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Utente : martin_inside

Eventi di : martin_inside

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Art & Culture
Giovedì, 21 Gen 2021 18:30-19:00 |
L'evento si terrà oggi e ogni settimana fino a Gio 28 Gen 2021 nei giorni di: Giovedi

Donnerstagsführungen auf der Online-Plattform Zoom durch die Ausstellung mit Arbeiten aus der Sammlung Erling Kagge Donnerstag, 21. Januar und Donnerstag, 28. Januar, 18:30 – 19 Uhr, in deutscher Sprache Am 21. und 28. Januar finden die Donnerstags-Führungen des Museion auf der Plattform Zoom statt. An diesen Tagen lädt das Vermittlungsteam jeweils von 18:30 bis 19 Uhr zu live übertragenen Rundgängen durch die aktuelle Ausstellung Walking. Movements North of Bolzano mit Arbeiten aus der privaten Sammlung des berühmten Abenteurers Erling Kagge ein. Eine Auswahl mit mehr als 60 Werken – Malerei, Zeichnungen, Fotoarbeiten und Skulpturen – begleitet die Besucherinnen und Besucher auf einer faszinierenden Reise mit bekannten und weniger bekannten Künstlerinnen und Künstlern von Oslo nach Bozen. Eine Raymond Pettibon gewidmete Sektion der Ausstellung ermöglicht einen Dialog zwischen Arbeiten der Sammlungen Kagge und Museion. Die Teilnahme ist kostenfrei und ohne Voranmeldung möglich. Dazu bietet das Museion einen Zugangslink an: https://bit.ly/3sIhRy8 (Zugangscode: 225230) für die Führung in deutscher Sprache. Die Führungen sind als Dialog konzipiert.

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Others
Venerdì, 12 Mar 2021 10:00-19:00 |
ogni giorno fino a Dom 14 Mar 2021

Il Festival del Formaggio ormai e’ diventato una fissa dimensione a Campo Tures: a intervalli di due anni, attira gli amanti del formaggio da tutta Europa. Nel mese di marzo, numerosi produttori propongono i loro speciali e deliziosi formaggi per degustazione e vendita. Ma l’eccezionalità di questo festival in realtà è l'ampia varietà di prelibatezze di ogni tipo - da ogni dove ... cioccolato, caffè, olio di vari frutti, miele, pane, tartufo, thé, vino, prosciutto, yogurt e tant’altro ... un fonte inesauribile per intenditori!

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Theatre
Domenica, 24 Gen 2021 18:00
ogni settimana fino a Dom 24 Gen 2021 nei giorni di: Domenica

von Ferdinand von Schirach Koproduktion mit dem Theater an der Effingerstrasse Bern Wem gehört unser Leben? Und wem gehört unser Sterben? Der Ethikrat tagt, um über den Fall des 78-jährigen Richard Gärtner abzustimmen. Er sucht ärztliche Hilfe, um sich selbst zu töten. Er hat weder Schmerzen, noch ist er unheilbar krank, doch der Tod seiner Frau vor drei Jahren hat für ihn alles verändert. Richard Gärtner will schlicht und einfach nicht mehr leben. Er könnte Hand an sich legen, doch er möchte, dass sein Tod selbstbestimmt und friedlich ist und niemanden erschreckt. Soll ein Arzt oder eine Ärztin einem Menschen dabei helfen, sich selbst zu töten? Das im September 2019 gefällte Urteil des italienischen Verfassungsgerichts erklärt Beihilfe zum Suizid in einigen bestimmten Fällen für straffrei. Damit ist zumindest die rechtliche Frage, ob er*sie es darf, geklärt. Nach wie vor fehlt jedoch in Italien seitens der Politik eine umfassende Regelung zu diesem Thema, umso mehr rückt damit die ethische Frage in den Fokus. Ferdinand von Schirach holt mit „Gott“ einen seit langem in Europa divers und emotional geführten Diskurs ins Theater. Er verhandelt Fragen der menschlichen Autonomie und Selbstbestimmung inmitten des Spannungsfeldes von persönlicher Moral, christlichem Glauben und Politik. Im Stück fallen die Stellungnahmen der Expert*innen aus Recht und Medizin sowie des Bischofs Thiel deutlich aus – doch am Ende müssen Sie selbst zu einem Urteil kommen. Ferdinand von Schirach *1964 in München, arbeitete 20 Jahre als Strafverteidiger. Mit 45 Jahren veröffentlichte er sein erstes Buch. Es folgten zahlreiche Erzählungen, Romane und Essays, die als internationale Bestseller in mehr als 35 Ländern erschienen. Sein Theaterstück „Terror“ (2015) wurde ein großer Erfolg und wie weitere seiner Werke verfilmt. Schirach erhielt mehrere – auch internationale – Literaturpreise, u.a. den Kleist-Preis.

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Theatre
Giovedì, 21 Gen 2021 20:00
L'evento si terrà oggi, domani e ogni settimana fino a Sab 30 Gen 2021 nei giorni di: Giovedi Venerdi Sabato Domenica

von Ferdinand von Schirach Koproduktion mit dem Theater an der Effingerstrasse Bern Wem gehört unser Leben? Und wem gehört unser Sterben? Der Ethikrat tagt, um über den Fall des 78-jährigen Richard Gärtner abzustimmen. Er sucht ärztliche Hilfe, um sich selbst zu töten. Er hat weder Schmerzen, noch ist er unheilbar krank, doch der Tod seiner Frau vor drei Jahren hat für ihn alles verändert. Richard Gärtner will schlicht und einfach nicht mehr leben. Er könnte Hand an sich legen, doch er möchte, dass sein Tod selbstbestimmt und friedlich ist und niemanden erschreckt. Soll ein Arzt oder eine Ärztin einem Menschen dabei helfen, sich selbst zu töten? Das im September 2019 gefällte Urteil des italienischen Verfassungsgerichts erklärt Beihilfe zum Suizid in einigen bestimmten Fällen für straffrei. Damit ist zumindest die rechtliche Frage, ob er*sie es darf, geklärt. Nach wie vor fehlt jedoch in Italien seitens der Politik eine umfassende Regelung zu diesem Thema, umso mehr rückt damit die ethische Frage in den Fokus. Ferdinand von Schirach holt mit „Gott“ einen seit langem in Europa divers und emotional geführten Diskurs ins Theater. Er verhandelt Fragen der menschlichen Autonomie und Selbstbestimmung inmitten des Spannungsfeldes von persönlicher Moral, christlichem Glauben und Politik. Im Stück fallen die Stellungnahmen der Expert*innen aus Recht und Medizin sowie des Bischofs Thiel deutlich aus – doch am Ende müssen Sie selbst zu einem Urteil kommen. Ferdinand von Schirach *1964 in München, arbeitete 20 Jahre als Strafverteidiger. Mit 45 Jahren veröffentlichte er sein erstes Buch. Es folgten zahlreiche Erzählungen, Romane und Essays, die als internationale Bestseller in mehr als 35 Ländern erschienen. Sein Theaterstück „Terror“ (2015) wurde ein großer Erfolg und wie weitere seiner Werke verfilmt. Schirach erhielt mehrere – auch internationale – Literaturpreise, u.a. den Kleist-Preis.

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Exhibitions
Sabato, 23 Gen 2021 10:00-18:00 |
ogni settimana fino a Sab 05 Giu 2021 nei giorni di: Sabato

