Transart18 - Die Weber - Pubblicato da martin_inside

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DIE WEBER

Colonna sonora (2012) dell‘omonimo film muto di Friedrich Zelnik (1927 ) tratto dal dramma “I tessitori” (1893/1894) di Gerhart Hauptmann

Prima italiana
90 min


- Orchestra Haydn Orchester
- Johannes Kalitzke Direzione


Nel suo dramma del 1892 „I tessitori“, ispirato all‘insurrezione dei tessitori della Slesia dell’anno 1844 , Gerhart Hauptmann getta uno sguardo disincantato sul suo presente, alla misera situazione dei lavoratori. Anche nella Repubblica di Weimar il tema non perde affatto d’attualità, ed il regista Friedrich Zelnik con il suo adattamento cinematografico del pezzo teatrale coglie lo spirito del tempo, offrendo una delle migliori traduzioni su pellicola dell’opera di Hartmann di tutta la cinematografia tedesca.Il film descrive la situazione di instabilità economica e sociale della seconda metà degli anni Venti, che il nazionalismo avrebbe presto saputo strumentalizzare e volgere a proprio vantaggio.

Solo con la suite orchestrale “I tessitori” del 2011 di Johannes Kalitzkes, è stata data finalmente una degna colonna sonora al film. Più che di un accompagnamento musicale si tratta di un’illustrazione sonora dello svolgersi della trama: la partitura di Johannes Kalitzke è come un occhio esterno che commenta la vicenda – al centro sempre il tema della resistenza. Il dramma dei tessitori rappresentato nel film si trasforma in un opprimente incubo sonoro nel quale lo spettatore assiste impotente alla grottesca perdita di ogni morale.

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  • Alla fine del 1946 Richard Strauss traspone in musica la poesia “Al tramonto” di Joseph von Eichendorff. Nel 1948 legge le opere liriche di Hermann Hesse e, pochi mesi più tardi, l’ormai ottantaquattrenne ha già completato tre Lieder con le sue poesie. Dopo la sua morte nel settembre 1949, l’editore Ernst Roth riunisce le opere per orchestra sotto il titolo “Quattro ultimi Lieder” – un grandioso necrologo al Lied romantico in cui il compositore cita anche il suo poema sinfonico “Morte e trasfigurazione”, composto 60 anni prima. “Nulla di originale” oppure “il primo vero evento musicale del XX secolo”? La quarta sinfonia di Gustav Mahler, composta originariamente nel 1899 e 1900 come umoresca sinfonica, lascia il pubblico interdetto. L’opera rinuncia al pathos romantico, l’organico orchestrale è ridotto, a prima vista il programma non è riconoscibile. La stravagante marcia funebre (“Totentanz”) nel secondo movimento è seguita nel finale – vero e proprio fulcro dell’opera verso cui tutto converge – dal Lied “Der Himmel hängt voller Geigen”, tratto da “Des Knaben Wunderhorn”. “Balliamo e saltelliamo”, esultano gli angeli in paradiso sul sottofondo di una musica che, affievolendosi a mano a mano, pare opporsi a quel senso dell’umorismo naif e infantile. Così Mahler descrive il mondo “all’incontrario” da lui raffigurato: “È tutto sottosopra, non vi è più alcun rapporto di causalità! È come scorgere all’improvviso la parte nascosta della luna.”
  • “Nel 1949, a 26 anni, ho imparato ad appuntarmi a orecchio canzoni popolari all’Istituto per il folclore di Bucarest. Molte melodie mi sono rimaste impresse nella memoria: così è nato nel 1951 il ‘Concerto rumeno’”, racconta György Ligeti. L’esecuzione pubblica del brano, che riprende il suono “strambo” delle orchestrine di paese, viene ben presto vietato: “nella dittatura staliniana perfino il folclore era consentito solo in forma politicamente corretta”. La prima esecuzione di “Púrpura” per viola e orchestra di Filippo Del Corno – un’opera commissionata congiuntamente dalla Fondazione Haydn e dall’Orchestra I Pomeriggi Musicali – è seguita da un avvenimento rivoluzionario della storia della musica europea: “Dall’Inghilterra”. Nel giugno 1941, il Servizio tedesco della BBC sostituisce la sua sigla con una sequenza iniziale della quinta sinfonia di Beethoven. I valori delle note del leggendario motivo del “destino che bussa alla porta” – tre brevi, una lunga – indicano nell’alfabeto Morse la lettera “V” di “Victory”, vittoria. Questa sequenza compone il nucleo del brano per orchestra che inizia drammaticamente in Do minore e termina – trionfante – in Do maggiore. In Francia la “Quinta” viene definita anche “Chant de victoire” – in una lettura forse molto vicina a quella del compositore, che non aveva in mente un destino cupo ma piuttosto un inno alla Rivoluzione francese con solenne giuramento alla Repubblica.
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