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Informazioni evento
Foto e quadri di Albert Ceolan - autore di copertine delle riviste "Bella Italia" e "Bella Europa" - ripresi al "Sauch" e nel "Labirinto di erbe officinali" di Rita Roman al Sauch. Ingresso libero
Il piccolo formato racchiude una particolare qualità di sguardo: richiede prossimità, attenzione e tempo. Lontane dalla monumentalità, queste opere invitano il pubblico a un incontro ravvicinato, nel quale dettagli, sfumature e gesti si rivelano gradualmente. In una dimensione contenuta si concentra spesso un universo di immagini, pensieri ed emozioni, capace di coinvolgere l’osservatore con sorprendente intensità.
La mostra riunisce opere di piccolo formato degli artisti rappresentati dalla galleria, evidenziando come la dimensione ridotta possa costituire un ambito privilegiato di sintesi e ricerca. Pur nella varietà di linguaggi, tecniche e poetiche, i lavori esposti condividono la capacità di condensare l’esperienza visiva in uno spazio misurato, invitando a una fruizione lenta e attenta. Il piccolo formato si afferma così non come un limite di scala, ma come una scelta espressiva che favorisce una relazione più intima e diretta tra opera e osservatore.
Traudi Messini
"Nella luce fredda e bianco-grigiastra del Nord, dipinge paesaggi di mari glaciali e scogliere solcate dal ghiaccio che, grazie a un audace gioco di luci e ombre, acquistano grande pienezza e densità, apparendo quasi astratti. Con queste ultime opere, la pittrice ha espresso una chiara dichiarazione d'intenti riguardo alle proprie origini e al proprio credo artistico."
Giancarlo Mariani
„L'ultima thule sognața dagli antichi. Kalaalit nunaat. la groenlandia. Kalaalit nunaat - la terra degli uomini. Non si tratta della terra minacciosa che i pescatori d'islanda temevano -
rileggiamo pierre loti - ma della terra sicura - la terra degli uomini appunto - la terra ferma -
non la banchisa polare scricchiolante - la patria degli inuit."
Knud Rassmussen
"Datemi la neve, datemi i cani, il resto potete tenervelo."
La mostra di Nataliya Zuban è dedicata a un processo che ostacola il tempo, è distruttivo e si autoannulla. Nata nel 1992 a Opishnia, in Ucraina, il cui terreno ricco di argilla ha trasmesso all'artista l'eredità materiale di generazioni di una tradizione scultorea capace di raccontare storie, Zuban esprime, attraverso le sue macchine, il suono dell'attesa contemporanea, del cercare riparo, del mediare e dello stridio dell'aspettativa.
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