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Occidente verso Oriente 2025. Nadia Scappini e Adriana Tasin - Veröffentlicht von ASSOCIAZIONE ART

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Questo è il terzo incontro letterario online e in presenza di Occidente verso Oriente 2025. Scrittori e poeti si presentano.

Ciascun poeta o scrittore presenterà e commenterà il lavoro dell'altro e a seguire ci sarà un dibattito fra gli autori e gli intervenuti.

Moderazione a cura di Lilia Ianeva Satta.

La conferenza è valida come aggiornamento del personale della scuola per le provice di Bolzano e Trento.

Nadia Maurizia Scappini, poetessa. Nata a Bagno di Romagna il 30 dicembre 1949, vive a Trento. Dopo
l’insegnamento di discipline umanistiche nei Licei di Trieste e Trento, si occupa di promozione culturale,
scrittura e critica. Collabora con l’Associazione A. Rosmini di Trento, con la pagina culturale di riviste
nazionali, con il blog Bottega Portosepolto e con la rubrica QB per Independent poetry; cura, inoltre, per il T
quotidiano indipendente del Trentino Alto Adige una rubrica dedicata alla poesia.
Presente sul sito di Italianpoetry, ha organizzato Convegni e Seminari di studio su Poesia e Mito, nonché il
Premio di poesia Città di Trento-oltre le mura 2018. Autrice di due romanzi (Le ciliegie sotto il tavolo,
Marietti 2012, postfazione di Gianfranco Lauretano; Sonia e il poeta, Il Vicolo, 2016, postfazione di
Gianfranco Lauretano); due saggi (e tuttavia Ti cerco, Ancora, 2007; Limone ruffiano, Il Vicolo, 2016,
postfazione di Ernesto Ferrero) e il libro di racconti Topografie interiori, Reverdito, 2020, nota critica di
Roberta Scorranese. Per la poesia ha pubblicato Le parole del cuore stampa Mondadori 2003, prefazione di
Paolo Ghezzi; La luna nuda, Travenbooks 2007, prefazione di Marcello Farina; Il ruvido mistero, Ancora
2008, prefazione di Davide Rondoni; Un’ora perfetta, Aragno editore 2015, postfazione di Giorgio Bàrberi
Squarotti; Come dire dell’amore, Moretti&Vitali 2019, postfazione di Giancarlo Pontiggia; La bilancia
del cielo, traduzione in inglese, tedesco, spagnolo, russo, cinese del monologo in versi tratto dal romanzo
minimo Sonia e il poeta (musicato dal Maestro Daniele Lutterotti per voce violino violoncello), prefazione di
Monica Guerra, Graphie/Il Vicolo, 2021; preghiere imperfette, Moretti&Vitali, 2022, postfazione di Paolo
Lagazzi; presente in “Almanacco di poesia italiana”, Macabor 2020, in “Sesto repertorio di poesia italiana
contemporanea”, Arcipelago Itaca, 2022; la plaquette Nu suntem singuri /Non siamo soli, Cosmopoli
Bucarest, 2023; sul fianco del mattino, peQuod, collana Portosepolto, 2024, nota critica di Franca Alaimo
(testi musicati dal Maestro Armando Franceschini per pianoforte e viola). Numerosi i riconoscimenti
nazionali. Nel marzo 2024 le è stato assegnato dall’Accademia mondiale della poesia il Premio Catullo per
la poesia italiana.
Adriana Tasin (Tione di Trento, 1959) si laurea in Scienze Naturali all’Università di Bologna e fino al 2021
insegna discipline scientifiche in Val Rendena, a Madonna di Campiglio ai piedi delle Dolomiti di Brenta,
dove tuttora vive. Si dedica alla scrittura in forma poliedrica focalizzando in un secondo tempo l’attenzione sulla produzione poetica e ottenendo importanti riscontri. Nel gennaio 2020 pubblica la raccolta poetica Il
gesto è compiuto, con puntoacapo Editrice; nel maggio 2022 pubblica la raccolta poetica Fatti reali
immaginari, con Arcipelago itaca Edizioni, nel gennaio 2025 pubblica la raccolta poetica Voragini d’azzurro,
con Interno Libri Edizioni.
Suoi testi compaiono in blog letterari (Bibbia d’Asfalto, Di sesta e settima grandezza, Tragico Alverman,
Alma Poesia, Poesia del nostro tempo, Versante Ripido, larosainpiù, La dimora dello sguardo, Centro
culturale Tina Modotti, Critica impura, Transiti poetici, Associazione Licenza Poetica, Le parole di Fedro,
L’Estroverso, Poesia Ultracontemporanea - Critica Impura, Laboratori Poesia, Neobar, Atelier, Poeti Oggi,
L’Astero Rosso, Margutte, Bottega Portosepolto) e in giornali e riviste. Tra le numerose pubblicazioni
antologiche preme segnalare in particolare la presenza di suoi testi nelle antologie: Il fiore delle lacrime,
curatela di Vincenzo Guarracino, puntoacapo Editrice 2020; Distanze Obliterate, a cura di Alma Poesia,
puntoacapo Editrice 2021; Singolare/molteplice, a cura di Enzo Campi ed Enea Roversi, Premio Bologna in
lettere, puntoacapo Editrice; Breviario del tempo, curatela di Vincenzo Guarracino, Edizioni Di Felice 2023; I
giorni invisibili, curatela di Monica Moka Zanon, Edizioni Il Babi 2023 e Distanze verticali, a cura di Irene
Sabetta, Macabor Editore 2024.
Le sue poesie hanno ricevuto importanti riconoscimenti in Premi letterari tra cui si ricordano per brevità:
Bologna in Lettere (2020, 2022, 2024), Guido Gozzano (2021, 2022, 2023), Lorenzo Montano (2020, 2021,
2022, 2023, 2024), Gianmario Lucini (2022, 2023), Chiaramonte Gulfi (2020, 2021, 2024), Tra Secchia e
Panaro (2021, 2024), Arcipelago itaca (2020, 2021).
Suoi testi sono stati tradotti in spagnolo, da Antonio Nazzaro, per il Centro Culturale Tina Modotti, e per le
Scuole di Poesia di Cuba (in occasione della trentesima edizione del Festival Internazionale della Poesia
dell’Avana).

