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Informazioni evento
Con il teatro di movimento Caracho. Il museo come palcoscenico: sindacalisti dell’arte, gelatai, turisti modello e altre curiose figure rivelano il loro punto di vista sulle cose. Improteatro incluso nel biglietto d’ingresso.
Manuel Zwerger
Un luogo abbandonato si trasforma in un corpo sonoro. The Sanatorium of Soft Gravity è un progetto di teatro musicale immersivo che si colloca tra installazione, concerto e composizione scenica: spazio, suono, movimento e luce si condensano in un'esperienza attraversabile. Al centro del lavoro vi sono due ensemble. I loro strumenti sono amplificati e arricchiti da basi audio, oggetti sonori autocostruiti e una macchina semi-analogica sviluppata appositamente, collegata direttamente allə musicistə tramite tubi e connessioni meccaniche. Essa agisce simultaneamente come corpo risonante, elemento scenico scultoreo e presenza autonoma all’interno dell’installazione. I suoni attraversano lo spazio, vengono spostati, trasformati e ricollocati. Ispirata all’atmosfera del sanatorio de La montagna incantata di Thomas Mann, l’opera genera una condizione di lieve slittamento percettivo: una dimensione sospesa tra concerto, installazione e sogno.
Simon Steen-Andersen + Michael Gordon & Bill Morrison
Transart26 inaugura con CRASH, una performance musicale dedicata alla ricerca sonora e audiovisiva in collaborazione con la Fondazione Haydn di Bolzano e Trento. In prima italiana, Piano Concerto di Simon Steen-Andersen e Gotham di Michael Gordon e Bill Morrison, scardinano le convenzioni, ridefinendo i confini del concerto tradizionale. Affidati all'Orchestra Haydn diretta da Vimbayi Kaziboni, i due lavori alimentano un dialogo serrato tra suono e immagine, trasformando l'esperienza musicale in un organismo sensoriale denso e pulsante.
Piano Concerto di Simon Steen-Andersen
La sperimentazione è il filo conduttore dell'opera Piano Concerto (2014) di Simon Steen-Andersen, compositore danese celebre per la sua capacità di intrecciare performance, video e ricerca sonora in linguaggi radicalmente nuovi. Al centro un intenso dialogo multimediale: la pianista Ning Yu, allo strumento integro e accordato, si confronta con la videoinstallazione di un secondo esecutore impegnato sui resti di un pianoforte precipitato da otto metri su un pavimento di cemento. A fungere da controparte digitale in questo “doppio concerto” è Nicholas Hodges, icona del pianismo contemporaneo, che presentò l’opera a Donaueschingen nel 2014 e qui riappare come presenza virtuale. La tensione tra la precisione dello strumento intatto e la materia fratturata del pianoforte “ferito” si fa sostanza musicale. L’orchestra ne raccoglie l’energia, l’amplifica e la traduce in una partitura di grande densità e precisione, che dilata l’evento nello spazio e nel tempo.
Gotham di Michael Gordon e Bill Morrison
Gotham è un viaggio sensoriale e ipnotico nella città che non dorme mai, New York, raccontata dal compositore Michael Gordon e dal filmmaker Bill Morrison. Musica e immagini d’archivio della New York di inizio Novecento — una metropoli in piena trasformazione industriale e urbana — convergono in una sinfonia filmica che trasforma la memoria della città in materia viva e pulsante. Cantieri, skyline immersi nel fumo, ascensori che scorrono tra i grattacieli e improvvise immagini pastorali — un gregge a Central Park, un uomo che accudisce le pecore — compongono il ritratto frammentato di una città in perenne divenire. La partitura cresce e si accende, ora fragile, ora travolgente, catturando il caos, l’intensità e l’energia incessante della metropoli. Gotham non idealizza: mostra polvere, rumore e ritmo incessante, insieme alla sua durezza e alla sua meraviglia. È un’esperienza immersiva che trascina lo spettatore nel cuore della città, tra memoria, movimento e sogno.
Il biglietto include l'accesso a entrambe le performance.
Thom Luz
Nella penombra di una radura boschiva, tra i resti di un’auto ridotta a un cumulo di lamiere fumanti, una radio agonizzante diffonde le note di Felix Mendelssohn Bartholdy. Su questo scenario fatto di rottami e sogni da salotto, cinque artefici del suono e dell’illusione danno forma alla loro opera: un montaggio minuzioso che, nel corso della performance, ricompone ogni scheggia e ogni risonanza in una scultura sonora dello schianto. In dialogo con questo ammasso di rottami in lenta ricomposizione, un trio elettroacustico di musica da camera dilata il ciclo pianistico di Mendelssohn, Lieder ohne Worte, esplorando nuove dimensioni di riverberi e paesaggi sonori. Così, la fine di un road movie diventa l’incipit dell’ultimo esperimento di teatro musicale del regista e scenografo svizzero Thom Luz.
Lieder ohne Worte parla di shock e di afasia, di cambi di prospettiva, di distruzione e futuro, ma anche della necessaria ricostruzione del presente. Come siamo finiti a schiantarci contro un muro? Siamo ancora vivi? E adesso? Laddove le parole non bastano, i suoni si riorganizzano. Dal dialogo tra immagini catastrofiche e sovrapposizioni musicali scaturisce una composizione spaziale sottile, frutto di una riflessione minuziosa.
Lo spettacolo contiene pochi dialoghi in tedesco, inglese e francese, con sottotitoli.
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