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Eventi

Hermann Josef Runggaldier. Spazi Intermedi
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Exhibitions
Giovedì, 17 Set 2026 10:00-18:30 |
L'evento si tiene dal 24 Lug 2026 al 30 Set 2026

“Spazi intermedi“ riunisce opere dello scultore altoatesino Hermann Josef Runggaldier, che si sviluppano nel campo di tensione tra uomo e natura. Le sue figure ridotte e le opere fortemente legate al materiale si collocano in una dimensione intermedia: tra vicinanza e distanza, visibilità e nascondimento, corpo e spazio. Le opere di Runggaldier aprono spazi di percezione che si rivelano pienamente solo attraverso il movimento e il mutare dei punti di vista. La scultura diventa così uno spazio esperienziale – un luogo in cui l’esistenza umana si manifesta nel dialogo con i processi naturali.

Hofburg di Bressanone Piazza Palazzo Vescovile, 2, Bressanone, BZ
Nataliya Zuban - Condition of Suspended Present
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Exhibitions
Giovedì, 17 Set 2026 10:00-13:00 | 15:00 - 19:00
L'evento si tiene dal 10 Set 2026 al 14 Nov 2026

La mostra di Nataliya Zuban è dedicata a un processo che ostacola il tempo, è distruttivo e si autoannulla. Nata nel 1992 a Opishnia, in Ucraina, il cui terreno ricco di argilla ha trasmesso all'artista l'eredità materiale di generazioni di una tradizione scultorea capace di raccontare storie, Zuban esprime, attraverso le sue macchine, il suono dell'attesa contemporanea, del cercare riparo, del mediare e dello stridio dell'aspettativa.

ar/ge Kunst Via Museo, 29, Bolzano, BZ
The Doctor Is Present
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Exhibitions
Giovedì, 17 Set 2026 10:00-13:00 | 16:00 - 19:00
L'evento si tiene dal 11 Set 2026 al 14 Nov 2026

Mostra, consulti e programma di eventi presso la Galleria Civica di Bressanone “The Doctor Is Present” nasce in collaborazione con professioniste e professionisti in pensione dell’Alto Adige, il Med Bistro Guggenberg, Medizin Gespräch Bruneck e altre figure professionali del settore sanitario. Aspettando il medico Cosa succede quando una galleria d’arte si trasforma in uno studio medico? La mostra “The Doctor Is Present” trasforma la Galleria Civica di Bressanone in un luogo insolito, a metà strada tra arte, medicina e confronto sociale. L’inaugurazione si terrà il 10 settembre alle ore 19. Per tutta la durata della mostra, ogni mercoledì, giovedì e venerdì mattina la Galleria Civica di Bressanone si trasformerà in uno studio medico: in queste giornate, mediche e medici in pensione dell’Alto Adige saranno a disposizione delle visitatrici e dei visitatori per colloqui e momenti di confronto. Sarà possibile portare con sé referti medici, porre domande e parlare di eventuali dubbi o incertezze. Non è necessaria la prenotazione. Non si tratta espressamente di una classica visita medica, bensì di creare uno spazio dedicato all’incontro, all’ascolto e allo scambio di conoscenze ed esperienze. Ciò che nella quotidianità della pratica medica, spesso segnata dalla mancanza di tempo, rischia di passare in secondo piano trova nella galleria lo spazio e il tempo necessari. La sala d’attesa come spazio sociale Lo studio medico allestito nella Galleria Civica comprende anche una grande sala d’attesa. Da sempre questo luogo svolge una particolare funzione sociale, quasi fosse una piazza di paese allargata: persone di età e provenienze diverse si incontrano, si osservano, iniziano a conversare oppure semplicemente aspettano insieme in silenzio. Per “The Doctor Is Present”, il fotografo altoatesino Gustav Willeit ha rivolto il proprio sguardo alle peculiarità di questi spazi. La serie fotografica, realizzata appositamente per la mostra, verrà continuamente modificata nel corso dell’esposizione. Quando è stata l’ultima volta che vi siete persi a guardare nel vuoto? Che si aspetti il medico o un messaggio, il prossimo autobus, il grande amore o tempi migliori, l’attesa è un’esperienza fondamentale dell’essere umano. Eppure, sembra che stia progressivamente scomparendo dalla nostra quotidianità. Lo smartphone riempie anche la più breve delle pause e sembra non esserci più spazio per i momenti vuoti. “The Doctor Is Present” invita quindi a riflettere anche su ciò che rischiamo di perdere quando non siamo più abituati ad aspettare. Insieme all’attesa perdiamo forse anche la pazienza e la capacità di rallentare? Il piacere di non dover fare nulla? Forse persino il desiderio e l’emozione di ciò che deve ancora arrivare? E se proprio l’attesa, apparentemente improduttiva, potesse diventare uno spazio libero in una società che tende a riempire ogni momento? La sala d’attesa della Galleria Civica invita proprio a sperimentare tutto questo: aspettare, soffermarsi, osservare e incontrarsi attraverso il dialogo. Le professioniste e i professionisti saranno presenti nella Galleria Civica dalle ore 10 alle ore 12. Non è necessaria la prenotazione. Pediatria 11.09. / 01.10. / 04.11. Medicina generale, disposizioni anticipate di trattamento e cure palliative 16.09. / 07.10. / 09.10. / 21.10. / 22.10. / 05.11. Medicina dello sport 17.09. / 24.09. / 08.10. Gastroenterologia e medicina interna 18.09. / 16.10. / 12.11. Anestesia, terapia intensiva e disposizioni anticipate di trattamento 23.09. / 15.10. / 29.10. Traumatologia e ortopedia 30.09. / 14.10. / 28.10. / 11.11. Chirurgia generale 25.09. / 02.10. / 23.10. / 30.10. / 06.11. / 12.11.

