Ein Gastspiel des Deutschen Nationaltheaters Weimar
Lia will einen Film über Hebammen drehen und ist selbst im dritten Monat schwanger. Ihren Freund Tom überrascht sie mit dieser Nachricht ausgerechnet vor versammelter Familie in der Sauna. Tom, der als Student noch gar nicht mal wusste, ob er Vater werden möchte, sieht sich plötzlich mit der Expertise der ganzen Familie konfrontiert. Sein Schwager Arne, der mit Lias älterer Schwester Jule schon vier Kinder hat, teilt ungeschönt jede Erfahrung eines geburtsbegleitenden Vaters mit ihm. Schwägerin Anne, die häufig als Babysitterin bei Arne und Jule einspringt, weiß, wie man Erziehung besser hinkriegt als die vierfachen Eltern. Und dass die Großeltern Bernd und Kerstin ihrer Tochter Lia auch noch gute Ratschläge in Sachen Beziehung erteilen, hilft Tom erst recht nicht.
Drei Paare unterschiedlicher Generationen treffen hier aufeinander und werden mit den Momenten des Glücks und der absoluten Überforderung konfrontiert, die eine Geburt mit sich bringt. Wie schon bei der Stückentwicklung „Sensemann & Söhne“ beschäftigen sich Jan Neumann und sein Ensemble mit den Grundfragen unserer Existenz auf humorvolle und berührende Art und Weise. Ging es zuletzt um das Ende eines Lebens, steht nun sein Beginn im Zentrum.
Dedicato alle scritture di Roberto Calasso
Di e con: Marco Baliani
Regia: Maria Maglietta
Organizzazione e promozione: Ilenia Carrone
Una produzione: Casa degli Alfieri
Un uomo da solo seduto su una sedia parla attraverso un microfono ad archetto. Ha una camicia bianca con un collo alla coreana. L'uomo ha circa 70 anni ed ha i capelli rasati ed è un po' stempiato.
Quando l’orizzonte si vela e lo sguardo si fa opaco, è tempo di salpare. Uscire dalla gabbia dei giorni, aprirsi all’ignoto. Se il mare non è a portata di mano, ci sono pagine che diventano vele, come quelle di Calasso, pronte a condurre altrove. Lo spettacolo nasce dal desiderio di tessere miti emersi nel tempo, isole luminose a cui tornare per dissetarsi d’immaginazione. Le storie non si limitano al racconto: aprono sentieri, crocicchi, mappe da percorrere con lo stupore negli occhi. In quei percorsi si rifrange il presente, si accendono echi della memoria, si intrecciano voci d’altri artisti. La natura – scogli, boschi, grotte – custodisce ancora il respiro degli Dei, nascosti, ma vivi, anche nei labirinti urbani. Voci antiche che parlano ancora, a chi sa ascoltare. Questo viaggio è un invito a ritrovare quell’ascolto.
27ª edizione del Festival “Il Mascherone”
di Aldo de Benedetti
Compagnia Teatrale Sognattori di Cengio (SV)
Regia di Monica Chiarlone e Gianni Cepollini
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