„The voice is boundless“
Il sestetto vocale finlandese Rajaton ha sviluppato uno stile unico, non convenzionale, contemporaneo e fresco. I vocalist provengono da ambiti musicali molto diversi, dalla musica antica e classica, ma anche dal jazz, dal folk, dal pop e dal rock. Ogni membro del gruppo esprime le sue preferenze musicali e le sue idee mettendo in luce le sue doti solistiche. Il loro stile avvincente accende l'entusiasmo e conquista il pubblico non appena entrano in scena.
In finlandese “rajaton” significa “illimitato”, un aggettivo che non potrebbe descrivere meglio lo stile del sestetto. Il programma “The voice is boundless” offre una panoramica della straordinaria versatilità del gruppo con brani basati su melodie popolari finlandesi, leggende, poesie e arrangiamenti di successi pop. Spesso Rajaton imita una serie di strumenti facendo risuonare ritmi di polka o tango in arrangiamenti e composizioni vivaci e divertenti. Il travolgente “funk finlandese” e i groove rilassati si alternano a sonorità elegiache dalla forza innica. Nel programma trovano spazio classici come il loro grande successo Butterfly di Mia Makaroff, brani a cappella dei Cure o dei Queen, composizioni e arrangiamenti vecchi e nuovi dei membri della formazione.
Essi Wuorela: soprano
Aili Ikonen: soprano
Soila Sariola: contralto
Antti Annola: tenore
Ahti Paunu: baritono
Jussi Chydenius: basso
Alla fine del 1946 Richard Strauss traspone in musica la poesia “Al tramonto” di Joseph von Eichendorff. Nel 1948 legge le opere liriche di Hermann Hesse e, pochi mesi più tardi, l’ormai ottantaquattrenne ha già completato tre Lieder con le sue poesie. Dopo la sua morte nel settembre 1949, l’editore Ernst Roth riunisce le opere per orchestra sotto il titolo “Quattro ultimi Lieder” – un grandioso necrologo al Lied romantico in cui il compositore cita anche il suo poema sinfonico “Morte e trasfigurazione”, composto 60 anni prima. “Nulla di originale” oppure “il primo vero evento musicale del XX secolo”? La quarta sinfonia di Gustav Mahler, composta originariamente nel 1899 e 1900 come umoresca sinfonica, lascia il pubblico interdetto. L’opera rinuncia al pathos romantico, l’organico orchestrale è ridotto, a prima vista il programma non è riconoscibile. La stravagante marcia funebre (“Totentanz”) nel secondo movimento è seguita nel finale – vero e proprio fulcro dell’opera verso cui tutto converge – dal Lied “Der Himmel hängt voller Geigen”, tratto da “Des Knaben Wunderhorn”. “Balliamo e saltelliamo”, esultano gli angeli in paradiso sul sottofondo di una musica che, affievolendosi a mano a mano, pare opporsi a quel senso dell’umorismo naif e infantile. Così Mahler descrive il mondo “all’incontrario” da lui raffigurato: “È tutto sottosopra, non vi è più alcun rapporto di causalità! È come scorgere all’improvviso la parte nascosta della luna.”
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