Mostra di presepi - Pubblicato da martin_inside

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Informazioni evento

“Il presepe e l’albero toccano il cuore di tutti, anche di coloro che non credono.” – Papa Francesco
La magica atmosfera natalizia rivive ogni anno con il presepe, rappresentazione della Natività e simbolo di Pace. I primi presepi risalgono al XVI. secolo e furono rinvenuti in Italia ed in Spagna, in chiese e principati. La Natività, oggi come allora, è un tema d’ispirazione per molti artisti ed il presepe ha da sempre un ruolo di primaria importanza nella tradizione della lavorazione del legno.
Oggi numerose ditte produttrici gardenesi di sculture in legno fanno rivivere questa secolare tradizione in opere, che hanno il sapore della storia e la sensibilità del gusto temporaneo. Con la rinomata mostra di presepi in legno, l'Associazione dei produttori di sculture in legno "Gardena Art" presenta interpretazioni prestigiose della Natività.

Quest’anno per la prima volta la via Rezia - da Piazza S. Antonio fino alle prossimità dell’Hotel Dolomiti Madonna - ospiterà l’ormai tradizionale mostra di presepi "Gardena Art" dal 02.12.2022 - 08.01.2023.

Contatti :

Date e orari evento :

L'evento si tiene dal 02 Dic 2022 al 08 Gen 2023

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    Theatrum Naturae rivolge lo sguardo allo spettacolo silenzioso ma grandioso della natura, ai movimenti che spesso passano inosservati e ai processi che si svolgono al di là delle nostre azioni. Da sempre, le forme, i colori e i ritmi della natura influenzano l’arte, non solo come soggetto, ma anche come impulso vitale per la percezione, la materia e l’idea. La bellezza dell’arte e della natura ci trasforma in osservatori meravigliati. Rimaniamo incantati di fronte alla delicata grazia di un paesaggio, a una forma organica o agli affascinanti sviluppi della flora e della fauna. La bellezza non si manifesta solo nella natura, ma anche nella forza creativa dell'arte che rende visibili e sensorialmente percepibili le esperienze umane universali, regalandoci un assaggio di qualcosa di intramontabile e unificante. La mostra crea uno spazio in cui arte e natura non sono viste come opposti, ma come forze che interagiscono tra loro. In questo modo, il nostro sguardo si amplia e nascono nuove prospettive. Oggi, natura e cultura si presentano sempre più spesso in costellazioni ibride, come elementi costitutivi di un complesso intreccio di relazioni e influenze reciproche. I presupposti concettuali di molte forme d'arte contemporanea sono strettamente intrecciati con questioni relative all'ecologia, alla materialità e alle forme di vita. Natura, civiltà e cultura possono quindi essere intese non come sfere separate, ma come sistemi che interagiscono in modo variegato. I loro confini sono diventati porosi. Il filosofo Bruno Latour ha quindi proposto di sostituire il concetto di "natura" con quello di "natura/cultura". Mentre la natura appare spesso spontanea, primitiva e perfetta, l'arte è espressione di riflessione, tecnica e volontà creativa. Nell'arte contemporanea, tuttavia, la natura non è più solo un oggetto rappresentato, ma sempre più spesso viene considerata una co-creatrice: nelle strutture mutevoli, nei processi di crescita e decadimento e nel gioco di luce, movimento e tempo. Le opere esposte riprendono queste qualità e le traducono in diversi linguaggi artistici. L'uomo stesso fa parte della natura. Fin dall'antichità, la natura è stata considerata una maestra le cui leggi sono state studiate e interpretate. Theatrum Naturae esplora il modo in cui l'arte contemporanea dà vita a nuove forme di percezione della natura e, al contempo, si confronta con questioni ecologiche, scientifiche e sociali. Solo quando la Terra viene riconosciuta come condizione fondamentale per la vita umana, ma anche come un sistema che non ha alcun obbligo nei confronti dell'uomo, è possibile cogliere appieno il profondo legame tra natura e cultura. Artisti partecipanti: Karoline Gacke, Hanna Battisti, Hans Finezza, Julia Bornefeld, Kristina Weiss e Egon Digon Karoline Gacke Le opere di Karoline Gacke non rappresentano una realtà esterna, ma esprimono ciò che può essere percepito e avvertito nel fluire del tempo. La sua pittura non segue un progetto prestabilito o definito nei minimi dettagli. Il punto di partenza delle sue opere è piuttosto un impulso, una vaga intuizione interiore. Nel processo creativo, le immagini