempio diversi modelli di Vespa: fanno tutti parte della collezione privata della famiglia Trebo. Gli oggetti raccontano storie vecchie anche di 150 anni e sono disseminati nei diversi locali dell’hotel. Un paradiso per i nostalgici!
L’Archeoparc Velturno testimonia una storia insediativa che, a partire dal neolitico, abbraccia tutte le più importanti epoche e culture. Sepolture e resti di attività di produzione della ceramica parlano di coltivatori e allevatori le cui storie risalgono fino al 5000 a.C.
Plunacker è un importante sito archeologico con tracce di insediamenti dal mesolitico al neolitico e dall’età del bronzo all’età romana. I resti delle costruzioni romane e medievali sono l’attrazione principale dell’Archeoparc.
La mostra Archimod presenta una cinquantina di modelli architettonici della Provincia Autonoma di Bolzano (piazze, scuole, palazzi per uffici, musei, complessi residenziali, ospedali, strade, gallerie, ponti), realizzati nell’arco degli ultimi 25 anni o in fase di progettazione o costruzione. Archimod è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici (treno, autobus) e ben visibile grazie alla grande scritta sulla facciata.
Il percorso espositivo "BZ '18–'45. Un monumento, una città, due dittature", aperto al pubblico nel luglio del 2014, illustra la storia del Monumento alla Vittoria, eretto a Bolzano dal regime fascista tra il 1926 e il 1928 su progetto di Marcello Piacentini. Vengono ripercorse le vicende storiche locali, nazionali e internazionali degli anni compresi tra le due guerre mondiali (1918–1945), legate in particolare modo all’avvicendarsi di due dittature (quella fascista e quella nazionalsocialista) e vengono illustrati i radicali mutamenti urbanistici operati nella città di Bolzano, a partire dalla fine degli anni Venti. Il percorso espositivo affronta, infine, il difficile rapporto di convivenza di una così ingombrante eredità dell’epoca fascista con il territorio, nel mutato quadro politico e sociale della seconda metà del Novecento fino ai giorni nostri.
“Nessuno ha il diritto di obbedire”: da fine 2017 questa citazione della filosofa politica e scrittrice Hannah Arendt (1906-1975) spicca, in italiano, tedesco e ladino, sull’edificio degli Uffici finanziari di piazza del Tribunale a Bolzano. Esso si contrappone al carattere autoritario del monumento fascista e al suo motto “Credere, obbedire, combattere”. Integrata da esaurienti spiegazioni realizzate da una commissione di storici poste su stand informativi sulla piazza, la scritta progettata da Arnold Holzknecht e Michele Bernardi intende dare nuovo significato al bassorilievo monumentale dell’artista di Chiusa Hans Piffrader (1888-1950), rendendolo un’occasione educativa.
Sito in un ex bunker dell'epoca fascista, poi utilizzato dalla NATO durante la Guerra Fredda, il Bunker Museum tematizza in primo luogo la struttura stessa e il suo retroscena storico. Sotto la lente è posta anche la storia segreta della Guerra Fredda. Il museo espone prevalentemente oggetti che un tempo facevano parte dell'equipaggiamento del bunker, come impianti radio, telefoni da campo, armi, razioni alimentari, ecc. In futuro tuttavia l'esposizione si focalizzerà non tanto sull'aspetto militare, ma sul tema dei confini.
Il palazzo del XVI secolo fu fino al 1803 residenza estiva dei principi vescovi di Bressanone. Particolari attrazioni sono i preziosi arredi rinascimentali (pannelli lignei, stufe, affreschi) e una collezione di opere d’arte risalenti ai secoli XV–XX. La struttura è gestita da Castel Tirolo.
Il Castello Principesco è situato ai piedi del Monte Benedetto, nel cuore della città. Il Castello, completamente ricostruito dall’arciduca Sigismondo d’Austria intorno al 1470, venne in seguito utilizzato dai Principi del Tirolo come alloggio durante la loro permanenza a Merano. A partire dal 1875, dopo un provvidenziale intervento di salvaguardia che ne impedì l’abbattimento, questa storica residenza fu sottoposta ad un ampio restauro. Oggi il Castello Principesco offre una preziosa occasione per studiare abitudini e modi di vita del tardo Medioevo: arredi di uso quotidiano, utensili da cucina, una delle più antiche stufe di maiolica giunte fino a noi, ritratti, strumenti musicali e armi consentono di toccare con mano un passato ormai remoto.
Il Castello di Castelbello risale al XIII sec. Le sue proposte culturali includono una mostra permanente sulla Via Claudia Augusta e due mostre temporanee d’arte contemporanea all’anno.
Il Centro di documentazione "Culten" tematizza l'insediamento dell'età del bronzo e del ferro (1400-600 a.C.) - poi trasformato in luogo per olocausti - sul "Kirchbichl" a Santa Valpurga/Ultimo, presentando la storia insediativa della valle e reperti di diverse epoche.
Il Centro visite del Parco naturale di Fanes-Senes-Braies fornisce in vetrine espositive e pannelli informazioni sulla formazione delle Dolomiti, sui fossili, sull’alpicoltura e sull’orso delle Conturines.
Il castello di Scena (XIV–XVIII sec.) fu residenza dall’arciduca Giovanni d’Asburgo. Custodisce collezioni su storia, cultura e arte tirolesi, armi storiche, arredi originali e dipinti. Nel sottostante mausoleo neogotico si trova la tomba dell’arciduca.
Il Centro visite racconta i forti contrasti e la varietà di ambienti che contraddistinguono questo parco. Qui si sperimenta in piccolo il mondo del parco. Lo stagno, gli aquari, il canale di irrigazione tipico, detto "Waal", pietre, preparati di animali, pannelli verticali e box per esperienze tattili invitano a scoprire la natura.
Il Centro visite “Lahner Säge” del Parco Nazionale dello Stelvio illustra quanto sia essenziale l’ecosistema “bosco” per l’uomo e la natura. Nell’antica segheria ad acqua alla veneziana, ora restaurata, i tronchi vengono trasformati in tavole, mentre la macina trasforma i chicchi di grano in farina.
Il Centro visite è ospitato in un vecchio mulino elettrico ristrutturato. L’esterno del Centro comprende un’area con la tipica vegetazione su substrato calcareo e porfirico e dispone di uno stagno per anfibi, di un orto con erbe medicinali e di un piccolo campo di grano.
Il Centro visite è dedicato alla geologia delle Dolomiti e all’alpinismo di Reinhold Messner. Nell’area "Meraviglie della natura" è possibile scoprire animali e erbe, pellicce di animali, uova di volatili, penne, dentature e corna.
Il Centro visite ha sede nella “Steger Säge”, edificio vecchio di 400 anni utilizzato in passato come segheria azionata da un mulino ad acqua e ora nuovamente funzionante. Anche la parte adibita a abitazione, con stube, cucina e camera da letto, è stata ristrutturata.
Il Centro visite, situato nell'ex-Grand Hotel di Dobbiaco, spiega i paesaggi naturali e culturali dell'area protetta, l'attività alpinistica e turistica sviluppatasi in questo territorio e gli avvenimenti bellici avvenuti lungo il fronte dolomitico. La mostra permanente dedicata alle Dolomiti Patrimonio Mondiale UNESCO illustra per quale motivo ampie aree delle Dolomiti sono state dichiarate Patrimonio mondiale dell'UNESCO ed evidenzia le particolerietà geologiche e i fantastici scenari paesaggistici del Parco naturale.
Tema centrale del Centro visite è “I confini della natura e i confini degli uomini”. Vi si presentano le forze trasformatrici dei ghiacciai e dell’acqua, la varietà geologica, la vegetazione, il mondo dei minerali e vari aspetti culturali e etnografici.
