Finché morte non ci separi - Pubblicato da

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Informazioni evento

Con la compagnia Piccolo Teatro (Pineta di Laives – BZ) in collaborazione con il Club Rodigino Bolzano.
Nicola Gargiulo è un impiegato con l\'hobby della pittura. Il suo sogno è quello di sfondare come artista ma i suoi quadri non sono molto apprezzati, né dagli esperti, né dagli amici. Un giorno in casa Gargiulo piomba come un fulmine a ciel sereno una notizia inaspettata che gela l\'atmosfera e la serenità familiare. Ma saranno proprio i quadri ad offrire un\'insperata via d\'uscita

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  • Un libero adattamento di uno dei capolavori più amati della storia del cinema di Mario Moretti con Euridice Axen, Giulio Corso, Gianluca Ferrato liberamente tratto dal film di Billy Wilder regia Geppy Gleijeses scene Roberto Crea costumi Chiara Donato luci Luigi Ascione Un libero riadattamento di uno dei più celebri e amati capolavori della storia del cinema. Siamo nella Chicago del 1929, dove due musicisti jazz senza un soldo assistono involontariamente a una strage. Braccati dalla banda di “Ghette” Colombo, cercano di far perdere le loro tracce travestendosi da donne, assumendo i nomi Josephine e Daphne e unendosi a un’orchestra jazz in tournée in Florida. L’incontro con la cantante Sugar Kane dà il via a una serie di equivoci, nuovi pericoli e ingegnosi sotterfugi, mentre i due fanno di tutto per tenere segreta la loro vera identità. Mario Moretti, autore dell’adattamento teatrale, riesce a riportare sulla scena l’inconfondibile spirito della sceneggiatura del celebre film di Billy Wilder. Nel ruolo che fu di Marilyn Monroe troviamo Euridice Axen, mentre Giulio Corso interpreta la parte di Tony Curtis e Gianluca Ferrato quella di Jack Lemmon. Uno spettacolo che, tra malintesi, gag irresistibili e l’immancabile triangolo amoroso, affronta temi di identità, amore e libertà con la stessa ironia e leggerezza dell’opera originale.
  • durata: 70' Cosa accade quando ci specchiamo? Possiamo davvero distinguere tra ciò che vediamo e ciò che desideriamo vedere? Ispirato al mito di Narciso, questo balletto ne rilegge la leggenda attraverso la figura della sorella gemella, evocata da Pausania, come chiave di un viaggio emozionale e psicologico tra identità, desiderio e memoria. Due anime interconnesse, unite da un legame profondo ma segnato dalla dissonanza: lei lo respinge, lui cerca la sua via. Nei riflessi dell’acqua e nei frammenti di memoria, emergono i loro sogni, le paure, l’eco di un amore idealizzato e irraggiungibile. La gemella si allontana, diventa evanescente, mentre Narciso — sospeso tra visione e realtà — giunge al superamento del legame e alla scoperta di sé. Un viaggio nell’interiorità umana, dove immagine, perdita e desiderio si intrecciano. Alla fine, lo specchio non riflette più l’altro, ma restituisce un sé trasformato. Un’ode visiva e musicale alla complessità dell’amore, alla ricerca dell’identità e alla forza della rinascita interiore. danzatori Silvia Azzoni, Oleksandr Ryabko pianoforte Michal Bihalk coreografi Kristina Paulin, Marc Jubete, Thiago Bordin In Scena - Danza - Teatro Cristallo in collaborazione con il Centro Servizi Culturali Santa Chiara
  • L'evento si tiene dal 21 Mar 2026 al 29 Mar 2026
    von Bernard-Marie Koltès aus dem Französischen von Simon Werle Ein Mann biegt um die Ecke, um einen anzuhauen. Auf der Suche nach einem Gespräch, einem Zimmer für die Nacht, einer Liebe zieht er durch die nächtliche Vorstadt in der Hoffnung, hinter der nächsten Ecke nicht nur den Regen zu finden, sondern einen Unbekannten – uns. Er, der weder Arbeit noch ein Zuhause mehr hat, erzählt, um gemeinsam leicht zu werden wie der Vogel im Wald, der vor den Maschinengewehren davonfliegt. Der immersive Monolog „Die Nacht kurz vor den Wäldern“, 1977 in Avignon uraufgeführt, machte den französischen Autor Bernard-Marie Koltès (1948-1989) zum Shootingstar Neuer Europäischer Dramatik. Wie Arthur Rimbaud, Jean Genet oder Sarah Kane loten seine Texte soziale Grenzfiguren bis zur Auflösung aus. Der aus einem einzigen Satz bestehende Text nimmt uns mit auf einen atemlosen Rausch in die nächtliche Welt eines Vertriebenen. Die Regisseurin Susanne Frieling, die nach „Monte Rosa“ zum zweiten Mal an den Vereinigten Bühnen Bozen inszeniert, untersucht die Fragilität des Körpers im Stadt- und Naturraum. Sie wirft den Blick vor die Türen des Stadttheaters, wo die Nacht kurz vor den Wäldern bereits angebrochen ist. Mit einem experimentellen Ansatz erforscht das Solo die Grenze zwischen Leben und Theater, Publikum und Schauspieler, Bozen und Anderswo. mit Fynn Engelkes Regie Susanne Frieling

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