The 12 Tenors - Pubblicato da ale inside

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Informazioni evento

12 TENORI, 22 CANZONI, UNO SHOW STREPITOSO
La produzione piena di successo su tutto il mondo tornerà in Alto Adige. Con canzoni leggere, classici e uno show che elimina tutti gli stereotipi di questa musica vocale, torneranno in Alto Adige per ben altri tre concerti nel 2016.
Negli ultimi anni avevano successo soprattutto all’estero, in Cina, Giappone e Germania. Adesso ritorneranno, meglio che mai, sui palchi infettando il pubblico con la loro passione avvolgente per la musica.
12 VOCI BRILLANTI E VERSATILI
Il loro repertorio comprende arie classiche come “Nessun Dorma”, canzoni della musica pop come “Music” fino a “You can leave your hat on” di Joe Cocker, il registro “tenore” non é mai stato così molteplice. I tenori non sanno solo cantare, sanno ballare e riescono a cambiare tra uno stile all’altro in un modo spettacolare: entertainment musicale. Con il loro inconfondibile sound classico e pure moderno, collegano il gusto delle generazioni. Se esiste una Boygroup che unisce giovani e anziani, è “The 12 Tenors”.
UN REPERTORIO VARIATO
Sul palco affascinano, soprattutto con la loro energia avvolgente, accompagnati da una band , i dodici cantanti eccezionali dimostrano che sanno cantare ed interpretare tutti i generi musicali e che il pubblico non riesce a resistere al loro fascino. A loro scelta, su questo tour interpreteranno per la prima volta un nuovo medley di Michael Jackson, con il quale vogliono ricordare ed esprimere la loro stima per il King of Pop morto nel 2009. È diventata una loro tradizione di interpretare canzoni famose nazionali del paese dove si trovano.

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  • Alla fine del 1946 Richard Strauss traspone in musica la poesia “Al tramonto” di Joseph von Eichendorff. Nel 1948 legge le opere liriche di Hermann Hesse e, pochi mesi più tardi, l’ormai ottantaquattrenne ha già completato tre Lieder con le sue poesie. Dopo la sua morte nel settembre 1949, l’editore Ernst Roth riunisce le opere per orchestra sotto il titolo “Quattro ultimi Lieder” – un grandioso necrologo al Lied romantico in cui il compositore cita anche il suo poema sinfonico “Morte e trasfigurazione”, composto 60 anni prima. “Nulla di originale” oppure “il primo vero evento musicale del XX secolo”? La quarta sinfonia di Gustav Mahler, composta originariamente nel 1899 e 1900 come umoresca sinfonica, lascia il pubblico interdetto. L’opera rinuncia al pathos romantico, l’organico orchestrale è ridotto, a prima vista il programma non è riconoscibile. La stravagante marcia funebre (“Totentanz”) nel secondo movimento è seguita nel finale – vero e proprio fulcro dell’opera verso cui tutto converge – dal Lied “Der Himmel hängt voller Geigen”, tratto da “Des Knaben Wunderhorn”. “Balliamo e saltelliamo”, esultano gli angeli in paradiso sul sottofondo di una musica che, affievolendosi a mano a mano, pare opporsi a quel senso dell’umorismo naif e infantile. Così Mahler descrive il mondo “all’incontrario” da lui raffigurato: “È tutto sottosopra, non vi è più alcun rapporto di causalità! È come scorgere all’improvviso la parte nascosta della luna.”
  • Nel settembre 1872 Carl Ferdinand Pohl, il bibliotecario della Società viennese degli amici della musica, sottopone all’attenzione del suo direttore artistico Johannes Brahms sei “Feldparthien”: sono sei divertimenti per strumenti a fiato attribuiti a Haydn. Nell’estate 1873 Brahms scrive variazioni su un corale composto dai sei divertimenti, “allenandosi” così nella progressiva trasformazione ed evoluzione degli elementi costitutivi e dei motivi della sua musica nonché nell’arrangiamento orchestrale che più avanti caratterizzerà la sua opera sinfonica. Con il suo unico concerto per violino ultimato, nel 1806 Beethoven fa evolvere ulteriormente un genere che sino ad allora andava dal concerto dei maestri barocchi italiani fino a Mozart. L’opera a impianto sinfonico con un primo movimento lunghissimo sembra avvicinarsi più ai concerti per violino di Brahms, Tchaikovksy o Sibelius che non ai predecessori del XVIII secolo. Il 12 maggio 1926 viene eseguita per la prima volta la Prima sinfonia di Shostakovich – suo lavoro di diploma al Conservatorio di Leningrado – che verrà poi fatta conoscere a livello internazionale da Bruno Walter e Arturo Toscanini. Shostakovich si rivela da subito un mattacchione: nella partitura del diciannovenne, influenze di Stravinsky, Prokofiev, Mahler e Hindemith si fondono in un linguaggio tonale originale e puntiglioso, con acrobazie dettate dall’ironia e comicità che all’epoca si potevano ammirare al circo o nei film muti, ma non ancora nelle sale da concerto.
  • Ludwig van Beethoven Quartetto n. 11 in fa min., op. 95 Anton Webern Langsamer Satz (1905) Franz Schubert Quaretto d'archi in la min., D 804, op. 29 (Rosamunde)

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