La mostra personale di Robert Breer (Detroit, Michigan, USA, 1926 – Tucson, Arizona, USA, 2011) – dal titolo Time Out – ne ripercorre i sessant’anni di carriera e riunisce per la prima volta in Italia un’ampia selezione di dipinti, film sperimentali e sculture che l’artista ha realizzato dai primi anni Cinquanta del secolo scorso fino al 2011, anno della sua scomparsa. La mostra è curata da Vincenzo de Bellis e Micola Brambilla. Pioniere nelle tecniche di animazione, Robert Breer è stato uno dei fondatori dell’avanguardia americana ed è oggi considerato uno degli autori più innovativi nel cinema sperimentale. Lungo tutta la sua carriera l’artista ha eluso etichette formali, stilistiche e concettuali, focalizzandosi su una ricerca libera, ma allo stesso tempo estremamente coerente, espandendo la ricerca visiva ben oltre gli ambiti linguistici tradizionali. Ha portato avanti sperimentazioni diverse, dalla pittura astratta, al cinema strutturale, dal Fluxus al Pop al Minimalismo, senza però mai legarsi definitivamente ad alcuno di questi movimenti. Attraverso la selezione di più di settanta opere, la mostra alla Fondazione Antonio Dalle Nogare esplora i principali temi che percorrono l’arte di Robert Breer, partendo dalla pratica pittorica, muovendosi poi in quella filmica, per poi dare spazio a una corposa selezione di disegni e sculture. In questo modo la mostra esplora l’approccio formale e concettuale con cui Breer si è confrontato per oltre sessant’anni, celebrando l’eterogeneità che caratterizza la sua ricerca. La tensione che emerge tra immagine in movimento e immagine statica rivela una costante riflessione sulla possibilità di catturare il tempo, confondendo i confini tra rappresentazione astratta e figurata, movimento e staticità, oggetto e soggetto, nell’intento di mettere alla prova i limiti della nostra percezione. Una selezione di numerosi disegni racconta lo studio attento e meticoloso che l’artista dedica alla composizione e alla creazione di un sistema di associazioni nella fase che precede la realizzazione di film e sculture. I disegni offrono così allo spettatore la possibilità di esplorare ogni possibile interazione tra forme e colori e di soffermarsi a osservare quei dettagli che nei film scorrono troppo veloci per essere colti. Le diverse anime che compongono l’opera di Robert Breer sono raccolte in mostra con l’intento di celebrare la profondità e la complessità di una ricerca visionaria e di raccontare un’indagine costante sul concetto di tempo che – come suggerisce il titolo della mostra – vive sospeso, al limite tra il reale e l’astratto, tra la fissità e il movimento, tra la magia del fenomeno e l’assoluto. Robert Breer (Detroit, Michigan, USA, 1926 - Tucson, Arizona, USA, 2011), figlio di un ingegnere della Chrysler Corporation, inizialmente studia ingegneria per passare poco dopo alla facoltà di arte della Stanford University (California) di cui è uno dei primi studenti. Trascorre gli anni Cinquanta a Parigi, dove sviluppa una geometria visiva ispirata al neo-plasticismo di Piet Mondrian (1872-1944), ma allo stesso tempo profondamente innovativa e orientata all’idea di uno “spazio elastico”. I dipinti esposti, tra cui Time Out (1953) – da cui è tratto il titolo della mostra – Three Stage Elevator (1955) e Composition aux trois lignes (1950), rivelano un’interpretazione dell’astrazione che si distanzia dalla purezza formale di Mondrian, a favore di elementi irregolari e linee fluttuanti che alludono al movimento. Poco dopo l’esordio come pittore Breer elabora – a partire dal suo primo film From Phases I (1952) – l'idea di un cinema che consista in una sequenza di molteplici immagini, estranee l'una dall'altra, diretta conseguenza dell’idea di movimento presente nei suoi dipinti. Attraverso la sperimentazione con varie tecniche di animazione tra cui i flipbook (di cui cinque esemplari sono esposti in mostra), Breer realizza il desiderio di dare fisicità al movimento in modo che questo sia vissuto in tempo reale dallo spettatore. In film come Recreation (1956), A Man and His Dog Out for Air (1957), 69 (1968), Fuji (1974) e Swiss Army Knife With Rats and Pigeons (1980), lo spettatore è bombardato da oscillazioni di linee, colori, lettere, forme astratte e immagini che saltano e lampeggiano, appaiono e scompaiono, creando quella che Breer definiva “un’aggressione della retina” [“assault and battery on the retina”]. Con l’iniziale aiuto di Jean Tinguely (1925 - 1991) Breer comincia a realizzare negli anni Cinquanta una serie di “pre-cinematic objects” [oggetti precursori del cinema]. Espone prima a Parigi, poi a New York negli anni Sessanta, i Mutoscopes [Mutoscopi]. Questi dispositivi cinematografici rudimentali presentano una sequenza di singole immagini disposte su un rullo e – fatti scorrere alla velocità desiderata – mostrano allo spettatore la fenomenologia del movimento che si rivela nella sua origine e nel suo sviluppo. A partire dagli anni Sessanta Breer inizia la produzione di un altro importante corpus di opere, i Floats, sculture di diverse dimensioni, materiali e forme, che come descritto nel titolo della serie, fluttuano nello spazio. Esse sono la rappresentazione tridimensionale delle forme astratte e anti-narrative che caratterizzano la sua precedente ricerca pittorica e soprattutto cinematografica. Queste forme semplici – che sembrano alludere con ironia al Minimalismo – si muovono liberamente nello spazio, a una velocità quasi impercettibile e cambiano traiettoria in caso di collisione. L’ambiente circostante si aggiorna e si modifica continuamente, mentre le forme si scontrano e cambiano direzione. Opere come Switz (1965), Borne (1967), Porcupine (1967), Float (1970) e Tambour (1972), circondano lo spettatore, come fossero presenze animate e, rivelando gradualmente il proprio movimento, agiscono sulla percezione dell’istante e della presenza dei nostri corpi nello spazio fisico che ci circonda.

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Theatre
Venerdì, 22 Gen 2021 20:30
Venerdì 22 Gen 2021

DOVE INIZIA LA NOTTE di Stefano Massini regia Mauro Avogadro musiche Gioacchino Balistreri con Ottavia Piccolo e Paolo Pierobon TEATRO STABILE DI BOLZANO, TEATRO STABILE DEL VENETO Già richiesto nei teatri di tutto il mondo, il testo è un atto unico di squassante semplicità, un’intervista della filosofa, scrittrice e politologa Hannah Arendt a colui che più di tutti incarna la traduzione della violenza in calcolo, in disegno, in schema effettivo. Nel 1960 viene arrestato in Argentina Adolf Eichmann, il gerarca nazista responsabile di aver pianificato, strutturato e dunque reso possibile lo sterminio di milioni di ebrei. Dai verbali degli interrogatori a Gerusalemme, dagli atti del processo, dalla storiografia tedesca ed ebraica oltre che dai saggi di Arendt, Stefano Massini trae questo dialogo teatrale di feroce, inaudita potenza. Alla loro prima collaborazione, Ottavia Piccolo e Paolo Pierobon sono gli straordinari interpreti che danno anima e corpo a questo dialogo di agghiacciante intensità diretto da Mauro Avogadro. Eichmann ricostruisce tutti i passaggi della sua carriera travolgente con Hitler e Himmler raccontati come mai prima. Da una promozione all’altra, in un crescendo di prestigio e stipendio, si compone lentamente il quadro della Soluzione Finale, qui descritta nel suo aspetto più elementare di immane macchina organizzativa: come si sperimentò il gas? Quando fu deciso l’inizio dello sterminio? Come si gestiva in concreto l’orrore di Auschwitz? Ed ecco prendere forma, passo dopo passo, una prospettiva spiazzante: Eichmann non è affatto un mostro, bensì un uomo spaventosamente normale, capace di stupire più per la bassezza che per il genio. Incalzato dalle domande della filosofa tedesca, egli si rivela il ritratto squallidissimo dell’arrivismo, della finzione, del più bieco interesse personale, ma niente di più. Uno qualunque, altro che monumento criminale. È mai possibile che l’uomo più temuto da milioni di deportati, fosse un essere così vicino all’uomo medio? Ma è proprio qui, in fondo, che prende forma il male: nella più comune e insospettabile piccolezza umana.

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Theatre
Sabato, 23 Gen 2021 20:30
Sabato 23 Gen 2021

DOVE INIZIA LA NOTTE di Stefano Massini regia Mauro Avogadro musiche Gioacchino Balistreri con Ottavia Piccolo e Paolo Pierobon TEATRO STABILE DI BOLZANO, TEATRO STABILE DEL VENETO Già richiesto nei teatri di tutto il mondo, il testo è un atto unico di squassante semplicità, un’intervista della filosofa, scrittrice e politologa Hannah Arendt a colui che più di tutti incarna la traduzione della violenza in calcolo, in disegno, in schema effettivo. Nel 1960 viene arrestato in Argentina Adolf Eichmann, il gerarca nazista responsabile di aver pianificato, strutturato e dunque reso possibile lo sterminio di milioni di ebrei. Dai verbali degli interrogatori a Gerusalemme, dagli atti del processo, dalla storiografia tedesca ed ebraica oltre che dai saggi di Arendt, Stefano Massini trae questo dialogo teatrale di feroce, inaudita potenza. Alla loro prima collaborazione, Ottavia Piccolo e Paolo Pierobon sono gli straordinari interpreti che danno anima e corpo a questo dialogo di agghiacciante intensità diretto da Mauro Avogadro. Eichmann ricostruisce tutti i passaggi della sua carriera travolgente con Hitler e Himmler raccontati come mai prima. Da una promozione all’altra, in un crescendo di prestigio e stipendio, si compone lentamente il quadro della Soluzione Finale, qui descritta nel suo aspetto più elementare di immane macchina organizzativa: come si sperimentò il gas? Quando fu deciso l’inizio dello sterminio? Come si gestiva in concreto l’orrore di Auschwitz? Ed ecco prendere forma, passo dopo passo, una prospettiva spiazzante: Eichmann non è affatto un mostro, bensì un uomo spaventosamente normale, capace di stupire più per la bassezza che per il genio. Incalzato dalle domande della filosofa tedesca, egli si rivela il ritratto squallidissimo dell’arrivismo, della finzione, del più bieco interesse personale, ma niente di più. Uno qualunque, altro che monumento criminale. È mai possibile che l’uomo più temuto da milioni di deportati, fosse un essere così vicino all’uomo medio? Ma è proprio qui, in fondo, che prende forma il male: nella più comune e insospettabile piccolezza umana.

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Theatre
Giovedì, 21 Gen 2021 20:30
L'evento si terrà oggi, domani e ogni giorno fino a Sab 23 Gen 2021

di Giorgio Gaber e Sandro Luporini rielaborazione drammaturgica e regia Giorgio Gallione scene e costumi Guido Fiorato arrangiamenti musicali Paolo Silvestri con Elio TEATRO NAZIONALE DI GENOVA Il Grigio è la più importante opera di prosa scritta da Giorgio Gaber e Sandro Luporini nel 1988. Racconta di un uomo di cinquant’anni in crisi da una vita e di una casa in campagna dove vorrebbe starsene in pace a riflettere sui propri problemi esistenziali...se non fosse per un misterioso topo, Il Grigio per l'appunto. « Per me Il Grigio fu una esperienza intensissima. Un mix geniale di astrazione e immedesimazione. Quando ho deciso di metterlo in scena mi sono convinto che i temi, i sentimenti, le situazioni presenti ne Il Grigio fossero poi stati perfezionati da molte canzoni nate dopo quella esperienza» sostiene il regista Giorgio Gallione. In questa lotta senza quartiere, epica e grottesca, chi è davvero il nemico? Il topo non è forse la proiezione di quei mostri che tutti noi abbiamo dentro? Con entusiasmo ed incanto Gallione rilegge e ricrea uno spettacolo che scava dentro l’animo umano e lo cuce addosso al protagonista: l’eretico ed eccentrico Elio nelle vesti di un nuovo Signor G, un personaggio che sa e può ancora parlare potentemente e spietatamente al nostro oggi. «Gaber e Luporini sono profetici e Il Grigio ci racconta con incredibile preveggenza ciò che sta accadendo proprio oggi fuori e dentro di noi» afferma Elio. «Ho deciso di portarlo in scena perché esprime il mio pensiero con parole migliori di quelle che avrei potuto trovare io».

