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Tanz BZ: Didier Théron - Sacre Studies - Veröffentlicht von FondazioneHaydnStiftung

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Eingehüllt in luftgefüllte Latexkostüme fallen die in ihrer Rundlichkeit bizarr anmutenden Figuren im öffentlichen Raum „aus der Norm“. Sie tanzen, sie passen sich an Situationen an, erfinden immer neue Posen, je nachdem, wo sie sich befinden und wer sie beobachtet. Die Körper erinnern unweigerlich an steinzeitliche Venusgestalten oder auf Monolithen gemeißelte Figuren, wodurch sie eine fast heilige, Dimension erhalten. Die Städtische Schauspielschule Paolo Grassi in Mailand präsentiert nach erfolgreicher Teilnahme an der Ausschreibung Boarding Pass Plus 2022-2024 des Italienischen Ministeriums für Kultur bereits die zweite Ausgabe des Projekts BeInternational, das sich zum Ziel setzt, die Karriere junger Talente voranzutreiben. Tanz Bozen ist Partnerinstitution des Projekts und zeigt zur 40. Festivalausgabe die vom französischen Choreografen Didier Théron entwickelten Stücke für sieben Künstlerinnen und Künstler der Schauspielschule, die unter dem Titel Sacre studies firmieren, auf der Seiser Alm, im Herzogspark und auf den Talferwiesen.

