Oper.A 20.21: La Wally - Pubblicato da martin_inside

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Alfredo Catalani

"Ebben? Ne andrò lontana”, canta La Wally, l’eroina dell’opera di Alfredo Catalani. L’anno è il 1892. Interpretata da Maria Callas, l’aria diventò famosa ben oltre i circoli operistici, entrando a far parte della colonna sonora del classico del cinema Diva. In quanto all’opera vera e propria, portata in scena da Nicola Raab, è molto meno nota e raramente compare nei cartelloni operistici. La Wally si basa sul romanzo di Wilhelmine von Hillern, Die Geierwally, che riscosse un gran successo. La figura centrale dell’opera è una donna che rivendica il suo diritto all’indipendenza in un mondo dominato dagli uomini. Per sfuggire al matrimonio forzato combinato dal padre, Wally si ritira sui monti della Ötztal. Isolata e immersa nella natura, inizialmente trova un rifugio sicuro, ma a differenza di quanto accade nel romanzo, Catalani non regala un lieto fine alla sua Wally e destina il suo amato a morte certa, facendolo travolgere da una valanga. Per la donna padrona del suo destino non c’è quindi possibilità di vita: la femme fatale deve morire. Nella regia di Nicola Raab, premio Abbiati per la regia di Written on Skin di George Benjamin, non c’è traccia di sfondi montani e paesaggi stereotipati. Raab riduce al minimo costumi e scenografia, dando così risalto ancora maggiore al precipitare della vicenda umana: la valanga mortale come emblema della forza distruttiva delle convenzioni sociali.

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  • durata: 60' Sembra tutto diverso, sembra tutto uguale. La storia che abbiamo vissuto e quella che hanno vissuto i nostri padri è lì ferma, immobile, a guardarci con occhi sottili, ci scruta scuotendo leggermente la testa. Uno sguardo che ci chiede se abbiamo capito, se lei ‘La Storia’ ci è servita a comprendere e a cercare il migliore dei mondi possibili. Sotto il suo sguardo severo siamo qui a chiederci la ragione di tutti i massacri che scivolano attraverso i giorni del nostro quotidiano. Ancora una volta abbiamo voglia di fermarci e scrutare dentro gli occhi della storia, sperando che possa servire prima o poi. Il nostro indagare è anche un ricordare e un raccontare. Perché tutti si fregiano del motto: ‘per non dimenticare, per ricordare, per non ripetere gli errori del passato’ - ma il risultato tarda ad arrivare. Allora parliamo, raccontiamo questa tragedia delle Foibe, cerchiamo di rappresentarla in maniera obiettiva domandando ai vinti e ai vincitori, per comprendere e prendere posizione. ‘Foibe’ è una mise en éspace che vuole essere un’occasione per fermarci a riflettere su questo momento d’ombra non tanto secondo categorie politiche, quanto secondo più profonde categorie umane. Genere Teatro sociale - Compagnia teatroBlu - regia drammaturgia e voce Nicola Benussi - produzione Compagnia teatroBlu
  • Dedicato alle scritture di Roberto Calasso Di e con: Marco Baliani Regia: Maria Maglietta Organizzazione e promozione: Ilenia Carrone Una produzione: Casa degli Alfieri Un uomo da solo seduto su una sedia parla attraverso un microfono ad archetto. Ha una camicia bianca con un collo alla coreana. L'uomo ha circa 70 anni ed ha i capelli rasati ed è un po' stempiato. Quando l’orizzonte si vela e lo sguardo si fa opaco, è tempo di salpare. Uscire dalla gabbia dei giorni, aprirsi all’ignoto. Se il mare non è a portata di mano, ci sono pagine che diventano vele, come quelle di Calasso, pronte a condurre altrove. Lo spettacolo nasce dal desiderio di tessere miti emersi nel tempo, isole luminose a cui tornare per dissetarsi d’immaginazione. Le storie non si limitano al racconto: aprono sentieri, crocicchi, mappe da percorrere con lo stupore negli occhi. In quei percorsi si rifrange il presente, si accendono echi della memoria, si intrecciano voci d’altri artisti. La natura – scogli, boschi, grotte – custodisce ancora il respiro degli Dei, nascosti, ma vivi, anche nei labirinti urbani. Voci antiche che parlano ancora, a chi sa ascoltare. Questo viaggio è un invito a ritrovare quell’ascolto.
  • Wenn auf den Talferwiesen unrasierte Einhörner ihren Prinzessinnen im Konfettiregen Rasierschaum ins Dekolleté sprühen und Super Mario mit Robin Hood über die Hüpfburg reitet, setzt sich auch Improtheater Carambolage wieder die bunteste Mütze auf den Kopf! Denn der Narr darf sagen, was der Weise denkt. Bringen Sie die Themen, die Ihnen auf der Zunge brennen, auf das Faschingsbankett – hier wird mit Lachsalven um sich geschossen, bis die Narrensuppe schäumt! Und vergessen Sie nicht: ein Narr ist, wer nie närrisch ist!

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