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Theatre
Domenica, 24 Gen 2021 16:00
Domenica 24 Gen 2021

di Giorgio Gaber e Sandro Luporini rielaborazione drammaturgica e regia Giorgio Gallione scene e costumi Guido Fiorato arrangiamenti musicali Paolo Silvestri con Elio TEATRO NAZIONALE DI GENOVA Il Grigio è la più importante opera di prosa scritta da Giorgio Gaber e Sandro Luporini nel 1988. Racconta di un uomo di cinquant’anni in crisi da una vita e di una casa in campagna dove vorrebbe starsene in pace a riflettere sui propri problemi esistenziali...se non fosse per un misterioso topo, Il Grigio per l'appunto. « Per me Il Grigio fu una esperienza intensissima. Un mix geniale di astrazione e immedesimazione. Quando ho deciso di metterlo in scena mi sono convinto che i temi, i sentimenti, le situazioni presenti ne Il Grigio fossero poi stati perfezionati da molte canzoni nate dopo quella esperienza» sostiene il regista Giorgio Gallione. In questa lotta senza quartiere, epica e grottesca, chi è davvero il nemico? Il topo non è forse la proiezione di quei mostri che tutti noi abbiamo dentro? Con entusiasmo ed incanto Gallione rilegge e ricrea uno spettacolo che scava dentro l’animo umano e lo cuce addosso al protagonista: l’eretico ed eccentrico Elio nelle vesti di un nuovo Signor G, un personaggio che sa e può ancora parlare potentemente e spietatamente al nostro oggi. «Gaber e Luporini sono profetici e Il Grigio ci racconta con incredibile preveggenza ciò che sta accadendo proprio oggi fuori e dentro di noi» afferma Elio. «Ho deciso di portarlo in scena perché esprime il mio pensiero con parole migliori di quelle che avrei potuto trovare io».

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Theatre
Venerdì, 22 Gen 2021 21:00
Venerdì 22 Gen 2021

di Sergio Pierattini regia Filippo Dini scene Laura Benzi costumi Alessandro Lai luci Pasquale Mari musiche Arturo Annecchino con Gigio Alberti, Barbora Bobulova, Antonio Catania, Giovanni Esposito, Valerio Santoro, Valeria Angelozzi, Filippo Dini LA PIRANDELLIANA, TEATRO DELLA TOSCANA-TEATRO NAZIONALE Una compagnia di fuoriclasse interpreta Anfitrione, una commedia che ha appassionato tutte le epoche. Una storia torbida, in cui si consuma il più ambiguo e il più perfido dei tradimenti, quello inconsapevole di una moglie, che si concede alle braccia di una divinità, quanto mai consapevole di goderne le grazie e i piaceri. Il grande Giove desidera essere amato come la meravigliosa Alcmena ama suo marito Anfitrione, vuole quel genere di amore, quello assoluto e incondizionato. Nella riscrittura di Sergio Pierattini l’Anfitrione di questo spettacolo è un arrembante politico che ha appena sbaragliato gli avversari con un sorprendente e inatteso plebiscito. Il suo servo Sosia si è trasformato in un autista portaborse, mentre la bella Alcmena, moglie del trionfatore delle elezioni e prossima First Lady, è divenuta insegnante di scuola media di una piccola città di provincia. Ma come si sono trasformati in questa contemporanea riscrittura di uno tra i più conosciuti classici della comicità, Giove e Mercurio? La risposta sta nel meccanismo perfetto di una vicenda drammaturgica che, affinandosi, ha attraversato i secoli, da Plauto fino a Giraudoux, passando da Molière, Kleist e molti altri. L’altalenarsi tra verità e inganno, intesi e malintesi, genera situazioni comiche, bizzarre e spiazzanti che fanno da specchio alle sempre più grottesche e disorientanti vicende del nostro presente.

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Theatre
Giovedì, 28 Gen 2021 20:30
ogni giorno fino a Dom 31 Gen 2021

da Alessandro Manzoni regia e adattamento di Daniele Salvo con Eros Pagni CENTRO TEATRALE BRESCIANO E TEATRO DEGLI INCAMMINATI Eros Pagni dà corpo e voce a una delle figure più significative dei Promessi Sposi, l’Innominato e interpreta le pagine del dramma manzoniano dedicate all’arrivo di Lucia al suo castello e alla notte tormentata in cui la giovane, preda della disperazione, pronuncia il voto di verginità alla Madonna, mentre l’uomo vive l’angoscia e i rimorsi, assillato da scrupoli mai provati. «Oh la notte! No, no! La notte!» il grido dell’Innominato lacera una notte densa e impenetrabile di rimorsi, incubi, pentimenti, visioni oniriche, ansie irrimediabili. Notte infinita, interminabile, indecifrabile mala notte. I protagonisti di questo straordinario viaggio mentale, ideato dal Manzoni nel suo capolavoro e riscritto oggi per la scena, si muovono in questa notte che sembra perenne. Una notte in cui si può cogliere il percorso che compie la coscienza dell’uomo, prima verso il basso, in un’atmosfera di incubo e di prostrazione, e poi di risalita verso la liberazione dal tormento: «La vertiginosa e tormentata parabola notturna dell’Innominato - scrive il regista Daniele Salvo nelle note di regia - ha le caratteristiche dell’allucinazione gotica, della fiaba nera: e dunque la realtà scenica dello spettacolo sarà regolata dalle leggi del sogno. Poiché nella notte tutto può accadere: si imboccano vie sconosciute e tortuose, ed è facilissimo ritrovarsi in situazioni illogiche ed impossibili».

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Theatre
Lunedì, 01 Feb 2021 20:30
Lunedì 01 Feb 2021

da Alessandro Manzoni regia e adattamento di Daniele Salvo con Eros Pagni CENTRO TEATRALE BRESCIANO E TEATRO DEGLI INCAMMINATI Eros Pagni dà corpo e voce a una delle figure più significative dei Promessi Sposi, l’Innominato e interpreta le pagine del dramma manzoniano dedicate all’arrivo di Lucia al suo castello e alla notte tormentata in cui la giovane, preda della disperazione, pronuncia il voto di verginità alla Madonna, mentre l’uomo vive l’angoscia e i rimorsi, assillato da scrupoli mai provati. «Oh la notte! No, no! La notte!» il grido dell’Innominato lacera una notte densa e impenetrabile di rimorsi, incubi, pentimenti, visioni oniriche, ansie irrimediabili. Notte infinita, interminabile, indecifrabile mala notte. I protagonisti di questo straordinario viaggio mentale, ideato dal Manzoni nel suo capolavoro e riscritto oggi per la scena, si muovono in questa notte che sembra perenne. Una notte in cui si può cogliere il percorso che compie la coscienza dell’uomo, prima verso il basso, in un’atmosfera di incubo e di prostrazione, e poi di risalita verso la liberazione dal tormento: «La vertiginosa e tormentata parabola notturna dell’Innominato - scrive il regista Daniele Salvo nelle note di regia - ha le caratteristiche dell’allucinazione gotica, della fiaba nera: e dunque la realtà scenica dello spettacolo sarà regolata dalle leggi del sogno. Poiché nella notte tutto può accadere: si imboccano vie sconosciute e tortuose, ed è facilissimo ritrovarsi in situazioni illogiche ed impossibili».

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Theatre
Martedì, 02 Feb 2021 20:30
Martedì 02 Feb 2021

dal romanzo di Heinrich Böll adattamento Letizia Russo regia Franco Però scene Domenico Franchi luci Pasquale Mari con Elena Radonicich, Peppino Mazzotta e con Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Riccardo Maranzana,Francesco Migliaccio, Jacopo Morra, Maria Grazia Plos TEATRO STABILE DEL FRIULI VENEZIA GIULIA, TEATRO STABILE DI NAPOLI - TEATRO NAZIONALE, TEATRO STABILE DI CATANIA L’irreprensibile segretaria Katharina Blum incontra a un ballo di carnevale Ludwig Götten, un piccolo criminale, sospetto terrorista. Trascorre la notte con lui e l’indomani, non del tutto consapevole della situazione, ne facilita la fuga. Katharina viene brutalmente interrogata dalla polizia con la quale collabora solo in parte. Nel frattempo la stampa scandalistica, attraverso lo spietato giornalista Werner Tötges, violando ripetutamente la privacy di Katharina e manipolando le informazioni raccolte, ne fa prima una complice del bandito e poi una vera e propria estremista. La vita della donna ne è sconvolta: riceve minacce e offese, i suoi conoscenti vengono emarginati, il suo onore viene definitivamente compromesso. Sopraffatta dalla disperazione, Katharina Blum compirà un atto estremo. Il tema è drammatico, ma la struttura costruita dal premio Nobel per la letteratura Heinrich Böll è lieve, piena di simpatia per il personaggio ed ironica. Lo scrittore, con straordinaria abilità, non fa che parodiare il linguaggio della stampa scandalistica, con i suoi luoghi comuni e le moralizzazioni spicciole. Böll scrisse il romanzo negli anni Settanta, ma la sua critica è perfetta per la deriva dell’attuale mondo della comunicazione. La forma del romanzo è quella del giallo: parte dal fatto già avvenuto e si snoda a ritroso per rendere appieno l’incubo mediatico che avvolge la protagonista, con le menzogne che ne distruggono le relazioni e la conducono al gesto irreparabile. Protagonisti dello spettacolo - dopo le loro felici esperienze cinematografiche e televisive - i bravissimi Peppino Mazzotta ed Elena Radonicich diretti da Franco Però.

