Stagione Estiva Don Bosco: Nils Berg Cinemascope - Pubblicato da martin_inside

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Informazioni evento

Concerto jazz con proiezioni video Spettacolo in collaborazione con Jazz Festival e Bolzano Film Festival Bozen Grazie alla collaborazione con il Jazz Festival e il Bolzano Film Festival Bozen, la seconda serata della Stagione Estiva Don Bosco ospita sul palco il trio più influente del Nordic Jazz. Nils Berg – Cinemascope è il trio definito dalla stampa di settore il “Fellini del jazz svedese”; fondato nel 2009, è composto dal Music Player Nils Berg, dal bassista Josef Kallerdahl, e dal batterista Christopher Cantillo, e ha già pubblicato tre album: “Popmotion” (2011), “Vocals” (2013) e “Serching for Amazing Talent From Punjab” (2016). La band integra nelle sue live performance video clip di cantanti e musicisti provenienti da tutto il mondo. Capita così che il trio – con l’aiuto di YouTube e di un proiettore – chiami sul palco degli ospiti “virtuali” come un timido flautista giapponese, un paio di ridacchianti ragazzi di Brunei, un suonatore di balafon di Accra, una hard rock band indiana o un pastore afgano, e formi un quartetto inedito per ogni brano proposto.

In caso di pioggia: Istituto Pascoli, in Via G. Deledda 4.

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  • Alla fine del 1946 Richard Strauss traspone in musica la poesia “Al tramonto” di Joseph von Eichendorff. Nel 1948 legge le opere liriche di Hermann Hesse e, pochi mesi più tardi, l’ormai ottantaquattrenne ha già completato tre Lieder con le sue poesie. Dopo la sua morte nel settembre 1949, l’editore Ernst Roth riunisce le opere per orchestra sotto il titolo “Quattro ultimi Lieder” – un grandioso necrologo al Lied romantico in cui il compositore cita anche il suo poema sinfonico “Morte e trasfigurazione”, composto 60 anni prima. “Nulla di originale” oppure “il primo vero evento musicale del XX secolo”? La quarta sinfonia di Gustav Mahler, composta originariamente nel 1899 e 1900 come umoresca sinfonica, lascia il pubblico interdetto. L’opera rinuncia al pathos romantico, l’organico orchestrale è ridotto, a prima vista il programma non è riconoscibile. La stravagante marcia funebre (“Totentanz”) nel secondo movimento è seguita nel finale – vero e proprio fulcro dell’opera verso cui tutto converge – dal Lied “Der Himmel hängt voller Geigen”, tratto da “Des Knaben Wunderhorn”. “Balliamo e saltelliamo”, esultano gli angeli in paradiso sul sottofondo di una musica che, affievolendosi a mano a mano, pare opporsi a quel senso dell’umorismo naif e infantile. Così Mahler descrive il mondo “all’incontrario” da lui raffigurato: “È tutto sottosopra, non vi è più alcun rapporto di causalità! È come scorgere all’improvviso la parte nascosta della luna.”
  • Orchestra giovanile sinfonica Matteo Goffriller Evelyn Kerschbaumer / pianoforte direzione: Stephen Lloyd Wolfgang Amadeus Mozart Concerto per pianoforte e orchestra Modest P. Mussorgski Quadri di una esposizione In ambito di kultur.raum. dopo il concerto (21.00 H): tavola rotonda
  • Che cosa ci fa un compositore danese in un’aula del Conservatorio di Atene? Guarda fuori dalla finestra e compone una musica che – come il carro del sole guidato da Elio nella mitologia greca – “parte” in modo dinamico come crescendo orchestrale e si spegne al crepuscolo “mentre tramonta”. “Quiete e oscurità – poi il sole si alza con un gioioso inno di lode – percorre la sua strada dorata – tramonta quieto nel mare”, è quanto dichiara Carl Nielsen in merito al lavoro che presenta al pubblico concertistico nel 1903. Il compositore danese maestro dell’improvvisazione Niels Viggo Bentzon scrive musica sinfonica neoclassica e brani per pianoforte preparato e scordato, arrangia collages sonori sperimentali, organizza happening del movimento Fluxus, proclama la metamorfosi “forma del nostro tempo” e, con un’opera omnia comprendente 664 numeri d’opus, è tra i più produttivi compositori europei del XX secolo. Nel 1862, secondo alcune fonti perfino già nel 1855, Brahms si appunta le prime note della sua prima sinfonia, ma solo nel 1868 “trova” in Svizzera, nel richiamo di un corno alpino, la melodia che caratterizzerà il movimento finale. La prima nel 1876 è un trionfo, e Brahms è sempre più considerato il successore di Beethoven. Interrogato più avanti rispetto all’“insolita vicinanza” del tema in Do maggiore nel quarto movimento al famoso Inno alla Gioia nella Nona sinfonia, pare abbia risposto: “Assolutamente, e ancora più insolito è che qualsiasi asino se ne accorga subito”.

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