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Cubo Garutti: Benjamin Tomasi - Veröffentlicht von melanie inside

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Event-Informationen

Mit seinem neuen Projekt blickt der Künstler Benjamin Tomasi auf die Astronomie und verwandelt den Cubo in eine funkelnde Skulptur, die wie ein Außerirdischer oder ein fremder Körper die kosmische Hintergrundstrahlung reflektiert und damit eine Verbindung zwischen Erde und Universum herstellt.

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Datum und Uhrzeit des Events :

Es gibt Termine vom 27 Okt. 2016 bis 09 Jan. 2017

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    Im Rahmen der Ausstellungsreihe „Solo im Ensemble“ zeigen sieben Kunstgraphiker:innen ihre Arbeiten. Die unterschiedlichen Positionen werden unter dem Titel „Spitzfindigkeiten“ vereint. Eine heterogene Gruppe von Individualisten:innen, die die Leidenschaft für grafisches Gestalten in Freundschaft verbindet, präsentiert ihre graphischen Arbeiten im SKB ARTES. Technisch wie auch gestalterisch wurde ein Großteil der teilnehmenden Künstler:innen von der unvergessenen Grafik-Künstlerin Rina Riva inspiriert, motiviert und unterrichtet, die Künstler:innen haben sich jedoch eigenständig weitergebildet und experimentierend weiterentwickelt. Der Titel „Spitzfindigkeiten“ bezieht sich dabei auf zweierlei, zum einen auf ein Spezifikum sehr vieler künstlerischer Menschen. Die Eigenschaft setzt einen wachen Geist, scharfe Beobachtungsgabe, kritische Hinterfragung aber auch Sensibilität und ja auch vertiefte Reflexion voraus, die zu der persönlichen Auseinandersetzung mit Fakten, Zuständen und deren Wechselwirkungen führt. Zum anderen mag es sein, dass es bei den spitzfindigen Autor:innen dieser Grafik-Ausstellung einen Zusammenhang mit den Werkzeugen dieser – wohlgemerkt analog arbeitenden Grafik-Künstler:innen gibt – so etwa die Bleistiftspitze, die Zeichenfeder, den Stahlstichel oder gut geschliffene Schneidemesser. Werkzeuge, mit denen sie im Gegensatz zum weichen Pinselstrich des Malers ihren Bildinhalten kompromisslos scharfe Konturen setzen und wie nebenbei manche Widersprüchlichkeiten unserer Spezies lustvoll aufspießen… Monika Fiechter Rossi, Renate Hausbrandt, Hilde Kljun, Lucia Nardelli, Margaretha Pertoll, Anke Stampfer (†), Peter Verwunderlich
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    L'esposizione, aperta al pubblico dal 2 al 23 ottobre 2026, presenta una ricerca artistica sviluppata da Jana Kasalová a partire dal 2007 attraverso un articolato percorso di opere fotografiche e performative dedicate al tema dell'animalità e alla complessa relazione tra essere umano e animale. Il progetto nasce da una lunga indagine sul concetto stesso di "animale" e sulla trasformazione che questo termine ha assunto nel nostro immaginario culturale. Attraverso fotografia, performance e una ricerca sul corpo come luogo di metamorfosi e conoscenza, l'artista mette in discussione il confine apparentemente netto tra uomo e animale, interrogando il modo in cui l'essere umano ha costruito la propria identità distinguendosi dall'“altro”. La mostra si sviluppa attorno ad alcune domande fondamentali: che cos'è un animale? Cosa significa essere animale? Chi è davvero l'animale? Dove si colloca il limite tra umano e non umano? Nella ricerca di Jana Kasalová l'animale non rappresenta una presenza separata o subordinata, ma diventa un luogo di confronto, di conoscenza e di riconoscimento reciproco. L'animalità emerge come una dimensione profondamente intrecciata all'esistenza umana, capace di aprire nuove prospettive sul rapporto tra identità, natura e cultura. La mostra invita così a riflettere sulla responsabilità che l'essere umano ha nei confronti del mondo vivente, sul rapporto con la natura e sulla compassione verso ogni forma di vita, riconoscendo l'interdipendenza che lega tutti gli esseri. Questa prospettiva trova significative consonanze nel pensiero di Rudolf Steiner, che affermava: «Ogni essere dotato di intelligenza, buon senso e compassione prova una profonda gratitudine verso le forme di vita meno evolute, perché senza di esse non potrebbe esistere. Le piante non potrebbero esistere senza i minerali, gli animali non potrebbero esistere senza le piante e gli esseri umani non potrebbero esistere senza gli animali.» Una sensibilità analoga attraversa anche la tradizione cristiana orientale nelle parole di San Basilio Magno: «O Signore, accresci in noi la fratellanza con i nostri piccoli fratelli; concedi