Transart18 - Polymorphic Archetypes - Pubblicato da martin_inside

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Informazioni evento

Michael Fliri

Prima assoluta
30 - 40 min


- Rafael Krötz Foto & Video
- Koen Vermeulen Sound

Produced by Transart
Courtesy the artist and Galleria Raffaella Cortese


Polymorphic Archetypes è un’installazione audiovisiva, costituita da tre videoproiettori utilizzati per simulare la tecnica delle ombre cinesi. La luce filtrata da corpi trasparenti concede alle ombre una qualità quasi tridimensionale, che sorprendentemente ricorda un’immagine costruita digitalmente. Si crea così un rapporto dialettico tra luce e ombre, analogico e digitale, arcaico e contemporaneo.

La sovrapposizione di diversi strati crea scene che ricordano la tecnica del collage.

Questa continua sovrapposizione e dualità trova un costante contrappunto nei suoni generati dal vivo dal musicista belga Koen Vermeulen.
Il lavoro di Michael Fliri ci interroga sul nostro modo di intendere gli archetipi e indaga il processo di formazione dell’identità. Nel farlo l’artista prende spunto simbolicamente dalla maschera.
Cosa succede quando si maschera una maschera, quando ad una maschera se ne sovrappone un’altra e poi un’altra ancora e questi piani si confondono e assorbono? Come nella metafora della caverna di Platone si pone qui la domanda su quello che ci resta nascosto, cosa si nasconde dietro il visibile?

Contatti :

Date e orari evento :