Galleria Civica di Bressanone Portici Maggiori, 5, Bressanone, BZ
Francesca Tomasi - Thea Unteregger INTRECCI
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Giovedì, 17 Set 2026 10:00-12:00 | 15:00 - 19:00
L'evento si tiene dal 16 Set 2026 al 27 Set 2026

INTRECCI esplora ciò che rende possibile la vita: la relazione. Nella natura come nelle comunità, nulla cresce da solo. Radici, rami, rizomi e reti invisibili ci mostrano che la vita è un intreccio continuo. Le opere di Francesca Tomasi, con tronchi spogli e strutture essenziali, evocano la memoria e la possibilità di rigenerazione. I collage di Thea Unteregger ritraggono le piante come entità dotate di personalità, che ci mettono in contatto con il sapere locale e indigeno. Insieme costruiscono un ciclo: dalla struttura alla rinascita, dalla mancanza alla nuova vita.

Galleria Associazione degli artisti Via Bottai 4, Bolzano, BZ
DORF DISCO 1967–1997
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Giovedì, 17 Set 2026 10:00-17:00 |
L'evento si tiene dal 16 Set 2026 al 07 Nov 2027

Con la mostra temporanea “Dorf Disco 1967–1997. Gli anni d’oro delle discoteche di paese in Alto Adige” il museo riporta sotto i riflettori un capitolo significativo della cultura giovanile e dell’intrattenimento. Dall’8 agosto 2026 al 7 novembre 2027 i locali che per decenni hanno influenzato la vita notturna dell’Alto Adige saranno al centro dell’attenzione: le discoteche di paese. Erano molto più di locali per ballare: punti d’incontro per giovani, palchi per nuovi trend musicali e sfondi di notti indimenticabili. Per molti diventavano il simbolo di una libertà ritrovata, luogo della prima grande cotta e parte importante della propria giovinezza. Attraverso storie personali, foto e cimeli, la mostra temporanea fa rivivere la cultura della discoteca in Alto Adige dal 1967 al 1997. Risveglia ricordi di notti leggendarie, grandi sentimenti e l’inconfondibile spirito di un’era, nella quale le discoteche di paese erano espressione dello stile di vita dei giovani.

Museo provinciale degli usi e costumi Via Duca Diet 24, Brunico, BZ
Spitzfindigkeiten
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Giovedì, 17 Set 2026 11:00-17:00 |
L'evento si tiene dal 04 Set 2026 al 24 Ott 2026

Nell'ambito della rassegna espositiva “Solo im Ensemble”, sette artiste/artisti grafici d'arte presentano le proprie opere. Le diverse posizioni artistiche sono riunite sotto il titolo “Spitzfindigkeiten”. Un gruppo eterogeneo di artiste e artisti, ciascuno con una propria forte individualità, accomunati dall'amicizia e dalla passione per la grafica d'arte, presenta le proprie opere allo SKB ARTES. Sotto il profilo tecnico e creativo, gran parte delle artiste e degli artisti partecipanti è stata ispirata, incoraggiata e formata dall'indimenticabile artista Rina Riva. Ognuno ha poi sviluppato un percorso autonomo, approfondendo la propria ricerca attraverso la sperimentazione. Il titolo “Spitzfindigkeiten” richiama un duplice significato. Da un lato allude a una caratteristica tipica di molte persone dedite all'arte: una qualità che presuppone uno spirito vigile, un'acuta capacità di osservazione, uno sguardo critico, ma anche sensibilità e profonda riflessione, elementi che conducono a un confronto personale con i fatti, le situazioni e le loro reciproche relazioni. Dall'altro lato, questa sottigliezza di pensiero potrebbe essere legata anche agli strumenti utilizzati dalle autrici e dagli autori di questa mostra grafica, che lavorano consapevolmente con tecniche analogiche: la punta della matita, il pennino da disegno, il bulino d'acciaio o coltelli da incisione accuratamente affilati. Strumenti con i quali, a differenza della morbidezza del pennello del pittore, imprimono ai loro soggetti contorni netti e incisivi, arrivando talvolta, quasi con leggerezza, a mettere ironicamente in luce le contraddizioni della nostra specie… Monika Fiechter Rossi, Renate Hausbrandt, Hilde Kljun, Lucia Nardelli, Margaretha Pertoll, Anke Stampfer (†), Peter Verwunderlich

