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Informazioni evento
Yunjung Kim _KR/IT Santija Bieza _LT/IT
Festival di teatro danza contemporanea in Alto Adige. Spettacoli e produzioni di eventi di danza, teatrodanza e performance in Alto Adige soprattutto con artisti regionali.
Les Mémoires d'une seigneure
Un coro di donne, una regina, un conflitto senza tempo: uno spettacolo potente e immersivo, dove energia collettiva e forza scenica danno vita a un racconto intenso e attuale..
Arriva in prima italiana a Bolzano Danza 2026 la nuova versione tutta al femminile di Les Mémoires d’un seigneur, creazione di Olivier Dubois del 2015, rielaborata per lo spazio del CentQuatre di Parigi su richiesta esplicita di un gruppo di donne che ha preso parte a un workshop con il coreografo. Autore e interprete di fama internazionale, Direttore Artistico del Festival per il triennio 2025–2027, Dubois costruisce così un progetto partecipativo di forte impatto.
Accanto a Marie-Laure Caradec, interprete storica della compagnia, è in scena un coro di 50 donne selezionate tramite open call sul territorio di Bolzano e dintorni. Un gesto che amplia il perimetro della danza, portandola fuori dai contesti tradizionali e rendendola esperienza condivisa.
Lo spettacolo si sviluppa attorno a tre assi – tirannia, insurrezione, civiltà – raccontando lo scontro tra una regina e il suo popolo. Figura complessa e mutevole, la regina attraversa molte identità: sovrana, guerriera, madre, presenza fragile e potente insieme. Attorno a lei si raccoglie una comunità di donne che, silenziosa e determinata, incarna tensione, resistenza e trasformazione.
Tra richiami alla tragedia antica e al dramma shakespeariano, la scena si costruisce come una successione di quadri intensi, attraversati da un’energia fisica e collettiva che rende lo spettacolo un’esperienza coinvolgente e di grande impatto visivo.
nach Johann Nestroy, bearbeitet von Elke Hartmann
Zur Handlung
Johann Nepomuk Nestroys wortgewandte Posse ist auf lustvolle Weise, mit subversivem Witz vielschichtige Sozialkritik, die sich nicht einseitig gegen eine Klasse richtet. Vielmehr zeigt er eine Gesellschaft, in der Reiche wie Arme gleichermaßen unzufrieden sind – allerdings aus unterschiedlichen, doch miteinander verknüpften Gründen.
Der wohlhabende Herr von Lips verkörpert den Überdruss des Besitzenden: materiell abgesichert, leidet er an Sinnleere, Langeweile und emotionaler Abstumpfung, Depression. Reichtum erscheint nicht als Lösung, sondern als Ursache existenzieller Leere. Dem gegenüber stehen die ärmeren Figuren, die von ökonomischem Druck, Abhängigkeit und sozialer Unsicherheit geprägt sind. Ihre Not entspringt nicht dem Zuviel, sondern dem Zuwenig.
So entlarvt das Stück eine Gesellschaftsordnung, in der Reiche wie Arme gleichermaßen frustriert und unglücklich sind.
Regie: Elke Hartmann
Auf der Bühne: René Dalla Costa, Patrizia Pfeifer, Viktoria Obermarzoner, Roland Selva, Werner Hohenegger, Maria Theresia Fata, Cornelia Brugger, Josef Niederstätter
Bühnenbild: Sara Burchia
Kostüme: Andrea Kerner
Musik: Markus Mac Maya
Lichtdesign: Julian Marmsoler
Technik: Hannes Tammerle
Maske: Brigitte Novak, Catja Monteleoni
Regieassistenz: Theresa Prey
Veduta_Atlante Mediterraneo
E se il paesaggio diventasse una coreografia? Un’esperienza immersiva tra suono e movimento che trasforma lo sguardo e invita a riscoprire lo spazio urbano (e naturale) da prospettive inattese. Ideato da mk di Michele Di Stefano (Leone d’Argento alla Biennale di Venezia) insieme al compositore Lorenzo Bianchi Hoesch, Veduta è un progetto che indaga il rapporto tra danza e spazio urbano, trasformando la città in un dispositivo percettivo. Tra i format più originali della scena italiana, il lavoro esplora la relazione tra coreografia e architettura, invitando il pubblico a osservare ciò che lo circonda con uno sguardo rinnovato. Dopo diverse tappe in Italia, il progetto torna a Bolzano con una nuova versione dal titolo Veduta_Atlante Mediterraneo, nata dalla collaborazione con Orbita|Spellbound, che coinvolge il centro città e la vicina San Martino in Badia, avvalendosi della partecipazione dei membri di Spellbound e di altri ospiti provenienti dal bacino del Mediterraneo. Ispirato all’idea cinematografica della “camera con vista”, il dispositivo mette al centro lo spettatore, che fruisce la performance in cuffia, immerso in una partitura sonora in olofonia. I performer, distribuiti nello spazio, appaiono vicini o lontani, costruendo un dialogo continuo tra presenza e distanza. Senza scenografie né luci teatrali, la coreografia si affida all’ambiente reale, trasformando il paesaggio in una scena dinamica e mutevole. La danza diventa così uno strumento per attraversare e areinterpretare lo spazio, aprendo nuove possibilità di percezione e immaginazione.
Co-produzione mk/KLm 202, ORBITA|Spellbound – Centro Nazionale di Produzione della Danza, Ornithology.
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