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Musical Non Stop 2014 - Veröffentlicht von ale inside

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Event-Informationen

Erleben Sie die größten Welterfolge in einer mitreißenden und einzigartigen Gala aus den beliebtesten Musicals der vergangenen Jahre: Ein abwechslungsreicher Mix aus den Erfolgsmusicals „Mamma Mia”, „Evita”, „König der Löwen” und „We will rock you”, sowie Titel aus „Rent”, „Rocky” oder „Hinterm Horizont”, dem neuen Musical mit Songs von Udo Lindenberg, u. v. m. wird das Publikum begeistern und ihm ein unvergessliches Musical-Erlebnis bieten.
Begeben Sie sich gemeinsam mit den Südtiroler Musicalstars Beatrix Reiterer, Doris Warasin, Alex Brugnara und Christof Messner auf eine Reise in die faszinierende Welt der Musicals und blicken Sie hinter die Kulissen der verschiedenen Shows.
Das Ensemble der Musicalgala MUSICAL NON STOP sang und tanzte sich bereits 2012 viermal vor ausverkauften Häusern in die Herzen des Südtiroler Publikums. Nun können Sie neuerlich für einen Abend in die vielfältige Welt der Musicals eintauchen und in der neu gestalteten Show mit Live-Band Musical-Klassiker wieder aufleben lassen und Neuheiten entdecken.
Seien Sie gespannt auf zwei Stunden Emotionen pur und gute Laune.

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Datum und Uhrzeit des Events :