SKB Artes Via Weggenstein, 12A, Bolzano, BZ
Hangyan Chen – Das ist ein Kinderspiel, Not an Apple
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Exhibitions
Giovedì, 17 Set 2026 15:00-19:00 |
L'evento si tiene dal 02 Set 2026 al 26 Set 2026

L’artista Hangyan Chen, attiva tra Karlsruhe e Hangzhou, presenta al Foto Forum la mostra Das ist ein Kinderspiel, not an Apple. Il lavoro costituisce un’esplorazione intima e al tempo stesso profondamente contemporanea dell’identità, del linguaggio e della percezione culturale. Radicata nella sua esperienza di vita tra Germania e Cina, la mostra si sviluppa come una riflessione sui modi mutevoli in cui i luoghi, la memoria e il linguaggio plasmano la comprensione di noi stessi e dei mondi che abitiamo. Hangyan Chen lavora con la fotografia, il video, la performance e le pubblicazioni d’artista. Con uno sguardo sensibile e al tempo stesso profondo, indaga le silenziose complessità della vita quotidiana, portando alla luce spazi trascurati, narrazioni nascoste e le sottili tensioni che emergono tra differenti realtà culturali e linguistiche. La fotografia occupa una posizione centrale nella pratica artistica di Chen. Il suo obiettivo si rivolge ai paesaggi periferici dell’ambiente urbano, spazi che rimangono visibili ma che vengono in gran parte ignorati. Osservando i contesti a lei familiari in Germania e in Cina attraverso una prospettiva trasformata dalla distanza e dalla migrazione, documenta gli spazi marginali delle città insieme ai loro ritmi silenziosi e spesso invisibili. Situato tra intimità e spaesamento, il lavoro di Chen indaga il modo in cui la migrazione, il linguaggio e la mobilità culturale trasformano la percezione stessa. Invece di presentare l’identità come qualcosa di fisso o univoco, la sua pratica la interpreta come un processo continuo di negoziazione, costantemente ridefinito attraverso il movimento tra confini linguistici, geografici e culturali. Nel corso della mostra, Chen intreccia una complessa costellazione di temporalità, all’interno della quale persone, oggetti, luoghi e ricordi si incontrano in narrazioni parallele. Ogni frammento, che si tratti di una fotografia, di un’immagine in movimento o di un materiale stampato, emerge come un punto di vista autonomo ma al tempo stesso interconnesso, oscillando tra ricordo personale ed esperienza collettiva. Il suo sguardo rimane sospeso tra quello di chi appartiene a un luogo e quello di chi lo osserva dall’esterno, rivelando come la percezione venga profondamente trasformata dall’esperienza di abitare più di un mondo culturale. Attraverso una pratica al tempo stesso poetica e criticamente attenta, Hangyan Chen porta alla luce la risonanza politica racchiusa negli incontri quotidiani, aprendo uno spazio in cui memoria, linguaggio e appartenenza rimangono in continuo dialogo. Susanne Kriemann

Galleria Foto Forum Via Weggenstein 3F, Bolzano, BZ
Novant’anni di silenzio / 90 Years of Silence. Ricostruire,
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Giovedì, 17 Set 2026 15:30-22:30 |
L'evento si tiene dal 04 Set 2026 al 19 Set 2026