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  • Il giorno 2 ottobre 2026 alle ore 18.00 il Centro Culturale Claudio Trevi di Bolzano ospita la mostra L'animale che dunque sono dell'artista ceca Jana Kasalová, a cura di Miroslava Hájek e prodotta da Spazio5 Contemporary Cluster nell’ambito degli eventi per il vent’anni di attività dell’associazione Studio Openspace / Spazio5 Contemporary Cluster. Inoltre il progetto è parte della Bolzano Art Weeks 2026. L'esposizione, aperta al pubblico dal 2 al 23 ottobre 2026, presenta una ricerca artistica sviluppata da Jana Kasalová a partire dal 2007 attraverso un articolato percorso di opere fotografiche e performative dedicate al tema dell'animalità e alla complessa relazione tra essere umano e animale. Il progetto nasce da una lunga indagine sul concetto stesso di "animale" e sulla trasformazione che questo termine ha assunto nel nostro immaginario culturale. Attraverso fotografia, performance e una ricerca sul corpo come luogo di metamorfosi e conoscenza, l'artista mette in discussione il confine apparentemente netto tra uomo e animale, interrogando il modo in cui l'essere umano ha costruito la propria identità distinguendosi dall'“altro”. La mostra si sviluppa attorno ad alcune domande fondamentali: che cos'è un animale? Cosa significa essere animale? Chi è davvero l'animale? Dove si colloca il limite tra umano e non umano? Nella ricerca di Jana Kasalová l'animale non rappresenta una presenza separata o subordinata, ma diventa un luogo di confronto, di conoscenza e di riconoscimento reciproco. L'animalità emerge come una dimensione profondamente intrecciata all'esistenza umana, capace di aprire nuove prospettive sul rapporto tra identità, natura e cultura. La mostra invita così a riflettere sulla responsabilità che l'essere umano ha nei confronti del mondo vivente, sul rapporto con la natura e sulla compassione verso ogni forma di vita, riconoscendo l'interdipendenza che lega tutti gli esseri. Questa prospettiva trova significative consonanze nel pensiero di Rudolf Steiner, che affermava: «Ogni essere dotato di intelligenza, buon senso e compassione prova una profonda gratitudine verso le forme di vita meno evolute, perché senza di esse non potrebbe esistere. Le piante non potrebbero esistere senza i minerali, gli animali non potrebbero esistere senza le piante e gli esseri umani non potrebbero esistere senza gli animali.» Una sensibilità analoga attraversa anche la tradizione cristiana orientale nelle parole di San Basilio Magno: «O Signore, accresci in noi la fratellanza con i nostri piccoli fratelli; concedi che essi possano vivere non per noi, ma per se stessi e per Te; facci capire che essi amano, come noi, la dolcezza della vita e ti servono nel loro posto meglio di quanto facciamo noi nel nostro.» Due riflessioni che, pur appartenendo a epoche e contesti differenti, richiamano una medesima idea di rispetto, gratitudine e responsabilità nei confronti del vivente. Il titolo dell'esposizione richiama la riflessione del filosofo Jacques Derrida, che mette in discussione il celebre principio cartesiano «Penso, dunque sono», proponendo una diversa possibilità di lettura: «L'animale che dunque sono». L'incontro con l'animale diventa così un momento di reciproco riconoscimento: l'animale ci guarda e, attraverso quello sguardo, siamo chiamati a interrogarci sulla nostra stessa condizione. La pratica artistica di Kasalová, attraversando il confine tra fotografia e performance, tra rappresentazione e trasformazione, crea uno spazio nel quale l'animale diventa una figura al tempo stesso simbolica e concreta: un dispositivo attraverso cui esplorare la fragilità, la memoria, il corpo e la relazione con ciò che abitualmente definiamo come "altro". Prodotta da Spazio5 Contemporary