Con Grazia - Pubblicato da Transart

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Informazioni evento

by Martin Messier & Anne Thériault
dolcemente, con grazia, in modo assoluto
Maestri nell’arte di dare una forma ai suoni, virtuosi e spregiudicati, Martin Messier e Anne Thériault come artificieri annientano la tensione di un’opera dedicata alla distruzione di oggetti. In Con Grazia lasciano risuonare l’eco della fine della materia. Nell’ombra di una distruzione performativa scrupolosamente strutturata rombano e ruggiscono le macchine, pronte a creare il caos.

Directed, co-created and performed by Martin Messier & Anne Thériault
Lighting design Martin Messier, Anne Thériault, Jean-François Piché
Music Martin Messier
Visual design Thomas Payette
Technicians during creative process Dominique Hawry + Maxime Bouchard
Robotics Louis Tschreiber
Outside eye Patrick Lamothe
Technical Design Robocut
Ideation Martin Messier
Photo Martin Messier
Text Jessie Mill for Festival TransAmériques
Produced by 14 lieux + Lorganisme

Coproduction Festival TransAmériques (Montréal)
Creation Residencies Circuit-Est Centre chorégraphique (Montréal), Théâtre Hector-Charland (L’Assomption)
Support Conseil des arts et des lettres du Québec, Conseil des Arts du Canada, Conseil des Arts de Montréal

Contatti :

Date e orari evento :

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  • L'evento si tiene dal 20 Mar 2026 al 21 Mar 2026
    Ospiti Andy J. Forest Ginger Brew Jörg Danielssen Roberto Luti Nina Duschek Evi Mair Ago & Friends Homeband Agostino Accarino & Lukas Insam Nico Aldegani Gege Munini Thiago Accarino Andrea Filidei Marco Baccaro Nancy Travaglini Tiziana Battisti AFTERPARTY FOYER INA PROSS & LASLO GOTTARDI --- Entrambe le serate avranno lo stesso programma.
  • Che cosa ci fa un compositore danese in un’aula del Conservatorio di Atene? Guarda fuori dalla finestra e compone una musica che – come il carro del sole guidato da Elio nella mitologia greca – “parte” in modo dinamico come crescendo orchestrale e si spegne al crepuscolo “mentre tramonta”. “Quiete e oscurità – poi il sole si alza con un gioioso inno di lode – percorre la sua strada dorata – tramonta quieto nel mare”, è quanto dichiara Carl Nielsen in merito al lavoro che presenta al pubblico concertistico nel 1903. Il compositore danese maestro dell’improvvisazione Niels Viggo Bentzon scrive musica sinfonica neoclassica e brani per pianoforte preparato e scordato, arrangia collages sonori sperimentali, organizza happening del movimento Fluxus, proclama la metamorfosi “forma del nostro tempo” e, con un’opera omnia comprendente 664 numeri d’opus, è tra i più produttivi compositori europei del XX secolo. Nel 1862, secondo alcune fonti perfino già nel 1855, Brahms si appunta le prime note della sua prima sinfonia, ma solo nel 1868 “trova” in Svizzera, nel richiamo di un corno alpino, la melodia che caratterizzerà il movimento finale. La prima nel 1876 è un trionfo, e Brahms è sempre più considerato il successore di Beethoven. Interrogato più avanti rispetto all’“insolita vicinanza” del tema in Do maggiore nel quarto movimento al famoso Inno alla Gioia nella Nona sinfonia, pare abbia risposto: “Assolutamente, e ancora più insolito è che qualsiasi asino se ne accorga subito”.
  • Quando il ventiduenne norvegese Johan Svendsen si ritrova senza soldi in pieno inverno a Lubecca, decide di rivolgersi al console svedese-norvegese Carl Fredrik Leche affinché gli conceda un prestito e provveda al suo sostentamento. Il console è talmente entusiasta del suo virtuosismo al violino che gli procura una borsa di studio presso il Conservatorio di Lipsia in cui ha studiato anche il connazionale Edvard Grieg. Le sue opere diventano successi mondiali. La musica di Svendsen invece è – a torto – quasi assente nel repertorio concertistico del XX secolo. La sua seconda sinfonia viene eseguita per la prima volta nel 1876 a Kristiania (Oslo). Svendsen, a cui Grieg riconosce “un modo davvero brillante di trattare l’orchestra”, è a quel punto un direttore d’orchestra e compositore riconosciuto, in grado di ottenere nei suoi lavori effetti sonori straordinari. Con la sua Quarta sinfonia, nel 1885 Brahms si lascia il “gigante” Beethoven alle spalle: compattando in modo pressoché ineguagliabile il materiale musicale di fondo, avvinghiando tra loro i movimenti e combinando elementi arcaici e moderni, si spinge ai limiti di ciò che è possibile nel XIX secolo. Il compositore non si lascia scomporre nemmeno dalle critiche e dalle dimostrazioni di riprovazione dei sostenitori “neotedeschi” di Wagner in occasione della prima: “Quale che sia il pasticcio in cui mi sono infilato, me la caverò. I contestatori nel parterre mi fanno un baffo”.

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