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Informazioni evento
Invito all'Opera "I 3 tenori" Raffaele Prestinenzi, Anton Klotzner, Simone Mugnaini Ensemble Gerola diretto da Enrico Gerola uno spettacolo scritto e raccontato da Daniele Rubboli Ospite d'eccezione: Anna Maria Chiuri
Commedia (con musica) transanimalista e transalpina
Aldo e Giuliana, esseri umani di montagna. Giuliana diventa ragioniera per talento, mentre Aldo, allevatore e cacciatore, si immedesima negli animali, uccidendo solo ciò che è necessario all’ecosistema. Sposati, la loro quotidianità viene scossa quando un orso divora alcune delle bestie di Aldo. È qui che prende forma L’invidia dell’orso: Aldo invidia la forza, l’impulsività e la libertà dell’animale, capace di dormire per mesi e poi risorgere.
Angela Demattè, trentina d’origine, ha scritto questo spettacolo osservando il delicato rapporto tra comunità alpine e orsi, la cui presenza in Trentino è passata da dieci esemplari reintrodotti nel 1999 a circa 120 oggi, creando dibattiti e polemiche. Sul palco, un coro di canti alpini accompagna i protagonisti, tessendo memoria, tradizione e solidarietà: un legame invisibile che ricorda ai due che, anche nei momenti più difficili, non sono mai soli.
di Angela Dematté
regia Alice Sinigaglia
con Giuliano Comin e Angela Dematté
scene e costumi Rubidori Puddu-Manshaft
musiche Federica Furlani
e con Coro Ana Piani
produzione Teatro Stabile di Bolzano
Rocio Marquez, Los Voluble
Flamenco sin género(s), a cura di Esther Regueira Mauriz, esplora le forme più radicali e innovative del flamenco contemporaneo. La rassegna mette in relazione tradizione e avanguardia attraverso opere che sfidano classificazioni e confini prestabiliti, rivelando un flamenco vivo, plurale e in costante trasformazione.
Presso lo Stadttheater Bruneck, la rassegna accoglie: Rocío Márquez con Himno Vertical e Los Voluble con Flamenco is not a crime.
Himno Vertical di Rocío Márquez
Himno Vertical di Rocío Márquez nasce dall'incontro tra la cantaora andalusa e il chitarrista Pedro Rojas Ogáyar, trasformando il Requiem – tradizionalmente canto d'addio e messa in onore dei defunti – in un'opera che non celebra soltanto la fine, ma anche l'inizio, il fluire e la trasformazione. Lontano dall'idea di un lavoro chiuso e riconducibile a un'unica autorialità, il progetto prende forma come un'eco corale e collettiva: un rito di commiato e di accoglienza insieme, una cerimonia che invita a pensare vita e morte non come poli opposti, ma come parte di un unico movimento continuo. Sul palco, la voce di Márquez e la chitarra di Rojas Ogáyar costruiscono uno spazio sonoro intimo e immersivo, in cui sperimentazione, improvvisazione e libertà creativa incontrano le radici del flamenco jondo, tra suggestioni di poesia classica e contemporanea.
Flamenco is not a crime di Los Voluble
Flamenco is not a crime è il progetto audiovisivo e performativo di Los Voluble – il duo formato dai fratelli Pedro e Benito Jimenez – che intreccia flamenco, electronica, cultura critica e pratiche di remix audiovisivo politico. Ispirato al movimento “free party is not a crime” e in continuità con la ricerca sviluppata in lavori come Raverdial ed En el nombre de – incentrati sulla festa, sulla dimensione collettiva e sulla complessità del remix – il progetto esplora il flamenco attraverso alcune delle sue tensioni più vive: tra purismo e avanguardia, spirito ribelle e virtuosismo tecnico. Attraverso materiali d’archivio e manipolazioni video live, Los Voluble mette in relazione il flamenco con generi come gqom, footwork, experimental dub, grime e reggaeton, rivendicandolo come uno spazio libero, aperto e ibrido. Un progetto che supera ogni idea di purezza e rilancia il flamenco come uno spazio di libertà, collisione e continua reinvenzione.
Il biglietto include l'accesso a entrambe le performance.
Tutti gli uomini che non sono ripercorre l’incredibile storia realmente accaduta delle trasformazioni di Paolo Calabresi in personaggi realmente esistenti. Molti ricordano la straordinaria performance del falso Nicolas Cage, accolto allo stadio con tutti gli onori dal presidente del Milan, ma ci furono anche John Turturro, Marilyn Manson, un capo africano e persino un cardinale.
Performance impressionanti che però nascono in conseguenza di alcuni eventi traumatici che Calabresi ha subito nel giro di poche settimane, e da cui è uscito attraverso un uso “improprio” del suo mestiere di attore. Una serie di operazioni che ha finito per coinvolgere la sua vita privata investendo la sua numerosa famiglia, e in particolare la relazione con la moglie, figura fondamentale interpretata da Carolina Di Domenico.
Una commedia-verità, di una comicità a tratti esilarante, che ha l'ambizione di sviluppare delle tematiche complesse filtrandole attraverso la costante lente dell'ironia, ma soprattutto una riflessione su quella che percepiamo come “identità”.
tratto dal libro omonimo di Paolo Calabresi
con Paolo Calabresi e Carolina Di Domenico
scritto e diretto da Paolo Calabresi
scene Roberto Crea
luci Marco D'Amelio
progetto video Carmine Acconcia
costumi Alessandro Lai
produzione Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo
durata 90 minuti circa
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