BZ Danza: Compagnia Abbondanza/Bertoni - Femina - Pubblicato da FondazioneHaydnStiftung

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Un quartetto in lingerie color carne e bionde parrucche per raccontare l’universo femminile nel terzo millennio. L’immaginario cui fa riferimento Femina, l’ultima produzione di successo della Compagnia Abbondanza/Bertoni, è immediato già nel titolo latino. Ma la distanza dagli avi qui è abissale: la domanda che si pongono gli autori è come sia l’universo femminile oggi e quale la sua rappresentazione. In uno spaccato coreografico dirompente in cui dall’omologazione a Barbie si passa, per contrasto, al vissuto vero, il lavoro gioca tra serialità e sospensione, tra resistenza ed efficienza. Coreograficamente firmato dalla sola Antonella Bertoni, Femina si svolge in un ambiente algido e senza connotazione: quasi uno studio di posa fotografico dove donne marionette, un po’ ciniche, ma sempre impeccabili e a ritmo, danzano la loro esistenza. “Uno spazio – per dirla con Michele Abbondanza che ha curato la drammaturgia – di traduzione e allucinazione in un quadro scenico di possibili forme e nomi del donnesco e femmineo mondo contemporaneo”.

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  • durata: 70’ Era il 1949, la guerra si era conclusa da pochi anni, e Renata Viganò l’aveva attraversata da partigiana, incontrando sul suo cammino la figura dell’Agnese, una lavandaia di mezz’età, rude e inconsapevole, trascinata suo malgrado a combattere una guerra che non sentiva appartenerle. Per una serie di eventi che partono dalla deportazione del marito da parte dei tedeschi, l’Agnese entra con sempre maggiore consapevolezza e forza nella grande Storia, prendendo parte attiva a quella Resistenza fatta di donne e uomini, a cui dobbiamo non soltanto la Liberazione del ’45, ma anche un lascito che va a comporre parte dell’identità storica di questo Paese. Lo sguardo di Agnese, che mette a fuoco con sempre maggiore precisione gli eventi rivelando senza sconti tutta l’insensatezza e la crudeltà della guerra, diventa il nostro sguardo e la sua presa di consapevolezza diventa la nostra. A Renata Viganò va inoltre il merito di essere stata tra le prime a rivalutare il ruolo femminile nella Resistenza italiana, un ruolo che per lungo tempo non è stato riconosciuto. Dietro il personaggio di Agnese si cela non solo la lavandaia di mezza età rimasta sola con la sua gatta ma -per ammissione della stessa Viganò- si ritrovano le vite di tante partigiane incontrate in quei mesi di lotta. L’Agnese costituisce la sintesi di un’esperienza che ci regala il punto di vista delle donne partigiane, mettendo in risalto il contributo femminile alla lotta al Nazifascismo. - dal romanzo di Renata Viganò - a cura di Cinzia Spanò - musiche originali di Federica Furlani - con Cinzia Spanò e Federica Furlani - costumi Elena Rossi - organizzazione Elisa Binda - produzione Effimera Teatro - con il sostegno di Audrey Anpi Rassegna In Scena 25/26 - Teatro Cristallo in collaborazione con Teatro Stabile di Bolzano

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