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  • Es gibt Termine vom 09 Apr. 2026 bis 10 Apr. 2026
    Un viaggio sui sentieri che portano a cercare l’Altro, il diverso, senza stancarci mai. A cercarlo, anche se ci sembra già di averlo trovato. Il gioco, forse, è la cosa più importante del mondo. I bambini hanno bisogno del gioco per crescere, gli adolescenti giocano per affacciarsi alla vita, gli adulti per provare a sognare ad occhi aperti o, semplicemente, per comunicare. È proprio la necessità di comunicare che spinge due fratelli, che vivono in un appartamento nel cuore di una città, ad inventare una serie di giochi, storie, gesti. Perché non si parlano? Si parlano, eccome. Ma la lingua di uno dei due sembra ingarbugliata. Egli ha un modo di fare e di comportarsi del tutto suo. È certo che non può essere lasciato solo, perché da solo non ce la farebbe. Egli ha bisogno del fratello sano e il fratello sano vuole aiutare il fratello malato. Farebbe di tutto per lui. Da tempo registra i suoi gesti, i suoi movimenti, le sue bizzarrie, perché non può sopportare l’idea che suo fratello possa nascondere linguaggi che egli non riesce a comprendere. Per aiutarlo non ha altra strada che tentare di scoprire la logica di ciò che fa e di ciò che dice. Non si rassegnerà mai, sarebbe un’offesa alla propria intelligenza. Del resto il loro rapporto è così stretto che anche lui, in fondo, ha bisogno del fratello malato. Ha scoperto, per esempio, che quando questi entra in una storia, sembra felice. E allora, via, a raccontare storie. Ma le storie, purtroppo, si interrompono, si spezzano, perdono il capo e la coda ed allora si entra nel mondo delle piccole cose quotidiane, nelle certezze degli oggetti presenti. La vita nell’appartamento porta a stabilire delle relazioni che sembrano quasi piccoli rituali o, volendo, un gioco. Il linguaggio è semplice, poetico, intensamente emotivo: movimenti danzati, brani di storie conosciute, gesti come espressione di desideri e scambi di intenzioni. Regia, costumi e scene: Antonio Viganò Testi: Carmelo Samonà, Antonio Viganò, Remo Rostagno, Michele Fiocchi Con: Michele Calcari, Paolo Grossi Light Designer: Melissa Pircali Assistenza drammaturgica: GianLuigi Gherzi Foto: Vasco Dell’Oro
  • Profondità delle lande desolate dell’inferno. Un tranquillo ed eterno giorno di torture strazianti. D’un tratto si leva un latrare sguaiato, sono i diavoli che corrono da una parte all’altra alla ricerca del loro Re, il terribile Satana. Sulle rive dello Stige sono giunte millemila anime, così, d’un tratto, portate all’altro mondo da una fulminante peste bubbonica, vaiolica, assassina e vigliacca. L’Ade è di colpo intasatoe Minosse, impietoso giudice delle anime, è costretto a fare i salti immortali per esaminare le colpe di tutti. Le operazioni vanno a rilento e Belzebù, con profonda saggezza, offre uno sconto di pena alle anime di tre buffoni, Zuan Polo, Domenico Tagliacalze e Pietro Gonnella, per tornare a fare ciò che in vita gli riusciva meglio: intrattenere. Lo spettacolo ripesca dall’antica arte del buffone, l’intrattenitore per antonomasia, il più devoto cultore dello sghignazzo. Da che mondo è mondo i comici sono spaventati quanto attratti dall’inferno. Non c’è niente da fare, l’Averno è la destinazione finale per chi è pronto a tutto per strappare una risata. L’inferno e tutti i suoi sulfurei carcerieri sono alla base della tradizione popolare e dei racconti dei cantastorie. Esso racchiude al suo interno l’alto e il basso, il tragico e il grottesco. Buffoni all’inferno è il nuovo spettacolo di Stivalaccio Teatro, compagnia che ha fatto del rinnovamento e della rilettura della Commedia dell’Arte uno stile inconfondibile quando irresistibile. «A narrare questi episodi sono tre attori o, meglio, buffoni, comici, reietti, gente disposta a tutto per portare il riso. Lo faranno servendosi dell’arte buffonesca, quella maestria quattrocentesca che partorì poi la grande tradizione dei comici dell’arte». con Matteo Cremon, Michele Mori, Stefano Rota soggetto originale e regia Marco Zoppello scenografia Matteo Pozzobon, Roberto Maria Macchi costumi Lauretta Salvagnin disegno luci Matteo Pozzobon maschere e carabattole Stefano Perocco di Meduna, Tullia Dalle Carbonare musiche originali Ilaria Fantin calzature Aldo Biasibetti assistente alla regia Alvise Romanzini foto e video Serena Pea scenografia realizzata nella bottega di Stivalaccio Teatro da Roberto Maria Macchi e Matteo Pozzobon con la consulenza artistica di Alberto Nonnato realizzazione costumi Antonia Munaretti produzione Stivalaccio Teatro si ringraziano il Teatro Busnelli di Dueville e l’Accademia Olimpica di Vicenza durata: 90 minuti
  • „Der wahre Künstler ist ein erstaunlicher, leuchtender Brunnen." — Bruce Nauman Für Kineret Haya Max ist das fließende Wasser nur der sichtbare Rand eines tieferen Mechanismus, der unter der Oberfläche wirkt: eine unterirdische Strömung aus Gefühlen und Erfahrungen, die im Stillen an Kraft gewinnt, bevor sie hervorbricht. Der Brunnen ist nicht nur Wasser – er ist Licht, Reflexion und sichtbar gewordene Emotion. Die Performance entsteht aus einer kurzen Residency im öffentlichen Raum von Lana sowie in den unterirdischen Räumen des Raiffeisenhauses. Zu dieser Arbeitsphase reist die Künstlerin aus ihrer Heimat Israel an – einem Land, das vom Krieg geprägt ist. Das sind die Wasser, die sie mit sich trägt: Erinnerungen, Spannungen sowie historische und emotionale Schichten, die durch ihren Körper und ihr Bewusstsein fließen. Aus diesem Brunnen erhebt sich eine Frage: Welches Licht spiegelt sich in diesen Wassern? Welches Licht ist in Lana gegenwärtig? Und was entsteht aus der Begegnung zwischen einer ruhigen Marktgemeinde in Südtirol und einer gelebten Realität, die von permanentem Überleben und Konflikt geprägt ist?

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