Il Centro visite del Parco nazionale “aquaprad” è un’istituzione didattica dedicata all’ambiente. Visitatori e visitatrici possono conoscere il mondo poco noto dei pesci locali e di altre forme di vita acquatiche.
Parole e immagini degli abitanti della valle presentano le sue specificità. Destini personali che parlano di amore per la propria terra, ma anche della dura vita dei contadini di montagna.
Il Centro visite del Parco nazionale "naturatrafoi" fornisce informazioni sull’area protetta, sui suoi sentieri e sulle manifestazioni. Offre inoltre una panoramica sull’ambiente naturale dell’Ortles.
Nel visitare Certosa l’impianto dell’antico convento è ancora riconoscibile. Davanti al chiostro un film della durata di 9 minuti racconta con immagini poetiche le alterne vicende storiche della certosa. Arte nella Certosa: Ogni anno, circa dalla metà di luglio alla fine di agosto, il chiostro ospita una mostra di artiste e artisti altoatesini.
Il museo espone tecnologia cinematografica e televisiva: macchine di proiezione di varie epoche, telecamere, moviole, banchi di montaggio, videoproiettori, pellicole film, ecc., nonché documenti storici, manifesti, documentari e altre testimonianze della storia del cinema nella regione. Propone rassegne cinematografiche, conferenze, attività di mediazione e didattiche e restauro film.
La collezione comprende quattro presepi panoramici di carattere classico-orientale e diversi presepi tirolesi, realizzati su schizzi originali dei Luoghi Santi da Anton Stabinger, originario di Sesto, dopo un pellegrinaggio in Palestina nel 1906.
Nella torre romanica dell’antico castello di Gries, oggi annesso al convento, si può ammirare una piccola collezione di presepi – antichi e più recenti – e di raffigurazioni della Natività e della Passione.
Il Museo Dolomythos introduce nel mondo delle Dolomiti Patrimonio naturale dell’umanità Unesco, delle quali illustra la genesi, ed esplora, presentandole, le specificità geologiche e il mondo vegetale e animale dei “monti pallidi”. Per mezzo di ricostruzioni, rappresenta inoltre i dinosauri come antichi abitanti delle Dolomiti. Ulteriori temi sono i miti e le leggende sulle Dolomiti e il mondo delle erbe. In un apposito percorso, i bambini possono intraprendere una caccia al tesoro e cercare fossili, cristalli e oro.
La mostra all'aperto Fossilia mostra i più bei reperti della zona di Meltina e testimonia i complessi fenomeni geologici avvenuti nel corso di milioni di anni. Particolarmente interessanti sono i resti fossili di alberi. Testi esplicativi e una stazione audio permettono di scoprire la mostra anche autonomamente. Visite guidate di gruppo su richiesta contattando l'Ufficio turistico di Meltina
La Fondazione Antonio Dalle Nogare nasce per promuovere l’arte contemporanea, intesa come linguaggio per leggere i cambiamenti della società, come strumento di dialogo tra arte, architettura, innovazione e ricerca artistica. Il connubio di arte e architettura è evidente anche nella sede progettata dagli architetti Walter Angonese e Andrea Marastoni. La Fondazione espone periodicamente parti della collezione di arte astratta e concettuale del suo fondatore e ospita mostre temporanee. Organizza attività didattiche e visite guidate, promuove residenze d'artista ed aderisce a manifestazioni intermuseali.
Con la sua imponente struttura e il labirinto di stanze, corridoi e scale, il Forte di Fortezza è considerato una delle più interessanti fortificazioni dell’area alpina e un capolavoro dell’architettura bellica austriaca. Edificato tra il 1833 e il 1838, ha vissuto alterne vicende, finché nel 2008 non è stato aperto al pubblico. Da allora ospita mostre d’arte e di architettura di portata regionale e internazionale e diverse manifestazioni. La mostra permanente "Cattedrale nel deserto" offre sguardi nella realizzazione del Forte e negli effetti che questa ha avuto sulla zona circostante. Al suo areale appartiene anche il Bunker n. 3, che si nasconde sotto un fitto strato di vegetazione in un tratto di bosco sul suo perimetro orientale e si può visitare su prenotazione.
Il GEOMuseo di Redagno, allestito nell’edificio "Peter Rosegger", situato nei pressi della chiesa di Redagno di Sopra, espone i più importanti reperti fossili provenienti dal GEOPARC Bletterbach e le sue caratteristiche rocce.
Il GEOPARC Bletterbach rientra nelle Dolomiti Patrimonio Mondiale Unesco e si estende su una superficie complessiva di 818 ettari. Nel suo paesaggio unico si trovano fossili di piante e orme di sauri. Nell’areale e nel centro visitatori sono illustrate questa particolare geologia e geomorfologia.
La Galleria Civica, situata su due piani, occupa una piccola porzione dell’antico convento dei frati Domenicani. Gestita dalla Ripartizione Servizi culturali del Comune di Bolzano, ospita esposizioni dedicate all’arte e alla cultura non solo cittadina.
La galleria foto-forum s’intende come piattaforma per la fotografia. Attraverso mostre e altre attività vengono presentate posizioni comunicative, creative e artistiche in ambito fotografico.
Dal 2007 la galleria Le Carceri presenta ogni anno negli spazi storici delle ex carceri di Caldaro varie esposizioni d’arte contemporanea. Per ogni mostra un/a artista dell’Alto Adige viene invitato/a a creare in dialogo con le opere di un/a collega.
SKB Artes si propone come luogo in cui l’arte contemporanea viene presentata, mediata e discussa. Attraverso il suo programma, che abbraccia l'arte contemporanea, la letteratura, la musica e l'architettura in tutte le sue forme espressive, SKB Artes intende rendere accessibile lo spettro dell'arte sudtirolese. SKB Artes si considera un ponte di scambio tra artisti, curatori, esperti d'arte di tutte le discipline e un pubblico diversificato. Come luogo artistico non commerciale, SKB Artes esplora le correnti artistiche contemporanee e mette in contatto i suoi membri con artisti di altre discipline e paesi. Grazie ai suoi legami internazionali con istituzioni artistiche e reti simili, SKB Artes promuove la sofisticata promozione di nuove forme d'arte e il dialogo con il pubblico dentro e fuori dall'Alto Adige. I locali storici offrono spazio per ampie esposizioni collettive come anche per esposizioni individuali dei membri. Allo stesso tempo, vengono presentate iniziative nel campo della letteratura, della composizione musicale e dell'architettura, creando così interconnessioni. Viene esplorato lo sviluppo e i progetti di una concezione estesa dell'arte al fine di contribuire e promuovere una scena culturale vivace, sia attraverso i suoi membri che oltre. SKB Artes si trova a Bolzano, non lontano dal centro storico. Gli spazi storici generosi nel Deutschhaus in via Weggenstein si suddividono in un'area espositiva di circa 400 m2, che può essere utilizzata in modo integrato o modulare, e una biblioteca che contiene un vasto assortimento di opere letterarie di autori sudtirolesi, monografie di artisti e opere collettive. SKB Artes inaugura nel 2024, assumendo così l'eredità della Galleria Prisma (1989 - 2023). Grazie alla lunga storia del Südtiroler Künstlerbund (fondato nel 1946) e alla sua consolidata collaborazione, SKB Artes può contare fin dall'inizio non solo sui suoi 450 membri, ma anche su una vasta rete di partner nel settore artistico, nella gestione delle mostre, nell'economia e nella scienza.
Realizzato nel 1940-41 dal regime fascista per scopi difensivi, il bunker è un’impressionante fortificazione sotterranea su più piani costituita da una lunga rete di gallerie che collegano postazioni di tiro e ampi spazi interni. Nella parte iniziale è allestita una galleria espositiva di immagini (Gampen Gallery), mentre l’interno ospita tra l’altro un’esclusiva collezione di minerali.