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Theatre
Mercoledì, 03 Feb 2021 20:30
Mercoledì 03 Feb 2021

dal romanzo di Heinrich Böll adattamento Letizia Russo regia Franco Però scene Domenico Franchi luci Pasquale Mari con Elena Radonicich, Peppino Mazzotta e con Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Riccardo Maranzana,Francesco Migliaccio, Jacopo Morra, Maria Grazia Plos TEATRO STABILE DEL FRIULI VENEZIA GIULIA, TEATRO STABILE DI NAPOLI - TEATRO NAZIONALE, TEATRO STABILE DI CATANIA L’irreprensibile segretaria Katharina Blum incontra a un ballo di carnevale Ludwig Götten, un piccolo criminale, sospetto terrorista. Trascorre la notte con lui e l’indomani, non del tutto consapevole della situazione, ne facilita la fuga. Katharina viene brutalmente interrogata dalla polizia con la quale collabora solo in parte. Nel frattempo la stampa scandalistica, attraverso lo spietato giornalista Werner Tötges, violando ripetutamente la privacy di Katharina e manipolando le informazioni raccolte, ne fa prima una complice del bandito e poi una vera e propria estremista. La vita della donna ne è sconvolta: riceve minacce e offese, i suoi conoscenti vengono emarginati, il suo onore viene definitivamente compromesso. Sopraffatta dalla disperazione, Katharina Blum compirà un atto estremo. Il tema è drammatico, ma la struttura costruita dal premio Nobel per la letteratura Heinrich Böll è lieve, piena di simpatia per il personaggio ed ironica. Lo scrittore, con straordinaria abilità, non fa che parodiare il linguaggio della stampa scandalistica, con i suoi luoghi comuni e le moralizzazioni spicciole. Böll scrisse il romanzo negli anni Settanta, ma la sua critica è perfetta per la deriva dell’attuale mondo della comunicazione. La forma del romanzo è quella del giallo: parte dal fatto già avvenuto e si snoda a ritroso per rendere appieno l’incubo mediatico che avvolge la protagonista, con le menzogne che ne distruggono le relazioni e la conducono al gesto irreparabile. Protagonisti dello spettacolo - dopo le loro felici esperienze cinematografiche e televisive - i bravissimi Peppino Mazzotta ed Elena Radonicich diretti da Franco Però.

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Theatre
Giovedì, 04 Feb 2021 21:00
Giovedì 04 Feb 2021

dal romanzo di Heinrich Böll adattamento Letizia Russo regia Franco Però scene Domenico Franchi luci Pasquale Mari con Elena Radonicich, Peppino Mazzotta e con Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Riccardo Maranzana,Francesco Migliaccio, Jacopo Morra, Maria Grazia Plos TEATRO STABILE DEL FRIULI VENEZIA GIULIA, TEATRO STABILE DI NAPOLI - TEATRO NAZIONALE, TEATRO STABILE DI CATANIA L’irreprensibile segretaria Katharina Blum incontra a un ballo di carnevale Ludwig Götten, un piccolo criminale, sospetto terrorista. Trascorre la notte con lui e l’indomani, non del tutto consapevole della situazione, ne facilita la fuga. Katharina viene brutalmente interrogata dalla polizia con la quale collabora solo in parte. Nel frattempo la stampa scandalistica, attraverso lo spietato giornalista Werner Tötges, violando ripetutamente la privacy di Katharina e manipolando le informazioni raccolte, ne fa prima una complice del bandito e poi una vera e propria estremista. La vita della donna ne è sconvolta: riceve minacce e offese, i suoi conoscenti vengono emarginati, il suo onore viene definitivamente compromesso. Sopraffatta dalla disperazione, Katharina Blum compirà un atto estremo. Il tema è drammatico, ma la struttura costruita dal premio Nobel per la letteratura Heinrich Böll è lieve, piena di simpatia per il personaggio ed ironica. Lo scrittore, con straordinaria abilità, non fa che parodiare il linguaggio della stampa scandalistica, con i suoi luoghi comuni e le moralizzazioni spicciole. Böll scrisse il romanzo negli anni Settanta, ma la sua critica è perfetta per la deriva dell’attuale mondo della comunicazione. La forma del romanzo è quella del giallo: parte dal fatto già avvenuto e si snoda a ritroso per rendere appieno l’incubo mediatico che avvolge la protagonista, con le menzogne che ne distruggono le relazioni e la conducono al gesto irreparabile. Protagonisti dello spettacolo - dopo le loro felici esperienze cinematografiche e televisive - i bravissimi Peppino Mazzotta ed Elena Radonicich diretti da Franco Però.

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Theatre
Giovedì, 11 Feb 2021 20:30
ogni giorno fino a Sab 13 Feb 2021

da Francesco Piccolo con Claudio Bisio e tre musicisti regia Giorgio Gallione scene Guido Fiorato musiche Paolo Silvestri TEATRO NAZIONALE DI GENOVA Claudio Bisio è il funambolico interprete di La mia vita raccontata male, un monologo in bilico tra romanzo di formazione, biografia divertita e pensosa, catalogo degli inciampi e dell’allegria del vivere; il testo mette in luce che se è vero che ci mettiamo una vita intera a diventare noi stessi, quando guardiamo indietro la strada è ben segnalata da una scia di scelte, intuizioni, attimi, folgorazioni e sbagli, spesso tragicomici o paradossali. Lo spettacolo attinge dall’enorme e variegato patrimonio letterario di Francesco Piccolo, tra i più brillanti autori della sua generazione, vincitore del Premio Strega nel 2014 con il romanzo-confessione Il desiderio di essere come tutti, sceneggiatore dei film di Nanni Moretti, Paolo Virzì, Silvio Soldini e Francesca Archibugi oltre che della serie tv L’amica Geniale tratta da Elena Ferrante. La narrazione si dipana in un’eccentrica sequenza di racconti e situazioni che inesorabilmente e giocosamente costruiscono una vita che si specchia in quella di tutti. Dalla prima fidanzata alle gemelle Kessler, dai mondiali di calcio all’impegno politico, dall’educazione sentimentale alla famiglia, dall’Italia spensierata di ieri a quella sbalestrata di oggi, fino alle scelte professionali e artistiche che inciampano in Bertolt Brecht o si intrecciano con Mara Venier, lo spettacolo, montato in un continuo perfido e divertentissimo ping-pong tra vita pubblica e privata, reale e romanzata, racconta “male”, in musica e parole, tutto ciò che per scelta o per caso concorre a fare di noi quello che siamo. «Perché quello che ho capito è che alla fine ognuno di noi è fatto di un equilibrio finissimo di tutte le cose, belle o brutte.» afferma Piccolo «Ho imparato che, come i bastoncini dello shangai, se tirassi via la cosa che meno mi piace della vita, se ne verrebbe via per sempre anche quella che mi piace di più.»

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Theatre
Domenica, 14 Feb 2021 16:00
Domenica 14 Feb 2021

da Francesco Piccolo con Claudio Bisio e tre musicisti regia Giorgio Gallione scene Guido Fiorato musiche Paolo Silvestri TEATRO NAZIONALE DI GENOVA Claudio Bisio è il funambolico interprete di La mia vita raccontata male, un monologo in bilico tra romanzo di formazione, biografia divertita e pensosa, catalogo degli inciampi e dell’allegria del vivere; il testo mette in luce che se è vero che ci mettiamo una vita intera a diventare noi stessi, quando guardiamo indietro la strada è ben segnalata da una scia di scelte, intuizioni, attimi, folgorazioni e sbagli, spesso tragicomici o paradossali. Lo spettacolo attinge dall’enorme e variegato patrimonio letterario di Francesco Piccolo, tra i più brillanti autori della sua generazione, vincitore del Premio Strega nel 2014 con il romanzo-confessione Il desiderio di essere come tutti, sceneggiatore dei film di Nanni Moretti, Paolo Virzì, Silvio Soldini e Francesca Archibugi oltre che della serie tv L’amica Geniale tratta da Elena Ferrante. La narrazione si dipana in un’eccentrica sequenza di racconti e situazioni che inesorabilmente e giocosamente costruiscono una vita che si specchia in quella di tutti. Dalla prima fidanzata alle gemelle Kessler, dai mondiali di calcio all’impegno politico, dall’educazione sentimentale alla famiglia, dall’Italia spensierata di ieri a quella sbalestrata di oggi, fino alle scelte professionali e artistiche che inciampano in Bertolt Brecht o si intrecciano con Mara Venier, lo spettacolo, montato in un continuo perfido e divertentissimo ping-pong tra vita pubblica e privata, reale e romanzata, racconta “male”, in musica e parole, tutto ciò che per scelta o per caso concorre a fare di noi quello che siamo. «Perché quello che ho capito è che alla fine ognuno di noi è fatto di un equilibrio finissimo di tutte le cose, belle o brutte.» afferma Piccolo «Ho imparato che, come i bastoncini dello shangai, se tirassi via la cosa che meno mi piace della vita, se ne verrebbe via per sempre anche quella che mi piace di più.»

