TreviLab

Informazioni

La piazza della cultura è il luogo d'incontro per antonomasia fra diversi linguaggi e culture. Il Centro Trevi rappresenta questa piazza nella provincia di Bolzano, piazza di passaggio di tutta la ricchezza e varietà del nostro territorio. Una piazza coperta in cui la parola possa fluire libera e dare inizio alla discussione. La piazza della cultura dell'Alto Adige è un luogo unico dove la Ripartizione Cultura italiana della Provincia autonoma di Bolzano può lavorare creando sinergie e nuovo interesse per l'intera cittadinanza. L'avvicinamento alla cultura, tramite l'incontro di diversi sguardi, va a formare una discussione costruttiva attorno a qualsiasi tema relativo ad arte, cinema, lingue, teatro, danza, musica. Tuttavia il Centro Trevi non è da pensare solamente come luogo fisico, ma anche virtuale, in quanto si impegna nell'avvicinamento alla cultura tramite i canali social. Per questo motivo, anche l'attività online - su Facebook, Instagram, Spotify e Medium - diventa parte integrante dell'esperienza collettiva.

Altri eventi in questa location :

Jana Kasalová - L'animale che dunque sono
Exhibitions

L'esposizione, aperta al pubblico dal 2 al 23 ottobre 2026, presenta una ricerca artistica sviluppata da Jana Kasalová a partire dal 2007 attraverso un articolato percorso di opere fotografiche e performative dedicate al tema dell'animalità e alla complessa relazione tra essere umano e animale. Il progetto nasce da una lunga indagine sul concetto stesso di "animale" e sulla trasformazione che questo termine ha assunto nel nostro immaginario culturale. Attraverso fotografia, performance e una ricerca sul corpo come luogo di metamorfosi e conoscenza, l'artista mette in discussione il confine apparentemente netto tra uomo e animale, interrogando il modo in cui l'essere umano ha costruito la propria identità distinguendosi dall'“altro”. La mostra si sviluppa attorno ad alcune domande fondamentali: che cos'è un animale? Cosa significa essere animale? Chi è davvero l'animale? Dove si colloca il limite tra umano e non umano? Nella ricerca di Jana Kasalová l'animale non rappresenta una presenza separata o subordinata, ma diventa un luogo di confronto, di conoscenza e di riconoscimento reciproco. L'animalità emerge come una dimensione profondamente intrecciata all'esistenza umana, capace di aprire nuove prospettive sul rapporto tra identità, natura e cultura. La mostra invita così a riflettere sulla responsabilità che l'essere umano ha nei confronti del mondo vivente, sul rapporto con la natura e sulla compassione verso ogni forma di vita, riconoscendo l'interdipendenza che lega tutti gli esseri. Questa prospettiva trova significative consonanze nel pensiero di Rudolf Steiner, che affermava: «Ogni essere dotato di intelligenza, buon senso e compassione prova una profonda gratitudine verso le forme di vita meno evolute, perché senza di esse non potrebbe esistere. Le piante non potrebbero esistere senza i minerali, gli animali non potrebbero esistere senza le piante e gli esseri umani non potrebbero esistere senza gli animali.» Una sensibilità analoga attraversa anche la tradizione cristiana orientale nelle parole di San Basilio Magno: «O Signore, accresci in noi la fratellanza con i nostri piccoli fratelli; concedi che essi possano vivere non per noi, ma per se stessi e per Te; facci capire che essi amano, come noi, la dolcezza della vita e ti servono nel loro posto meglio di quanto facciamo noi nel nostro.» Due riflessioni che, pur appartenendo a epoche e contesti differenti, richiamano una medesima idea di rispetto, gratitudine e responsabilità nei confronti del vivente. Il titolo dell'esposizione richiama la riflessione del filosofo Jacques Derrida, che mette in discussione il celebre principio cartesiano «Penso, dunque sono», proponendo una diversa possibilità di lettura: «L'animale che dunque sono». L'incontro con l'animale diventa così un momento di reciproco riconoscimento: l'animale ci guarda e, attraverso quello sguardo, siamo chiamati a interrogarci sulla nostra stessa condizione. La pratica artistica di Kasalová, attraversando il confine tra fotografia e performance, tra rappresentazione e trasformazione, crea uno spazio nel quale l'animale diventa una figura al tempo stesso simbolica e concreta: un dispositivo attraverso cui esplorare la fragilità, la memoria, il corpo e la relazione con ciò che abitualmente definiamo come "altro". Prodotta da Spazio5 Contemporary Cluster, la mostra si inserisce nel percorso di ricerca e promozione dell'arte contemporanea portato avanti dall'organizzazione, con particolare attenzione ai linguaggi interdisciplinari e ai progetti capaci di mettere in dialogo arte, filosofia, ecologia e società. Con L'animale che dunque sono, il Centro Culturale Claudio Trevi offre al pubblico un'occasione di incontro con una significativa ricerca artistica internazionale che invita a ripensare il posto dell'essere umano nel mondo vivente, superando le tradizionali gerarchie tra le specie e promuovendo una cultura della responsabilità, della cura e della convivenza con tutte le forme di vita. BIOGRAFIE Jana Kasalová (*1974, Turnov) ha studiato pittura alla Facoltà di Belle Arti di Brno e ha seguito studi post-laurea in arte presso l’Universidad Complutense di Madrid. Ha vissuto e lavorato a Londra, Parigi e New York; dal 2005 ha un atelier a Praga. Le sue opere sono presenti in numerose collezioni private e pubbliche in Europa e negli Stati Uniti. Si dedica principalmente al disegno e alla pittura, alla realizzazione di installazioni audiovisive, alla videoarte e alla fotografia. La sua creazione artistica trae ispirazione non solo dagli studi artistici ma anche dalla filosofia, dalla cosmologia e dalla spiritualità. Da tempo si occupa dell’interpretazione del paesaggio e della cartografia, del corpo e dell’impronta umana nel paesaggio, nonché del concetto di animale e della trasformazione in esso. Il suo tema principale è la scoperta come processo, la ricerca dell’orientamento umano nello spazio e nel tempo reali. Collabora con Miroslava Hájek dal 2008. www.kasalova.eu Miroslava Hájek (*1947, Brno) è una storica dell'arte e curatrice ceca che si focalizza sull'arte moderna e contemporanea. Vive in Italia dal 1969, dove ha fondato la galleria "UXA". Attraverso il suo lavoro in Italia, promuove l'arte contemporanea mondiale (Bruno Munari, Franco Vaccari, Gianni Colombo, Jean Tinguely, Joseph Beuys), ma soprattutto artisti cechi (Jiří Kolář, Milan Knížák, Václav Boštík, Dalibor Chatrný, Adriena Šimotová, Běla Kolářová). www.munariarchive.org

