Classic and More - REVENSCH - Pubblicato da martin_inside

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Informazioni evento

Revensch è una formazione della sassofonista e cantante Helga Plankensteiner con tre fiati, sax, tromba e trombone, pianoforte e batteria che esegue un repertorio che spazia tra dixieland, klezmer e chanson degli anni venti. Revensch esegue tra l’altro brani come la
Moritat di Brecht /Weill, brani del repertorio di Marlene Dietrich e brani originali. Il gruppo ha suonato a diversi Festival Jazz come GardaJazz, Dolomitiskijazz, Most&Jazz, Percfest, Murszene Graz, Lana Meets Jazz. Most & Jazz ecc.
„...come sempre, hanno giocato e mescolato con disinvoltura i diversi generi musicali, coniugando divertimento e rigore espressivo......dietro un’apparente scherzosa leggerezza si cela una musica di grande intensità, estremamente curata nelle orchestrazioni.“
Paolo Peviani (Allaboutjazz)

PROGRAMMA
Midnight in Moskau/
Vasily Solovyov

Swing gitane/
Angel Debarre

Bei mir bist du schoen/
Sholom Secunda

Kolomeke/Traditional

Song for Mami/
Plankensteiner Helga

St. Louis Blues/Wc. Handy
Moritat/Kurt Weill

REVENSCH
Helga Plankensteiner, saxofone, clarinet, voice
Paolo Trettel, trumpet
Hannes Mock, trombone
Glauco Benedetti, tuba
Michael Lösch, piano
Paolo Mappa, drums

Contatti :

Date e orari evento :

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  • Luca Aquino: trumpet Leonardo Dalla Cort: piano Stefano Senni: bass Alessandro Paternesi: drums Luca Aquino è annoverato tra i musicisti jazz italiani più apprezzati sulla scena internazionale ed ha al suo attivo dieci album da leader e quasi cento registrazioni. In questo inedito quartetto esplora nuovi aspetti di celebri standard americani e composizioni originali. Art Directors: Michael Lösch & Helga Plankensteiner Il concerto comincia alle ore 21:30 al Laurin Bar. Supplemento di 12 Euro sulla prima consumazione a partire dalle 21:00. Info e prenotazione tavolo: Laurin Bar, T 0471 311 570
  • “Nel 1949, a 26 anni, ho imparato ad appuntarmi a orecchio canzoni popolari all’Istituto per il folclore di Bucarest. Molte melodie mi sono rimaste impresse nella memoria: così è nato nel 1951 il ‘Concerto rumeno’”, racconta György Ligeti. L’esecuzione pubblica del brano, che riprende il suono “strambo” delle orchestrine di paese, viene ben presto vietato: “nella dittatura staliniana perfino il folclore era consentito solo in forma politicamente corretta”. La prima esecuzione di “Púrpura” per viola e orchestra di Filippo Del Corno – un’opera commissionata congiuntamente dalla Fondazione Haydn e dall’Orchestra I Pomeriggi Musicali – è seguita da un avvenimento rivoluzionario della storia della musica europea: “Dall’Inghilterra”. Nel giugno 1941, il Servizio tedesco della BBC sostituisce la sua sigla con una sequenza iniziale della quinta sinfonia di Beethoven. I valori delle note del leggendario motivo del “destino che bussa alla porta” – tre brevi, una lunga – indicano nell’alfabeto Morse la lettera “V” di “Victory”, vittoria. Questa sequenza compone il nucleo del brano per orchestra che inizia drammaticamente in Do minore e termina – trionfante – in Do maggiore. In Francia la “Quinta” viene definita anche “Chant de victoire” – in una lettura forse molto vicina a quella del compositore, che non aveva in mente un destino cupo ma piuttosto un inno alla Rivoluzione francese con solenne giuramento alla Repubblica.
  • Suite per vibrafono, percussioni, oggetti sonori Pasquale Mirra: vibraphone & effects Considerato tra i vibrafonisti più interessanti della scena italiana ed internazionale ha collaborato con grandi improvvisatori della scena mondiale, tra i quali: Mulatu Astatkè, Michel Portal, Shabaka Hutchings, Rob Mazurek, Moor Mother, Trilok Gurtu, William Parker, Gerald Cleaver, Damon Locks, Fred Frith, Nicole Mitchell, Hank Roberts, Ernst Rijseger, Chad Taylor, Ballakè Sissoko, Jeff Parker, Tomeka Reid, Jamie Branch, Jamie Saft, Tristan Honsinger, Butch Morris, James Brandon Lewis e molti altri. Pasquale presenta così il suo progetto: “Come nel cubismo assistiamo alla frammentazione degli oggetti e delle forme in geometrie multiple, le quali creano una sorta di ‘molteplicità’ visiva, così nella performance ‘Moderatamente Solo’ dal titolo ‘Suite dalla forma bidimensionale’ ritroviamo una serie di composizioni che lo spettatore può ascoltare, ma anche immaginare, percependole da diverse angolazioni sonore. Il mio intento è di suonare composizioni e canzoni ‘scomposte’ e di giocare, così come farebbe un’artista del periodo cubista, con la geometria, la scomposizione, e la rappresentazione simultanea al fine di creare una serie visiva che sfida la percezione tradizionale della forma e dello spazio.”

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