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Theatre
Mercoledì, 17 Feb 2021 21:00
Mercoledì 17 Feb 2021

di Francesco Niccolini liberamente ispirato al romanzo di Herman Melville regia Emanuele Gamba con Leo Gullotta e con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci ARCA AZZURRA PRODUZIONI Il silenzio inspiegabile di Bartleby - interpretato in questo rilettura teatrale da un intenso Leo Gullotta - ci turba e ci accompagna dal 1853, da quando Melville pubblicò il racconto Bartleby the Scrivener: a Story of Wall Street. Abituati all’idea di sviluppo senza limite con la quale siamo cresciuti, la figura di questo scrivano ci lascia spiazzati: in lui nessuna aspirazione alla grandezza, solo rinuncia. «Bartleby, per favore, vuoi essere un po’ ragionevole?» «Avrei preferenza a non essere un po’ ragionevole.» Un ufficio, a Wall Street o in qualunque altra parte del mondo. Uno studio di un avvocato in cui ogni giorno scorre identico, noioso e paziente, secondo le regole di un moto perpetuo beatamente burocratico, meccanico e insensato. In questo ufficio un giorno viene assunto un nuovo scrivano. Ed è come se in quel posto sempre uguale a se stesso da chissà quanto tempo, fosse entrato un vento inatteso, che manda all’aria il senso normale delle cose e della vita. Si chiama Bartleby e copia e compila diligentemente le carte che il suo padrone gli passa. Finché un po’ di sabbia finisce nell’ingranaggio e tutto si blocca. Senza una ragione. Senza un perché. Un giorno Bartleby decide di rispondere a qualsiasi richiesta, dalla più semplice alla più normale in ambito lavorativo, con una frase che è rimasta nella storia: «Avrei preferenza di no». Solo quattro parole, dette sottovoce, senza violenza e senza senso, ma tanto basta. Un gentile rifiuto che paralizza il lavoro e la logica, una sorta di inattesa turbolenza atmosferica che sconvolge tanto l’ufficio che la vita intima del datore di lavoro. Bartleby si spegne. Sta inerte alla scrivania, poi in piedi per ore a guardare verso la finestra; smette di uscire durante le pause, non beve, non mangia, arriverà a dormire di nascosto nell’ufficio. Il fatto è che Bartleby, semplicemente, ha deciso di negarsi. Perché?

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Giovedì, 18 Feb 2021 20:30
Giovedì 18 Feb 2021

di Francesco Niccolini liberamente ispirato al romanzo di Herman Melville regia Emanuele Gamba con Leo Gullotta e con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci ARCA AZZURRA PRODUZIONI Il silenzio inspiegabile di Bartleby - interpretato in questo rilettura teatrale da un intenso Leo Gullotta - ci turba e ci accompagna dal 1853, da quando Melville pubblicò il racconto Bartleby the Scrivener: a Story of Wall Street. Abituati all’idea di sviluppo senza limite con la quale siamo cresciuti, la figura di questo scrivano ci lascia spiazzati: in lui nessuna aspirazione alla grandezza, solo rinuncia. «Bartleby, per favore, vuoi essere un po’ ragionevole?» «Avrei preferenza a non essere un po’ ragionevole.» Un ufficio, a Wall Street o in qualunque altra parte del mondo. Uno studio di un avvocato in cui ogni giorno scorre identico, noioso e paziente, secondo le regole di un moto perpetuo beatamente burocratico, meccanico e insensato. In questo ufficio un giorno viene assunto un nuovo scrivano. Ed è come se in quel posto sempre uguale a se stesso da chissà quanto tempo, fosse entrato un vento inatteso, che manda all’aria il senso normale delle cose e della vita. Si chiama Bartleby e copia e compila diligentemente le carte che il suo padrone gli passa. Finché un po’ di sabbia finisce nell’ingranaggio e tutto si blocca. Senza una ragione. Senza un perché. Un giorno Bartleby decide di rispondere a qualsiasi richiesta, dalla più semplice alla più normale in ambito lavorativo, con una frase che è rimasta nella storia: «Avrei preferenza di no». Solo quattro parole, dette sottovoce, senza violenza e senza senso, ma tanto basta. Un gentile rifiuto che paralizza il lavoro e la logica, una sorta di inattesa turbolenza atmosferica che sconvolge tanto l’ufficio che la vita intima del datore di lavoro. Bartleby si spegne. Sta inerte alla scrivania, poi in piedi per ore a guardare verso la finestra; smette di uscire durante le pause, non beve, non mangia, arriverà a dormire di nascosto nell’ufficio. Il fatto è che Bartleby, semplicemente, ha deciso di negarsi. Perché?

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Venerdì, 19 Feb 2021 20:30
Venerdì 19 Feb 2021

di Francesco Niccolini liberamente ispirato al romanzo di Herman Melville regia Emanuele Gamba con Leo Gullotta e con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci ARCA AZZURRA PRODUZIONI Il silenzio inspiegabile di Bartleby - interpretato in questo rilettura teatrale da un intenso Leo Gullotta - ci turba e ci accompagna dal 1853, da quando Melville pubblicò il racconto Bartleby the Scrivener: a Story of Wall Street. Abituati all’idea di sviluppo senza limite con la quale siamo cresciuti, la figura di questo scrivano ci lascia spiazzati: in lui nessuna aspirazione alla grandezza, solo rinuncia. «Bartleby, per favore, vuoi essere un po’ ragionevole?» «Avrei preferenza a non essere un po’ ragionevole.» Un ufficio, a Wall Street o in qualunque altra parte del mondo. Uno studio di un avvocato in cui ogni giorno scorre identico, noioso e paziente, secondo le regole di un moto perpetuo beatamente burocratico, meccanico e insensato. In questo ufficio un giorno viene assunto un nuovo scrivano. Ed è come se in quel posto sempre uguale a se stesso da chissà quanto tempo, fosse entrato un vento inatteso, che manda all’aria il senso normale delle cose e della vita. Si chiama Bartleby e copia e compila diligentemente le carte che il suo padrone gli passa. Finché un po’ di sabbia finisce nell’ingranaggio e tutto si blocca. Senza una ragione. Senza un perché. Un giorno Bartleby decide di rispondere a qualsiasi richiesta, dalla più semplice alla più normale in ambito lavorativo, con una frase che è rimasta nella storia: «Avrei preferenza di no». Solo quattro parole, dette sottovoce, senza violenza e senza senso, ma tanto basta. Un gentile rifiuto che paralizza il lavoro e la logica, una sorta di inattesa turbolenza atmosferica che sconvolge tanto l’ufficio che la vita intima del datore di lavoro. Bartleby si spegne. Sta inerte alla scrivania, poi in piedi per ore a guardare verso la finestra; smette di uscire durante le pause, non beve, non mangia, arriverà a dormire di nascosto nell’ufficio. Il fatto è che Bartleby, semplicemente, ha deciso di negarsi. Perché?

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Sabato, 20 Feb 2021 20:30
Sabato 20 Feb 2021

di Francesco Niccolini liberamente ispirato al romanzo di Herman Melville regia Emanuele Gamba con Leo Gullotta e con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci ARCA AZZURRA PRODUZIONI Il silenzio inspiegabile di Bartleby - interpretato in questo rilettura teatrale da un intenso Leo Gullotta - ci turba e ci accompagna dal 1853, da quando Melville pubblicò il racconto Bartleby the Scrivener: a Story of Wall Street. Abituati all’idea di sviluppo senza limite con la quale siamo cresciuti, la figura di questo scrivano ci lascia spiazzati: in lui nessuna aspirazione alla grandezza, solo rinuncia. «Bartleby, per favore, vuoi essere un po’ ragionevole?» «Avrei preferenza a non essere un po’ ragionevole.» Un ufficio, a Wall Street o in qualunque altra parte del mondo. Uno studio di un avvocato in cui ogni giorno scorre identico, noioso e paziente, secondo le regole di un moto perpetuo beatamente burocratico, meccanico e insensato. In questo ufficio un giorno viene assunto un nuovo scrivano. Ed è come se in quel posto sempre uguale a se stesso da chissà quanto tempo, fosse entrato un vento inatteso, che manda all’aria il senso normale delle cose e della vita. Si chiama Bartleby e copia e compila diligentemente le carte che il suo padrone gli passa. Finché un po’ di sabbia finisce nell’ingranaggio e tutto si blocca. Senza una ragione. Senza un perché. Un giorno Bartleby decide di rispondere a qualsiasi richiesta, dalla più semplice alla più normale in ambito lavorativo, con una frase che è rimasta nella storia: «Avrei preferenza di no». Solo quattro parole, dette sottovoce, senza violenza e senza senso, ma tanto basta. Un gentile rifiuto che paralizza il lavoro e la logica, una sorta di inattesa turbolenza atmosferica che sconvolge tanto l’ufficio che la vita intima del datore di lavoro. Bartleby si spegne. Sta inerte alla scrivania, poi in piedi per ore a guardare verso la finestra; smette di uscire durante le pause, non beve, non mangia, arriverà a dormire di nascosto nell’ufficio. Il fatto è che Bartleby, semplicemente, ha deciso di negarsi. Perché?

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Giovedì, 18 Feb 2021 20:30
ogni giorno fino a Sab 20 Feb 2021

uno spettacolo di Pippo Delbono composizioni floreali Thierry Boutemy musiche Pippo Delbono, Antoine Bataille, Nicola Toscano e autori vari luci Orlando Bolognesi costumi Elena Giampaoli suono Pietro Tirella/Giulio Antognini con Compagnia Delbono: Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Margherita Clemente, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Pepe Robledo, Zakria Safi, Grazia Spinella e con la voce di Bobò EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE Coproduzione THÉÂTRE DE LIÈGE, LE MANÈGE MAUBEUGE - SCÈNE NATIONAL La gioia di Pippo Delbono è uno spettacolo sul sentimento più bello e misterioso, frutto di una circostanza unica e di un viaggio attraverso i sentimenti più estremi come l’angoscia, il dolore, la felicità, l’entusiasmo. Un vortice di suoni, immagini, movimenti, balli si fondono con la magia del circo, i colori dei clown e la malinconia del tango, in una girandola caleidoscopica di maschere, storie personali e stati d’animo. Dopo il vuoto lasciato dalla scomparsa di Bobò, fedele compagno di scena di Delbono a partire dal primo incontro nel 1995 nel manicomio di Aversa, questa creazione diventa un nuovo percorso verso la “gioia”. Protagonista di molti spettacoli, icona poetica, Bobò continuerà ad essere una presenza-assenza dentro e fuori la scena in questo nuovo viaggio verso “l’inno alla gioia”.

