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Teatro dei Pazzi di San Donà di Piave (VE) - Commedia in dialetto veneto - 2 atti di Giovanni Giusto - Regia di Giovanni Giusto
Una commedia divertente e profonda al tempo stesso, centinaia di repliche e tanti premi per uno spettacolo che sa far sorridere e riflettere sui problemi della terza età.
Una commedia che ha dato una grande popolarità alla compagnia, spesso chiamata più volte a replicare nella stessa città lo spettacolo più longevo della storia del Teatro dei Pazzi. E' stato definito da molti organizzatori "lo spettacolo veneto più comico", ma spesso è stato rappresentato fuori regione con lo stesso successo.
Giovanni Giusto e Giovanna Digito, veri maestri dell'improvvisazione, adattano di volta in volta il testo ai fatti d' attualità, visti con l'ottica della saggezza popolare, nel più puro stile della Commedia dell'Arte. Il tutto sotto gli occhi della sorprendente cagnolina Bice.
La storia si svolge all'interno dell'umile dimora di Memo e Gina. La convivenza tra i due è un continuo sopportarsi, che sfocia in comici siparietti ogni qualvolta il limite viene passato dall'uno o dall'altra. La loro quotidianità di malumori e isolamento viene spezzata dall'entrata in scena di Peppe che invece "vecchio non è nato" e nonostante l'età, porta con sé buonumore e vitalità. L'incontro tra i protagonisti maschili, troppo diversi tra loro, sfocia in uno scontro, acuito dall'equivocata gentilezza di Peppe verso le donne: atteggiamento che Gina non ha mai conosciuto e che Memo scambia per avances alla moglie.

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  • L'evento si tiene dal 07 Nov 2026 al 15 Nov 2026
    di Simon Stephens tratto da “Zio Vanja” di Anton Čechov versione tedesca di Barbara Christ Il senso di costernazione di Vanya è l’espressione di un fallimento su più livelli: la perdita della sorella, il rimpianto di una vita sprecata a gestire la tenuta di famiglia nell’anonimato della provincia e l’amore non corrisposto per Helena, giovane donna dalla bellezza leggendaria sposata con Alexander, cognato di Vanya. Alexander è un uomo ormai segnato da una vecchiaia inesorabile e dalla deriva della sua carriera in città quando rientra nella tenuta di sua figlia Sonja. E proprio qui i desideri a lungo sopiti riemergono: Sonja si invaghisce di Michael, un medico dalla bellezza sbiadita nel tempo e fanatico difensore delle foreste. Michael desidera Helena, la giovane moglie di Alexander. Alexander, ormai in rovina, vuole vendere la tenuta della figlia Sonja. E Vanja? Vanja vuole uccidere Alexander. Nel perimetro claustrofobico della provincia russa, i protagonisti di Čechov si inseguono tra desideri destinati a restare tali e restano prigionieri di una rassegnazione che si fa profezia. Con il suo adattamento radicale e lirico del classico moderno di Čechov, affidato a un solo attore che incarna tutti i personaggi, Simon Stephens collega i processi di dissoluzione sociale della fine del XIX secolo al senso di perdita che definisce l’epoca contemporanea. Il monologo, diretto da Rudolf Frey, pone l’attore in una condizione di isolamento totale, specchio di una società sempre più frammentata che si rifugia in una solitudine parasociale. Il giovane attore altoatesino Fabian Mair Mitterer restituisce al mondo čechoviano un volto contemporaneo e tragicomico, abitato da un diffuso senso di FOMO e da una percezione di assenza di futuro.
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