La mostra nasce da un lavoro di ricerca dedicato a una collezione di oltre duecento registrazioni di musiche tradizionali del Corno d’Africa, realizzate durante l’occupazione italiana dell’Etiopia (1936–1941) e successivamente andate perdute allo scoppio della Seconda guerra mondiale. Dopo novant’anni, queste registrazioni sono state ricostruite e rese nuovamente accessibili. Attraverso un percorso multisensoriale, la mostra propone una riflessione critica sulle pratiche di raccolta, conservazione e restituzione dei patrimoni sonori, offrendo al pubblico la possibilità di ascoltare e contestualizzare materiali di grande valore storico e culturale. Ulteriori INFO A cura del Collettivo Andemta in collaborazione con Gianpaolo Chiriacò Valentina Fusari Inaugurazione: venerdì 04/09/2026 – ore 18:00 con la curatrice Valentina Fusari dell’Università di Torino e Gianpaolo Chiriacò dell’Università di Innsbruck Durata della mostra: dal 5 al 19/09/2026 Orari di apertura: lunedì – sabato ore 15:30 – 22:30 Entrata libera Nell’ambito della conferenza PEA “praxis” curata da Nazario Zambaldi e organizzata in collaborazione con CRATere “freedom” e Euphur Euregional Platform for Human Dignity and Human Rights con Università di Trento, Libera Università di Bolzano, Universität Innsbruck presso Accademia di Merano.

Centro per la Cultura Merano Via Cavour, 1, Merano, BZ
Mostra - Paradeiser
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Exhibitions
Giovedì, 17 Set 2026 16:00-19:00 |
L'evento si tiene dal 07 Set 2026 al 29 Set 2026

Il termine storico della «mela del paradiso» costituisce il punto di partenza della mostra «Paradeiser». Il titolo mette in relazione la mela del paradiso con il termine tedesco Paradeiser, che indica il pomodoro, aprendo uno spazio di associazioni tra mito e contemporaneità, natura e cultura, memoria e futuro. Al centro della mostra si trova il giardino, inteso non come rifugio idilliaco, ma come luogo di continua trasformazione. Crescita e caducità, cura e intervento, abbondanza e perdita coesistono. Il giardino diventa così l’immagine di un sistema vivente di relazioni, nel quale si intrecciano processi ecologici, sociali e culturali. «Paradeiser» non considera il paradiso come un luogo originario perduto, ma come un modello di relazione con il mondo. Il giardino diventa un luogo in cui si concentrano questioni legate alla cura, alla coesistenza e alla reciproca dipendenza. Sullo sfondo dei cambiamenti ecologici e sociali del presente, quattro posizioni artistiche indagano come ripensare il rapporto tra forme di vita umane e più-che-umane. Le opere di Julia Bornefeld, Florian Borkenhagen, Philipp Putzer e Mischa Sanders affrontano queste tematiche da prospettive differenti. Julia Bornefeld combina pittura, scultura, fotografia e installazione, creando spazi esperienziali nei quali materia, corpo, spazio e percezione si influenzano reciprocamente. Florian Borkenhagen prende l’ordinario come punto di partenza e, attraverso la decostruzione e la reinvenzione, trasforma oggetti familiari in sorprendenti portatori di nuovi significati. Il duo artistico Philipp Putzer e Mischa Sanders lavora con oggetti trovati, frammenti e disegni, trasformandoli in strutture scultoree sospese tra natura e architettura, crescita e decadenza, memoria e immaginazione. Nel loro insieme, le quattro posizioni aprono uno sguardo su un mondo in cui nulla esiste in modo isolato. Esseri umani, animali, piante, oggetti e paesaggi sono inseriti in molteplici relazioni. I giardini appaiono così come luoghi della memoria, della trasformazione e del divenire: spazi nei quali la natura non è semplice sfondo o risorsa, ma un interlocutore autonomo, vulnerabile, resistente e in continua trasformazione. «Paradeiser» invita a mettere in discussione le concezioni abituali della natura e dell’esistenza umana. Il futuro non viene inteso come un ritorno a un paradiso idealizzato, ma come una pratica condivisa dello stare insieme: un processo continuo di cura, responsabilità e negoziazione all’interno di una complessa rete della vita. La mostra «Paradeiser» presso la Vijion Art Gallery di Pontives sarà visitabile nell’ambito dell’Artfestival Gröden dal 7 al 20 settembre 2026, tutti i giorni dalle 16 alle 19. L’inaugurazione si terrà sabato 12 settembre 2026 alle ore 11, con aperitivo a seguire.