Cluster, la mostra si inserisce nel percorso di ricerca e promozione dell'arte contemporanea portato avanti dall'organizzazione, con particolare attenzione ai linguaggi interdisciplinari e ai progetti capaci di mettere in dialogo arte, filosofia, ecologia e società. Con L'animale che dunque sono, il Centro Culturale Claudio Trevi offre al pubblico un'occasione di incontro con una significativa ricerca artistica internazionale che invita a ripensare il posto dell'essere umano nel mondo vivente, superando le tradizionali gerarchie tra le specie e promuovendo una cultura della responsabilità, della cura e della convivenza con tutte le forme di vita. BIOGRAFIE Jana Kasalová (*1974, Turnov) ha studiato pittura alla Facoltà di Belle Arti di Brno e ha seguito studi post-laurea in arte presso l’Universidad Complutense di Madrid. Ha vissuto e lavorato a Londra, Parigi e New York; dal 2005 ha un atelier a Praga. Le sue opere sono presenti in numerose collezioni private e pubbliche in Europa e negli Stati Uniti. Si dedica principalmente al disegno e alla pittura, alla realizzazione di installazioni audiovisive, alla videoarte e alla fotografia. La sua creazione artistica trae ispirazione non solo dagli studi artistici ma anche dalla filosofia, dalla cosmologia e dalla spiritualità. Da tempo si occupa dell’interpretazione del paesaggio e della cartografia, del corpo e dell’impronta umana nel paesaggio, nonché del concetto di animale e della trasformazione in esso. Il suo tema principale è la scoperta come processo, la ricerca dell’orientamento umano nello spazio e nel tempo reali. Collabora con Miroslava Hájek dal 2008. www.kasalova.eu Miroslava Hájek (*1947, Brno) è una storica dell'arte e curatrice ceca che si focalizza sull'arte moderna e contemporanea. Vive in Italia dal 1969, dove ha fondato la galleria "UXA". Attraverso il suo lavoro in Italia, promuove l'arte contemporanea mondiale (Bruno Munari, Franco Vaccari, Gianni Colombo, Jean Tinguely, Joseph Beuys), ma soprattutto artisti cechi (Jiří Kolář, Milan Knížák, Václav Boštík, Dalibor Chatrný, Adriena Šimotová, Běla Kolářová). www.munariarchive.org
  • Kuratiert von Hugo Vitrani und Cédric Fauq Ausstellungsgestaltung von Pascal Rodriguez Ausstellung organisiert in Zusammenarbeit mit dem Palais de Tokyo (Paris) und dem Capc – Musée d’art contemporain de Bordeaux Das Museion präsentiert RAMM:ELL:ZEE TIME:LINE, das abschließende Kapitel der ersten umfassenden europäischen Retrospektive zu RAMMELLZEE (1960–2010). Nach Paris und Bordeaux ist die Ausstellung nun erstmals in Italien zu sehen. Die in Zusammenarbeit mit dem Palais de Tokyo in Paris und dem Capc Musée d’art contemporain in Bordeaux entwickelte Ausstellung erstreckt sich über zwei Museumsebenen und vereint mehr als 150 Werke, von denen viele erstmals in Italien gezeigt werden. Als Künstler, Theoretiker, Bildhauer, Performer und Master of Ceremonies gehörte RAMMELLZEE zu den einflussreichsten und zugleich geheimnisvollsten Persönlichkeiten der New Yorker Kulturszene der 1980er-Jahre. Er ließ sich keiner festen Kategorie zuordnen und verband Graffiti, Sprachtheorie, Performance, Musik, Science-Fiction und Skulptur zu einer ganz eigenen künstlerischen Welt. Im Zentrum seines Denkens standen die Theorien des „Gothic Futurism“ und des „Ikonoklast Panzerism“. Darin verstand er Sprache als umkämpften Raum und Buchstaben als lebendige Formen, die sich gegen Systeme der Kontrolle behaupten können. Als Zeitlinie angelegt, zeichnet die Ausstellung die historischen, kulturellen, technologischen und politischen Einflüsse nach, die RAMMELLZEEs Werk geprägt haben. Im Rundgang eröffnen sich unterschiedliche Perspektiven auf sein Schaffen und stellen es in größere Zusammenhänge: von der mittelalterlichen Handschriftenkultur über den