TreviLab Via Cappuccini 28, Bolzano, BZ
Noi e le storie 2026.
Art & Culture

Con ottobre iniziano le prime conferenze inserite nel ciclo „Noi e le storie 2026. Indagare il passato, capire il presente”, ideato e organizzato dalla Biblioteca provinciale italiana Claudia Augusta con il Patrocinio dell’Università di Trento. Nei cinque incontri del ciclo verranno presentati e discussi i risultati di alcune recenti ricerche di storiche e storici dell’Università di Trento. I temi affrontati si distribuiscono su di un ampio arco cronologico e toccano aspetti diversi delle società del passato, offrendo anche spunti di lettura per alcune questioni cruciali della nostra contemporaneità: il rapporto con la diversità, le dinamiche geopolitiche ed economiche connesse ai conflitti, le strutture materiali e immateriali della mobilità, i modi in cui la comunicazione può definire – e distorcere – la realtà. Martedì 06, ore 17:30 Conferenza “Nero come il diavolo, nero come il peccato o nero come un etiope. È esistito un razzismo nel Medioevo?“ nell’ambito del ciclo "Noi e le storie 2026. Indagare il passato, capire il presente”, realizzato con il Patrocinio dell’Università di Trento. Hannes Obermair dialoga con Giuseppe Albertoni, autore de Il santo, l’etiope e il diavolo. Avere la pelle nera nel medioevo, Bologna, il Mulino, 2026. Come è accaduto che san Maurizio, un santo di origini africane martirizzato alla fine del III secolo sia diventato nel Medioevo il protettore di Ottone I, il primo imperatore sassone, e successivamente si sia affermato come “patrono” dell’Impero romano-germanico? Come mai questo santo nel XIII secolo fu rappresentato nella cattedrale di Magdeburgo, dove vegliava sulle spoglie di Ottone, con la pelle nera e i tratti somatici di un africano subsahariano? Nell’incontro si cercherà di dare una risposta a queste domande e, a partire dal caso esemplare di san Maurizio, si rifletterà su cosa significasse essere “neri” nell’Europa medievale e, in particolare, su come fossero rappresentati e percepiti gli “Etiopi”, un termine generico con cui dall’antichità erano definiti gli Africani dall’epidermide scura. In tal modo si cercherà di comprendere quale fosse il rapporto tra colore della pelle e percezione dell’altro nel corso del Medioevo, un’epoca nella quale non si era ancora affermata una concezione biologica della “razza”, elaborata solo in età moderna.

