BZ Danza: Fabritia D’Intino & Agnese Banti - comeback - Pubblicato da FondazioneHaydnStiftung

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Informazioni evento

In prima assoluta a Bolzano Danza, un inedito incontro tra corpo e voce firmato da due delle interpreti più talentuose della live art italiana. Una danzatrice e coreografa che lavora sulla rappresentazione del corpo e sugli immaginari ad esso collegati; un’artista sonora la cui ricerca si sviluppa intorno al rapporto gesto-suono: la nuova performance firmata da Fabritia D’Intino e Agnese Banti, per la prima volta impegnate in una creazione condivisa, nasce su invito del festival all’interno di BoNo!, progetto condiviso da Bolzano Danza con We-Start/Novara Jazz, OperaEstate Festival (Bassano del Grappa), FDE Festival (Bergamo) e Fuori Margine (Cagliari) con l’obiettivo di sostenere il lavoro di artisti emergenti nei campi della musica e della danza contemporanea. Il dialogo tra le due artiste mira a far convergere i rispettivi linguaggi tramite l’utilizzo di archivi sonori che possano veicolare una riflessione sul presente. Nella fugacità di questo incontro l’intento è quello di sondare le possibilità di interazione tra il corpo e il suono per dare forma a un’opera in divenire, modificata in tempo reale dall’azione reciproca delle due protagoniste, nel tentativo di accogliere l’alterità come risorsa irriducibilmente ambigua e mobile.

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  • Thom Luz Nella penombra di una radura boschiva, tra i resti di un’auto ridotta a un cumulo di lamiere fumanti, una radio agonizzante diffonde le note di Felix Mendelssohn Bartholdy. Su questo scenario fatto di rottami e sogni da salotto, cinque artefici del suono e dell’illusione danno forma alla loro opera: un montaggio minuzioso che, nel corso della performance, ricompone ogni scheggia e ogni risonanza in una scultura sonora dello schianto. In dialogo con questo ammasso di rottami in lenta ricomposizione, un trio elettroacustico di musica da camera dilata il ciclo pianistico di Mendelssohn, Lieder ohne Worte, esplorando nuove dimensioni di riverberi e paesaggi sonori. Così, la fine di un road movie diventa l’incipit dell’ultimo esperimento di teatro musicale del regista e scenografo svizzero Thom Luz. Lieder ohne Worte parla di shock e di afasia, di cambi di prospettiva, di distruzione e futuro, ma anche della necessaria ricostruzione del presente. Come siamo finiti a schiantarci contro un muro? Siamo ancora vivi? E adesso? Laddove le parole non bastano, i suoni si riorganizzano. Dal dialogo tra immagini catastrofiche e sovrapposizioni musicali scaturisce una composizione spaziale sottile, frutto di una riflessione minuziosa. Lo spettacolo contiene pochi dialoghi in tedesco, inglese e francese, con sottotitoli.
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