BZ Danza: Compagnia Abbondanza/Bertoni - Femina - Pubblicato da FondazioneHaydnStiftung

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Un quartetto in lingerie color carne e bionde parrucche per raccontare l’universo femminile nel terzo millennio. L’immaginario cui fa riferimento Femina, l’ultima produzione di successo della Compagnia Abbondanza/Bertoni, è immediato già nel titolo latino. Ma la distanza dagli avi qui è abissale: la domanda che si pongono gli autori è come sia l’universo femminile oggi e quale la sua rappresentazione. In uno spaccato coreografico dirompente in cui dall’omologazione a Barbie si passa, per contrasto, al vissuto vero, il lavoro gioca tra serialità e sospensione, tra resistenza ed efficienza. Coreograficamente firmato dalla sola Antonella Bertoni, Femina si svolge in un ambiente algido e senza connotazione: quasi uno studio di posa fotografico dove donne marionette, un po’ ciniche, ma sempre impeccabili e a ritmo, danzano la loro esistenza. “Uno spazio – per dirla con Michele Abbondanza che ha curato la drammaturgia – di traduzione e allucinazione in un quadro scenico di possibili forme e nomi del donnesco e femmineo mondo contemporaneo”.

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    von Bernard-Marie Koltès aus dem Französischen von Simon Werle Ein Mann biegt um die Ecke, um einen anzuhauen. Auf der Suche nach einem Gespräch, einem Zimmer für die Nacht, einer Liebe zieht er durch die nächtliche Vorstadt in der Hoffnung, hinter der nächsten Ecke nicht nur den Regen zu finden, sondern einen Unbekannten – uns. Er, der weder Arbeit noch ein Zuhause mehr hat, erzählt, um gemeinsam leicht zu werden wie der Vogel im Wald, der vor den Maschinengewehren davonfliegt. Der immersive Monolog „Die Nacht kurz vor den Wäldern“, 1977 in Avignon uraufgeführt, machte den französischen Autor Bernard-Marie Koltès (1948-1989) zum Shootingstar Neuer Europäischer Dramatik. Wie Arthur Rimbaud, Jean Genet oder Sarah Kane loten seine Texte soziale Grenzfiguren bis zur Auflösung aus. Der aus einem einzigen Satz bestehende Text nimmt uns mit auf einen atemlosen Rausch in die nächtliche Welt eines Vertriebenen. Die Regisseurin Susanne Frieling, die nach „Monte Rosa“ zum zweiten Mal an den Vereinigten Bühnen Bozen inszeniert, untersucht die Fragilität des Körpers im Stadt- und Naturraum. Sie wirft den Blick vor die Türen des Stadttheaters, wo die Nacht kurz vor den Wäldern bereits angebrochen ist. Mit einem experimentellen Ansatz erforscht das Solo die Grenze zwischen Leben und Theater, Publikum und Schauspieler, Bozen und Anderswo. mit Fynn Engelkes Regie Susanne Frieling

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