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Un mondo da costruire. Geopolitica ed economia tra Baltico e
Formation

Un mondo da costruire. Geopolitica ed economia tra Baltico e Mediterraneo dopo la Prima guerra mondiale La 𝘽𝙞𝙗𝙡𝙞𝙤𝙩𝙚𝙘𝙖 𝙥𝙧𝙤𝙫𝙞𝙣𝙘𝙞𝙖𝙡𝙚 𝙞𝙩𝙖𝙡𝙞𝙖𝙣𝙖 "𝘾𝙡𝙖𝙪𝙙𝙞𝙖 𝘼𝙪𝙜𝙪𝙨𝙩𝙖" ti invita alla Conferenza “𝗨𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗱𝗮 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝗿𝗲. 𝗚𝗲𝗼𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗲𝗱 𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗮 𝘁𝗿𝗮 𝗕𝗮𝗹𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗲 𝗠𝗲𝗱𝗶𝘁𝗲𝗿𝗿𝗮𝗻𝗲𝗼 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗹𝗮 𝗣𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗶𝗮𝗹𝗲.“ nell'ambito del ciclo "𝗡𝗼𝗶 𝗲 𝗹𝗲 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟲. 𝗜𝗻𝗱𝗮𝗴𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝘁𝗼, 𝗰𝗮𝗽𝗶𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗲”, realizzato con il 𝗣𝗮𝘁𝗿𝗼𝗰𝗶𝗻𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗨𝗻𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗧𝗿𝗲𝗻𝘁𝗼. 𝗔𝗻𝗱𝗿𝗲𝗮 𝗟𝗲𝗼𝗻𝗮𝗿𝗱𝗶 dialoga con 𝗔𝗻𝗱𝗿𝗲𝗮𝘀 𝗚𝗼𝘁𝘁𝘀𝗺𝗮𝗻𝗻 e 𝗔𝗻𝗱𝗿𝗲𝗮 𝗕𝗼𝗻𝗼𝗹𝗱𝗶, co-curatori di A. Bonoldi. A. Gottsmann, W. Iber (a cura di), 𝗘𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗮, 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗲 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗲𝘁𝗮̀ 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗮𝗻𝘂𝗯𝗶𝗮𝗻𝗼-𝗮𝗱𝗿𝗶𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮 𝘁𝗿𝗮 𝗹𝗲 𝗱𝘂𝗲 𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗲 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗶𝗮𝗹𝗶: 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗶𝘁𝗮̀ 𝗲 𝗿𝗼𝘁𝘁𝘂𝗿𝗲; Economy, Politics and Society in the Danube-Adriatic Region between the World Wars: Continuities and Ruptures, Österreichische Akademie der Wissenschaften, Wien, 2026 Cosa accade quando un grande spazio istituzionale, economico e culturale sviluppatosi nel corso dei secoli viene frammentato in entità politiche diverse? Le trasformazioni innescatesi negli anni successivi alla Prima guerra mondiale nell’ex-Monarchia asburgica hanno avuto effetti profondi su un’ampia area dell’Europa meridionale e centro-orientale che va dalla penisola italiana alla Polonia, dall’Austria nei suoi confini attuali ai Balcani. Le difficoltà materiali legate alla ricostruzione nel dopoguerra si accompagnarono a un faticoso processo di creazione di nuove strutture istituzionali, mentre le incertezze di politica interna e i problemi materiali acuirono i contrasti sociali e crearono un clima in cui anche il ricorso alla violenza appariva giustificato. Le ricerche condotte su questo tema mettono in luce, da un lato, come vi furono reti di relazioni che continuarono a permanere nonostante le radicali rotture istituzionali che avevano avuto luogo, ma dall'altro come una gestione inadeguata degli effetti geopolitici, economici e sociali dei conflitti abbia potuto causare prolungati periodi di instabilità, con effetti a volte drammatici.