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  • Es gibt Termine vom 12 März 2026 bis 15 März 2026
    Neri Marcorè, assieme al regista e drammaturgo Giorgio Gallione, ha molto frequentato i materiali gaberiani. Questo ritorno è una necessità etica e artistica insieme, e una occasione ancora più matura e consapevole per riabbracciare l’opera dell’“uomo dalle due G maiuscole”. Gaber - Mi fa male il mondo è un’esplorazione nell’universo creativo, narrativo, etico e letterario di due grandi autori del teatro e della canzone. Per anni Giorgio Gaber e Sandro Luporini hanno radiografato con acume, spietatezza e ironia, ma pure con grande partecipazione emotiva, le mutazioni della nostra società e degli individui che la abitano. Grande affabulatore e artista totale, Gaber ci ha così accompagnato, tra privato e politico, nel cammino zoppicante e incerto verso una società che tenta di combattere contro la dittatura dell’imbecillità, del conformismo e della perenne autoassoluzione. Lo spettacolo vuole ritornare alle radici dell’ispirazione di queste opere in musica, entrando metaforicamente, e a distanza di anni, nello studio/ laboratorio/ pensatoio dove Gaber e Luporini hanno agito e prodotto pensiero per più di quarant’anni. Con onestà intellettuale e una buona dose di ironia, Gaber si è spesso definito un “ladro” di intuizioni altrui, dichiarando esplicitamente il suo debito nei confronti di artisti, intellettuali e scrittori che lo hanno ispirato. L’elenco è lungo e indicativo: Pasolini, Celine, Adorno, Calvino, Berlinguer, Brecht, Beckett, Botho Strauss e tanti altri che, sapientemente distillati, hanno formato un humus ideale, un incubatore di pensieri e riflessioni illuminanti che sono poi state trasformate in canzoni e monologhi teatralissimi che ancora oggi vibrano di autenticità e addirittura di preveggenza. con Neri Marcorè da Giorgio Gaber e Sandro Luporini drammaturgia e regia Giorgio Gallione arrangiamenti e direzione musicale Paolo Silvestri lighting designer Marco Filibeck scene e costumi Guido Fiorato pianisti/e (o.a.) Eugenia Canale, Lorenzo Fiorentini, Eleonora Lana, Francesco Negri produzione Teatro Stabile di Bolzano, Teatro della Toscana - Teatro Nazionale in collaborazione con Fondazione Giorgio Gaber e Centro Servizi Culturali Santa Chiara durata 80 minuti
  • Profondità delle lande desolate dell’inferno. Un tranquillo ed eterno giorno di torture strazianti. D’un tratto si leva un latrare sguaiato, sono i diavoli che corrono da una parte all’altra alla ricerca del loro Re, il terribile Satana. Sulle rive dello Stige sono giunte millemila anime, così, d’un tratto, portate all’altro mondo da una fulminante peste bubbonica, vaiolica, assassina e vigliacca. L’Ade è di colpo intasatoe Minosse, impietoso giudice delle anime, è costretto a fare i salti immortali per esaminare le colpe di tutti. Le operazioni vanno a rilento e Belzebù, con profonda saggezza, offre uno sconto di pena alle anime di tre buffoni, Zuan Polo, Domenico Tagliacalze e Pietro Gonnella, per tornare a fare ciò che in vita gli riusciva meglio: intrattenere. Lo spettacolo ripesca dall’antica arte del buffone, l’intrattenitore per antonomasia, il più devoto cultore dello sghignazzo. Da che mondo è mondo i comici sono spaventati quanto attratti dall’inferno. Non c’è niente da fare, l’Averno è la destinazione finale per chi è pronto a tutto per strappare una risata. L’inferno e tutti i suoi sulfurei carcerieri sono alla base della tradizione popolare e dei racconti dei cantastorie. Esso racchiude al suo interno l’alto e il basso, il tragico e il grottesco. Buffoni all’inferno è il nuovo spettacolo di Stivalaccio Teatro, compagnia che ha fatto del rinnovamento e della rilettura della Commedia dell’Arte uno stile inconfondibile quando irresistibile. «A narrare questi episodi sono tre attori o, meglio, buffoni, comici, reietti, gente disposta a tutto per portare il riso. Lo faranno servendosi dell’arte buffonesca, quella maestria quattrocentesca che partorì poi la grande tradizione dei comici dell’arte». con Matteo Cremon, Michele Mori, Stefano Rota soggetto originale e regia Marco Zoppello scenografia Matteo Pozzobon, Roberto Maria Macchi costumi Lauretta Salvagnin disegno luci Matteo Pozzobon maschere e carabattole Stefano Perocco di Meduna, Tullia Dalle Carbonare musiche originali Ilaria Fantin calzature Aldo Biasibetti assistente alla regia Alvise Romanzini foto e video Serena Pea scenografia realizzata nella bottega di Stivalaccio Teatro da Roberto Maria Macchi e Matteo Pozzobon con la consulenza artistica di Alberto Nonnato realizzazione costumi Antonia Munaretti produzione Stivalaccio Teatro si ringraziano il Teatro Busnelli di Dueville e l’Accademia Olimpica di Vicenza durata: 90 minuti
  • Die Fledermaus. Musica di Johann Strauss adattamento di S.Felisetti e A. Brachetti Compagnia Teatro Musica 900 con Domenico Menini, Scilla Cristiano, Alessandro Brachetti, Anna Malavasi, Lina Tsiklauri, Danilo Formaggia, Silvia Felisetti, Simone Mastria, Fulvio Massa danzatori Silvia Caprini e Brenno Simonetti Coro dell’Opera di Parma Orchestra Cantieri d’Arte (Dir. Stefano Giaroli) scene e costumi Artemio Cabassi regia Alessandro Brachetti Celebrato da poco il bicentenario della nascita di Johann Strauss figlio, torna il suo capolavoro assoluto in un nuovo smagliante allestimento a pieno organico con orchestra in sala, coro e grandi interpreti. La storia de Il pipistrello (l’Operetta par excellence, specchio dell’Austria felix ma in una luce di presago eppur gioioso crepuscolo) inizia a Vienna nel 1874 quando Johann Strauss, appassionatosi al libretto tratto dalla commedia francese di grande successo Le Réveillon di Henri Meilhac e Ludovic Halévy, decide di metterlo in musica – una musica delle alte sfere – in meno di un mese. Con il suo congegno comico perfetto, i suoi splendidi valzer, le arie all’italiana, le polke e una trama che strizza l’occhio alla società del tempo e in cui il pubblico di Vienna poteva facilmente rispecchiarsi, Il pipistrello diventa in men che non si dica uno dei più amati esempi del genere operettistico, accolto anche spesso nei più prestigiosi cartelloni operistici del mondo. La vicenda si dipana tra salotti e feste in maschera, ambientazioni ideali per intrecci amorosi, trasgressioni, travestimenti, fraintendimenti: un tourbillon di felicità e un appuntamento musicale di alta qualità.

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