Vijion Art Gallery Ortisei Vijion Art Gallery Pontives 28 Ortisei/Val Gardena, Ortisei, BZ
SPUREN Laurenz Stockner
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Giovedì, 17 Set 2026 16:00-19:00 |
L'evento si tiene dal 12 Set 2026 al 11 Ott 2026

La mostra Spuren (tracce) offre uno sguardo sull’opera di Laurenz Stockner e sulla sua lunga ricerca intorno alla materia, alla lavorazione e alla trasformazione. Al centro si trova la forma archetipica del recipiente, che l’artista sviluppa e reinterpreta continuamente attraverso rame, acciaio e stagno. In particolare, il rame della Valle Aurina, estratto e lavorato personalmente dall’artista, unisce origine, artigianato e tempo: nei segni della sua lavorazione diventano visibili la storia e la trasformazione della materia. Tra pesantezza e leggerezza, solidità ed elasticità, nascono sculture che liberano forme familiari dalla loro funzione originaria e invitano a soffermarsi sulla materia stessa. Laurenz Stockner (*1971 a Sant’Andrea, Bressanone) unisce nella sua ricerca artistica la tradizione artigianale a un linguaggio formale contemporaneo. Influenzato fin dall’infanzia dal lavoro del fabbro del paese, si forma inizialmente come fabbro per poi specializzarsi nell’oreficeria a Firenze. Dal 2003 lavora nel proprio atelier e laboratorio a Sant’Andrea. Le sue opere sono state esposte a livello internazionale e hanno ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Bayerischer Staatspreis e il Grassipreis. Nel 2018 è stato finalista del prestigioso LOEWE Craft Prize. Le sue opere sono presenti in collezioni d’arte internazionali. Orari di apertura dal 12.09. al 11.10.2026 tutti i giorni tranne lunedì dalle ore 16.00 alle ore 19.00 L’ artista sarà presente in mostra nei seguenti giorni: Sa. 12.09. / Do. 13.09. / Do. 20.09. / Sa. 26.09. / Sa. 03.10. / Do. 11.10. 03.10.2026 – ore 11.00 INCONTRO CON L'ARTISTA Katherina Perlongo dialoga con Laurenz Stockner in lingua tedesca

Associazione culturale Tublà da Nives Via Nives 6, Selva di Val Gardena, BZ
INVENTUR – Eric Gallmetzer
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Exhibitions
Sabato, 19 Set 2026 18:00-19:30 |
L'evento si tiene dal 19 Set 2026 al 30 Ott 2026

Gallmetzer appartiene a quegli artisti che non accompagnano le proprie opere con lunghe spiegazioni. Le sue sculture, i suoi dipinti e i suoi disegni parlano per sé. Possono suscitare sorpresa, sollevare interrogativi, rimanere enigmatici e stimolare una riflessione critica. Lo spettatore non viene guidato verso un’interpretazione prestabilita, ma è invitato a sviluppare un proprio rapporto con l’opera. Il titolo „INVENTUR” è stato scelto consapevolmente: un inventario è una ricognizione, una presa d’atto di ciò che esiste, di ciò che è rimasto, di ciò che è cambiato e forse anche di ciò che manca. Nel contesto artistico, il termine assume un significato aperto e ricco di sfumature. La mostra invita a non limitarsi a osservare le opere esposte, ma a sottoporre anche le proprie percezioni e i propri pensieri a un personale „inventario”. „INVENTUR” non vuole offrire risposte preconfezionate, ma punta sull’incontro tra opera e spettatore: sul momento in cui ci si ferma, ci si pone delle domande e, forse, non si comprende tutto. Eric Gallmetzer è presente con le sue opere in numerose mostre in Alto Adige e oltre i confini regionali. Le sue opere sono inoltre presenti in diversi spazi pubblici, entrando così in dialogo con le persone nella loro quotidianità.

Lanserhaus Via Johann Georg Plazer 22, Appiano s.s.d.v, BZ
Colloqui di Dobbiaco 2026
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Venerdì, 25 Set 2026 08:00
L'evento si tiene dal 25 Set 2026 al 26 Set 2026

Nel 1985, quando nacquero i Colloqui di Dobbiaco, la prima edizione fu dedicata al turismo. In quell’occasione, infatti, con il titolo “Per un turismo diverso, sull’esempio del turismo alpino” si affrontò un argomento che tutt’ora, a 40 anni di distanza, è più attuale che mai. Il turismo tornò al centro dei Colloqui di Dobbiaco nel 2015, quando ci si interrogò su come nel turismo si potessero conciliare gli interessi economici da un lato con quelli sociali ed ecologici dall’altro. Ma allora, dobbiamo dedurre che di quelle riflessioni non sia rimasto più nulla? Se così non fosse, perché ci ritroviamo, quattro decenni dopo, ad affrontare per l’ennesima volta le stesse problematiche? La 37a edizione dei Colloqui di Dobbiaco è l’occasione per tornare a confrontarsi sui problemi e le opportunità del turismo da una prospettiva storica. I nuovi coordinatori dei Colloqui, infatti, nell’edizione di quest’anno vogliono ripercorrere le radici di questa rassegna annuale ormai consolidata in Alta Pusteria. Quali profezie di allora si sono rivelate corrette? Quali errori sono stati commessi? E che cosa occorre fare oggi per porre un freno all’eccesso di turismo, trovando e realizzando un equilibrio che meriti davvero questo nome. Ingresso libero, registrazione consigliata.