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  • L'evento si tiene dal 22 Feb 2026 al 15 Mar 2026
    Die Maturaklasse des Vinzentinums bringt dieses Jahr das Stück "Die Welle" auf die Bühne. An einer gewöhnlichen Schule nimmt ein außergewöhnliches Experiment seinen Lauf. Ein engagierter Lehrer möchte seinen Schülern verdeutlichen, wie rasch aus Ordnung und Gemeinschaft blinder Gehorsam entstehen kann. Was zunächst als pädagogisches Experiment gedacht ist, entwickelt sich zu einer Bewegung, die zunehmend Eigendynamik entfaltet – bis gefährliche Ideale und Vorurteile in das Privatleben der Jugendlichen übergreifen.  „Die Welle“ ist ein eindringliches Theaterstück über Macht, Manipulation und die Versuchung, sich einer scheinbar starken Gemeinschaft kritiklos unterzuordnen. Es zeigt auf beklemmende Weise, wie leicht sich Menschen durch Gruppenzwang und Ideologien beeinflussen lassen – und wie wichtig es bleibt, eigenständig zu denken und Verantwortung zu übernehmen. 
  • Profondità delle lande desolate dell’inferno. Un tranquillo ed eterno giorno di torture strazianti. D’un tratto si leva un latrare sguaiato, sono i diavoli che corrono da una parte all’altra alla ricerca del loro Re, il terribile Satana. Sulle rive dello Stige sono giunte millemila anime, così, d’un tratto, portate all’altro mondo da una fulminante peste bubbonica, vaiolica, assassina e vigliacca. L’Ade è di colpo intasatoe Minosse, impietoso giudice delle anime, è costretto a fare i salti immortali per esaminare le colpe di tutti. Le operazioni vanno a rilento e Belzebù, con profonda saggezza, offre uno sconto di pena alle anime di tre buffoni, Zuan Polo, Domenico Tagliacalze e Pietro Gonnella, per tornare a fare ciò che in vita gli riusciva meglio: intrattenere. Lo spettacolo ripesca dall’antica arte del buffone, l’intrattenitore per antonomasia, il più devoto cultore dello sghignazzo. Da che mondo è mondo i comici sono spaventati quanto attratti dall’inferno. Non c’è niente da fare, l’Averno è la destinazione finale per chi è pronto a tutto per strappare una risata. L’inferno e tutti i suoi sulfurei carcerieri sono alla base della tradizione popolare e dei racconti dei cantastorie. Esso racchiude al suo interno l’alto e il basso, il tragico e il grottesco. Buffoni all’inferno è il nuovo spettacolo di Stivalaccio Teatro, compagnia che ha fatto del rinnovamento e della rilettura della Commedia dell’Arte uno stile inconfondibile quando irresistibile. «A narrare questi episodi sono tre attori o, meglio, buffoni, comici, reietti, gente disposta a tutto per portare il riso. Lo faranno servendosi dell’arte buffonesca, quella maestria quattrocentesca che partorì poi la grande tradizione dei comici dell’arte». con Matteo Cremon, Michele Mori, Stefano Rota soggetto originale e regia Marco Zoppello scenografia Matteo Pozzobon, Roberto Maria Macchi costumi Lauretta Salvagnin disegno luci Matteo Pozzobon maschere e carabattole Stefano Perocco di Meduna, Tullia Dalle Carbonare musiche originali Ilaria Fantin calzature Aldo Biasibetti assistente alla regia Alvise Romanzini foto e video Serena Pea scenografia realizzata nella bottega di Stivalaccio Teatro da Roberto Maria Macchi e Matteo Pozzobon con la consulenza artistica di Alberto Nonnato realizzazione costumi Antonia Munaretti produzione Stivalaccio Teatro si ringraziano il Teatro Busnelli di Dueville e l’Accademia Olimpica di Vicenza durata: 90 minuti
  • Profondità delle lande desolate dell’inferno. Un tranquillo ed eterno giorno di torture strazianti. D’un tratto si leva un latrare sguaiato, sono i diavoli che corrono da una parte all’altra alla ricerca del loro Re, il terribile Satana. Sulle rive dello Stige sono giunte millemila anime, così, d’un tratto, portate all’altro mondo da una fulminante peste bubbonica, vaiolica, assassina e vigliacca. L’Ade è di colpo intasatoe Minosse, impietoso giudice delle anime, è costretto a fare i salti immortali per esaminare le colpe di tutti. Le operazioni vanno a rilento e Belzebù, con profonda saggezza, offre uno sconto di pena alle anime di tre buffoni, Zuan Polo, Domenico Tagliacalze e Pietro Gonnella, per tornare a fare ciò che in vita gli riusciva meglio: intrattenere. Lo spettacolo ripesca dall’antica arte del buffone, l’intrattenitore per antonomasia, il più devoto cultore dello sghignazzo. Da che mondo è mondo i comici sono spaventati quanto attratti dall’inferno. Non c’è niente da fare, l’Averno è la destinazione finale per chi è pronto a tutto per strappare una risata. L’inferno e tutti i suoi sulfurei carcerieri sono alla base della tradizione popolare e dei racconti dei cantastorie. Esso racchiude al suo interno l’alto e il basso, il tragico e il grottesco. Buffoni all’inferno è il nuovo spettacolo di Stivalaccio Teatro, compagnia che ha fatto del rinnovamento e della rilettura della Commedia dell’Arte uno stile inconfondibile quando irresistibile. «A narrare questi episodi sono tre attori o, meglio, buffoni, comici, reietti, gente disposta a tutto per portare il riso. Lo faranno servendosi dell’arte buffonesca, quella maestria quattrocentesca che partorì poi la grande tradizione dei comici dell’arte». con Matteo Cremon, Michele Mori, Stefano Rota soggetto originale e regia Marco Zoppello scenografia Matteo Pozzobon, Roberto Maria Macchi costumi Lauretta Salvagnin disegno luci Matteo Pozzobon maschere e carabattole Stefano Perocco di Meduna, Tullia Dalle Carbonare musiche originali Ilaria Fantin calzature Aldo Biasibetti assistente alla regia Alvise Romanzini foto e video Serena Pea scenografia realizzata nella bottega di Stivalaccio Teatro da Roberto Maria Macchi e Matteo Pozzobon con la consulenza artistica di Alberto Nonnato realizzazione costumi Antonia Munaretti produzione Stivalaccio Teatro si ringraziano il Teatro Busnelli di Dueville e l’Accademia Olimpica di Vicenza durata: 90 minuti

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