Il Giardino di sculture di Sieglinde Tatz Borgogno all'interno di un piccolo terreno boschivo a Pochi di Salorno è il risultato di una lunga e intensa fase creativa dell'artista. Vi si possono ammirare e toccare centinaia di figure femminili e alcune figure maschili, fatte prevalentemente di bronzo e di dimensioni diverse, alcune molto piccole, altre molto grandi, sedute, sdraiate, in piedi. Il giardino inoltre regala un panorama stupendo sulla sottostante Val d'Adige. Ulteriori informazioni presso l'Ufficio turistico Castelfeder.
Il museo mostra principalmente attrezzi tipici dell’artigianato, della viticoltura, dell’agricoltura, della conduzione della casa e del maso della Bassa Atesina, ma tematizza anche il corteo “Egetmann” di Termeno e il nuovo argomento centrale “Vivere tra Nord e Sud”.
Il Kunstforum Unterland - Galleria della Comunità Comprensoriale Oltradige/Bassa Atesina presenta, nei suoi spazi medievali sotto i portici di Egna, mostre d'arte contemporanea di caratura sia locale che internazionale. Diverse posizioni artistiche vengono presentate attraverso sei appuntamenti annuali. La galleria è diventata un punto d'incontro e di riferimento per gli operatori e amanti del settore.
Questo museo a 2.275 metri di altitudine, in cima al Plan de Corones nei pressi di Brunico, nelle Dolomiti, è dedicato alla fotografia di montagna. Il percorso si snoda su 1.800 metri quadrati e quattro piani, alla scoperta della storia della fotografia di montagna dagli inizi ad oggi, e propone opere artistiche di fotografi e fotografe da tutto il mondo, fotografie storiche, innovazioni digitali, mostre temporanee e allestimenti scenografici.
La residenza storica del Lanserhaus è un centro culturale dal 2005. È costituita da vari edifici che ospitano mostre d’arte, concerti, seminari e altre iniziative culturali.
Sito nei locali della parrocchia di Lappago, il museo permette di conoscere l’acqua con tutte le sue qualità e i suoi segreti e richiama l’attenzione su ciò che è casuale e marginale, ovvero sulle piccole cose che si incontrano nella natura.
Guide con una formazione specifica sul tema del marmo presentano curiosità e informazioni interessanti sulla genesi, la storia, la pericolosa estrazione e la lavorazione dell’“oro bianco”, il pregiato marmo di Lasa. Tutti i giorni diverse visite guidate partono direttamente dalla stazione ferroviaria di Lasa.
Aperta tutto l'anno, Merano Arte presenta nei suoi 500 mq di superficie espositiva, distribuita su tre piani, le ricerche contemporanee più attuali in ambito di arte figurativa, architettura, letteratura, musica, fotografia e nuovi media. La struttura è gestita dall'associazione culturale Merano Arte che in collaborazione con istituzioni pubbliche e partner privati ne organizza la programmazione.
Situato sul Plan de Corones (2275 m), al margine del più spettacolare altopiano panoramico dell’Alto Adige, il MMM Corones è dedicato all’alpinismo tradizionale, disciplina che ha plasmato ed è stata plasmata in maniera decisiva da Reinhold Messner. La vista mozzafiato sulle Alpi, che si gode dall’inconfondibile edificio progettato da Zaha Hadid, è parte integrante dell'esperienza museale: lo sguardo spazia in tutte e quattro le direzioni cardinali, anche oltre i confini provinciali, dalle Dolomiti di Lienz a est fino all’Ortles a ovest, dalla Marmolada a sud fino alle Alpi della Zillertal a nord.
Il cuore del circuito museale ideato da Reinhold Messner trova spazio tra le antica mura di Castel Firmiano, rese accessibili da una struttura moderna in vetro e acciaio. Il percorso espositivo si snoda tra le torri, le sale e i cortili della rocca, offrendo al visitatore una visione d'insieme dell'universo montagna. Opere, quadri, cimeli e reperti naturali raccontano lo stretto rapporto che unisce l'uomo alla montagna, l'orogenesi delle catene montuose ed il loro disfacimento, il legame tra montagna e religione, la maestosità delle vette più famose del mondo, la storia dell'alpinismo dagli inizi fino all'odierno turismo alpino.
Arroccato su un'altura nella splendida val Venosta, Castel Juval ospita il museo che Reinhold Messner ha voluto dedicare al “mito” della montagna. Per molti popoli in tutto il mondo la montagna è sacra, dall'Olimpio all'Ararat, dal Sinai al Kailash, dal Fujiama in Giappone all'Ayers Rock in Australia. Il museo custodisce una raccolta di dipinti con vedute delle grandi montagne sacre, una preziosa collezione di cimeli tibetani e di maschere provenienti dai cinque continenti, la stanza del Tantra e, nei sotteranei, le attrezzature usate da Reinhold Messner nelle sue spedizioni. Nei pressi del museo, bello ed emozionante, si possono visitare i vigneti in pendenza dell'azienda agricola Unterortl e la trattoria Schlosswirt Juval che serve piatti tipici.
Dedicato al tema del ghiaccio e allestito in una moderna struttura sotterranea, il museo è situato a Solda, a 1900 metri di quota, ai piedi dalla vedretta dell'Ortles, che la famosa carta del Tirolo disegnata nel 1774 da Peter Anich indicava come la “Fine del mondo”. Nel MMM Ortles incontriamo il terrore del ghiaccio e dell'oscurità, i miti dell'uomo delle nevi e del leone delle nevi, il white out e il terzo polo, in un viaggio attraverso due secoli di storia degli attrezzi da ghiaccio, dello sci, dell'arrampicata su ghiaccio e delle spedizioni ai poli. MMM Ortles espone la più vasta collezione di dipinti con vedute dell'Ortles. La trattoria Yak&Yeti, situata accanto al museo, propone specialità delle montagne sudtirolesi e himalayane.
Nel Castello di Brunico, situato sulla collina a sud del capoluogo della val Pusteria, Reinhold Messner ha allestito il penultimo dei suoi sei musei dedicati alla montagna. Circondato da masi contadini, il castello ospita il museo dei popoli di montagna. Dal museo MMM Ripa (in lingua tibetana “ri” sta per montagna e “pa” per uomo) si gode una splendida vista su Plan de Corones, luogo di forte richiamo turistico, sul paesaggio rurale della valle Aurina e sulle Alpi della valle di Zillertal. Il moderno alpinismo è nato 250 anni fa, ma è da più di 10.000 anni che l'uomo abita e frequenta i rilievi montuosi. Da principio ci si recava per cacciare, poi per condurre mandrie e greggi di pascolo in pascolo, quindi vi si stabilì per lavorare la terra e allevare bestiame. Stabilitisi tra i fondali delle valli e i pascoli estivi, i popoli di montagna hanno saputo sviluppare una propria arte della sopravvivenza, una cultura che, al contrario della cultura urbana, si basa sulla responsabilità personale, sulla rinuncia al consumo, sul mutuo aiuto. È a questo modo di vivere, che solo all'osservatore superficiale può apparire diverso da luogo a luogo, che Reinhold Messner dedica il museo MMM Ripa.
Nel medioevo la miniera di Villandro era annoverata tra le aree di estrazione del minerale più significative del Tirolo. Dopo la sua chiusura all’inizio del XX secolo cadde nell’oblio. Con un faticoso lavoro, l’Associazione culturale e museale di Villandro l’ha resa nuovamente accessibile al pubblico. È possibile visitare diverse gallerie nell’ambito di visite guidate.
