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Informazioni evento
Tre fra le più classiche leggende dell'arco alpino e in particolare della tradizione ladina raccontate in modo insolito e divertente e in grado di affascinare tutte le età. Autore: Sagapò Teatro Storyteller: Chiara Visca Disegnatore: Armin Barducci
CULT OF MAGIC: KUSHIMARU (e le strane creature della foresta magica)
Lettura di una fiaba per adulti e bambini con musica dal vivo
di Luca Pasquino, con Marta Malvestiti
+ ANALOG TECHNO LIVE SET
con Francesco Sacco e Luca Pasquino
La sesta serata della Stagione Estiva Don Bosco vi aspetta al Parco delle Semirurali per un’esperienza unica con Cult of Magic e la fiaba KUSHIMARU (e le strane creature della foresta magica). Una ricerca sui sensi diventerà una esperienza immersiva transgenerazionale, attingendo ad una fiaba giapponese per scoprire vari aspetti della vita, passando dall’adolescenza all’essere adulti approfondendo quindi anche le varie problematiche ad essi connesse. Lo spettacolo vuole mettere in risalto su tutto il senso dell’udito. A fine lettura, per uscire dalla dimensione assorta, verrà proposta una sessione di musica tecno suonata dal vivo. La serata vedrà esibirsi al parco delle Semirurali Cult of Magic, un collettivo che opera nei settori della performance, della musica e della danza contemporanea, fondato a Milano nel 2017 dal compositore Francesco Sacco e dai coreografi e ballerini Samira Cogliandro e Giada Vailati. Insieme con i tre fondatori c'è Luca Pasquino, compositore, art director e product designer, che collabora con il collettivo. Il lavoro di Cult of Magic consiste nella creazione di pezzi di danza contemporanea, spettacoli e collaborazioni con studi di architettura e design, Musei o istituzioni, come la Triennale Milano, il Museo Novecento Firenze, il Palazzo Te Mantova e la Biennale di Venezia.
In caso di pioggia: Istituto Pascoli - via Deledda 4, Bolzano
Ad Libitum
Un dialogo vivo tra corpo e suono, che nasce e si trasforma davanti ai nostri occhil. una performance immersiva, fisica e sorprendente dove tutto accade qui e ora.
Ispirato all’espressione latina “fino a sazietà”, Ad Libitum esplora il desiderio di creare, trasformarsi ed espandersi, mettendo in discussione il rapporto con le immagini e le influenze che ci attraversano. Per dare forma a un corpo in continua metamorfosi, Simon Le Borgne e Ulysse Zangs attingono a riferimenti visivi e sonori eterogenei, dalle arti classiche alla contemporaneità.
In scena, i due artisti costruiscono un dialogo in tempo reale fondato sull’ascolto reciproco. Movimento e musica si intrecciano tra sincronie e contrasti: Zangs attraversa lo spazio attivando strumenti diversi – batteria, voce, sintetizzatore, chitarra – in relazione diretta con la danza di Le Borgne.
Il suono si dissolve, lasciando emergere respiri, passi e vibrazioni del corpo; poi ritorna, fondendosi con il ritmo interno degli interpreti e del pubblico. Senza partecipazione diretta, chi guarda è coinvolto in modo sottile e profondo, diventando parte di un’esperienza condivisa, intima e sorprendente.
RISE
Gesti semplici che diventano linguaggio comune: una danza che nasce dall’incontro tra i corpi e si sviluppa come un organismo vivo, tra ascolto, energia e connessione. Lunghi nastri d’argento sospesi sulla scena creano soglie da attraversare.
In questo spazio, cinque interpreti danno vita a una danza fatta di gesti essenziali che, ripetuti e condivisi, trasformano il gruppo in un organismo in continuo movimento. La partitura sonora creata dal vivo da Dan Kinzelman orienta i corpi, spingendoli a cercarsi e a trovare un accordo comune. Con la sua nuova creazione – coprodotta da Bolzano Danza nell’ambito del progetto RING (insieme a Festival Aperto / Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, FOG Triennale Milano Performing Arts, Torinodanza Festival / Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale) – Daniele Ninarello sviluppa una riflessione sul rapporto tra individuo e collettività. In un tempo segnato dalla disconnessione, il lavoro indaga la possibilità di ricostruire un senso condiviso, mettendo al centro il legame tra io e gruppo come spazio di trasformazione. La danza diventa così pratica di apertura: accogliere l’altro significa lasciarsi modificare, generando nuove forme di presenza e ascolto. Il corpo si fa luogo di incontro, attraversato da una forza che lo mette in relazione e lo restituisce alla comunità. In scena anche un gruppo di giovani performer che ha preso attraverso il progetto PARADE parte a un laboratorio creativo con la compagnia, contribuendo a rafforzare la dimensione collettiva e partecipativa dell’opera.
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