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Theatre
Domenica, 21 Feb 2021 16:00
Domenica 21 Feb 2021

uno spettacolo di Pippo Delbono composizioni floreali Thierry Boutemy musiche Pippo Delbono, Antoine Bataille, Nicola Toscano e autori vari luci Orlando Bolognesi costumi Elena Giampaoli suono Pietro Tirella/Giulio Antognini con Compagnia Delbono: Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Margherita Clemente, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Pepe Robledo, Zakria Safi, Grazia Spinella e con la voce di Bobò EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE Coproduzione THÉÂTRE DE LIÈGE, LE MANÈGE MAUBEUGE - SCÈNE NATIONAL La gioia di Pippo Delbono è uno spettacolo sul sentimento più bello e misterioso, frutto di una circostanza unica e di un viaggio attraverso i sentimenti più estremi come l’angoscia, il dolore, la felicità, l’entusiasmo. Un vortice di suoni, immagini, movimenti, balli si fondono con la magia del circo, i colori dei clown e la malinconia del tango, in una girandola caleidoscopica di maschere, storie personali e stati d’animo. Dopo il vuoto lasciato dalla scomparsa di Bobò, fedele compagno di scena di Delbono a partire dal primo incontro nel 1995 nel manicomio di Aversa, questa creazione diventa un nuovo percorso verso la “gioia”. Protagonista di molti spettacoli, icona poetica, Bobò continuerà ad essere una presenza-assenza dentro e fuori la scena in questo nuovo viaggio verso “l’inno alla gioia”.

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Domenica, 07 Mar 2021 21:00
Domenica 07 Mar 2021

uno spettacolo di Mario Perrotta consulenza alla drammaturgia Massimo Recalcati con Mario Perrotta e Paola Roscioli TEATRO STABILE DI BOLZANO - LA PICCIONAIA CENTRO DI PRODUZIONE TEATRALE Dopo aver indagato la figura evanescente dei padri contemporanei, il secondo capitolo della trilogia In nome del padre, della madre, dei figli sposta la lente di ingrandimento sulla figura materna. Una figura che - nonostante l’evoluzione del ruolo materno degli ultimi decenni - ha mantenuto costante nel tempo una sorta di sacralità e onniscienza che la rende ingiudicabile, al di sopra del bene e del male. Ed è così compresa nel suo ruolo che rischia di diventare soffocante nei confronti dei figli e escludente nei confronti di quei pochi padri che vorrebbero interpretare a pieno titolo il proprio ruolo.

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Lunedì, 08 Mar 2021 20:30
Lunedì 08 Mar 2021

uno spettacolo di Mario Perrotta consulenza alla drammaturgia Massimo Recalcati con Mario Perrotta e Paola Roscioli TEATRO STABILE DI BOLZANO - LA PICCIONAIA CENTRO DI PRODUZIONE TEATRALE Dopo aver indagato la figura evanescente dei padri contemporanei, il secondo capitolo della trilogia In nome del padre, della madre, dei figli sposta la lente di ingrandimento sulla figura materna. Una figura che - nonostante l’evoluzione del ruolo materno degli ultimi decenni - ha mantenuto costante nel tempo una sorta di sacralità e onniscienza che la rende ingiudicabile, al di sopra del bene e del male. Ed è così compresa nel suo ruolo che rischia di diventare soffocante nei confronti dei figli e escludente nei confronti di quei pochi padri che vorrebbero interpretare a pieno titolo il proprio ruolo.

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Lunedì, 08 Mar 2021 20:30
Lunedì 08 Mar 2021

uno spettacolo di Mario Perrotta consulenza alla drammaturgia Massimo Recalcati con Mario Perrotta e Paola Roscioli TEATRO STABILE DI BOLZANO - LA PICCIONAIA CENTRO DI PRODUZIONE TEATRALE Dopo aver indagato la figura evanescente dei padri contemporanei, il secondo capitolo della trilogia In nome del padre, della madre, dei figli sposta la lente di ingrandimento sulla figura materna. Una figura che - nonostante l’evoluzione del ruolo materno degli ultimi decenni - ha mantenuto costante nel tempo una sorta di sacralità e onniscienza che la rende ingiudicabile, al di sopra del bene e del male. Ed è così compresa nel suo ruolo che rischia di diventare soffocante nei confronti dei figli e escludente nei confronti di quei pochi padri che vorrebbero interpretare a pieno titolo il proprio ruolo.

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Mercoledì, 10 Mar 2021 20:30
Mercoledì 10 Mar 2021

uno spettacolo di Mario Perrotta consulenza alla drammaturgia Massimo Recalcati con Mario Perrotta e Paola Roscioli TEATRO STABILE DI BOLZANO - LA PICCIONAIA CENTRO DI PRODUZIONE TEATRALE Dopo aver indagato la figura evanescente dei padri contemporanei, il secondo capitolo della trilogia In nome del padre, della madre, dei figli sposta la lente di ingrandimento sulla figura materna. Una figura che - nonostante l’evoluzione del ruolo materno degli ultimi decenni - ha mantenuto costante nel tempo una sorta di sacralità e onniscienza che la rende ingiudicabile, al di sopra del bene e del male. Ed è così compresa nel suo ruolo che rischia di diventare soffocante nei confronti dei figli e escludente nei confronti di quei pochi padri che vorrebbero interpretare a pieno titolo il proprio ruolo.

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Giovedì, 11 Mar 2021 20:30
Giovedì 11 Mar 2021

uno spettacolo di Mario Perrotta consulenza alla drammaturgia Massimo Recalcati con Mario Perrotta e Paola Roscioli TEATRO STABILE DI BOLZANO - LA PICCIONAIA CENTRO DI PRODUZIONE TEATRALE Dopo aver indagato la figura evanescente dei padri contemporanei, il secondo capitolo della trilogia In nome del padre, della madre, dei figli sposta la lente di ingrandimento sulla figura materna. Una figura che - nonostante l’evoluzione del ruolo materno degli ultimi decenni - ha mantenuto costante nel tempo una sorta di sacralità e onniscienza che la rende ingiudicabile, al di sopra del bene e del male. Ed è così compresa nel suo ruolo che rischia di diventare soffocante nei confronti dei figli e escludente nei confronti di quei pochi padri che vorrebbero interpretare a pieno titolo il proprio ruolo.

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Formation
Mercoledì, 03 Feb 2021 16:00-17:00 |
Mercoledì 03 Feb 2021

Ist die Digitalisierung auch für Sie eine große Herausforderung? Mit den digitalen Softwarelösungen von Infominds können Sie unbesorgt in die Zukunft blicken, denn lückenlose Abläufe sorgen für Ihren digitalen Vorsprung! In 3 kostenlosen Webinaren zeigen wir Ihnen anhand konkreter Beispiele, wie Sie Ihren Verkauf, das Lager und die Verwaltung digital optimieren können. Webshop-Lösungen, mobile Apps für den Verkaufsaußendienst, Datenanalyse mit BI

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Formation
Martedì, 09 Feb 2021 10:00-11:00 |
Martedì 09 Feb 2021

Ist die Digitalisierung auch für Sie eine große Herausforderung? Mit den digitalen Softwarelösungen von Infominds können Sie unbesorgt in die Zukunft blicken, denn lückenlose Abläufe sorgen für Ihren digitalen Vorsprung! In 3 kostenlosen Webinaren zeigen wir Ihnen anhand konkreter Beispiele, wie Sie Ihren Verkauf, das Lager und die Verwaltung digital optimieren können. Automatisierung von Routinearbeiten, Eingangsrechnungskontrolle, automatisierter Zahlungsverkehr

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Others
Martedì, 26 Gen 2021 19:00-22:00 |
ogni mese fino a Mar 27 Apr 2021 la quarta settimana nei giorni di: Martedì

Cosa fate con le cose difettose? Buttarli via? Per noi è fuori questione! Dalla fine di ottobre, ogni ultimo martedì del mese, dalle 19:00 alle 22:00, a BASIS Vinschgau Venosta tutto ruota intorno alla riparazione. Nel Salotto e nel laboratorio aperto, diversi artigiani volontari sono a disposizione per aiutare per un'offerta libera in ogni tipo di riparazione: elettricisti, falegnami, meccanici di biciclette, sarti e tuttofare; Tutto ciò che non funziona più, che è rotto o danneggiato può essere portato con sé. Gli esperti del Repair Cafè cercheranno di trovare una soluzione! Il Repair Cafè è anche pensato per ridurre la montagna di rifiuti e per lavorare insieme. Nella società odierna troppo spesso, dopo un breve periodo di utilizzo, beni di uso quotidiano vengono semplicemente buttati via. In particolare oggetti senza problemi che potrebbero essere ri-utilizzati a pieno dopo una semplice riparazione. Con il Repair Cafè vogliamo cambiare le cose insieme all’ ass. tutela ambiente Val Venosta. Il concetto è stato sviluppato nel 2009 ad Amsterdam. È un'iniziativa di Martine Postma, allora giornalista e pubblicista. Nel 2010 ha fondato la fondazione "Stichting Repair Café" (vedi Repaircafe.org/it). Questa fondazione sostiene gruppi locali in tutto il mondo, tra cui il nostro Repair Cafè a BASIS Vinschgau Venosta. Non è necessaria la registrazione! All'interno di questo formato si svolgeranno ripetutamente conferenze a tema e piccoli eventi.

