Il collezionismo appartiene alle pratiche più antiche dell’agire umano. A partire dagli anni Novanta il collezionismo d’arte ha coinvolto sempre più imprenditrici e imprenditori privati, che con il loro sostegno agli artisti integrano la responsabilità delle istituzioni pubbliche. La mostra tematica pone al centro quindici collezioniste e collezionisti. Dalle loro testimonianze personali emerge una profonda passione per l’arte e la cultura. Così come differenti sono le singole personalità, altrettanto eterogenei si presentano i contenuti delle collezioni: dalla prima Età moderna all’Impressionismo, fino ai movimenti artistici del XX e XXI secolo. I rapporti personali con gli artisti arricchiscono ulteriormente il collezionismo e favoriscono il dialogo.
Private Collections si inserisce inoltre nel dibattito culturale a ottant’anni dalla firma dell’Accordo di Parigi, che ha avviato il percorso dell’autonomia dell’Alto Adige: un esempio di impegno culturale interamente sostenuto da iniziative private. Questo può essere letto come uno stimolo a coniugare l’interesse per l’arte con l’attività imprenditoriale. Le opere esposte portano alla luce preziosità che altrimenti potrebbero essere vissute soltanto in ambito privato.
La mostra collettiva "Animacies" esplora nuovi modi di pensare e raccontare le relazioni tra Europa e Asia. Attraverso installazioni, pittura e fotografia, le artiste e gli artisti mettono in discussione criticamente strutture di pensiero occidentali, proponendo visioni alternative della storia, delle comunità e dell’identità culturale. Al centro di questa riflessione c’è l’idea di Animacy, che mette in discussione la tradizionale divisione tra vivente e non vivente. In questa visione, anche gli oggetti e i materiali sono considerati possedere una sorta di vitalità e capacità di agire. La mostra esplora come materiali come i tessuti, le materie prime o gli artefatti possano influenzare la costruzione di strutture sociali, relazioni economiche e concezioni spirituali. Particolare attenzione è rivolta a prospettive di regioni spesso marginalizzate nel discorso globale: Bangladesh, Indonesia, Mongolia, Filippine e la diaspora indiana delle Fiji. Queste esperienze non sono lette come periferiche, ma come punti di partenza per forme alternative di conoscenza e di interazione culturale.
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