che essi possano vivere non per noi, ma per se stessi e per Te; facci capire che essi amano, come noi, la dolcezza della vita e ti servono nel loro posto meglio di quanto facciamo noi nel nostro.» Due riflessioni che, pur appartenendo a epoche e contesti differenti, richiamano una medesima idea di rispetto, gratitudine e responsabilità nei confronti del vivente. Il titolo dell'esposizione richiama la riflessione del filosofo Jacques Derrida, che mette in discussione il celebre principio cartesiano «Penso, dunque sono», proponendo una diversa possibilità di lettura: «L'animale che dunque sono». L'incontro con l'animale diventa così un momento di reciproco riconoscimento: l'animale ci guarda e, attraverso quello sguardo, siamo chiamati a interrogarci sulla nostra stessa condizione. La pratica artistica di Kasalová, attraversando il confine tra fotografia e performance, tra rappresentazione e trasformazione, crea uno spazio nel quale l'animale diventa una figura al tempo stesso simbolica e concreta: un dispositivo attraverso cui esplorare la fragilità, la memoria, il corpo e la relazione con ciò che abitualmente definiamo come "altro". Prodotta da Spazio5 Contemporary Cluster, la mostra si inserisce nel percorso di ricerca e promozione dell'arte contemporanea portato avanti dall'organizzazione, con particolare attenzione ai linguaggi interdisciplinari e ai progetti capaci di mettere in dialogo arte, filosofia, ecologia e società. Con L'animale che dunque sono, il Centro Culturale Claudio Trevi offre al pubblico un'occasione di incontro con una significativa ricerca artistica internazionale che invita a ripensare il posto dell'essere umano nel mondo vivente, superando le tradizionali gerarchie tra le specie e promuovendo una cultura della responsabilità, della cura e della convivenza con tutte le forme di vita. BIOGRAFIE Jana Kasalová (*1974, Turnov) ha studiato pittura alla Facoltà di Belle Arti di Brno e ha seguito studi post-laurea in arte presso l’Universidad Complutense di Madrid. Ha vissuto e lavorato a Londra, Parigi e New York; dal 2005 ha un atelier a Praga. Le sue opere sono presenti in numerose collezioni private e pubbliche in Europa e negli Stati Uniti. Si dedica principalmente al disegno e alla pittura, alla realizzazione di installazioni audiovisive, alla videoarte e alla fotografia. La sua creazione artistica trae ispirazione non solo dagli studi artistici ma anche dalla filosofia, dalla cosmologia e dalla spiritualità. Da tempo si occupa dell’interpretazione del paesaggio e della cartografia, del corpo e dell’impronta umana nel paesaggio, nonché del concetto di animale e della trasformazione in esso. Il suo tema principale è la scoperta come processo, la ricerca dell’orientamento umano nello spazio e nel tempo reali. Collabora con Miroslava Hájek dal 2008. www.kasalova.eu Miroslava Hájek (*1947, Brno) è una storica dell'arte e curatrice ceca che si focalizza sull'arte moderna e contemporanea. Vive in Italia dal 1969, dove ha fondato la galleria "UXA". Attraverso il suo lavoro in Italia, promuove l'arte contemporanea mondiale (Bruno Munari, Franco Vaccari, Gianni Colombo, Jean Tinguely, Joseph Beuys), ma soprattutto artisti cechi (Jiří Kolář, Milan Knížák, Václav Boštík, Dalibor Chatrný, Adriena Šimotová, Běla Kolářová). www.munariarchive.org
  • Es gibt Termine vom 12 Juni 2026 bis 12 Sep. 2026
    Kleinformatige Werke besitzen eine besondere Qualität der Wahrnehmung: Sie verlangen Nähe, Aufmerksamkeit und Zeit. Fern jeder Monumentalität laden diese Arbeiten zu einer unmittelbaren Begegnung ein, bei der sich Details, Nuancen und gestische Spuren nach und nach erschließen. In ihrem begrenzten Format verdichten sich oftmals ganze Bildwelten, Gedanken und Emotionen, die den Betrachter auf überraschend intensive Weise ansprechen. Die Ausstellung vereint kleinformatige Arbeiten der von der Galerie vertretenen Künstlerinnen und Künstler und verdeutlicht, wie das reduzierte Format einen besonderen Raum für Konzentration, Verdichtung und künstlerische Forschung eröffnen kann. Trotz der Vielfalt an Ausdrucksformen, Techniken und individuellen Positionen verbindet die ausgestellten Werke die Fähigkeit, visuelle Erfahrungen auf engem Raum zu bündeln und zu einer entschleunigten, aufmerksamen Betrachtung einzuladen. Das Kleinformat erweist sich dabei nicht als Begrenzung der Dimension, sondern als bewusste künstlerische Entscheidung, die eine intime und unmittelbare Beziehung zwischen Werk und Betrachter ermöglicht.

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