Jazzfestival Alto Adige: Pipe Dream - Pubblicato da martin_inside

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Informazioni evento

Uno dei più autorevoli violoncellisti del jazz internazionale incontra quattro musicisti di spicco della scena italiana. Hank Roberts si è addentrato nell'avantgarde attraverso il New York Downtown Jazz negli anni '80 e con il leggendario Arcado String Trio è riuscito a sviluppare un particolare chamber jazz. Pipe Dream combina diversi stili e li unisce in un sound unico – con ritmi africani, folk rock americano, libera improvvisazione e influenze pop.

Artists

Hank Roberts (US) - vc, voc
Filippo Vignato (IT) - tb
Pasquale Mirra (IT) - vib
Giorgio Pacorig (IT) - p, rh
Zeno De Rossi (IT) - dr

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Date e orari evento :

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  • Domenica 8 marzo - ore 11:00 Jazz Mattinee & dalle ore 10.00 Frühschoppen. con DAMIANA DELLANTONIO QUARTET (Italia) Damiana Dellantonio - voce Federico Bosio - chitarra Giulio Corini - contrabbasso Enrico Tommasini - batteria Damiana Dellantonio nasce a Cavalese (provincia di Trento) nel 1994. Figlia d’arte, inizia ad esibirsi in contesti locali già da giovanissima e nel corso degli anni nascono i suoi gruppi stabili, con cui canta un repertorio che va dagli standard jazz alle cover dei grandi pilasti della musica funk, acid jazz e soul. Estende la propria attività concertistica oltre il territorio valligiano con la partecipazione a festival musicali quali Dolomiti Ski Jazz, Valsugana Jazz Tour, The 1000 Streets’ Orchestra (Trieste), Grotte D’Estate (Castellana Grotte), ArtCity (Roma, Vittoriano), Rovereto Jazz. Decide di specializzarsi nel repertorio jazzistico e studia al Conservatorio F. Bonporti di Trento con le docenti Barbara Raimondi ed Elisabetta Antonini. Consegue il Diploma Accademico di Primo Livello in Canto Jazz, un percorso volto ad approfondire lo studio della vocalità nella musica leggera, l’improvvisazione, le tecniche di arrangiamento. Come strumento complementare alla voce sceglie il pianoforte. Parallelamente agli studi presso il Conservatorio, Damiana approfondisce lo studio del repertorio neo soul/elettronico e la composizione di musiche inedite e testi presso Saint Louis College of Music di Roma con l’insegnante Serena Brancale, con la quale, oltre al percorso formativo, avvia una collaborazione artistica. Il concerto offre una selezione di canzoni internazionali in un repertorio che spazia tra generi e culture, unendo melodie e ritmi da diverse parti del mondo. La talentuosa cantante fiemmese è accompagnata dall’eccellenza del jazz bresciano.
  • Quando il ventiduenne norvegese Johan Svendsen si ritrova senza soldi in pieno inverno a Lubecca, decide di rivolgersi al console svedese-norvegese Carl Fredrik Leche affinché gli conceda un prestito e provveda al suo sostentamento. Il console è talmente entusiasta del suo virtuosismo al violino che gli procura una borsa di studio presso il Conservatorio di Lipsia in cui ha studiato anche il connazionale Edvard Grieg. Le sue opere diventano successi mondiali. La musica di Svendsen invece è – a torto – quasi assente nel repertorio concertistico del XX secolo. La sua seconda sinfonia viene eseguita per la prima volta nel 1876 a Kristiania (Oslo). Svendsen, a cui Grieg riconosce “un modo davvero brillante di trattare l’orchestra”, è a quel punto un direttore d’orchestra e compositore riconosciuto, in grado di ottenere nei suoi lavori effetti sonori straordinari. Con la sua Quarta sinfonia, nel 1885 Brahms si lascia il “gigante” Beethoven alle spalle: compattando in modo pressoché ineguagliabile il materiale musicale di fondo, avvinghiando tra loro i movimenti e combinando elementi arcaici e moderni, si spinge ai limiti di ciò che è possibile nel XIX secolo. Il compositore non si lascia scomporre nemmeno dalle critiche e dalle dimostrazioni di riprovazione dei sostenitori “neotedeschi” di Wagner in occasione della prima: “Quale che sia il pasticcio in cui mi sono infilato, me la caverò. I contestatori nel parterre mi fanno un baffo”.
  • Steven Bernstein: slide trumpet Brogan Krauss: sax Tony Scherr: bass Kenny Wollesen: drums Con l’ultimo lavoro discografico "The Hard Way" e la sua ricca tela di groove elettroacustici, Bernstein e i suoi fidati sodali dimostrano un impulso modernizzante ma anche una base altrettanto forte nelle radici del jazz e della canzone americana. La loro immersione in una vasta gamma di musica contemporanea è coerente con l'esperienza camaleontica di Bernstein al fianco di Lou Reed, Levon Helm, Hal Willner, Sam Rivers, Bernie Worrell, Henry Butler, U2, Little Feat e una miriade di altre leggende. Funky, blues, con una dissonanza sbrindellata evocata dal tono gutturale del sassofono di Krauss e segnata dal caratteristico lamento del raro corno di Bernstein, Sexmob continua a tracciare nuovi percorsi nella musica creativa del 21° secolo. Uno dei concerti imperdibili che al Carambolage diventa due volte più bello!

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