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Eine Produktion der Carambolage: DROSSELN (SWALLOW) - Veröffentlicht von martin_inside

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Event-Informationen

von Stef Smith
aus dem Englischen von Valerie Melichar

Mit Katharina Gschnell, Viktoria Obermarzoner, Doris Pigneter und Daniel Clemente

Regie: Joachim Gottfried Goller
Ausstattung: Mirjam Falkensteiner
Licht und Technik: Claus Stecher, Julian Geier
Bühnenbau: Robert Reinstadler

Zwei Frauen, ein Trans-Mann, drei Aufnahmen der Gegenwart: Rebecca leidet an einem gebrochenen Herzen und trägt seit der Trennung eine grobe Narbe in ihrem Gesicht. Sam hält es nicht mehr aus, als Frau leben zu müssen, will nicht mehr sein, was die anderen in ihm sehen. Anna verlässt seit Monaten nicht mehr ihre Wohnung, hört auf zu essen, zerschmettert ihre Möbel und versteckt sich vor der Welt. Drei Leben, die geprägt sind von Isolation und einem tiefen Wunsch nach Veränderung – die eintritt, als sie sich begegnen…

„Wer sagt denn, dass es falsch ist Dinge zu zertrümmern? Es ist in Wirklichkeit ziemlich befreiend.”

Mit großer Radikalität im sprachlichen Ausdruck und einem zärtlichen Blick auf die Figuren gelingt es der schottischen Dramatikerin Stef Smith, die Widersprüche der modernen Gesellschaft zwischen Selbstoptimierung und Selbstzerstörung offenzulegen, um über sie lachen zu können, sie zu verfluchen, in Stücke zu reißen und auf ihren Scherben tanzen zu können.

“Drosseln (Swallow)” sorgte beim Fringe Festival 2015 in Edinburgh für Furore und wurde als bestes Stück ausgezeichnet.

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  • durata: 60' Sembra tutto diverso, sembra tutto uguale. La storia che abbiamo vissuto e quella che hanno vissuto i nostri padri è lì ferma, immobile, a guardarci con occhi sottili, ci scruta scuotendo leggermente la testa. Uno sguardo che ci chiede se abbiamo capito, se lei ‘La Storia’ ci è servita a comprendere e a cercare il migliore dei mondi possibili. Sotto il suo sguardo severo siamo qui a chiederci la ragione di tutti i massacri che scivolano attraverso i giorni del nostro quotidiano. Ancora una volta abbiamo voglia di fermarci e scrutare dentro gli occhi della storia, sperando che possa servire prima o poi. Il nostro indagare è anche un ricordare e un raccontare. Perché tutti si fregiano del motto: ‘per non dimenticare, per ricordare, per non ripetere gli errori del passato’ - ma il risultato tarda ad arrivare. Allora parliamo, raccontiamo questa tragedia delle Foibe, cerchiamo di rappresentarla in maniera obiettiva domandando ai vinti e ai vincitori, per comprendere e prendere posizione. ‘Foibe’ è una mise en éspace che vuole essere un’occasione per fermarci a riflettere su questo momento d’ombra non tanto secondo categorie politiche, quanto secondo più profonde categorie umane. Genere Teatro sociale - Compagnia teatroBlu - regia drammaturgia e voce Nicola Benussi - produzione Compagnia teatroBlu
  • Di e con/Von und mit: Vasco Mirandola e Sergio Marchesini Voce/Stimme: Vasco Mirandola Fisarmonica e piano/Akkordeon und Klavier: Sergio Marchesini Due uomini di mezza età sono seduti su un muretto. Sorridono e indossano camicia e pantaloni. Fra loro due è appoggiato un giradischi portatile vintage. “C’è urgenza d’azzurro” è un rito poetico che prende forma dall’ultimo libro di Vasco Mirandola. Lo spettacolo, diviso in quadri, parte dalle zone di grigio che si attraversa in questi tempi, per passare velocemente – da qui l’urgenza – al desiderio di colorare lo sguardo attraverso la poesia e la musica, per restituire all’uomo l’umano, per gettare un seme di speranza. La poesia nella musica trova casa, impara a crescere. La musica è come un vento che danza intorno alle parole fino a farle innamorare. C’è meraviglia, sorpresa, gioco, intimità, leggerezza, rabbia e grido per le storture del mondo. La poesia non lo reinventa il mondo, lo traduce, lo guarda dall’alto e, quando c’è bisogno, come adesso, scende e lo prende per mano. Perché di questo forse abbiamo bisogno, di essere accompagnati nel nostro viaggio con tenerezza.
  • Lu santo Jullare Francesco di Dario Fo è una fabulazione sulla vita del santo di Assisi che riprende gli stili e le forme del narrare del mitico Mistero Buffo nel teatralissimo linguaggio del grammelot. Lavorando su leggende popolari, testi canonici del Trecento e documenti emersi negli ultimi decenni, il Premio Nobel costruisce una narrazione potente, giocosa e certamente non agiografica del “Giullare di Dio”, come San Francesco amava definirsi. Il racconto di Fo è – allo stesso tempo – spiritualità e mito, favola e satira, e disegna un Francesco uomo che si spoglia di ogni ricchezza per avvicinarsi ai diseredati, per predicare a uomini, lupi o uccelli un messaggio di fraternità e pace, per comporre e mettere in musica il suo Cantico delle Creature. A dare voce a questo viaggio funambolico nell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi sarà Ugo Dighero, attore mattatore, già interprete per anni di Mistero Buffo su “benedizione” e spinta dello stesso Fo, perfetto istrione e giullare dell’oggi. Il 2026, inoltre, è un anno speciale anche per ricordare Dario Fo: ricorrono i cento anni dalla nascita e i dieci anni dalla scomparsa. Impossibile non celebrarne lo straordinario percorso teatrale. Portare in scena oggi questa meravigliosa giullarata non può non tener conto che nel 2013 il compianto cardinal Bergoglio, divenuto Papa, scelse, emblematicamente, politicamente e per la prima volta nella storia, il nome di Francesco: il santo della pace e del sorriso, della custodia del creato, della Chiesa povera per i poveri. Seguendo la lezione di Fo, lo spettacolo si muoverà così su due percorsi paralleli, ripercorrendo la realtà storica del viaggio di Francesco nel mondo cristiano e contemporaneamente raccontando la rivoluzione riformatrice che Papa Francesco ha cercato di attuare nella Chiesa del nostro tempo. di Dario Fo con Ugo Dighero adattamento e regia di Giorgio Gallione scene e costumi Lorenza Gioberti disegno luci Aldo Mantovani coproduzione Teatro Stabile di Genova, CMC/ Nidodiragno con la collaborazione del Teatro della Juta durata: 85 minuti

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