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Noi e le storie 2026.
Art & Culture

Con ottobre iniziano le prime conferenze inserite nel ciclo „Noi e le storie 2026. Indagare il passato, capire il presente”, ideato e organizzato dalla Biblioteca provinciale italiana Claudia Augusta con il Patrocinio dell’Università di Trento. Nei cinque incontri del ciclo verranno presentati e discussi i risultati di alcune recenti ricerche di storiche e storici dell’Università di Trento. I temi affrontati si distribuiscono su di un ampio arco cronologico e toccano aspetti diversi delle società del passato, offrendo anche spunti di lettura per alcune questioni cruciali della nostra contemporaneità: il rapporto con la diversità, le dinamiche geopolitiche ed economiche connesse ai conflitti, le strutture materiali e immateriali della mobilità, i modi in cui la comunicazione può definire – e distorcere – la realtà. Mercoledì 07, ore 17:30 Conferenza “Un mondo da costruire. Geopolitica ed economia tra Baltico e Mediterraneo dopo la Prima guerra mondiale” nell’ambito del ciclo "Noi e le storie 2026. Indagare il passato, capire il presente”, realizzato con il Patrocinio dell’Università di Trento. Andrea Leonardi dialoga con Andreas Gottsmann e Andrea Bonoldi, co-curatori di A. Bonoldi. A. Gottsmann, W. Iber (a cura di), Wirtschaft, Politik und Gesellschaft im Donau-Adria-Raum zwischen den Weltkriegen: Kontinuitäten und Brüche; Economia, politica e società nella regione danubiano-adriatica tra le due guerre mondiali: continuità e rotture; Economy, Politics and Society in the Danube-Adriatic Region between the World Wars: Continuities and Ruptures, Österreichische Akademie der Wissenschaften, Wien, 2026. Cosa accade quando un grande spazio istituzionale, economico e culturale sviluppatosi nel corso dei secoli viene frammentato in entità politiche diverse? Le trasformazioni innescatesi negli anni successivi alla Prima guerra mondiale nell’ex-Monarchia asburgica hanno avuto effetti profondi su un’ampia area dell’Europa meridionale e centro-orientale che va dalla penisola italiana alla Polonia, dall’Austria nei suoi confini attuali ai Balcani. Le difficoltà materiali legate alla ricostruzione nel dopoguerra si accompagnarono a un faticoso processo di creazione di nuove strutture istituzionali, mentre le incertezze di politica interna e i problemi materiali acuirono i contrasti sociali e crearono un clima in cui anche il ricorso alla violenza appariva giustificato. Le ricerche condotte su questo tema mettono in luce, da un lato, come vi furono reti di relazioni che continuarono a permanere nonostante le radicali rotture istituzionali che avevano avuto luogo, ma dall’altro come una gestione inadeguata degli effetti geopolitici, economici e sociali dei conflitti abbia potuto causare prolungati periodi di instabilità, con effetti a volte drammatici.

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Le mattine di Frangipane
Art & Culture

“LE MATTINE DI FRANGIPANE. Cento foto della Bolzano che fu” Nei prossimi giorni alla Biblioteca Claudia Augusta sarà ripresa un’iniziativa varata con successo nel maggio scorso. Si tratta delle “Mattine di Frangipane”, nelle quali il giornalista Ettore Frangipane, attingendo al suo ricco archivio di fotografie relative alla Bolzano del passato, ne proietterà un certo numero spiegandone il contenuto. L’esposizione si allargherà a cronache, storie, curiosità della Bolzano che fu, a incominciare dall’Ottocento, e che in buona parte hanno costituito il nerbo della sua serie libraria “Bolzano Scomparsa” (15 volumi), che ora prosegue con il trittico “Ritorno a Bolzano”. Le proiezioni, aperte al pubblico, sono in programma alle 10,30 dei giovedì 8, 15 e 22 ottobre.

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Orari di apertura :

Dal 1 Gennaio al 31 Dicembre

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