La stanza dell’orso e dell’ape – Engel lassen keinen fallen - Pubblicato da cristina inside

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Informazioni evento

liberamente tratto dal romanzo di Michela Franco Celani & Patrizia Miotto. Adattamento per il teatro di Brigitte Knapp & Christian Mair. Conn Susan La Dez & Flora Sarrubbo
Regia: Christian Mair
Questa è la storia vera di una mamma e della sua bambina. Anzi, di una ragazza madre e della sua bambina malata.
Ma non è e non vuole essere una storia patetica.
Assomiglia più a un bollettino di guerra dove si scontrano la vita e la morte, la speranza e la disperazione, ma anche la buona e la mala sanità, la solidarietà e l’indifferenza.

Contatti :

Date e orari evento :

L'evento si tiene dal 17 Ott 2013 al 19 Ott 2013

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    Ein Gastspiel des Maxim Gorki Theaters, Berlin Mutter Fatma und Sohn Dinçer bewegen sich noch einmal durch ihr gemeinsames Leben, ihr Deutschlandmärchen, das kein Märchen war. Zwei Generationen kämpfen sich auf der Suche nach Identität, Sprache und dem eigenen Platz durch unerbittliche Verhältnisse, mal miteinander, mal gegeneinander. Beide sind ungeheuer starke Menschen auf dem Weg zu unerreichbaren Heimaten. Es ist ein Erinnern in tiefer Zuneigung und wütender Abrechnung. Dinçer Güçyeter, geboren 1979 in Nettetal, erhielt für sein Romandebüt „Unser Deutschlandmärchen“ 2023 den Preis der Leipziger Buchmesse. Er verwebt darin Motive seiner eigenen Lebensgeschichte und der seiner Mutter, die in den 1960er Jahren als Gastarbeiterin aus der Türkei nach Deutschland kam. Regisseur Hakan Savaş Mican erzählt diese ungewöhnlich offene und berührende Familiengeschichte als lustvolle musikalische Reise, in der jede Generation ihre eigene Musik hat. Es sind zwei Leben voller Sehnsüchte, geplatzter Träume, Wut und Liebe. Die Uraufführung von Hakan Savaş Mican überzeugte Publikum wie Presse. „Ein ebenso witziges wie hoch emotionalisierendes Bühnenereignis“, urteilte etwa Elena Philipp für nachtkritik.de. Die Inszenierung wurde zum 62. Berliner Theatertreffen 2025 eingeladen.
  • durata: 90' Un viaggio nell’Ade tra risate e dannazione, dove il confine tra il tragico e il grottesco si dissolve in una girandola di comicità infernale. Immaginate l’Inferno di Dante intasato da millemila anime, vittime di una peste letale, mentre le Malebranche si scatenano alla ricerca del loro Re, Satana. In mezzo a tutto questo caos, Minosse, il giudice delle anime, è sopraffatto dal lavoro e le anime protestano, creando un’atmosfera di disordine assoluto. A offrire un po’ di sollievo c’è Belzebù, che, con saggezza maligna, decide di risparmiare tre buffoni – Zuan Polo, Domenico Tagliacalze e Pietro Gonnella – e dar loro la possibilità di tornare a fare ciò che in vita sapevano fare meglio: intrattenere. Sono comici, disposti a tutto pur di strappare una risata, persino affrontando la condanna eterna. Lo spettacolo mescola tradizione popolare, grotteschi racconti medievali e l’arte del buffone, da sempre legata all'Inferno, per dar vita a un “Decamerone” tragicomico. Tra travestimenti grotteschi, maschere demoniache e improvvisazioni oscene, i tre buffoni ci guideranno attraverso un mondo dove la morte e la risata si intrecciano, dove ogni risata è un atto di ribellione contro l’oscurità. Un’esperienza teatrale che è tanto buffa quanto inquietante, come l’Inferno stesso. - con Matteo Cremon, Michele Mori, Stefano Rota - soggetto originale e regia Marco Zoppello - scenografia Matteo Pozzobon e Roberto Maria Macchi - costumi Lauretta Salvagnin - disegno luci Matteo Pozzobon - maschere e carabattole Stefano Perocco e Tullia Dalle Carbonare - produzione Stivalaccio Teatro Rassegna In Scena 25/26 - Teatro Cristallo in collaborazione con Teatro Stabile di Bolzano
  • “Non capisco perché nessuno mi capisce. Vi assicuro che per me non è per niente facile stare qui. Tutti voi conoscete molto bene la storia di Pinocchio. Che cosa cercate dunque? Quello che vedrete è uno spaccato di vita, una piccola finestra sull’esistenza umana tra un padre e un figlio. Vi basti questo.” (Grillo parlante) “Pinocchio nel ventre della balena” fonda le sue radici nel rapporto profondo e delicato tra un padre ed un figlio aprendo una piccola finestra sull’esistenza umana, dove la finzione e la realtà si confondono fino ad annullarsi. Nel ventre del grosso cetaceo, che è metafora del ventre materno, Geppetto e Pinocchio costruiscono insieme il rapporto unico e indissolubile. Un rapporto fatto di sguardi, silenzi e conquiste, ma anche di momenti di difficoltà e stanchezza, un percorso condiviso che condurrà Pinocchio a lasciare i panni di burattino per trasformarsi in essere umano. Regia: Paolo Grossi Collaborazione alla creazione: Antonio Viganò, Paola Guerra Con Mathias Dallinger, Michele Fiocchi, Stefania Mazzilli Muratori, Sara Menestrina Scene e costumi: Elena Beccaro Light Designer: Melissa Pircali Effetti sonori: Giacomo Agnifili Consulenza LIS (Lingua Italiana dei Segni): Elisabetta Faggioli Foto: Marzia Rizzo

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