prendono forma gradualmente davanti ai suoi occhi — gesto dopo gesto — guidate da qualcosa di difficile da definire: l’inconscio, una voce interiore o l’istinto. Hanna Battisti Con le sue fotografie artistiche, Hanna Battisti amplia la mostra con una riflessione sulla bellezza e, al tempo stesso, sulla fragilità della natura. Al centro del suo lavoro vi è la varietà del mondo animale e vegetale nei rispettivi habitat. Per l’artista, rappresentare la natura significa soprattutto rendere visibili le emozioni che nascono dall’incontro con ciò che non è umano. Le sue opere creano momenti meditativi e rendono omaggio alla complessità e all’autonomia del mondo naturale. Hans Finezza Le opere di Hans Finezza aprono nuove prospettive sul paesaggio e sulla percezione, mostrando lo stesso soggetto da differenti punti di vista. Ne deriva un effetto di straniamento che mette in discussione le concezioni tradizionali della rappresentazione classica del paesaggio. I suoi lavori invitano non solo a osservare questi ecosistemi vivi e complessi, ma anche a immergersi in essi. L’irritazione che ne scaturisce si trasforma così in un invito metaforico ad affinare lo sguardo verso l’ignoto e ad assumere una posizione consapevole. Kristina Weiss Kristina Weiss racconta storie non dette e crea luoghi immaginari. Nelle sue composizioni si incontrano visibile e invisibile, presenza e assenza, densità e vuoto. Le sue pennellate delicate sviluppano strutture organiche, quasi cavernose, dotate di un proprio ritmo e di una propria vitalità. Osservate da lontano, le sottili trame delle sue opere appaiono paradossali e ambigue. I suoi mondi visivi non seguono una narrazione univoca; le allegorie rimangono frammentarie e aperte. Sembrano completarsi reciprocamente — mai concluse, sempre alla ricerca di un interlocutore. Julia Bornefeld Bornefeld affronta il tema del “naturale” attraverso intense impressioni visive e universi iconografici stratificati. Con un tono al tempo stesso ironico e amaro, collega questi elementi alle questioni sociali del nostro presente, portando l’attenzione su una tensione quanto mai attuale. Al centro delle sue opere vi è il rapporto con la “natura naturale” — il tentativo di comprenderla attraverso l’immaginazione e di dare un ordine alle diverse forme della vita biologica. Allo stesso tempo, l’artista sovverte consapevolmente e in modo provocatorio questo approccio: attraverso la costruzione di scenari completamente artificiali e l’elaborazione di nuovi materiali tecnologici, richiama quei paesaggi para-naturali che influenzano sempre più la nostra quotidianità. Le sue opere si muovono così in uno spazio di tensione tra natura, artificialità e realtà sociale. Egon Digon Le assemblage di Egon si collocano nella tensione tra crescita organica e ordine costruito. Attraverso la combinazione di sculture lignee finemente lavorate con frammenti architettonici e residui industriali, l'artista crea opere nelle quali il rapporto tra natura e cultura viene costantemente ridefinito. La natura non appare come un contrappunto romantico alla civiltà, bensì come una forza autonoma capace di permeare e trasformare le strutture esistenti. Fiori, tralci e forme vegetali si sviluppano all'interno di dispositivi tecnici e resti architettonici. In questo dialogo tra decadimento e rigenerazione, le opere indagano tanto la persistenza dei processi naturali di crescita quanto la fragilità delle costruzioni umane. Emergono così temi quali l'impermanenza e la durata, la resistenza e la trasformazione.
  • L'evento si tiene dal 06 Giu 2026 al 28 Giu 2026
    I lavori esposti di Mirjiam Heiler e Arnold Holzknecht nascono da un approccio processuale basato sulla variazione, la ripetizione e minimi spostamenti. La loro pratica artistica si muove tra rigore costruttivo e suggestioni organiche ed è strettamente legata all’arte concreta e minimalista. Il punto di partenza è sempre un atto di riduzione formale, inteso non come impoverimento, ma come condensazione consapevole. Questo approccio richiede una visione rallentata e rende visibili complesse trame relazionali che derivano dalla riduzione, dall’ordine e dalla ripetizione, dalla struttura e dalla deviazione, nonché dal rapporto di tensione tra precisione e sfocatura. In particolare nell’opera di Mirijam Heiler (nata nel 1991 a Bressanone, vive e lavora a Bolzano) emerge un procedimento di disegno che ricorda le pratiche religiose: ritualizzato, concentrato, potenzialmente