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Exhibitions
Giovedì, 21 Gen 2021
L'evento si terrà oggi, domani e ogni giorno fino a Lun 01 Mar 2021

Le opere di undici artisti e artiste altoatesini esposte a rotazione nelle vetrine di Young Inside, nello Spazio di via Torino 31 a Bolzano. La mostra “Coraggio" si trasferisce sulla strada. Le limitazioni rese necessarie dall’emergenza Covid-19 hanno imposto, come noto, anche la chiusura dei musei e degli spazi espositivi. La cultura e l’arte, però, non si fermano, avventurandosi nelle zone residenziali, per costruire un dialogo con la comunità e contrastare l’isolamento sociale, che l’inverno porta con sé. Dopo “Liberi. Frei.”, la mostra che fra luglio e settembre ha invitato i bolzanini a viaggiare con il cuore e con la mente, le vetrine del presidio culturale del quartiere Europa – Novacella, gestito dalla cooperativa Young Inside, tornano a farsi luogo espositivo per un nuovo progetto. La nuova mostra si intitola Coraggio – Mut tut gut – For inant da snait e vuole essere un’esortazione a non arrendersi, a guardare avanti, a impegnarsi per superare insieme questo momento difficile. "La cultura è un veicolo di messaggi importanti, invita alla speranza e ha il potere di raccontare il coraggio di un territorio che vuole guardare oltre – sottolinea l’assessore Giuliano Vettorato – con questo progetto lanciamo un duplice segnale: promuovere alla cittadinanza un momento di condivisione importante, garantendo visibilità all’esposizione delle opere di artisti che si sono candidati al bonus di 2000 euro". "Già il nome della nuova mostra suggerisce ciò che attualmente è importante nel settore della cultura e dell'arte – evidenzia l’assessore alla cultura tedesca Philipp Achammer - non arrendersi e guardare sempre avanti. Mi congratulo con i promotori di questa mostra e con tutti gli artisti partecipanti, che continuano a fare arte, nonostante la difficile situazione, creando qualcosa di bello per tutti noi." "Promuovere progetti culturali è fondamentale specialmente anche in tempi di crisi – sottolinea l’assessore alla cultura ladina Daniel Alfreider - grazie a questo progetto che unisce tutti e tre i gruppi linguistici si è cercato di dare uno spazio nuovo per la cultura con vantaggi sia per gli artisti e anche per il pubblico." Undici espositori fino al prossimo febbraio A esporre sono undici artiste e artisti altoatesini: Egeon, Teseo La Marca, Gerald Moroder, Lorena Munforti, Sylvia Neulichedl, Monica Pizzo, Marius Romen, Andreas Senoner, Nikola Trafojer, Andreas Zagler e Chelita Zuckermann. I lavori sono prevalentemente pittorici, ma ci sono anche alcune sculture e un’opera calligrafica. Ci sono le figure stilizzate di Egeon, al secolo Matteo Picelli, che sulla tela si muovono condividendo testa e pensieri; c’è l’uomo in pietra di Gerald Moroder, sospeso su un filo ma con le braccia spalancate, come se andasse con fiducia incontro al futuro; c’è “Speranza”, la "scultura in movimento" che Chelita Zuckermann ha realizzato in risposta alla pandemia. Gli undici artisti e artiste si alterneranno a cadenza settimanale, fino a febbraio 2021.

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Exhibitions
Giovedì, 21 Gen 2021
L'evento si terrà oggi, domani e ogni giorno fino a Dom 31 Gen 2021

Jessika Khazrik nor the Society of False Witnesses Per la sua prima personale in Italia, Jessika Khazrik nor the Society of False Witnesses ha riconfigurato il suo lavoro conferendogli la forma di un’installazione stratificata e controllata a distanza, fruibile esclusivamente dalla strada per ovviare alle attuali restrizioni che impongono la chiusura dello spazio al pubblico. Abeyance & Concurrence (Quiescenza & concomitanza) è una risposta alla protratta temporalità del presente post-coroniale e dello scarto dal passato alla luce della recente esperienza collettiva e personale di ribellione, solidarietà e arresto dell’artista. È un tentativo di accostare le linee di frattura strutturale del diritto internazionale alla colossale eruzione di violenza lenta e alla concomitante ricerca di giustizia trasformativa attraverso un’azione collettiva dirompente. Costretta di recente a trasferirsi da Beirut a Berlino con il diritto di mobilità che tuttora le viene negato, Jessika Khazrik nor the Society of False Witnessesha ripensato la sede di ar/ge kunst e l’ha resa accessibile attraverso elementi che si accumulano progressivamente, trasformando la sua vetrina in una piattaforma rifrangente e multilingue che trasmette suoni, luci, fumo, codici e illusioni ottiche. Gli elementi multisensoriali sono attivati a distanza dallo studio berlinese dell’artista, con il supporto di alleati a Bolzano. Gli interni di ar/ge kunst rimarranno inaccessibili per tutta la durata della mostra.

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Art & Culture
Giovedì, 21 Gen 2021 19:00-20:00 |
L'evento si terrà oggi e ogni settimana fino a Gio 28 Gen 2021 nei giorni di: Lunedi Martedi Mercoledi Giovedi

Sicuro – semplice – efficiente! Seguendo questo motto, il Caffè delle lingue nelle prossime settimane verrà offerto in versione virtuale! Accedi semplicemente DA CASA a tutte le 8 lingue! Basta iscriversi e collegarsi attraverso internet ai seguenti appuntamenti per partecipare, come al solito, gratuitamente. Gli incontri si terranno sempre da lunedì a giovedì nel periodo dal 9 novembre fino al 17 dicembre 2020. Quindi cosa devo fare? Per saperne di più basta iscriversi alla newsletter gratuita del Caffè delle lingue che viene inviata una volta la settimana. Manda una mail a caffedellelingue@papperla.net Per ogni incontro sarà accettato un massimo di 8 partecipanti. L´iscrizione è sempre possibile per la rispettiva settimana a venire. Il moderatore/la moderatrice seguirà come al solito la conversazione del tavolo virtuale. Deutsch martedì, ore 19.00 – 20.00 English martedì, ore 19.00 – 20.00 giovedì, ore 19.00 – 20.00 Español martedì, ore 19.00 – 20.00 Français mercoledì, ore 19.00 – 20.00 Italiano mercoledì, ore 19.00 – 20.00 Ladin lunedì, ore 19.00 – 20.00 Português lunedì, ore 19.00 – 20.00 Südtirolerisch (ogni 15 giorni!) giovedì, ore 19.00 – 20.00

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Music
Giovedì, 28 Gen 2021 20:00
Giovedì 28 Gen 2021

Trio Busch Gregor Sigl, viola Rick Stotijn, contrabbasso Johannes Brahms?: Quartetto per pianoforte e archi in la magg. op. 26 Franz Schubert?: Quintetto per pianoforte e archi in la maggiore op. 114 D 667 ‹?La trota› Ospite due anni fa della Società dei Concerti di Bolzano, il giovane Trio olandese Busch ritornerà il 28 gennaio con una viola e un contrabbasso aggiunti per eseguire il Quartetto per pianoforte n.2 di Brahms e il Quintetto della “Trota” di Schubert. Dopo l’incisione dei Trii per pianoforte, dei Quartetti e del Quintetto di Dvo?ák, ha fatto seguito la registrazione integrale dei Trii per pianoforte di Schubert e del Quintetto della “Trota”. € 25 ridotto € 5-10* * 26 anni, 4Family (vedi servizi)

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Formation
Giovedì, 21 Gen 2021 08:45-12:30 |
Giovedì 21 Gen 2021

Diskriminierungen wahrnehmen und inklusiv handeln in der Arbeit mit Jugendlichen Online Seminar Ziel und Inhalt: Immer wieder sind Jugendliche Diskriminierungen z. B. aufgrund ihrer Herkunft, ihres Geschlechts, ihrer sexuellen Orientierung oder Beeinträchtigung ausgesetzt. Ist ein uns anvertrauter junger Mensch gar von mehreren Diskriminierungsformen betroffen, hat er mit ganz eigenen Wechselwirkungen und Erfahrungen zu kämpfen. In diesem Seminar befassen wir uns mit diskriminierungssensiblen sowie diversitätsfreundlichen Herangehensweisen in der Arbeit mit jungen Menschen: Wie mache ich das mit der Selbstreflexion? Mit dem unvoreingenommenen Wahrnehmen meiner Jugendlichen? Wie erkenne ich Selbst- und Fremdzuschreibungen, Benachteiligungen und Privilegierungen, die die Jugendlichen möglicherweise betreffen? Mit dem Erkennen von Eigenheit, Besonderheit und Diversität als Potentialen? Welches Wissen zu Diskriminierungskategorien brauche ich? Und wie wirkt sich das in meiner Arbeit aus? Auf der Basis der Themenzentrierten Interaktion wechseln sich im Seminar Übungen zur Selbst- und Gruppenerfahrung sowie Reflexion der Erfahrung, theoretische Impulse und Gespräche ab. Es wird das Videokonferenzprogramm zoom verwendet. Zielgruppe: Mitarbeiter/innen der Kinder- und Jugendarbeit, Sozialpädagog/innen, Sozialassistent/innen, Erzieher/innen, Lehrpersonen, Gruppenleiter/innen, Multiplikator/innen aus pädagogischen und sozialen Berufen Teilnehmerzahl: 8 – 15 Ort: Online Zeiten: Donnerstag, 21. Jänner 21 und Freitag, 22. Jänner 21 Jeweils: 08.45 – 9.00 Uhr: Technik-Check 9.00 – 12.30 und 14.00 – 17.30 Uhr: Online Seminar Beitrag: 265,00 Euro Referentin: Annemarie Schweighofer-Brauer, Xanten (D). Therapeutische Begleitung von Menschen mit Fluchterfahrung im Psychosozialen Zentrum in Moers beim AWO Kreisverband Wesel (Deutschland), wissenschaftliche Mitarbeiterin des Instituts für gesellschaftswissenschaftliche Forschung, Bildung und Information (FBI) in Innsbruck, freiberufliche Erwachsenenbildnerin (TZI), Heilpraktikerin für Psychotherapie (Gestalttherapie), TZI Diplomierte Anmeldeschluss: Donnerstag, 14. Jänner 21

