German Brass - Pubblicato da martin_inside

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  • Corso Libertà 33, Merano, BZ
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Informazioni evento

GERMAN BRASS – dieci solisti, ognuno considerato tra i migliori sul proprio strumento. Insieme creano eccellenza e offrono divertimento musicale unico e senza rivali. Quello che gli alchimisti del Medioevo hanno cercato invano, i musicisti creano, con regolarità, durante ogni loro esibizione: trasformano ottone in oro. Oro per le orecchie del proprio pubblico. Che sia il Bach commovente, il Wagner massiccio, o capolavori moderni, il suono di GERMAN BRASS entusiasma anche il pubblico più esigente.
Oltre alla scelta azzeccata del repertorio, una parte significativa del successo è dovuta agli arrangiamenti creati su misura per l'ensemble. Approfittando delle abilità individuali dei dieci musicisti e combinandole, si raggiungono dimensioni del suono inimmaginabili, creando così il suono unico e leggendario di GERMAN BRASS. Ma anche le conduzioni inimitabili di Klaus Wallendorf, anch’esso membro dell’ensemble, sono leggendarie. Il cornista dei Berliner Philharmoniker guida il pubblico in modo umoristico attraverso il programma e ispira ancora e ancora – una vera e propria esperienza unica. GERMAN BRASS, ambasciatore della musica per ottoni nel mondo, ha sul proprio taccuino un'impressionante storia di successi. L'ensemble riempie le grandi sale da concerto in patria e all'estero. I critici e gli amanti della musica in tutta Europa, in Asia e in America si inchinano dinanzi a questi maestri.

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Date e orari evento :

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  • Franco D'Andrea: piano Gabriele Evangelista: doublebass Roberto Gatto: drums Eloquenti sono le parole di Franco D’Andrea riferite a questo gruppo: “Sono molto sodisfatto di come si evolve la musica del trio, per la prima volta si tratta di un trio che lavora su un progetto, su un’idea che si evolve nel tempo. Al momento abbiamo raggiunto una profonda sintonia e un amalgama in tutti i sensi. Non potrei desiderare di meglio”. Il repertorio è costituito da brani che fanno parte del codice genetico di D’Andrea. Materiale che il pianista ha frequentato e scandagliato ripetutamente nel corso della propria vicenda. Ma lavorare su una tale vastità di stimoli senza mai perderne il controllo, mettendo tali forze in costante dialogo, raggiungendo una sintesi in progress, non è cosa che si realizza così spesso. Nel corso della sua vicenda iniziata un paio di anni fa, il gruppo ha maturato un’inconfondibile impronta, un impasto timbrico policromo con l’apporto prezioso e sempre più empatico di Roberto Gatto e Gabriele Evangelista.
  • Kurt Rosenwinkel: guitar Mark Turner: sax Jeff “Tain” Watts: drums Aaron Goldberg: keys Joe Martin: bass Kurt Rosenwinkel si è fatto conoscere e apprezzare con la collaborazione nella Electric Bebop Band del batterista Paul Motian, iniziata nel 1992, quando il chitarrista era appena ventiduenne, e proseguita fino alla soglia del 2000. Un’esperienza fondamentale, che scandagliava con piglio originale un repertorio di grandi classici, da Bud Powell a Dizzy Gillespie, Charlie Parker, Thelonious Monk. Dopo ulteriori collaborazioni al fianco di Joe Henderson, Gary Burton, Brad Mehldau e Joshua Redman, Rosenwinkel ha iniziato a produrre progetti propri, giungendo ad affermarsi come uno dei musicisti più interessanti della scena contemporanea, chitarrista di riferimento della propria generazione, dallo stile versatile, attento pure alle innovazioni di rock e hip-hop, distinto da un forte impulso melodico e da un originale temperamento armonico. L’attuale quintetto, “The Remedy”, vede affiancati alcuni protagonisti della scena odierna, come il batterista Eric Harland, che ricordiamo a Merano con il “Prism Quartet“ di Dave Holland, e il sassofonista Mark Turner.
  • Il nome “Haga Zussa” nacque dal libro „Die Zaunreiterin“, ispirandosi alla figura letteraria di Anita Pichler. Come l’eroe del romanzo, “amante dell’accidentalità”, Haga Zussa si prese la libertà di lasciare spazio ai molteplici ideali musicali dei suoi membri. Così dalla decisa formazione swing-jazz venostana si formò un complesso fusion, il quale gradualmente distillò arbitrariamente uno stile misto congiungendo latino-americani, acidgrooves e intrecciati di propria mano. Non programmaticamente - comunque originale - i “7 Hagazuss’iani” rappresentano ora i tre gruppi linguistici dell’Alto Adige. Non è possibile prenotare un tavolo

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