teorico e che si protrae all’infinito. Minime deviazioni e irregolarità aprono sottili fratture attraverso le quali il significato non viene fissato, ma rinegoziato continuamente. I segni che ne derivano formano una sorta di “scrittura asemantica”, un sistema di segni privo di funzione referenziale, che sfugge consapevolmente a qualsiasi lettura univoca. Le sue strutture funzionano come metafora di ritiro, appartenenza e temporanea sicurezza. Segnano un consapevole allontanamento dalla sovrabbondanza, dal rumore e dalla sovradeterminazione narrativa del presente. Nella ripetizione concentrata e nell’omissione consapevole si crea uno spazio per l’analisi del significato nel quotidiano. La qualità delle sue opere risiede nella loro leggibilità universale e nella loro apertura. Arnold Holzknecht (nato nel 1960 a Bressanone, vive e lavora a Ortisei) si colloca come artista la cui opera si sviluppa costantemente nel campo di tensione tra scultura, disegno e impostazione pittorica. Partendo da una formazione scultorea, il materiale – legno, favi, aghi di pino e altre sostanze organiche – costituisce il punto di partenza primario del suo lavoro. Le opere di Holzknecht si muovono tra rigore costruttivo e aspetto organico, tra impostazione controllata e un momento di apparente crescita. Strutture lineari, stratificazioni e ordini seriali generano ritmi visivi che mirano meno alla leggibilità iconica che ai processi percettivi. In questo senso, le sue opere non vanno intese primariamente come oggetti chiusi, ma come campi in cui la visione si dispiega nel tempo. La dicotomia spesso sottolineata tra ordine e gesto non viene dissolta da Holzknecht, ma mantenuta in modo produttivo. Controllo e apertura, costruzione e intuizione sono in un continuo scambio che si manifesta sia nell’elaborazione formale sia nella percezione da parte degli spettatori. Entrambe le posizioni artistiche sono accomunate dal tentativo di affrontare la complessità del presente con il silenzio – attraverso la riduzione, l’attenzione e una pratica che non rivendica l’apertura, ma la rende possibile.
  • L'evento si tiene dal 31 Mag 2026 al 13 Set 2026
    Biennale Gherdëina è una biennale d’arte contemporanea con sede in Val Gardena, nel cuore delle Dolomiti, Patrimonio Mondiale UNESCO. “Le Dolomiti offrono un contesto affascinante, ricco di bellezze naturali, tradizioni artigianali e racconti senza tempo delle montagne: un setting ideale per esplorare il concetto di (Future) Paradise Gardens. Questi giardini, in bilico tra la grandezza selvaggia della natura e la cultura antropizzata, fungono non solo da santuari per flora e fauna, ma anche come spazi che rispecchiano le nostre aspirazioni collettive per un futuro basato sulla giustizia e sull’uguaglianza. In questo ambiente, i giardini possono fornire nutrimento sia al corpo che allo spirito, prestandosi quali luoghi di rifugio, possibilità e rinnovamento, per tutte e tutti. La mostra si articola in capitoli distinti, ognuno dei quali esplora un diverso aspetto di quel costrutto umano che chiamiamo giardino. Simbolicamente, metaforicamente ed emotivamente, i temi ruotano attorno alle nozioni di “Commoning” (Condivisione comune) — dove assumono un ruolo centrale la coltivazione e la condivisione del cibo, insieme alla cura e alla preservazione di ciò che rimane di ogni forma di vita. Un altro capitolo, intitolato “Divine Love and Growth” (Amore divino e crescita), invita a riflettere sul giardino quale simbolo di fioritura spirituale e di trascendenza. La mostra approfondisce ulteriormente il concetto di “Violent Garden” (Giardino violento), affrontando l’urgente necessità di decolonizzare il giardino – mettendo in discussione la visione antropocentrica e liberando spazio affinché animali e natura possano muoversi senza restrizioni, riconquistando la propria autonomia. Il capitolo dedicato alla “Queer Ecology” (Ecologia queer) si interroga sul motivo per cui la natura viene spesso percepita come intrinsecamente queer, ampliando il discorso sulla diversità e la fluidità all’interno dei sistemi ecologici. Esploriamo poi il concetto di “Botanical” (Botanico) — l’ordinamento e la classificazione degli esemplari vegetali — in opposizione a “Gardens as Spaces for Reflection and Poetry” (Giardini quali spazi di riflessione e poesia), dove i giardini si trasformano in luoghi di introspezione, bellezza e immaginazione creativa.”

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