Con i suoi circa 20.000 pezzi, Mondo Treno è una delle più ampie collezioni private di modellini di treno d’Europa. Occupa una parte del percorso “L’Alto Adige in miniatura”.
Il Mondo del Loden presenta ai visitatori l’intero processo che dalla pecora porta al capo di abbigliamento finito. Utensili storici raccontano la storia della produzione delle stoffe, l’attività di filatura delle donne, i viaggi dei venditori ambulanti di panni e la follatura del Loden.
La zona di Aldino era un tempo sede di innumerevoli mulini, brillatoi e pestini, poiché la coltivazione dei cereali rappresentava la più importante fonte di sostentamento. Lungo il rio Thal ora alcuni di essi, riattivati, sono accessibili al pubblico.
Nell’ex edificio rurale dell’abbazia benedettina è ospitato un museo che offre uno sguardo sulla storia del convento e sulla vita quotidiana dei suoi monaci. Il museo propone inoltre mostre temporanee.
Il museo racconta la storia dell’allagamento e della ricostruzione dei paesi di Curon e Resia. Integrano la collezione oggetti e figure sacre dalle antiche chiese dei due paesi.
Il Museo Asburgico è una collezione privata di Hermann Pegger, che per anni ha raccolto oggetti storici relativi alla Monarchia austro-ungarica e alle guerre di liberazione del 1809.
A Bagni Egart, il più antico centro termale del Tirolo, oggi ristorante, è possibile ammirare un’ampia collezione privata sulle tradizioni locali e numerose curiosità sulla monarchia asburgica “imperialregia” (“K.u.K.”), raccolte da Karl Platino.
Originariamente torre residenza fortificata medioevale, Castel Moos propone arredi e affreschi del 1400 e parte della collezione di dipinti di artisti e artiste tirolesi della prima metà del XX secolo di Walter Amonn.
Il più antico museo dell’Alto Adige offre una preziosa raccolta di reperti archeologici, testimonianze dell’arte medioevale, gotica e barocca e una pregevole esposizione di costumi del XIX sec. e oggetti tradizionali della cultura popolare tirolese.
Il museo presenta parte della collezione storico-artistica dell’antico Museo Civico di Brunico con importanti esempi di arte tardogotica. Grande rilievo viene dato inoltre a un programma di mostre di artisti moderni e contemporanei.
Nel 2017 il magistrato, imprenditore e collezionista bolzanino Josef Kreuzer donò alla Provincia di Bolzano la sua collezione di oltre 1.500 opere di circa 300 artisti del Tirolo, dell’Alto Adige e del Trentino, insieme al palazzo che la ospita in pieno centro storico a Bolzano, a condizione di farne un museo accessibile al pubblico. A pianterreno è stato ricavato un ambiente per mostre temporanee d’arte, lo Spazio Eccel Kreuzer.
Il Museo Mansio Sebatum è dedicato all’insediamento romano di San Lorenzo. I reperti esposti offrono una panoramica della vita nell’antica stazione di sosta di “Sebatum”, con le sue terme, il suo mercato e i suoi scambi, oltre che dei riti funebri e del mondo delle divinità dei Romani.
L’antico ospizio e l'Antica Commenda dell’Ordine Teutonico sono un'importante testimonianza della storia europea dell'Ordine. Vi sono conservate le tavole delle portelle dell’altare maggiore tardogotico (1456) dipinto da Hans Multscher di Ulma e altri documenti significativi.
Il museo espone schizzi e bozzetti dei numerosi affreschi, oltre a studi, acquerelli e lavori di grafica del famoso pittore sudtirolese Rudolf Stolz (1874–1960), nonché dipinti del fratello Albert Stolz e propone ogni anno mostre temporanee con opere di artisti prevalentemente di area tirolese.
Situato accanto alla celebre chiesa di San Procolo, il museo sotterraneo ne illustra la storia, assieme a quella di Naturno, dal tardo-antico all’alto medioevo fino al gotico e alla peste del XVII sec.
Il museo Uomo nel tempo ripercorre la vita dell’uomo in Alto Adige dall’età della pietra fino al recente passato. Le diverse epoche sono rappresentate attraverso innumerevoli oggetti originali, esperimenti e animazioni. Mostre temporanee a cadenza annuale offrono sguardi nell’ampia collezione.
Il museo illustra la storia naturale e culturale della Val Gardena: nascita delle Dolomiti, antiche testimonianze archeologiche, una collezione di sculture lignee gardenesi, vita e opere di Luis Trenker, regista e attore di film di montagna, la tela quaresimale di San Giacomo e la camera da letto “Bierjun” del tardo Medioevo.
Castel Fontana ospita un museo agricolo incentrato sul tema “vita in pendio”, una fattoria con razze rare di animali domestici, un centro studi internazionale e il memoriale del poeta Ezra Pound.
Nell’antica casa colonica, risalente a 500 anni fa, una ricca collezione di macchinari, attrezzi e oggetti d’uso quotidiano e di devozione documenta la vita della civiltà contadina.
Il museo espone una grande varietà di attrezzi agricoli e di uso quotidiano che testimoniano la vita contadina dell’età preindustriale.
Il Museo degli elmi dei pompieri espone circa 700 elmi da tutto il mondo e di diverse epoche (tra essi anche elmi francesi in metallo con pennacchio), scuri, sciabole e uniformi rare.
Edificato nel XII e ampliato nei sec. XIV e XV, il castello è caratterizzato da interventi architettonici rinascimentali. Il percorso offre anche l‘opportunità di ammirare un‘ottantina di plastici di castelli sudtirolesi realizzati da Ludwig Mitterdorfer (1885–1963).
Sito al secondo piano della Residenza Lächler, sopra l'associazione turistica, il museo intende essere un centro di ricerca, documentazione e informazione sul costume tradizionale ("Tracht") di Castelrotto e sulla sua storia. Espone costumi tradizionali del XVIII, XIX e XX sec. e parti di essi nonché una ricca raccolta di immagini storiche. Ospita mostre temporanee, organizza visite guidate, conferenze e corsi e collabora con associazioni del settore.
Il museo mostra la storia dell’intaglio e del presepe natalizio in Valle Aurina, esponendo presepi popolari tirolesi, orientali e moderni.
In questo museo privato della famiglia Schmid, attrezzi e utensili illustrano lo sviluppo della viticoltura e della lavorazione del vino, della lotta antiparassitaria e dell’agricoltura nel Burgraviato, nonché la tradizione della produzione dello speck.
Sulla scorta di varie attrezzature per la produzione del miele, il museo sito presso il Maso Plattner illustra la storia e lo sviluppo dell’apicoltura in Alto Adige. L’area esterna al maso ospita vecchi apiari e un percorso didattico.
Nel museo della Collegiata l’arte sacra della chiesa, il tesoro del Duomo, i libri risalenti ai sec. XV–XVIII e una significativa raccolta di manoscritti sono testimonianza dell’attività intellettuale e spirituale della più antica Collegiata del Tirolo. Nella seconda sede, ovvero nel Convento dei Francescani (via P.-P.-Rainer 15, 39038 San Candido) invece sono esposti numerosi reperti archeologici di San Candido risalenti ai secoli dell’Impero romano e una collezione di oggetti folkloristici.
Il museo conduce in un viaggio nel passato all’interno di un’abitazione dell’antica borghesia brissinese con i suoi sontuosi rivestimenti lignei, gli affreschi unici e le originali stufe ad olle. Nella sede della Farmacia Peer si è conservato un prezioso tesoro fatto di rari oggetti, che narrano con la loro molteplicità e fantasia «l'arte di curare». Allo stesso tempo questo piccolo gioiello museale rappresenta una perla di rara bellezza per gli amanti dell’architettura e dell’arte moderna.