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Formation
Venerdì, 22 Gen 2021 17:45-21:00 |
Venerdì 22 Gen 2021

Mit beidhändigem Malen die Gehirnhälften aktivieren Online Werkstatt Ziel und Inhalt: Kennen Sie auch diese leise Stimme in sich, die sagt „ich kann nicht zeichnen, das versuch ich gar nicht erst“? Dann sind Sie richtig in dieser Online Werkstatt. Manchmal ist es leichter, etwas beidhändig zu tun als nur mit einer Hand. In dieser Werkstatt werden wir spielerisch mit beiden Händen mit Zeichen- und Maltechniken experimentieren, wobei wir freie und flüssige Bewegungen ausführen. Dabei unterstützen uns einfache Brain Gym®- und Vision Gym®-Aktivitäten, die das Lernen, die Konzentration und den Selbstausdruck verbessern und die Kreativität in jedem Alter fördern. Das bilaterale (gespiegelte) Zeichnen und Malen begünstigt die Integration der beiden Gehirnhälften und ist auch nützlich, um auf neue Weise mit sich selbst und der Welt in Kontakt zu treten. Wir laden Sie zu einer spielerischen Erfahrung ein, sich von der Vielfalt der Materialien und dem Austausch in der Gruppe inspirieren zu lassen, um mit beiden Händen zu zeichnen und zu malen und etwas völlig Neues zu erleben. Es wird das Videokonferenzprogramm zoom verwendet. Zielgruppe: (Sozial)Pädagog/innen, Erzieher/innen, Eltern, Lehrpersonen und alle persönlich Interessierten Teilnehmerzahl: 8 – 12 Ort: Online 1. Teil: Freitag, 22. Jänner 21 Von der kinästhetischen Körpererfahrung aufs Papier, vom Kritzeln zum zeichnerischen Ausdruck 2. Teil: Freitag, 29. Jänner 21 Experimentieren mit Figur und Hintergrund, Inspiration aus der Umgebung beziehen 3. Teil: Freitag, 5. Februar 21 Von der Kopie zum eigenen künstlerischen Ausdruck Zeiten: Jeweils 17.45 – 18.00 Uhr: Technik-Check 18.00 – 21.00 Uhr: Online Seminar Beitrag: 120,00 Euro Referentin: Sigrid Loos, Rapallo. Dipl. Pädagogin und ausgebildete Brain Gym® Instruktorin, lebt in Ligurien und hält seit vielen Jahren spielpädagogische und kinesiologische Seminare in ganz Italien. Seit der Pandemie hat sie sich auf Online Kurse spezialisiert Bitte bereithalten: Filzstifte, Buntstifte, Wachsmalfarben, Wasserfarben, alte Zeitungen, Klebeband, Malpapier möglichst in DIN A3 Anmeldeschluss: Mittwoch, 20. Jänner 21

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Kids
Lunedì, 28 Giu 2021
ogni settimana fino a Ven 30 Lug 2021 nei giorni di: Lunedi Martedi Mercoledi Giovedi Venerdi

41. edizione dal 28 giugno al 30 luglio BOLZANO ISCRIZIONI ONLINE: www.comune.bolzano.it/estateragazzi dall’8.2.2021 al 26.3.2021, con i seguenti turni settimanali: dal 28.06.2021 al 02.07.2021 dal 05.07.2021 al 09.07.2021 dal 12.07.2021 al 16.07.2021 dal 19.07.2021 al 23.07.2021 dal 26.07.2021 al 30.07.2021

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Castello

Residenza dinastica dei conti del Tirolo, il castello ha dato il nome all'intera regione. La sua realizzazione risale alla seconda metà dell'XI secolo. Il percorso museale è incentrato sulla storia del Tirolo dai primordi ai giorni nostri. Nel palazzo meridionale si trovano i due portali romanici, mentre nella cappella del castello, intitolata a San Pancrazio ed edificata su due piani, notevoli pitture murali gotiche. Nel mastio è possibile ripercorrere la storia dell’Alto Adige nel XX secolo.

Castello

Castel Presule, un tempo residenza dinastica dei signori Völs-Colonna, ospita, accanto a dipinti e disegni del XIX e XX sec. della raccolta “Cà de Bezzi”, una collezione d’armi del XIX secolo, dipinti della Donazione Lotte Copi e la mostra permanente di ritrovamenti archeologici "finff Majolica Schaln".

Castello

Il castello risale al 1140. Il percorso propone gli affreschi del “Ciclo di Ivano” (XIII sec.), primissima testimonianza della cultura profana e cavalleresca di area tedesca, la sala nuziale e la cappella riccamente dipinte, l’ampia biblioteca e una raccolta di dipinti, stemmi e armi.

Castello

Castel Roncolo risale al XIII sec. Oltre al celebre ciclo di affreschi profani risalenti al Medioevo e a oggetti dalla vecchia armeria, si possono periodicamente ammirare mostre temporanee su temi di storia culturale.

Museo

A chi lo visita, Capriz, il caseificio da vivere, permette di immergersi con tutti i sensi nel mondo della produzione di formaggio di capra. Negli ambienti espositivi a pianterreno e nel piano interrato è rappresentato l’intero processo, dalla capra che fornisce la materia prima, passando per il latte come prodotto di partenza fino alla forma di formaggio finita e al suo adeguato stoccaggio. Un ruolo speciale lo giocano elementi interattivi.

Museo

La Casa di via Bari 11 è uno dei pochi esempi ancora esistenti a Bolzano delle centinaia di case “semirurali” costruite alla fine degli anni Trenta e demolite a partire dagli anni Ottanta del Novecento per far posto a costruzioni a maggiore intensità abitativa. Da parte degli abitanti del quartiere delle Semirurali non è mai venuta meno la richiesta di conservarne la memoria. Il percorso espositivo, aperto al pubblico nel 2015, propone un viaggio nella storia di questo luogo attraverso fotografie, filmati, mappe, modellini tridimensionali e la suggestiva narrazione di storie di vita quotidiana.

Castello

Castel Monteleone è una fortificazione del XIII secolo, ampliata nei secoli XVI, XVII e XVIII. Un percorso storico-artistico che si snoda attraverso giardini, cortili e sale offre un viaggio nei secoli, dal medioevo al periodo del rococò.

Museo

Orologi a muro, opere in legno intagliato, maschere, tappi di bottiglia, cavatappi, pipe, macinini per il caffè e utensili da cucina, oggetti religiosi, oldtimer e motociclette, come ad esempio diversi modelli di Vespa: fanno tutti parte della collezione privata della famiglia Trebo. Gli oggetti raccontano storie vecchie anche di 150 anni e sono disseminati nei diversi locali dell’hotel. Un paradiso per i nostalgici!

Museo

L’Archeoparc Velturno testimonia una storia insediativa che, a partire dal neolitico, abbraccia tutte le più importanti epoche e culture. Sepolture e resti di attività di produzione della ceramica parlano di coltivatori e allevatori le cui storie risalgono fino al 5000 a.C.

Museo

La mostra Archimod presenta una cinquantina di modelli architettonici della Provincia Autonoma di Bolzano (piazze, scuole, palazzi per uffici, musei, complessi residenziali, ospedali, strade, gallerie, ponti), realizzati nell’arco degli ultimi 25 anni o in fase di progettazione o costruzione. Archimod è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici (treno, autobus) e ben visibile grazie alla grande scritta sulla facciata.

Museo

Il percorso espositivo "BZ '18–'45. Un monumento, una città, due dittature", aperto al pubblico nel luglio del 2014, illustra la storia del Monumento alla Vittoria, eretto a Bolzano dal regime fascista tra il 1926 e il 1928 su progetto di Marcello Piacentini. Vengono ripercorse le vicende storiche locali, nazionali e internazionali degli anni compresi tra le due guerre mondiali (1918–1945), legate in particolare modo all’avvicendarsi di due dittature (quella fascista e quella nazionalsocialista) e vengono illustrati i radicali mutamenti urbanistici operati nella città di Bolzano, a partire dalla fine degli anni Venti. Il percorso espositivo affronta, infine, il difficile rapporto di convivenza di una così ingombrante eredità dell’epoca fascista con il territorio, nel mutato quadro politico e sociale della seconda metà del Novecento fino ai giorni nostri.

Museo

“Nessuno ha il diritto di obbedire”: da fine 2017 questa citazione della filosofa politica e scrittrice Hannah Arendt (1906-1975) spicca, in italiano, tedesco e ladino, sull’edificio degli Uffici finanziari di piazza del Tribunale a Bolzano. Esso si contrappone al carattere autoritario del monumento fascista e al suo motto “Credere, obbedire, combattere”. Integrata da esaurienti spiegazioni realizzate da una commissione di storici poste su stand informativi sulla piazza, la scritta progettata da Arnold Holzknecht e Michele Bernardi intende dare nuovo significato al bassorilievo monumentale dell’artista di Chiusa Hans Piffrader (1888-1950), rendendolo un’occasione educativa.

Museo

Sito in un ex bunker dell'epoca fascista, poi utilizzato dalla NATO durante la Guerra Fredda, il Bunker Museum tematizza in primo luogo la struttura stessa e il suo retroscena storico. Sotto la lente è posta anche la storia segreta della Guerra Fredda. Il museo espone prevalentemente oggetti che un tempo facevano parte dell'equipaggiamento del bunker, come impianti radio, telefoni da campo, armi, razioni alimentari, ecc. In futuro tuttavia l'esposizione si focalizzerà non tanto sull'aspetto militare, ma sul tema dei confini.