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  • Francesco rifiuta la spada, la restituisce al fabbro che l’ha forgiata: faccia vanghe e attrezzi per coltivare i campi. Francesco si congeda da Chiara, il suo grande amore, e lei come dono d’addio gli confeziona un saio fatto di tutte le pezze della condizione umana, un arlecchino di esperienze e di dolori. Francesco chiede agli uccelli: “Cosa posso insegnare agli uomini?” Sì perché sono gli animali oggi, che predicano a noi, ammesso che qualcuno sappia ancora capirli nella “lengua del Creator” (e se questa è il veneto, tanto meglio: capiranno anche gli animali-uomini). Francesco incontra un bambino sopravvissuto alla crociata, e per scaldarlo e consolarlo gioca con lui al presepio: statuine di amici (ancora umili animali) e di prepotenti, in ginocchio per domandargli scusa di tutte le stragi di innocenti. Francesco cieco si avvicina a Sorella Morte cantando la bellezza della vita. Francesco oggi è la rivoluzione, per qualsiasi rivoluzione ci vuole fede; e la fede “xe roba da Mati”. Atto unico Durata 85 minuti testo di Fulvio Ervas e Roberto Cuppone Regia di Roberto Cuppone Gruppo Teatrale “Ass. Cult. IL SATIRO TEATRO” a.p.s. – Paese (TV)
  • Siamo nel 1645 ed a Creta, importantissima isola del dominio da mar veneziano, sta per avere luogo il più terribile assedio che la Serenissima abbia mai conosciuto. E mentre la quinta guerra turco-veneziana è alle porte, Pantalone de’ Bisognosi, mercante e colono dell’isola, intreccia rapporti con la capitale Venezia per dare in sposa la figlia Ortensia al ricco Don Alonso. Ma proprio a Venezia Don Alonso si imbatte in Scaramuccia, napoletano male in arnese, e nel suo servo Arlecchino, e ne nasce, per l’appunto, una scaramuccia che vede Don Alonso avere la peggio e perire. Scaramuccia fugge in direzione di Candia (così era allora chiamata l’isola di Creta), inseguito da Flavia, innamorata di Don Alonso e assetata di vendetta. A Candia la situazione precipita, levando un momento gli occhi verso oriente, si intravedono già le vele nere della flotta Ottomana dirigersi a gran velocità verso l’avamposto veneziano. In questo Mediterraneo che non è solo mare, ma un’anima liquida dove storie millenarie hanno intessuto un arazzo di lingue multiformi, prende vita una storia che parla d’amore, di gelosia, di lotte e di guerre. Una storia che, come nella migliore tradizione della commedia all’improvviso, mescola il serio e il faceto, il sacro e il profano, la verità e il romanzo, e ci porta in un viaggio straordinario tra le antiche maschere, le navi d’alto bordo e le solide mura dell’isola di Creta. Scaramuccia Di origine napoletana, evoluzione del capitano fanfarone e vanaglorioso, Scaramuccia è diventato poi, grazie alla sapienza dell’attore Tiberio Fiorilli, una sorta di simpatico furbacchione che preferì sostituire la spada con la chitarra. Ancora una volta un lavoro di ricerca nel mescolare materiale antico e ritmi moderni, dove l’approccio filologico si affianca all’artigianato e al lavoro d’insieme. Un grande omaggio alla Commedia dell’Arte, anche chiamata «Commedia d’intrecci», proprio per il gran mulinare di situazioni, di rovesciamenti e di fraintendimenti, di celamenti ed agnizioni. La Compagnia “STIVALACCIO TEATRO ” – Vicenza due atti soggetto originale e regia Marco Zoppello produzione Stivalaccio Teatro, TSV - Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano
  • L’Autonomia è un cammino - 80° anniversario dell’Accordo De Gasperi-Gruber Ore 18.00, piazza S. Magnago – Ritrovo. Ore 18.30 - Inizio della piece teatrale “Il poema della Terra e dell’Acqua” – Spettacolo itinerante trilingue a cura di Teatro Stabile di Bolzano e Vereinigte Bühnen Bozen, con Johanna Porcheddu, Arianna Scommegna, Mirko Costa. Una donna di lingua tedesca che porta tutto il peso degli anni e l’amarezza delle umiliazioni; una donna italiana, immigrata, che senza ipocrisie prova a dialogare con lei; e un uomo ladino, molto giovane e ignaro di tante cose di un passato lontano. Tutti e tre decidono di affrontare il percorso che da una storia di contraddizioni e fatiche porta a un presente che si sposta sempre un po’ più in là e cerca di scrollarsi di dosso gli errori. Cinque tappe (ore 18.30 piazza S. Magnago, ore 18.50 piazza del Municipio, ore 19.10 piazza delle Erbe, ore 19.30 piazza del Grano, ore 19.50 Parco Berloffa) tra teatro e musica, per guardare al futuro con serenità e fiducia. Un viaggio leggero e poetico nella memoria per immaginare insieme il domani. Ore 20.15, piazza S. Magnago, Bolzano – Saluti istituzionali. Ore 20.30, piazza S. Magnago, Bolzano – Inizio installazione multimediale FACES – L’Autonomia siamo noi.

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