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Informazioni evento
Introduzione alla mostra della direttrice Letizia Ragaglia seguita da un dialogo sull’opera di Ceal Floyer con Sergio Edelsztein, direttore del Center for Contemporary Art di Tel Aviv.
Insieme per la giustizia climatica e il futuro: il 4° Climate Camp Alto Adige
vi aspetta ad Anterivo
Ondate di calore, frane e scarsità idrica: le conseguenze della crisi climatica sono già oggi ben visibili e preoccupanti, ma portano con sé anche l’opportunità di immaginare nuovi futuri. Vero, una delle coorganizzatrici, afferma: «Proprio questa estate con le ondate di calore e le conseguenze del maltempo che ne sono derivate hanno dimostrato ancora una volta quanto sia grave la situazione. Il Klimacamp è un luogo di scambio e di creazione di reti: non ci limitiamo a parlare del clima, ma agiamo concretamente. Questo ci aiuta a non perdere la speranza».
Per sperimentare come possiamo costruire attivamente questi cambiamenti, il piazzale
delle feste di Anterivo si trasformerà, dal 26 agosto al 1° settembre 2026, in un luogo di incontro, scambio e utopia vissuta. Persone di tutte le età sono invitate a ritrovarsi tra conferenze, workshop interattivi e la vita quotidiana del camp, per discutere, imparare gli uni dagli altri e reinventare il senso di comunità. La partecipazione è gratuita e si basa su donazioni volontarie.
Il programma dettagliato dell’evento e il modulo di iscrizione online sono disponibili sul sito klimacamp-altoadige.bz/de/ oppure su instagram @klimacampaltoadige . È possibile partecipare l'intera settimana, singole giornate o spontaneamente per specifici eventi del programma.
Il Klimacamp viene realizzato in collaborazione con l'alleanza per la protezione del
clima Climate Action South Tyrol (CAST).
introduzione (bilingue):
Ulrike Oberhammer – Commissione provinciale per le pari opportunità per le donne
Christiane Mühlhäusler-Lazzaro – psicologa, psicoterapeuta
Quando il ghiaccio incontra l’effetto delle immagini
poi:
rinfresco
Per Jette Christiansen, originaria della Danimarca, la Groenlandia è probabilmente una metafora della patria – trasportata nel surreale. Nelle pieghe di questi giganti di ghiaccio quasi nessuno ha casa propria; l’esistenza umana viene accennata solo marginalmente, per lo più sotto forma di barche arenate da tempo.
La contemplazione si perde nel regno del freddo, lasciata sola con i propri pensieri e le proprie interpretazioni. Lo sguardo si perde in onde gorgoglianti, tra fessure e fiordi di un leggendario mondo di ghiaccio. Queste immagini documentano una fase importante dell’evoluzione della pittura di Jette Christiansen.
L’esistenza e l’agire umani tacciono di fronte al canto del ghiaccio, che con le sue forme bizzarre stimola l’immaginazione.
Karin Dalla Torre
Nella mostra, Jette Christiansen presenta anche diversi disegni a matita che toccano lo spettatore e lo stimolano alla riflessione, incarnando la filosofia accogliente e consapevole del Nord.
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