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Cult.urnacht 10 - Veröffentlicht von ale inside

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Event-Informationen

In Zusammenarbeit mit Rai Südtirol und Amt für Deutsche Kultur - mit freundlicher Unterstützung von der Stadt Bozen, der Stiftung Südtiroler Sparkasse und der Europaregion Euregio.
Grenzen überwinden, auch im Kopf: Euregio macht sich stark für ein einfaches, gewinnendes Miteinander zwischen Grenzregionen. Die Cult.urnacht 10 lädt heuer zum ersten Mal nicht nur Künstlerinnen und Künstler aus Südtirol ein, sondern auch aus den Nachbarregionen. Sie ist sparten-, sprach- und grenzüberschreitend. Bozen trifft Trento trifft Innsbruck: Eine Verkettung von gemeinsamen Interessen, Freuden, Leidenschaften. Wir möchten mit der Cult.urnacht 10 den europäischen Gedanken der guten Nachbarschaft hoch halten, Begegnungen schaffen, die gegenseitige Wahrnehmung schärfen, aus dem gemeinsamen Kulturraum schöpfen. Freuen Sie sich auf den Tiroler Fotografen Lois Hechenblaikner, er ist ein schonungsloser Beobachter der Alpenregionen und wird in diesem Jahr die Cult.urnacht-Rede halten.
Experten reflektieren in einem visionären Gespräch über Kulturräume im Wandel. Zimbrische Autoren lesen aus ihren Werken, während Luis Thomas Prader über deutsche Sprachinseln in Oberitalien erzählt. Tänzerin Anastasia Kostner nimmt unter musikalischer Begleitung Lyrik von Roberta Dapunt (Gadertal) und Christoph W. Bauer (Nordtirol) zum Anlass für Tanzimprovisationen. Sie hören u.a. die kraftvollen Rhythmen der Südtiroler Reggae Band Sisyphos, die Rap-Rebellen Homies4Life und aus dem Trentino den jungen Sänger Francesco Camin (3. Platz des Wettbewerbs Uploadsounds). Ab 24 Uhr heißt es Party im Foyer mit den DJs des Künstlerkollektivs wupwup.

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Datum und Uhrzeit des Events :

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  • Es gibt Termine vom 22 Jan. 2026 bis 25 Jan. 2026
    La gatta sul tetto che scotta è un’opera scritta nel 1955 dal grande drammaturgo statunitense Tennessee Williams, che con questo testo vinse il suo secondo Premio Pulitzer. Racconta la storia dei Pollitt, una ricca famiglia del Sud degli Stati Uniti che vive una profonda crisi di fronte all’imminente morte del padre, Big Daddy. La famiglia si è riunita nell’immensa proprietà terriera del patriarca per festeggiare il suo compleanno. In questo contesto emergono l’avidità e la debolezza dei figli, Gooper e Brick, e in particolare la situazione di quest’ultimo e di sua moglie Margaret. I due vivono un matrimonio senza intimità. Maggie è profondamente innamorata, ma Brick è distante: è da tempo un alcolizzato e non la degna di considerazione. Durante un conflitto con Brick, Maggie dice di sentirsi come “una gatta su un tetto che scotta”, decisa a non cadere giù: ha, infatti, conquistato con fatica una posizione sociale. Leonardo Lidi rilegge questo testo mettendo in luce il filo rosso che parte da Anton Čechov, passa da Tennessee Williams e si conclude con alcuni film di Woody Allen. «La società raccontata tramite la famiglia e le proprie contraddizioni, le tantissime, le tonnellate di storie d’amore, le battute che tornano e che si rincorrono tra un autore e l’altro» scrive il regista residente del Teatro Stabile di Torino. «Torno a Williams perché credo che sia l’autore più utile a comprendere l’importanza dell’analisi della società attraverso la lente famigliare. Williams utilizza il ridicolo per raccontare la tradizionale famiglia americana del Sud, la sua incapacità di avanzare, ferma in un ricordo, pronta a distruggere pulsioni sessuali “nocive” e a nascondere tutta la polvere della società occidentale sotto il tappeto». di Tennessee Williams traduzione Monica Capuani regia Leonardo Lidi con Valentina Picello, Fausto Cabra, Orietta Notari, Nicola Pannelli, Giuliana Vigogna, Giordano Agrusta, Riccardo Micheletti, Greta Petronillo, Nicolò Tomassini scene e luci Nicolas Bovey costumi Aurora Damanti suono Claudio Tortorici assistente regia Alba Maria Porto produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, TSV - Teatro Nazionale La gatta sul tetto che scotta viene presentato per gentile concessione de la University of the South, Sewanee, Tennesee. durata: 105 minuti Spettacolo con luci stroboscopiche
  • STIVALACCIO TEATRO (VI) BUFFONI ALL’INFERNO Atto unico con la regia di Marco Zoppello Profondità delle lande desolate dell’inferno. Un tranquillo ed eterno giorno di torture strazianti. D’un tratto si leva un latrare sguaiato, sono i diavoli che corrono da una parte all’altra alla ricerca del loro Re, il terribile Satana. Sulle rive dello Stige sono giunte millemila anime, portate all’altro mondo da una fulminante peste bubbonica, vaiolica. L’Ade è di colpo intasato e Minosse, impietoso giudice delle anime, è costretto a fare i salti immortali per esaminare le colpe di tutti. Le operazioni vanno a rilento, gli spiriti protestano, insorgono, volano insulti e qualche brutta bestemmia. Belzebù, con profonda saggezza, offre uno sconto di pena alle anime di tre buffoni, Zuan Polo, Domenico Tagliacalze e Pietro Gonnella, per tornare a fare ciò che in vita gli riusciva meglio: intrattenere. «Si tratta non solo di un ben recitato lavoro teatrale, ma anche di un tuffo letterario dentro fonti linguistiche ormai assai poco praticate e che invece rendono lo spettacolo adattissimo ad un pubblico ampio.»
  • Dedicato alle scritture di Roberto Calasso Di e con: Marco Baliani Regia: Maria Maglietta Organizzazione e promozione: Ilenia Carrone Una produzione: Casa degli Alfieri Un uomo da solo seduto su una sedia parla attraverso un microfono ad archetto. Ha una camicia bianca con un collo alla coreana. L'uomo ha circa 70 anni ed ha i capelli rasati ed è un po' stempiato. Quando l’orizzonte si vela e lo sguardo si fa opaco, è tempo di salpare. Uscire dalla gabbia dei giorni, aprirsi all’ignoto. Se il mare non è a portata di mano, ci sono pagine che diventano vele, come quelle di Calasso, pronte a condurre altrove. Lo spettacolo nasce dal desiderio di tessere miti emersi nel tempo, isole luminose a cui tornare per dissetarsi d’immaginazione. Le storie non si limitano al racconto: aprono sentieri, crocicchi, mappe da percorrere con lo stupore negli occhi. In quei percorsi si rifrange il presente, si accendono echi della memoria, si intrecciano voci d’altri artisti. La natura – scogli, boschi, grotte – custodisce ancora il respiro degli Dei, nascosti, ma vivi, anche nei labirinti urbani. Voci antiche che parlano ancora, a chi sa ascoltare. Questo viaggio è un invito a ritrovare quell’ascolto.

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