La lunga notte dei musei: Museo locale di Aldino - Pubblicato da cristina inside

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Informazioni evento

Il Tesoro del Maso Thal
Il cosiddetto “Tesoro del Maso Thal” è un complesso di ritrovamenti di arte sacra di altissima qualità, così vasto che in esso si
può sempre scoprire qualcosa di nuovo: si possono ammirare dipinti barocchi, strumenti di misurazione, paramenti sacri,
croci e altro.Vengono inoltre offerte visite guidate. I bam bini possono conoscere il museo in maniera ludica per mezzo di un
interessante quiz. Culmine della serata quest’anno sarà l’esposizione di vecchie fotografie, raccolte per la realizzazione del libro dedicato alla storia del paese.

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Date e orari evento :

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  • Ein Blick in den Himmel über den Dolomiten Beim jährlichen Sternegucken im GEOPARC Bletterbach stehen ausnahmsweise nicht die tiefe Schlucht und die faszinierende Geologie der Dolomiten im Mittelpunkt, sondern vielmehr der Sternenhimmel. In Zusammenarbeit mit dem Naturmuseum Südtirol und dem Planetarium Südtirol findet die Veranstaltung am Freitag, 21. August 2026 am Jochgrimmpass statt. Ab 20.45 Uhr haben Besucherinnen und Besucher die Gelegenheit, den zunehmenden Mond mit seinen Kratern, den Mars sowie verschiedene Sternhaufen und Nebel durch Teleskope zu beobachten. Fachkundige Astronominnen und Astronomen begleiten die Beobachtungen und vermitteln auf verständliche Weise astronomisches Hintergrundwissen. Der Beobachtungsort am Jochgrimm bietet ideale Bedingungen für einen ungestörten Blick in den nächtlichen Himmel. Beginn: 20.45 Uhr Ort: Jochgrimmpass (Parkplatz) Teilnahme: kostenlos Informationen und Anmeldungen unter Tel. 0471 886946 oder info@bletterbach.info. Bei Schlechtwetter entfällt die Veranstaltung, dies wird im Bedarfsfall kurzfristig auf den Social-Media-Kanälen des GEOPARC Bletterbach auf Facebook und Instagram kommuniziert. Warme Kleidung ist empfohlen.
  • «How wide is a smile?» pone una domanda volutamente aperta e imprecisa che non cerca risposte concrete, ma intende descrivere uno stato: lo spostamento della percezione di fronte a un sovraccarico visivo. Il sorriso non si presenta come un segno univoco, ma come una superficie instabile. Un’espressione che oscilla tra attrazione e disagio, sfuggendo a ogni interpretazione chiara. L’artista sudtirolese Max Brenner, membro del collettivo viennese Brenner-Havelka-Plessl, presenta un intreccio di pittura e stampa serigrafica. Parte da frammenti d’immagini del mondo digitale che trasforma a mano, manipola e traspone in composizioni dense, ramificate e affollate. Sono complessi insiemi visivi in cui innumerevoli motivi si sovrappongono, si attraversano e si caricano a vicenda. Queste immagini sono segnate da un eccesso di stimoli e informazioni legate a paure ed emergenze esistenziali che il digitale riversa nella nostra mente. Scene di violenza, crisi e incertezze appaiono frammentate, moltiplicate e in costante movimento. Nei lavori di Brenner, queste scene non vengono ordinate, ma condensate in stati visivi che sfuggono a qualsiasi gerarchia, mettendo in discussione il vedere stesso. La mostra ruota attorno a una smorfia, che, se osservata da vicino, fa parte di uno stormo. La testa non è un elemento a sé stante, ma è composta da molti piccoli motivi che si espandono continuamente verso l’esterno. La maschera diventa quindi una superficie di proiezione della memoria collettiva dell’immagine. Singoli frammenti ricompaiono in altre opere, collegandole tra di loro. A completare la mostra, la serie di rilievi lignei «Flowers», in cui Brenner affina ulteriormente i meccanismi di estetizzazione e commercializzazione. Modelli di armi atomiche appaiono come oggetti stilizzati e beni di consumo. Emerge così come perfino forme di violenza estrema possano tradursi in superfici visive e logiche economiche. «How wide is a smile?» si interroga sull’ampliamento e sui confini: quanta raffigurazione può sostenere uno sguardo? E come cambia la nostra percezione quando paura, informazione e estetica si intrecciano?
  • A completamento delle tradizioni patrimonio degli arbëreshë che verranno illustrate nella conferenza di martedì 26 maggio al Centro Trevi-TreviLab, non può mancare quella gastronomica. Questa tradizione è fatta di piatti che raccontano l’incontro tra le radici albanesi e il territorio italiano che ospita questa comunità da più di cinquecento anni, prevalentemente nel Meridione, con Sicilia e Calabria in testa. Ma, di cucina, parlare non basta: è doveroso assaporare. Il bar bistrò Oda ci regala la possibilità di scoprire alcuni dei piatti tipici di questa cultura, in una serata speciale in cui sarà protagonista un menù tipico arbëresh, composto sia di piatti vegetariani che a base di carne. Un’occasione unica per una tradizione culinaria difficile da provare al di fuori dei suoi luoghi di origine. * è necessaria la prenotazione allo 3890079599, posti limitati.

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