italienischen Futurismus bis hin zu Hip-Hop, Technologien und zeitgenössischer Bildkultur. Ein besonderer Schwerpunkt der Ausstellung im Museion liegt auf der Beziehung des Künstlers zu Italien. Anhand von Archivmaterialien, zentralen Werken und historischen Bezügen beleuchtet die Ausstellung eine weniger bekannte Seite seiner Biografie und künstlerischen Entwicklung: von seinen Kooperationen und Performances in Italien in den 1980er-Jahren bis zu seiner Beschäftigung mit italienischen Bildtraditionen. Bedeutende Leihgaben aus dem Kloster Neustift sowie Werke von Fortunato Depero eröffnen dabei überraschende Verbindungen zwischen illuminierten Handschriften, futuristischen Experimenten und RAMMELLZEEs radikaler Neuerfindung des Alphabets. Im Mittelpunkt der Ausstellung steht Gasholear, ein monumentales tragbares Exoskelett, das RAMMELLZEE zwischen 1987 und 1998 entwickelte und das er selbst als eines seiner ambitioniertesten Werke betrachtete. Rund um Gasholear werden zentrale Werkgruppen wie die Letter Racers, die Garbage Gods und die Monster Models gezeigt. Archivmaterialien, bislang unveröffentlichte Objekte, Fotografien, Filme und Dokumente ergänzen die Ausstellung und geben Einblick in die Vielfalt und den Umfang seines künstlerischen Denkens. Rammellzee © Mari Horiuchi. Courtesy of Red Bull Arts New York and Rammellzee Estate Darüber hinaus zeigt die Ausstellung Werke von Künstler*innen, die Teil seines kulturellen Umfelds waren und mit ihm in engem Austausch standen, darunter Jean-Michel Basquiat, Andy Warhol, Futura 2000, Phase 2, Dondi White, Lady Pink, Lee Quiñones, Martin Wong, David Hammons, Gordon Matta-Clark und Arthur Jafa. Fotografien und Filme von Henry Chalfant, Maripol, Gianni Pettena, Charlie Ahearn und Jim Jarmusch vermitteln einen lebendigen Eindruck von der vielschichtigen künstlerischen und sozialen Welt, in der RAMMELLZEEs Werk entstand. TIME:LINE ist mehr als eine Retrospektive: Die Ausstellung lädt dazu ein, in RAMMELLZEEs außergewöhnliche Gedankenwelt einzutauchen, eine Welt, in der Sprache zu Architektur wird, Buchstaben zu Waffen und Kunst zu einem Mittel, um andere Vorstellungen von Zukunft zu entwickeln.
  • Die deutsche Sprache hat nicht unbedingt den Ruf, schön zu sein. Roland Kaehlbrandt wird Sie vom Gegenteil überzeugen! Bei einem Sprachwissenschaftler, der wie Kaehlbrandt nicht nur Germanist, sondern promovierter Romanist ist, mag dies überraschen. In seinem Buch „Von der Schönheit der deutschen Sprache. Eine Wiederentdeckung“ zeigt er, wie wohlklingend das Deutsche sein kann, wie reich an Wort- und Satzkunstwerken es ist und wie viel Schönes auch in seinen Mundarten steckt. Als Sprache der Literatur, der Wissenschaft oder einer bewegenden Rede kann das Deutsche genauso glänzen wie beim Singen. Und selbst geistreicher Witz und Humor gehören zur schönen deutschen Sprache. In seinem Vortrag und in der anschließenden Diskussion wird Roland Kaehlbrandt auf die Frage eingehen, was Sprache schön macht, und sein Publikum anhand vieler Beispiele von der Schönheit des Deutschen überzeugen. Referent: Prof. Dr. Roland Kaehlbrandt, Autor, Sprachwissenschaftler an der Alanus Hochschule für Kunst und Gesellschaft in Alfter bei Bonn Moderation: Nina Schröder Zeit: Dienstag, 20. Oktober 2026, 18 Uhr Ort: Bozen, Waltherhaus, Sparkassensaal, Schlernstraße 1 Hinweis: Der Vortrag richtet sich an alle Interessierten und wird von der Journalistenkammer Trentino-Südtirol als Fortbildung anerkannt. Eintritt frei Eine Veranstaltung der Gesellschaft für deutsche Sprache/Zweig Bozen und der Sprachstelle im Südtiroler Kulturinstitut in Zusammenarbeit mit der Landesbibliothek Dr. Friedrich Teßmann, der Journalistenkammer Trentino-Südtirol und der VHS Südtirol

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