Michele Sperandio: drums, arrangement
Lorenzo Scipioni: bass
Simone Maggio: piano
Marta Giulioni: vocals
Nuovo progetto del batterista marchigiano Michele Sperandio che presenta un
repertorio con un filo conduttore molto chiaro: Il mare, da sempre rifugio di molti
artisti e simbolo di libertà. Questo leitmotiv permette al quartetto di esplorare
diversi generi, dalla forma canzone ai brani strumentali jazz, dai cantautori italiani ai
musicisti d’avanguardia del progressive degli anni '70.
Art Directors: Michael Lösch & Helga Plankensteiner
Il concerto comincia alle ore 21:30 al Laurin Bar.
Supplemento di 12 Euro sulla prima consumazione a partire dalle 21:00.
Info e prenotazione tavolo: Laurin Bar, T 0471 311 570
Diego Ruvidotti: trumpet, flugelhorn, compositions
Angelo Lazzeri: guitar
Guido Zorn: bass
Paolo Corsi: drums
Il trombettista di origine bolzanina presenta così il suo nuovo progetto “Fly Poop Project”: Quando compongo un pezzo, nella maggior parte dei casi scrivo la melodia del tema, le sigle degli accordi e una linea essenziale di basso e i musicisti sono liberi di interpretare, arricchire o togliere ciò che ritengono superfluo. Alla fine, come pare che dicesse anche Mozart, “le note sono solo cacche di mosca sul pentagramma”, sono una traccia astratta da seguire per creare la musica reale.
Art Directors: Michael Lösch & Helga Plankensteiner
Il concerto comincia alle ore 21:30 al Laurin Bar.
Supplemento di 12 Euro sulla prima consumazione a partire dalle 21:00.
Info e prenotazione tavolo: Laurin Bar, T 0471 311 570
Nel settembre 1872 Carl Ferdinand Pohl, il bibliotecario della Società viennese degli amici della musica, sottopone all’attenzione del suo direttore artistico Johannes Brahms sei “Feldparthien”: sono sei divertimenti per strumenti a fiato attribuiti a Haydn. Nell’estate 1873 Brahms scrive variazioni su un corale composto dai sei divertimenti, “allenandosi” così nella progressiva trasformazione ed evoluzione degli elementi costitutivi e dei motivi della sua musica nonché nell’arrangiamento orchestrale che più avanti caratterizzerà la sua opera sinfonica. Con il suo unico concerto per violino ultimato, nel 1806 Beethoven fa evolvere ulteriormente un genere che sino ad allora andava dal concerto dei maestri barocchi italiani fino a Mozart. L’opera a impianto sinfonico con un primo movimento lunghissimo sembra avvicinarsi più ai concerti per violino di Brahms, Tchaikovksy o Sibelius che non ai predecessori del XVIII secolo. Il 12 maggio 1926 viene eseguita per la prima volta la Prima sinfonia di Shostakovich – suo lavoro di diploma al Conservatorio di Leningrado – che verrà poi fatta conoscere a livello internazionale da Bruno Walter e Arturo Toscanini. Shostakovich si rivela da subito un mattacchione: nella partitura del diciannovenne, influenze di Stravinsky, Prokofiev, Mahler e Hindemith si fondono in un linguaggio tonale originale e puntiglioso, con acrobazie dettate dall’ironia e comicità che all’epoca si potevano ammirare al circo o nei film muti, ma non ancora nelle sale da concerto.
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