Closing Party
Per chiudere Bolzano Danza 2026, ADAN porta in scena un set dancefloor che intreccia minimal house ed electro con le sonorità della tradizione palestinese e mediorientale. Ritmi di dabke e pattern percussivi si fondono con groove bassi e tessiture elettroniche, tracciando un filo diretto tra strutture tradizionali e il linguaggio dei club contemporanei.
Artista palestinese originaria di Gerusalemme e basata a Londra, ADAN è curatrice, architetta e DJ il cui lavoro attraversa musica, memoria e identità culturale. Le sue ricerche sonore l’hanno portata a collaborare con realtà come Radio Alhara, Radio Nard, Aswātna Studio e Kabareet Haifa.
Every-Body-Knows-What-Tomorrow-Brings-And-We-All-Know-What-Happened-Yesterday
Un assolo intenso e radicale, una danza che diventa gesto politico, interrogando storia, identità e potere attraverso il corpo per riscrivere regole e immaginari.
Tra le voci emergenti della scena europea, con il suo terzo lavoro Mohamed Toukabri firma un assolo intenso, presentato in anteprima all’ultimo Festival d’Avignon. Ispirato al pensiero decoloniale, lo spettacolo esplora il rapporto tra danza, migrazione e trasmissione del sapere, muovendosi in un territorio in cui il gesto diventa allo stesso tempo indagine e presa di posizione. Toukabri, noto per attraversare linguaggi diversi – dalla strada al palcoscenico, dall’hip hop alla danza contemporanea – concentra qui la sua ricerca sull’architettura stessa del movimento, mettendo in discussione gerarchie e convenzioni. La scena diventa uno spazio in cui stili e tradizioni si incontrano senza competere: forme spesso considerate marginali dialogano con quelle canoniche, aprendo a nuove possibilità espressive. Il corpo si fa archivio vivente, luogo in cui si intrecciano storie personali e collettive. Più che offrire risposte, il lavoro pone domande: cosa scegliamo di tramandare? Quali storie restano visibili? Un assolo che è un racconto profondamente personale, ma aperto allo sguardo degli altri, un invito a ripensare il presente per immaginare un futuro differente.
Je suisse (or not)
Un incontro ravvicinato, intimo e sorprendente: una performance per uno o due spettatori alla volta, dove il confine tra chi guarda e chi agisce si dissolve, lasciando spazio a un’esperienza personale e condivisa.
Tra le cofondatrici del collettivo Treppenwitz, Camilla Parini presenta negli spazi del Museion una performance originale e delicata, pensata per uno o due spettatori alla volta. L’esperienza inizia nel momento in cui si entra nello spazio: ad attendere il pubblico, un grande orso di peluche e un album di famiglia, elemento centrale della relazione, che diventa punto di contatto tra memoria e immaginazione, attivando un dialogo silenzioso e personale. Attraverso immagini e parole, ciascun partecipante è invitato a costruire il proprio percorso, seguendo un tempo interiore e una lettura soggettiva. La performance si sviluppa così come un incontro uno-a-uno, che interroga il significato di famiglia, appartenenza e memoria. Mescolando elementi autobiografici e finzione, Parini crea uno spazio sospeso tra reale e immaginato, in cui i ricordi vengono ricomposti e trasformati. Un’esperienza delicata e profonda, che invita a riflettere su ciò che ci definisce e sulle storie che scegliamo di raccontare.
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