Il Museo della Scuola di Bolzano è stato concepito come museo aperto. Gli oggetti esposti (materiali didattici, fotografie, documenti, arredi, cartelloni) rispecchiano la storia delle tre culture di questa terra, in un incontro tra esperienze personali e vicende collettive.
Nell’ex scuola elementare dell’isolata località di Tagusa è narrata la storia della scuola e dei suoi alunni, provenienti dai masi circostanti, dal periodo fascista agli anni ‘90.
Nel 1963 è stato allestito un museo nell’antico edificio scolastico. Offre una panoramica dello sviluppo dell’arte popolare e della cultura contadina della Val d’Ultimo.
Nella residenza medievale Larchgut numerosi oggetti e pannelli documentano lo sviluppo della viticoltura dal medioevo a oggi, dalle diverse forme di coltura, alle varietà di frutta antiche e nuove, fino all’irrigazione e alla lotta antiparassitaria.
Attraverso abiti, accessori, oggetti di uso quotidiano e curiosi, il Museo delle Donne descrive la storia della donna e il suo ruolo sociale ieri e oggi. Ogni anno organizza mostre temporanee su temi che riguardano le donne e manifestazioni correlate.
Prendendo le mosse dalle invenzioni di Peter Mitterhofer, originario di Parcines, un’ampia collezione illustra la storia della macchina da scrivere dal XIX sec. agli anni ’80.
Con la sua ampia collezione di attrezzi, opere di arte locale sacra e profana e oggetti della quotidianità domestica, il museo documenta la vita contadina e vari mestieri artigiani ormai dimenticati.
Situato nell’antica residenza urbana e sede degli uffici amministrativi dell’imperatore Massimiliano I, il Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige illustra la storia naturale e paesaggistica dell’Alto Adige, uno dei territori più multiformi d’Europa. Su una superficie espositiva di circa 1.000 mq, il museo consente di scoprire – in una sorta di viaggio nel tempo scandito da plastici, diorami e postazioni sperimentali e multimediali – i momenti più importanti delle origini della terra e della nascita e dello sviluppo dei vari ambienti naturali. Il piano terra ospita regolarmente mostre temporanee. Il museo gestisce anche il Planetario "Alto Adige" di San Valentino in Campo (Cornedo all'Isarco), vero e proprio simulatore stellare il cui sistema tecnologico permette di ricreare il moto dei pianeti e delle stelle sfruttando la tecnologia 3D.
Ubicato in una delle ultime case a portico di Egna, il museo espone oggetti d’arredamento e d’uso quotidiano tipici dell’abitazione borghese del XIX e XX sec., disposti nel loro ambiente come se la casa fosse ancora abitata.
Nel museo allestito nell’edificio della sinagoga, documenti e oggetti offrono testimonianze della comunità ebraica formatasi a Merano tra fine ‘800 e inizio ‘900 e accompagnata fino agli anni ’30 da un fiorente turismo ebraico.
Il Museo locale espone opere di arte sacra che rispecchiano le forme di devozione religiosa e artistiche del barocco e del rococò. Un gioiello particolare è il tesoro del maso Thal. Il museo conserva anche dipinti, sculture lignee, monete e medaglie provenienti da collezioni private.
Il Museo locale è alloggiato nella storica “ Pfleghaus”. Espone su quattro piani utensili dalla quotidianità contadina, artigianale e domestica e oggetti di arte popolare profana e religiosa.
Il fienile della parrocchia di Laudes ospita un piccolo museo di storia e cultura locale con oggetti d’uso quotidiano e attrezzi da lavoro agricolo provenienti dai dintorni, raccolti da Norbert Schuster.
Nell’antica sede del Magistrato Mercantile i preziosi oggetti d’arredo del XVIII sec., i dipinti di pittori barocchi e i documenti originali testimoniano la tradizione delle fiere di Bolzano, centro mercantile di fama internazionale.
Il museo è il risultato di un impegnativo lavoro di ricerca e raccolta durato diversi decenni nelle Alpi di Ziller (Aurine) e negli Alti Tauri ed espone circa 1.000 esemplari di minerali. Oltre ai più grossi quarzi affumicati trovati nella nostra regione, merita particolare attenzione un rarissimo cristallo di rocca “ritorto”, tra i più belli venuti alla luce finora e ritrovato nella miniera di Predoi. La sezione multimediale presenta la nascita dei minerali, la loro ricerca e il faticoso recupero, infine l’azione terapeutica di molti di essi.
Il museo, ampliato di recente, custodisce la collezione mineralogica composta dai famosi geodi di Tiso, cristalli di rocca e altri minerali della zona alpina, raccolti dal collezionista Paul Fischnaller. Le famiglie possono cercare geodi insieme al collezionista.
La Torre Bianca, uno dei simboli di Bressanone, ospita un museo che, a partire da vari modelli, racconta il suo significato di torre cittadina e campanaria. Propone inoltre campane in miniatura, l’interno dell’originale globo del campanile e il ruolo dei guardiani del campanile.
Il museo allestito in quella che fu la casa natale del Principe Vescovo Johannes Zwerger documenta la vita e le opere del più noto cittadino di Anterivo. Conserva documenti dalla sua vita e oggetti della sua quotidianità.
Dal 2000 la chiesa di San Michele è un museo che custodisce opere d’arte sacra provenienti dalle vicine chiese di Tubre.
Il museo propone una cinquantina di opere di arte sacra, allestite con cura. Le statue, i dipinti e gli altri tesori esposti conducono attraverso oltre 700 anni di storia regionale. Dal 1984 il museo parrocchiale è ospitato nel granaio gotico, nell’angolo nord-est del giardino della canonica. Sopra il portone d’entrata è incisa la cifra 1559, data di ristrutturazione dell’edificio.
Nell’antica cappella cimiteriale di San Michele è possibile ammirare arte sacra tardo-gotica proveniente dalle chiese del circondario. Al pianterreno si trova il Museo archeologico con ritrovamenti dalla zona di Peterbühel che vanno dalla preistoria al tardo-antico al medioevo.
Il museo, situato a pianterreno della vecchia scuola elementare, racconta la storia del territorio dell’Ortles, l’impulso dato al turismo dalla prima scalata dell’Ortles, il fronte della Prima Guerra Mondiale e espone reperti minerali.
L’attività mineraria ha caratterizzato per secoli e fino ai nostri giorni non solo il paesaggio, ma anche la vita degli abitanti delle Alpi centrali. Nell’antico Granaio di Cadipietra le mostre temporanee raccontano ai visitatori i loro volti e le loro storie. Attraverso immagini di minatori al lavoro nei secoli passati nelle miniere di Ridanna/Monteneve e di Predoi la mostra in corso “Ritratti. Gente di miniera” presenta i loro ritratti e racconta con brevi biografie la loro vita. Immagini, testi, registrazioni audio e diversi oggetti personali permettono di ridare un volto e una voce a imprenditori minerari e minatori, ma anche alle donne impiegate nella miniera.
A Predoi dal 1996 è possibile effettuare, a bordo di un trenino, una suggestiva visita guidata vestiti con elmetto e cerata alla galleria “ Sant’Ignazio”, lunga oltre 1 km. Da essa ancora oggi si estrae rame di cementazione: il particolare impianto è visibile e perfettamente funzionante. All’interno comincia l’avventuroso percorso guidato di 350 m, disseminato di rappresentazioni di scene lavorative. Il centro climatico si trova a ca. 1.100 m nel cuore della montagna e si presenta come luogo di quiete, distensione e rigenerazione.
