Steven Bernstein: slide trumpet
Brogan Krauss: sax
Tony Scherr: bass
Kenny Wollesen: drums
Con l’ultimo lavoro discografico "The Hard Way" e la sua ricca tela di groove elettroacustici, Bernstein e i suoi fidati sodali dimostrano un impulso modernizzante ma anche una base altrettanto forte nelle radici del jazz e della canzone americana.
La loro immersione in una vasta gamma di musica contemporanea è coerente con l'esperienza camaleontica di Bernstein al fianco di Lou Reed, Levon Helm, Hal Willner, Sam Rivers, Bernie Worrell, Henry Butler, U2, Little Feat e una miriade di altre leggende. Funky, blues, con una dissonanza sbrindellata evocata dal tono gutturale del sassofono di Krauss e segnata dal caratteristico lamento del raro corno di Bernstein, Sexmob continua a tracciare nuovi percorsi nella musica creativa del 21° secolo.
Uno dei concerti imperdibili che al Carambolage diventa due volte più bello!
Franz Liszt
Sonata in si minore S. 178
Frédéric Chopin
Notturno op. 27 n. 2
Notturno op. 55 n. 1
Notturno op. 9 n. 3
Sonata n. 2 in si bemolle minore op. 35
In collaborazione con
Filarmonica di Rovereto
Che cosa ci fa un compositore danese in un’aula del Conservatorio di Atene? Guarda fuori dalla finestra e compone una musica che – come il carro del sole guidato da Elio nella mitologia greca – “parte” in modo dinamico come crescendo orchestrale e si spegne al crepuscolo “mentre tramonta”. “Quiete e oscurità – poi il sole si alza con un gioioso inno di lode – percorre la sua strada dorata – tramonta quieto nel mare”, è quanto dichiara Carl Nielsen in merito al lavoro che presenta al pubblico concertistico nel 1903. Il compositore danese maestro dell’improvvisazione Niels Viggo Bentzon scrive musica sinfonica neoclassica e brani per pianoforte preparato e scordato, arrangia collages sonori sperimentali, organizza happening del movimento Fluxus, proclama la metamorfosi “forma del nostro tempo” e, con un’opera omnia comprendente 664 numeri d’opus, è tra i più produttivi compositori europei del XX secolo. Nel 1862, secondo alcune fonti perfino già nel 1855, Brahms si appunta le prime note della sua prima sinfonia, ma solo nel 1868 “trova” in Svizzera, nel richiamo di un corno alpino, la melodia che caratterizzerà il movimento finale. La prima nel 1876 è un trionfo, e Brahms è sempre più considerato il successore di Beethoven. Interrogato più avanti rispetto all’“insolita vicinanza” del tema in Do maggiore nel quarto movimento al famoso Inno alla Gioia nella Nona sinfonia, pare abbia risposto: “Assolutamente, e ancora più insolito è che qualsiasi asino se ne accorga subito”.
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