Centro culturale Euregio Via Dolomiti 41, Dobbiaco, BZ
Hermann Josef Runggaldier. Spazi Intermedi
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Giovedì, 01 Ott 2026 10:00-17:00 |
L'evento si tiene dal 01 Ott 2026 al 15 Nov 2026

“Spazi intermedi“ riunisce opere dello scultore altoatesino Hermann Josef Runggaldier, che si sviluppano nel campo di tensione tra uomo e natura. Le sue figure ridotte e le opere fortemente legate al materiale si collocano in una dimensione intermedia: tra vicinanza e distanza, visibilità e nascondimento, corpo e spazio. Le opere di Runggaldier aprono spazi di percezione che si rivelano pienamente solo attraverso il movimento e il mutare dei punti di vista. La scultura diventa così uno spazio esperienziale – un luogo in cui l’esistenza umana si manifesta nel dialogo con i processi naturali.

Hofburg di Bressanone Piazza Palazzo Vescovile, 2, Bressanone, BZ
125 anni Museo Diocesano di Bressanone
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Giovedì, 01 Ott 2026 10:00-17:00 |
L'evento si tiene dal 01 Ott 2026 al 08 Dic 2026

In occasione del suo 125° anniversario, il Museo Diocesano Hofburg di Bressanone invita a compiere un viaggio alla scoperta della sua movimentata storia. Fotografie e filmati storici documentano non solo il museo, ma anche l’Hofburg nel periodo in cui era la residenza vescovile. I manifesti delle precedenti mostre temporanee illustrano la varietà delle attività del museo. Storie e ricordi personali mostrano inoltre il lato umano di questo luogo e testimoniano quante persone abbiano accompagnato e plasmato il museo nel corso dei decenni. Anche le visitatrici e i visitatori sono invitati a mettere per iscritto le proprie esperienze e i propri ricordi legati all’Hofburg e al Museo Diocesano, contribuendo così alla presentazione. Nasce in questo modo, poco a poco, un racconto a più voci dei 125 anni di storia del museo. La mostra è visitabile dal 13 settembre all’8 dicembre 2026 al secondo piano dell’Hofburg di Bressanone.

Hofburg di Bressanone Piazza Palazzo Vescovile, 2, Bressanone, BZ
Jana Kasalová - L'animale che dunque sono
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Sabato, 03 Ott 2026 09:00-18:00 |
L'evento si tiene dal 03 Ott 2026 al 23 Ott 2026