La sede di Ridanna fu costruita 150 anni fa ed è una testimonianza unica del periodo della rivoluzione industriale. Nell’impianto di arricchimento del minerale a Masseria, dotato delle tecnologie più moderne per l’epoca, i visitatori possono toccare con mano l’intero processo di produzione grazie a macchinari funzionanti. Il più lungo sistema di trasporto minerario al mondo, composto di piani inclinati e binari per il traino con i cavalli che si estendono dal distretto in alta montagna alle gallerie di Monteneve, ma anche i grandi bacini di flottazione e i potenti macchinari fanno intuire sia le dimensioni impressionanti sia le difficoltà dell'attività estrattiva e invitano il visitatore ad un viaggio nel tempo tornando alla rivoluzione industriale in campo minerario.
Il Museo degli usi e costumi di Teodone illustra la vita della società rurale in epoca preindustriale, dal nobile al contadino fino al bracciante. Al centro si trova la residenza barocca Mair am Hof (costruita alla fine del XVII secolo) con le sale padronali e le collezioni etnografiche. Nell’area all’aperto di oltre tre ettari, i masi contadini originali, le officine degli artigiani, gli orti agricoli e gli animali domestici raccontano la vita quotidiana di una volta.
Il Museo provinciale del vino si trova nel centro di Caldaro, in quello che fu l’edificio amministrativo della signoria Caldaro-Laimburg. Il museo offre uno sguardo sulla storia della viticoltura in Alto Adige: dagli attrezzi storici che accompagnavano l’annata lavorativa del viticoltore, fino alle rappresentazioni religiose che illustrano il rapporto tra vino e religione. Nel piccolo vigneto del museo si coltivano oltre 30 vitigni diversi le cui uve si possono assaggiare in autunno.
Nella torre di Castel Thurn (XIII sec.), antica sede giudiziaria e attuale municipio, è possibile ammirare una preziosa collezione di opere d’arte religiosa – pale d’altare, dipinti e statue di santi del primo barocco – e atti di consacrazione.
Il bunker è un residuato degli anni '40 scavato nella roccia. Ospita una mostra sulla storia della valle dall’epoca glaciale al XX sec. e presenta, come punto informativo del Parco naturale del Gruppo di Tessa, le specificità naturali della zona. Il museo, fondato nell'aprile del 2010, da gennaio 2017 viene gestito dalla neocostituita associazione MuseumHinterPasseier.
La struttura museale Timmel_Transit è stata inaugurata nel 2018 in una ex caserma sul valico del Rombo. Essa intende integrare il Museo del Passo, che si trova in territorio austriaco, e completare il percorso dell’“Esperienza Passo Rombo” – sei piccole stazioni museali lungo la strada alpina del Passo Rombo. Attraverso immagini, pannelli e filmati con interviste a testimoni d’epoca, la mostra permanente tematizza la storia della costruzione della strada del Passo Rombo sul versante altoatesino. Timmel_Transit include anche un archivio digitale con quasi 3.000 documenti e immagini relative alla realizzazione della strada del Passo Rombo, conservato al Bunker Mooseum e in parte ancora in elaborazione.
Ospitato nel maso Sand, il museo racconta in forma viva e avvincente la storia di Andreas Hofer, l’eroe popolare tirolese. La mostra permanente “Eroi & Noi” riflette su eroi odierni. Il museo all’aperto illustra la vita contadina.
Ciastel de Tor, famoso per la sua caratteristica torre e nel XIII secolo sede del giudizio “Thurn an der Gader”, è luogo di riferimento della cultura degli oltre 30.000 ladini, uniti nella loro identità da due elementi essenziali: la lingua derivata dal latino volgare e lo straordinario paesaggio montuoso delle Dolomiti. Dal 2001 il ?iastel ospita il Museo provinciale ladino. Esso fornisce preziose informazioni sulla geologia, archeologia, storia, lingua, sul turismo e artigianato artistico delle cinque valli ladine.
Il museo è dedicato all’orso preistorico delle caverne di 40.000 anni fa e alla geologia delle Dolomiti. Illustrano gli aspetti dell’”Ursus ladinicus” e del suo habitat numerosi reperti originali – ossa, denti, crani – e installazioni video. Nel piano interrato si trova la ricostruzione della grotta delle Conturines, luogo di ritrovamento dell’Ursus ladinicus, con una ricostruzione dell’orso delle caverne in letargo e dell’orso bruno M12 (Mico).
In occasione della costruzione del centro anziani sono venute alla luce straordinarie testimonianze di epoca romana: un edificio riccamente affrescato con sala colonnata e una massiccia struttura, probabilmente la base di un tempio o di un monumento. Ad oggi sono i resti archeologici più importanti di Pons Drusi, la Bolzano di epoca romana.
Dal 2015 il Palais Mamming Museum – che presenta le collezioni del Museo Civico di Merano – è ospitato nella nuova sede di piazza Duomo, in un palazzo barocco ristrutturato recentemente. La collezione fornisce una panoramica sull'evoluzione storica della città. Il percorso, a sviluppo circolare, ha inizio dalla preistoria e protostoria, toccando via via tutti gli ambiti, fino all’arte del XX secolo. Ciò che contraddistingue il fascino particolare di questa collezione sono anche alcuni pezzi “esotici” e curiosi, tra cui una mummia egizia, la collezione d’armi sudanesi di Slatin Pascha, una macchina da scrivere di Peter Mitterhofer e una maschera funebre di Napoleone.
Il Piccolo Museo di Lana ospita la collezione privata di Alexander Schwabl dedicata alle due guerre mondiali. Pezzi forti sono le uniformi, i documenti e le foto del fronte sud-occidentale.
Promosso dall’Autostrada del Brennero spa, il Plessi Museum è il primo spazio museale in autostrada in Italia. È segnato dalla presenza dell’installazione che l’artista Fabrizio Plessi aveva realizzato nel 2000, in occasione dell’Expo di Hannover, pensata per celebrare l’Euregio. È una scultura che unisce tre composizioni rappresentanti le province di Trento, Bolzano e Innsbruck. Il percorso espositivo raccoglie installazioni video, sculture e presenze grafico-pittoriche.
Il complesso, di cui fa parte la chiesa dedicata a San Nicola Taumaturgo consacrata nel 1897, è sorto grazie al lascito della signora moscovita Nadezhda Ivanovna Borodina. La raccolta espone icone, oggetti di culto, documenti, libri e testimonianze della comunità russo-ortodossa che visse a Merano sin dalla fine dell’Ottocento.
Il “Rohrerhaus”, menzionato già nel 1280 e uno dei maggiori masi della valle, è un luogo di incontro a carattere museale. Oltre a stube, cucina e un’altra piccola stube fanno parte del complesso anche il forno e il mulino.
La "serra III" di fine anni '50 della Floricoltura Schullian è l'ultima di questo tipo in Alto Adige. Al suo interno, l'artista Paul Thuile ha ideato una mostra permanente. Oggetti e fotografie d’epoca, testi, filmati e interviste presentano la storia dell’ortofrutticoltura, le vicende delle dieci più importanti ditte e famiglie che hanno fondato il settore in Alto Adige nonché ritratti dei maggiori protagonisti del suo sviluppo in questa terra negli ultimi 60 anni. Tra essi, spicca il fondatore della floricoltura che ospita l'esposizione, Franz Schullian.
Lo Speckworld Moser è situato in un edificio costruito in stile architettonico alpino e mostra la storia dello Speck. Si possono ammirare la tradizionale cucina, l’affumicatoio, l’originale mangiatoia per i maiali, l’antica siringa per le salsicce, un’antica bilancia e molti altri i utensili originali utilizzati nella produzione dello Speck. Diverse stazioni interattive e tavole informative illustrano l’antica e moderna produzione artigianale dello Speck, elargendo consigli per conservare al meglio il prodotto, per affettarlo in modo ideale e molto altro ancora. Immagini e ricette di piatti a base di Speck svelano inoltre le sue possibilità di utilizzo.
Il tesoro del Duomo di Bolzano è da annoverare fra le più ricche raccolte di arredi sacri di età barocca dell’area tirolese. Vi si trovano preziosi paramenti liturgici, gonfaloni e pregiati prodotti di oreficeria del XVIII secolo.
La Torre della chiesa (detta anche Torre di Tubre) ospita dal 2011 la mostra permanente “Paul Flora – Vita e opera”, dedicata all’artista di Glorenza. Vi si possono ammirare 60 opere di Flora e immagini che documentano la sua vita.
All’interno della Torre di Porta Sluderno, su due piani, sono illustrate le "Tappe di una piccola città". Temi centrali sono il commercio, la difesa, il mercato, le professioni nonché la ricostruzione e fortificazione della città di Glorenza nel XVI sec.
Un tempo residenza estiva dell’imperatrice Elisabetta d’Austria, meglio nota come Sissi, Castel Trauttmansdorff oggi ospita il Touriseum, il Museo provinciale del Turismo, il primo in tutto l’arco alpino specializzato nella storia del turismo. Il Touriseum, circondato dallo spettacolare orto botanico di Castel Trauttmansdorff, offre un emozionante viaggio nel tempo alla scoperta dei 200 anni di tradizione turistica del Tirolo, attraverso un percorso arricchito di pannelli illustrati. Il visitatore, proiettato nel passato, rivive l’atmosfera del tempo sia dal punto di vista dei villeggianti sia da quello della popolazione locale.
Il museo è dedicato alle specificità della Val Venosta, come il sistema di irrigazione con i canali detti “Waale”, l’archeologia nel “magico triangolo retico” (siti del Ganglegg e del Tartscher Bühel) e il tema degli “Schwabenkinder” (bambini costretti a lavorare in Germania meridionale).
Nel 1905 Franz Fromm, commerciante di origini tedesche, si trasferì a Merano, dove diversi anni dopo acquistò Villa Freischütz. Essa divenne per Fromm il definitivo approdo per sé e la sua famiglia e il forziere per la sua collezione di tesori artistici raccolti con passione. È grazia a sua nipote Rosamaria Navarini (1926-2013) se questa collezione si è potuta conservare fino ai giorni nostri. Nel suo testamento, dispose che questi tesori diventassero fruibili al pubblico nella villa. Costruita nel 1909, Villa Freischütz rappresenta un significativo esempio di edificio dell’"età dell’oro" della città di cura e custodisce una varia e preziosa collezione di opere d’arte e d’arte applicata. L’intreccio degli oggetti e delle singole storie presentati nella mostra traccia un ritratto di una tipica famiglia borghese dell’epoca.
L'ar/ge kunst è il Kunstverein (Associazione artistica) di Bolzano. Il nome – un’abbreviazione di Arbeitsgemeinschaft, comunità di lavoro - indica l’obiettivo di promuovere un’idea di lavoro collettivo intorno ai linguaggi dell’arte contemporanea e alla loro relazione con discipline quali l’architettura, il design, le arti performative e il cinema. L’istituzione produce e presenta pratiche artistiche regionali, nazionali ed internazionali e, attraverso esse, conduce una ricerca critica sul ruolo dell’arte in rapporto alla sfera sociale e politica. Negli ultimi anni ar/ge kunst ha rivolto la propria indagine sull’idea di mostra come medium e ha sviluppato workshop, residenze, lecture e performance.
Il parco-museo didattico vicino al luogo di ritrovamento di Ötzi spiega come fu trovato l’Uomo venuto dal ghiaccio e come viveva 5300 anni fa. Nelle mostre spiccano le ricostruzioni delle capanne neolitiche e dell’equipaggiamento di Ötzi. A famiglie e amanti di tecniche artigianali antiche è consigliata la visita dei percorsi 2 e 3 (area laboratori, pontile canoa monossile e area tiro con l’arco).
Visita del castello Castel Mareccio è principalmente un centro eventi, che può essere affittato per diversi occasioni come congressi, mostre, concerti, matrimoni... Però è anche uno dei gioielli storico-artistici di Bolzano da non perdere! E può essere visitato nei giorni nei quali NON ci sono manifestazioni. Come tanti castelli medievali, anche Castel Mareccio venne ampliato nel corso del 1500. Oggi si possono vedere le sale affrescate e salendo nella torre si può ammirare il panorama a 360°. Prezzo d'ingresso: 5€ Orario per le visite: ore 9-12.45 (ultimo ingresso 12) e 14-17 (ultimo ingresso 16.15) Contattateci per maggiori informazioni: (+39) 0471 976615 oppure mareccio@mareccio.info
Arroccato su un’erta parete rocciosa sopra il comune di Appiano sulla Strada del Vino, troneggia maestoso Castel d’Appiano. Da qui, a 636 m s.l.m., lo sguardo spazia libero sull’intera Val d’Adige, l’Oltradige e la conca di Bolzano, posandosi su un idilliaco panorama in cui spiccano gli incantevoli vigneti – tratto distintivo di questo angolo dell’Alto Adige –, il profilo delle Alpi dell’Ötztal e le pallide vette delle Dolomiti. Castel d’Appiano ha alle spalle una lunga e interessante storia. Costruito nel 1130 dal conte Ulrico II, divenne presto una delle fortezze più significative e delle dimore più prestigiose della regione. Tutt’oggi, chi da vicino o da lontano osserva il castello prova un senso di soggezione alla vista del mastio pentagonale, che con i suoi 23 m di altezza si eleva verso il cielo. Nel suo nuovo ruolo di meta escursionistica distante poco meno di un’ora a piedi da Missiano, Castel d’Appiano ha moltissimo da offrire a giovani e anziani, amanti della natura e della buona tavola: dalla taverna, in cui si servono deliziosi piatti tipici, alla cappella, massima espressione della ricchezza culturale del maniero, fino al percorso per tiro con l’arco nei boschi circostanti alla rocca. Il Castello Hocheppan è aperto ogni giorno dalle ore 10.00 alle 18.00 (mercoledì giorno di riposo, ad ottobre nessun giorno di riposo). Visite guidate in italiano, tedesco e inglese da luglio ad agosto dal giovedì alla domenica, a settembre tutti i giorni tranne il mercoledì e ad ottobre fino all’8 novembre tutti i giorni dalle ore 11.00 alle ore 16.00. In caso di pioggia le visite guidate potrebbero essere sospese! Per maggiori informazioni sulle visite guidate, si prega di contattare l’Associazione Turistica Appiano scrivendo all’indirizzo di posta elettronica info@eppan.com o telefonando al numero +39 0471 662206.