L'esposizione, aperta al pubblico dal 2 al 23 ottobre 2026, presenta una ricerca artistica sviluppata da Jana Kasalová a partire dal 2007 attraverso un articolato percorso di opere fotografiche e performative dedicate al tema dell'animalità e alla complessa relazione tra essere umano e animale. Il progetto nasce da una lunga indagine sul concetto stesso di "animale" e sulla trasformazione che questo termine ha assunto nel nostro immaginario culturale. Attraverso fotografia, performance e una ricerca sul corpo come luogo di metamorfosi e conoscenza, l'artista mette in discussione il confine apparentemente netto tra uomo e animale, interrogando il modo in cui l'essere umano ha costruito la propria identità distinguendosi dall'“altro”. La mostra si sviluppa attorno ad alcune domande fondamentali: che cos'è un animale? Cosa significa essere animale? Chi è davvero l'animale? Dove si colloca il limite tra umano e non umano? Nella ricerca di Jana Kasalová l'animale non rappresenta una presenza separata o subordinata, ma diventa un luogo di confronto, di conoscenza e di riconoscimento reciproco. L'animalità emerge come una dimensione profondamente intrecciata all'esistenza umana, capace di aprire nuove prospettive sul rapporto tra identità, natura e cultura. La mostra invita così a riflettere sulla responsabilità che l'essere umano ha nei confronti del mondo vivente, sul rapporto con la natura e sulla compassione verso ogni forma di vita, riconoscendo l'interdipendenza che lega tutti gli esseri. Questa prospettiva trova significative consonanze nel pensiero di Rudolf Steiner, che affermava: «Ogni essere dotato di intelligenza, buon senso e compassione prova una profonda gratitudine verso le forme di vita meno evolute, perché senza di esse non potrebbe esistere. Le piante non potrebbero esistere senza i minerali, gli animali non potrebbero esistere senza le piante e gli esseri umani non potrebbero esistere senza gli animali.» Una sensibilità analoga attraversa anche la tradizione cristiana orientale nelle parole di San Basilio Magno: «O Signore, accresci in noi la fratellanza con i nostri piccoli fratelli; concedi che essi possano vivere non per noi, ma per se stessi e per Te; facci capire che essi amano, come noi, la dolcezza della vita e ti servono nel loro posto meglio di quanto facciamo noi nel nostro.» Due riflessioni che, pur appartenendo a epoche e contesti differenti, richiamano una medesima idea di rispetto, gratitudine e responsabilità nei confronti del vivente. Il titolo dell'esposizione richiama la riflessione del filosofo Jacques Derrida, che mette in discussione il celebre principio cartesiano «Penso, dunque sono», proponendo una diversa possibilità di lettura: «L'animale che dunque sono». L'incontro con l'animale diventa così un momento di reciproco riconoscimento: l'animale ci guarda e, attraverso quello sguardo, siamo chiamati a interrogarci sulla nostra stessa condizione. La pratica artistica di Kasalová, attraversando il confine tra fotografia e performance, tra rappresentazione e trasformazione, crea uno spazio nel quale l'animale diventa una figura al tempo stesso simbolica e concreta: un dispositivo attraverso cui esplorare la fragilità, la memoria, il corpo e la relazione con ciò che abitualmente definiamo come "altro". Prodotta da Spazio5 Contemporary Cluster, la mostra si inserisce nel percorso di ricerca e promozione dell'arte contemporanea portato avanti dall'organizzazione, con particolare attenzione ai linguaggi interdisciplinari e ai progetti capaci di mettere in dialogo arte, filosofia, ecologia e società. Con L'animale che dunque sono, il Centro Culturale Claudio Trevi offre al pubblico un'occasione di incontro con una significativa ricerca artistica internazionale che invita a ripensare il posto dell'essere umano nel mondo vivente, superando le tradizionali gerarchie tra le specie e promuovendo una cultura della responsabilità, della cura e della convivenza con tutte le forme di vita. BIOGRAFIE Jana Kasalová (*1974, Turnov) ha studiato pittura alla Facoltà di Belle Arti di Brno e ha seguito studi post-laurea in arte presso l’Universidad Complutense di Madrid. Ha vissuto e lavorato a Londra, Parigi e New York; dal 2005 ha un atelier a Praga. Le sue opere sono presenti in numerose collezioni private e pubbliche in Europa e negli Stati Uniti. Si dedica principalmente al disegno e alla pittura, alla realizzazione di installazioni audiovisive, alla videoarte e alla fotografia. La sua creazione artistica trae ispirazione non solo dagli studi artistici ma anche dalla filosofia, dalla cosmologia e dalla spiritualità. Da tempo si occupa dell’interpretazione del paesaggio e della cartografia, del corpo e dell’impronta umana nel paesaggio, nonché del concetto di animale e della trasformazione in esso. Il suo tema principale è la scoperta come processo, la ricerca dell’orientamento umano nello spazio e nel tempo reali. Collabora con Miroslava Hájek dal 2008. www.kasalova.eu Miroslava Hájek (*1947, Brno) è una storica dell'arte e curatrice ceca che si focalizza sull'arte moderna e contemporanea. Vive in Italia dal 1969, dove ha fondato la galleria "UXA". Attraverso il suo lavoro in Italia, promuove l'arte contemporanea mondiale (Bruno Munari, Franco Vaccari, Gianni Colombo, Jean Tinguely, Joseph Beuys), ma soprattutto artisti cechi (Jiří Kolář, Milan Knížák, Václav Boštík, Dalibor Chatrný, Adriena Šimotová, Běla Kolářová). www.munariarchive.org

TreviLab Via Cappuccini 28, Bolzano, BZ
Lars Klauser - DIPINGERE IL MONDO…
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Venerdì, 09 Ott 2026 08:00-12:00 | 16:00 - 18:30
L'evento si tiene dal 09 Ott 2026 al 08 Gen 2027

Esiste una “REALTÀ UNIVOCA” o, piuttosto, realtà diverse? È una domanda che ci poniamo da sempre e che non ha mai perso di attualità. Ciascuno dipinge la propria realtà, percepita attraverso un filtro personale, e vive nella propria “bolla”, creando così un’immagine di sé. Anche l’aspetto esteriore viene interpretato in modo individuale e “dipinto” nella propria coscienza. L’immagine di sé e dell’ambiente circostante diventa così un processo profondamente creativo. L’atto stesso di dipingere, il rapporto tra pittore e strumento espressivo, nonché il paesaggio naturale visto attraverso lo sguardo dell’artista, sono i temi centrali delle opere esposte. Lars Klauser (nato nel 1971 a Bolzano e residente a Vilpiano) è insegnante d’arte. Dopo gli studi a Ortisei, Firenze e Milano, grazie a una borsa di studio, ha trascorso un anno a Vienna. Dal 1997 è attivo come pittore, disegnatore e vignettista in vari ambiti artistici ed espone periodicamente le sue opere. Dal 2022, disegna le vignette del giovedì “St(r)icheln” per il quotidiano online SALTO.