Sulle orme dei signori del castello in Alto Adige Il Castel Tasso a Campo di Trens presso Vipiteno è uno dei castelli medioevali meglio conservati dell'Alto Adige. È ben protetto su una collina ed è accessibile tramite un breve sentiero. Il castello fu menzionato per la prima volta in documenti scritti nel 1100, fino alla metà del 13° secolo risiedeva il vescovo ministeriale che gestiva da lì la zona circostante. Nel 1469 è entrato in possesso dei Cavalieri Teutonici, fino al 1809. A seguito il castello è stato lasciato alla famiglia Thurn e Taxis, che è ancora proprietaria ed è tenuto in ottime condizioni. Particolarmente degne di nota all'interno del Castello Tasso sono la stanza di fumo, i dormitori dei soldati e dei servi, la stanza verde, le cui pareti sono decorate con bellissimi affreschi, la stanza delle torture, una prigione sotterranea e la vicina chiesetta di San Zeno. Visite guidate: Il castello può essere visitato solo nell'ambito di una visita guidata. Visitabile tramite audioguida, proprio smartphone(codice QR) o informazione scritta. - Costo del biglietto: bambini fino ai 6 gratuito, dai 6 anni 7 euro, adulti 9€ - Per gruppi con più di 15 persone richiediamo una prenotazione telefonica - Durata della visita: 1 ora circa - Sabato giorno di riposo, escluso la settimana di Ferragosto - Chiuso il 1 novembre Visite guidate alta stagione: 16 luglio - 10 settembre lun, mar, mer, gio, ven, dom 09:00 - 18:00
Il Castello di Monguelfo o Welsperg è il complesso fortificato più antico tra Brunico e Lienz e si trova a pochi minuti a piedi dalla località di Monguelfo, in cima ad una collina soleggiata. Il castello fu fatto costruire nel 1140 dai fratelli Schwikher e Otto von Welsperg. La signoria Von Welsperg fu una stirpe nobiliare potente ed influente, soprattutto con il Barone Guidobold Von Welsberg, che ricevette il titolo di conte da Leopoldo I. Dal Castello di Monguelfo i Signori Von Welsperg amministravano un ampio feudo. Per quanto riguarda il castello invece, il maschio antico e molto alto risale agli anni 1126-1140 ed è senza dubbio la parte più antica del castello – era perfetto per vedere in lontananza e osservare bene il territorio circostante. Solo poco tempo dopo furono costruiti la piccola cappella romanica, un fabbricato per la servitù e il palazzo. Tra il XV e il XVI secolo l'intero complesso fu ristrutturato e ampliato più volte. Purtroppo nel 1765 un incendio ha danneggiato gravemente il castello e ne ha distrutto alcune parti. Nonostante i restauri che seguirono, in seguito il castello non fu più abitato. Oggi il Curatorio del Castello di Monguelfo si occupa del complesso ed organizza ogni estate numerosi concerti, mostre e altri eventi.
La piazza della cultura è il luogo d'incontro per antonomasia fra diversi linguaggi e culture. Il Centro Trevi rappresenta questa piazza nella provincia di Bolzano, piazza di passaggio di tutta la ricchezza e varietà del nostro territorio. Una piazza coperta in cui la parola possa fluire libera e dare inizio alla discussione. La piazza della cultura dell'Alto Adige è un luogo unico dove la Ripartizione Cultura italiana della Provincia autonoma di Bolzano può lavorare creando sinergie e nuovo interesse per l'intera cittadinanza. L'avvicinamento alla cultura, tramite l'incontro di diversi sguardi, va a formare una discussione costruttiva attorno a qualsiasi tema relativo ad arte, cinema, lingue, teatro, danza, musica. Tuttavia il Centro Trevi non è da pensare solamente come luogo fisico, ma anche virtuale, in quanto si impegna nell'avvicinamento alla cultura tramite i canali social. Per questo motivo, anche l'attività online - su Facebook, Instagram, Spotify e Medium - diventa parte integrante dell'esperienza collettiva.
TidA – Il Theater in der Altstadt di Merano Dalla sperimentazione all’istituzione La storia del Theater in der Altstadt ha inizio nel secolo scorso ed è nata dal sogno di uno studente di ritorno da Vienna e dal suo incontro con un gruppo di irriverenti e coraggiosi teatranti amatoriali. Erano tempi di cambiamenti sociali e di forti tensioni artistiche e creative. Furono inizi pieni di entusiasmo e di uno spirito innovatore. La strada è stata lunga e a volte impervia, ma il risultato è ragguardevole…
La nostra associazione, nata alla fine degli anni settanta, attualmente gestisce un cinema a 3 sale a Bolzano, con programmazione giornaliera. L’offerta cinematografica si concentra principalmente sui film d’essai, presentati in lingua italiana, tedesca e nella versione originale con sottotitoli.
Per un lungo periodo il gruppo della "Kleinkunstszene” di Bolzano ha cercato una nuova sede adeguata alle proprie esigenze. Aveva già organizzato con grande successo numerose produzioni teatrali come "Wilhelm Tell” e "Frank und Stein”, così come cinque edizioni del Festival Cabarena nel cortile del Museo d’arte moderna. Vi era quindi il desiderio di trovare un luogo adeguato alle proprie esigenze. Ed in effetti, dopo lunghe ricerche, venne trovato un luogo adatto. Si trattava della cantina a volta di un magazzino di ferramenta in via Argentieri, 19 nel cuore della città vecchia. Il 10 maggio del 1996 il Piccolo Teatro Carambolage venne ufficialmente inaugurato. I membri fondatori sono Gabi Veit (presidente dal 1996 al 2008), Erwin Egger, Günther Gramm e Manfred Schweigkofler. Sin dall’inizio si sono avvicendate sul palcoscenico del Carambolage rappresentazioni teatrali di cabarettisti di fama internazionale e di artisti locali. Un programma musicale selezionato, l’accogliente atmosfera e la buona acustica del Piccolo Teatro hanno fatto il resto ed avvicinato al Carambolage anche un pubblico di lingua italiana. Il Piccolo Teatro Carambolage organizza circa 100 rappresentazioni ogni stagione ed offre al proprio pubblico un programma ricco e molto diversificato. Ogni anno sono circa 8.000 gli spettatori che frequentano il Piccolo Teatro e fruiscono di questa offerta culturale così variegata: cabaret, concerti, rappresentazioni teatrali, mostre e serate letterarie.
Cosa facciamo? Facciamo tutto ciò che le fiere hanno sempre fatto e che devono fare anche in futuro: facciamo convergere domanda e offerta di un settore produttivo. Tutto qui. Ma per quanto semplice possa sembrare, in realtà è un compito assai complesso, poiché occorre fare in modo che gli espositori giusti incontrino i visitatori giusti, creando un’atmosfera che favorisca lo scambio di idee ed elaborando un programma di informazione che dia valore aggiunto al settore e proponga modi nuovi per affrontare problemi condivisi. Ogni anno alle nostre rassegne oltre 3.000 espositori incontrano più di 230.000 visitatori! Come tutti i compiti difficili, non sempre riesce alla perfezione ma ogni volta lo affrontiamo con tutta la nostra passione per l’attività fieristica e ponendo in primo piano le esigenze dei clienti con correttezza e tempestività, e "last but not least" con simpatia. Siamo un’impresa amministrata in base ai criteri di gestione di un’azienda privata, ma tenendo ben presenti gli obiettivi dei nostri azionisti principali. Ci consideriamo quindi un’impresa di proprietà pubblica, non ispirata a mere finalità di lucro, ma consapevole di essere parte integrante dell’infrastruttura economica del proprio territorio e di doverla promuovere. Da diversi decenni siamo punto d’incontro e interlocutori essenziali per le imprese altoatesine e ci adoperiamo per fornire un contributo attivo allo sviluppo di nuovi settori di competenza per il tessuto produttivo del territorio. Abbiamo una spiccata sensibilità per le nuove tendenze e i mercati che ne possono scaturire: le nostre fiere e i nostri congressi vertono infatti sulle punte di diamante dell'economia locale, che contribuiamo a far crescere. Due esempi per tutti: la melicoltura o l’edilizia sostenibile. Come Fiera Bolzano siamo gli eredi di una tradizione di scambio di beni e di idee nell'arco alpino antica di secoli, se non di millenni. Oggi diamo continuità a questa tradizione nel contesto bilingue e biculturale dell’Alto Adige, a cavallo delle aree economiche e produttive germanofone e italiane, creando opportunità concrete per diffondere conoscenze e professionalità fra il Nord e il Sud dell’Europa. Nelle rassegne fieristiche che organizziamo fuori provincia – in Italia centrale e meridionale così come in Cina – diventiamo ambasciatori dell’Alto Adige, comunicando all'esterno le nostre competenze d’eccellenza.