Kunst im Gange Via Walther-von-der-Vogelweide 30/A, Laion, BZ
RAMM:ELL:ZEE TIME:LINE
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Sabato, 17 Ott 2026 10:00-22:00 |
L'evento si tiene dal 17 Ott 2026 al 14 Mar 2027

A cura di Hugo Vitrani e Cédric Fauq Exhibition design di Pascal Rodriguez Mostra organizzata in collaborazione con il Palais de Tokyo (Parigi) e il Capc – Musée d’art contemporain de Bordeaux Museion presenta RAMM:ELL:ZEE TIME:LINE, capitolo conclusivo della prima grande retrospettiva europea dedicata a RAMMELLZEE (1960–2010) e unica tappa italiana del progetto. Realizzata in collaborazione con il Palais de Tokyo di Parigi e il Capc Musée d’art contemporain di Bordeaux, la mostra si sviluppa su due piani del museo e riunisce oltre 150 opere, molte delle quali esposte per la prima volta in Italia. Artista, teorico, scultore, performer e Master of Ceremonies, RAMMELLZEE è stato una delle figure più influenti e sfuggenti emerse dalla scena culturale newyorkese degli anni Ottanta. Rifiutando ogni categorizzazione, ha sviluppato una pratica che intreccia graffiti, teoria del linguaggio, performance, musica, fantascienza e scultura, dando vita a un universo artistico unico. Al centro della sua ricerca si collocano le teorie del “Futurismo Gotico” e del “Panzerismo Iconoclasta”, attraverso le quali immagina il linguaggio come un campo di battaglia e le lettere come forme viventi capaci di opporsi ai sistemi di controllo. Concepita come una linea del tempo, la mostra ripercorre le condizioni storiche, culturali, tecnologiche e politiche che hanno plasmato il lavoro di RAMMELLZEE. Lungo il percorso espositivo si sviluppano narrazioni parallele che collocano la sua pratica all’interno di una storia più ampia, che attraversa la cultura dei manoscritti medievali, il Futurismo italiano, l’hip-hop, le tecnologie e la cultura visiva contemporanea. Un focus specifico del capitolo a Museion è dedicato al rapporto dell’artista con l’Italia. Attraverso materiali d’archivio, opere chiave e connessioni storiche, la mostra esplora una dimensione meno nota della sua biografia e del suo percorso artistico, dalle collaborazioni e performance realizzate in Italia negli anni Ottanta fino al suo interesse per le tradizioni figurative italiane. Prestiti provenienti dall’Abbazia di Novacella e opere di Fortunato Depero danno vita a dialoghi inaspettati che mettono in luce affinità tra manoscritti miniati, sperimentazione futurista e la radicale reinvenzione dell’alfabeto operata da RAMMELLZEE. Al centro dell’esposizione si trova Gasholear, il monumentale esoscheletro indossabile sviluppato da RAMMELLZEE tra il 1987 e il 1998 e considerato dall’artista una delle sue creazioni più ambiziose. Attorno a quest’opera si dispiegano nuclei fondamentali della sua produzione, tra cui i Letter Racers, i Garbage Gods e i Monster Models, insieme a materiali d’archivio, oggetti mai esposti in precedenza, fotografie, film e documenti che restituiscono l’ampiezza della sua visione. Rammellzee © Mari Horiuchi. Courtesy of Red Bull Arts New York and Rammellzee Estate La mostra riunisce inoltre opere di artisti e artiste che hanno condiviso il contesto culturale di RAMMELLZEE e ne hanno influenzato il percorso, tra cui Jean-Michel Basquiat, Andy Warhol, Futura 2000, Phase 2, Dondi White, Lady Pink, Lee Quiñones, Martin Wong, David Hammons, Gordon Matta-Clark e Arthur Jafa. Fotografie e film di Henry Chalfant, Maripol, Gianni Pettena, Charlie Ahearn e Jim Jarmusch offrono uno sguardo sul vivace intreccio di relazioni artistiche e sociali da cui ha preso forma la sua pratica. Più che una retrospettiva, TIME:LINE è un invito a entrare nell’universo di RAMMELLZEE, dove il linguaggio diventa architettura, le lettere si trasformano in armi e l’arte diventa uno strumento per immaginare futuri alternativi.

Museion Piazza Piero Siena, 1, Bolzano, BZ
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